Sindrome delle apnee del sonno: lo pneumologo e il MAD (Dispositivo di Avanzamento Mandibolare)

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Non solo C-PAP (vedi “ C-PAP, Bi-PAP (Bi-Level), ventilazione non invasiva (NIV): dallo pneumologo un aiuto alla respirazione ”) per la terapia dell’OSAS e del russamento (vedi “ Sindrome delle apnee del sonno (SAS – OSAS)”). Parlando di apnee del sonno, tanto più alla luce delle ultime novità in tema di patente di guida (vedi “ Sindrome delle Apnee del Sonno Ostruttiva (OSAS) e patente di guida ”), balza evidente la necessità di orientare, fin da subito, il paziente a risolvere il problema nel minor tempo possibile, non solamente per una questione di salute. Frequentemente associata alla roncopatia (russamento notturno), questa particolare condizione, spesso presente in corso di sonno nei pazienti in sovrappeso, rischia di rappresentare un problema da non sottovalutare non solamente da un punto di vista della salute respiratoria, cardiovascolare e neurologica (maggior rischio di ictus cerebrale e infarto miocardico), ma anche per i dissapori che possono insorgere nella vita coniugale e relazionale, se si tiene conto del disturbo spesso arrecato al riposo notturno dell’incolpevole partner (vedi “Mio marito russa! Che cosa posso fare? ”).

Tale patologia del sonno, facilmente diagnosticabile con la polisonnografia (vedi “Polisonnografia e trattamento delle apnee del sonno ”), anche nota con la denominazione di “ monitoraggio cardio-respiratorio notturno”, si presenta, con maggior frequenza, nelle persone anziane (vedi “ Il cambiamento della respirazione nell’anziano: il parere dello pneumologo ”), anche se non rappresenta un’esclusiva di questa fascia d’età. Spesso manifesta la sua presenza con improvvisi risvegli che disturbano il sonno del paziente, anche se non tutti gli episodi di dispnea notturna sono da riferire all’OSAS (vedi “ Dispnea parossistica notturna” – “ Risvegli di notte con respiro che manca: le possibili cause spiegate dallo pneumologo ” – “ Sensazione di soffocamento: lo pneumologo aiuta a orientarsi ”). Lo stesso dormire con la bocca aperta, nel corso del russamento notturno, può essere causa di alitosi, problema particolarmente sentito da un punto di vista sociale e della vita relazionale e sentimentale (vedi “ Cause di alitosi e malattie respiratorie: il parere dello pneumologo ”).

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Fiori, erbe e piante per la respirazione: prodotti naturali e fitoterapia per tosse, catarro e asma

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Ripulire bronchi e polmoni anche senza i farmaci dello pneumologo? Erboristeria e infusi naturali, suffumigi e oli essenziali per curare asma (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”), bronchite, BPCO ed enfisema polmonare? Tosse e catarro che scompaiono, come per magia, con un buon decotto o con la “tisanina” della nonna? Realtà, immaginazione o “credo” radicato che sia, il mondo del “ curativo efficace”, immaginato e adorato da una gran parte della collettività, non ha limiti quando si parla di ripristinare la salute respiratoria. Proprio in virtù dell’aspetto naturale di certe proprietà curative del mondo vegetale, considerate spesso ben distanti da quel mondo farmacologico classicamente “ ortodosso” e incontestabilmente “scientifico ” dal quale molti rifuggono, in quanto percepito troppo “chimico”, innaturalmente artificiale e ricco di effetti avversi e di controindicazioni, lo spazio per la cura direttamente fornita dalla natura si è nel tempo fatto sempre più ampio, arruolando ormai veri eserciti di pazienti che per nulla al mondo rinuncerebbero a curarsi con le “erbe”.

Senza voler entrare nel merito della maggiore o minore efficacia del trattamento delle forme respiratorie con i fitoterapici (medicamenti di origine vegetale), prendo atto degli innegabili vantaggi che nella pratica clinica derivano dall’impiego degli estratti di certe piante dalle indiscusse proprietà terapeutiche. Tra queste la Digitalis lanata (digitale), contenente quel principio attivo della digossina e della digitossina ad azione cardioattiva, impiegata in cardiologia nel trattamento dei disturbi del ritmo cardiaco e non solo. Curioso e interessato come sono a tutto ciò che è scienza, intesa come “osservazione del reale”, vorrei esporre quali piante sono oggi, da più parti, ritenute utili per la cura di alcune malattie respiratorie, ma soprattutto per il controllo di alcuni dei loro sintomi. Per quanto, senza eccedere in esagerazioni poco scientifiche che sanno di miracolistico, sia possibile riscontrare benefici effetti curativi in molte delle piante e dei prodotti della natura di seguito trattati, non mi stancherò mai di ricordare quanto sia importante una diagnosi corretta che preceda un qualsiasi trattamento, pena il veder andare delusi i tentativi messi in campo per risolvere il problema.

Ricordo come tosse e catarro possano essere espressione di cause talora assai diverse, da una banale irritazione acuta delle vie aeree, fino ad un  loro sospetto persistere nel caso in cui rappresentino la conseguenza di una serie di problemi ben più seri. Tra questi, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), bronchite cronica bronchiectasica e, specie nei fumatori, il tumore ai polmoni e ai bronchi (vedi “ Fumo di sigaretta, tosse, catarro e tumore del polmone: i consigli dello pneumologo ”), situazioni tutte che, specie l’ultima, spesso non ammettono ritardi diagnostici oltre il tempo indispensabile a garantirne un’efficacia curativa dipendente dalla precocità e dalla correttezza dell’intervento terapeutico. Trattare la tosse persistente di un tumore polmonare non ancora individuato, secca o produttiva che essa possa essere (vedi “ Tosse secca o “tosse senza catarro”: il parere dello pneumologo ” – “ Tosse con catarro: il parere dello pneumologo”), con una tisana o con un “suffumigio”, che trasformi in fumo o in vapore foglie, fiori o altri derivati vegetali per consentirne l’inalazione dei principi attivi, rischia solo di posticipare pericolosamente il momento di una diagnosi che, per necessità, non dev’essere tardiva! 

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Saturazione dell’ossigeno e dita fredde: lo pneumologo e il buon uso dell’ossimetro

corretto uso ossimetro

Ossimetri e cardiofrequenzimetri, spirometri automatici (vedi “ La spirometria o esame spirometrico”) e misuratori elettronici del picco di flusso espiratorio, sfigmomanometri elettronici per la misurazione in continuo della pressione arteriosa, rilevatori di ossido nitrico nell’aria espirata (vedi “ Ossido nitrico esalato (FeNO), asma allergico e infiammazione dei bronchi ”) e polisonnigrafi per la rilevazione delle apnee del sonno (vedi “ Sindrome delle apnee del sonno (SAS – OSAS) e russamento ”). Ormai siamo tutti maestri! Addetti o non addetti ai lavori, conta solo più la tecnologia. L’orientamento generale sembra essere quello tale per cui, dato un certo gingillo tecnologico prima impensabile, tanto più se di basso costo e di larga diffusione, capace di misurare, indicare, svelare e definire, chiunque si pensa in grado di poterlo usare. Meno male che, almeno per il momento, i vettori spaziali mantengono un costo inaccessibile ai privati, perché diversamente, con un buon manuale d’istruzioni, ne vedremmo delle belle! Peccato che, nella realtà quotidiana, ci sia una bella differenza tra “ misurare” e “valutare”. O per dirla ancora meglio, tra “dire di valutare” e “ saperlo poi fare veramente”. Misurare è compito dello strumento, mentre ben diversa è la corretta “ interpretazione” dei valori acquisiti dalla misurazione effettuata dalla macchina che, spettando poi all’uomo, rischia di creare non pochi problemi quando, per la non perfetta conoscenza della teoria e della materia, ma soprattutto per la mancanza d’esperienza, ai “numerini” colorati indicati sul display non si è poi in grado di dare un senso e un significato scientificamente corretti, senza i quali viene meno anche quella pretesa di precisione tecnica che si reclama dallo strumento. 

Ma parliamo dell’ossimetro (vedi “ Ossimetria (saturimetria)”), noto anche con il termine di “saturimetro”, in quanto strumento elettronico in grado di rilevare la percentuale di “ saturazione dell’emoglobina”, molto spesso impropriamente definita “saturazione dell’ossigeno ” . A questo proposito l’articolo “ Respiro, polmoni, globuli rossi ed emoglobina: lo pneumologo e la storia della respirazione ”, e in particolar modo il paragrafo “CHE COS’E’ L’AFFINITA’ DELL’EMOGLOBINA PER L’OSSIGENO?”, chiariscono al lettore i concetti di “ossigeno disciolto ”, di “ossigeno legato” e il reciproco rapporto di equilibrio tra le due quote presenti nel sangue ( curva di dissociazione dell’emoglobina, di cui ho già parlato nell’articolo “Ossimetria (saturimetria) ” citato prima), aiutando a meglio comprendere il concetto di “ saturazione”, sul quale si basa il principio di funzionamento dell’ossimetro utilizzato per la valutazione della quantità di ossigeno presente nel sangue del paziente.

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“Seduto respiro, ma se mi muovo mi manca subito il fiato”: il punto dello pneumologo

seduto respiro in piedi manca fiato

Sono frequenti le situazioni nelle quali, in presenza di patologie broncopolmonari, cardiologiche, neurologiche, vascolari (anche tromboemboliche) o in caso di anemia, il paziente presenti la comparsa di una dispnea (fatica a respirare) con le eseguenti caratteristiche: assente o tanto limitata da non comportare un disagio respiratorio in condizioni di riposo; presente, invece, e a rapida insorgenza, non appena si metta in attività. Classico il caso di un anziano (vedi “ Il cambiamento della respirazione nell’anziano: il parere dello pneumologo ”) che, fin tanto che rimane seduto su di una sedia o in poltrona, può apparire ad un osservatore esterno, da un punto di vista respiratorio, la persona più normale del mondo, ma al semplice abbandonare la posizione seduta, nel volgere di pochi secondi, incomincia a soffiare e a sbuffare come se avesse corso la maratona.

Oltre alle varie cause di dispnea, e in modo particolare di dispnea da sforzo, già trattate in questo sito alla specifica voce “ dispnea” già indicata prima, ve ne sono due che meritano un’attenzione a parte. Ciò non solamente per la rapidità con la quale il sintomo “dispnea” compare al minimo movimento, ma altresì per il fatto di dipendere direttamente da un’alterazione della capacità dell’ossigeno di “diffondere” liberamente dall’aria presente negli alveoli polmonari, ove esso è presente al 20% nella miscela di gas che quotidianamente inaliamo (il restante 80% è rappresentato da azoto inerte da un punto di vista metabolico), al sangue dei “capillari” polmonari, nel quale è presente o in quota disciolta, o legato all’emoglobina dei globuli rossi. Alterazione che, per quanto detto, coinvolge in entrambi i casi anche la cosiddetta “membrana alveolo-capillare”.

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Asma bronchiale allergico: quando praticare le prove allergometriche nel bambino e nell’adulto

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L’asma bronchiale allergico è una malattia respiratoria che negli ultimi anni, anche in virtù del sempre più importante inquinamento ambientale, ha assunto un’importanza enorme sia nella patologia del bambino, sia in quella dell’adulto, diventando una tra le malattie più facilmente riscontrabili nella popolazione. La sempre maggior presenza di inquinanti (smog delle città) e di allergeni volatili naturali e industriali nell’aria urbana, ha determinato un progressivo incremento di bambini asmatici e di adulti broncoreattivi (vedi: iperreattività bronchiale aspecifica), con una sempre maggior necessità di inquadrare correttamente la diagnosi delle malattie allergiche della vie aeree e delle pollinosi, impostandone con efficacia prevenzione e cura.

A proposito dell’asma allergico, consiglierei di tener conto di quanto espongo di seguito, riferito sia agli aspetti diagnostici teorici della malattia asmatica allergica, sia a quelli più prettamente pratici e gestionali della stessa, specie se riferiti alla corretta scelta di tempi e modi per sottoporre se stessi ed i propri bimbi alle prove allergometriche con la massima efficacia.

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