Tosse, dispnea, febbre e dolore al torace: il parere dello pneumologo

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Capita spesso che la tosse, quando accompagnata da febbre, dispnea (disagio respiratorio) e dolore toracico, generi apprensione in chi si trovi a patirne la presenza, indipendentemente dalla maggiore o minore prevalenza di un sintomo rispetto agli altri, e alla maggiore o minore intensità degli stessi. I quattro sintomi contemporaneamente associati, infatti, sono spesso dichiarativi di patologie respiratorie che impongono rapidità diagnostica e celere definizione di strategie terapeutiche adeguate e risolutive. Se in alcuni casi la capacità di giungere rapidamente alla diagnosi può fare davvero la differenza tra il risolvere il problema o veder precipitare gli eventi, come nel caso dell’embolia polmonare, in ogni caso la presenza dei quattro sintomi associati deve portare rapidamente il paziente a consultare il medico per definire la più opportuna terapia. Bisogna tuttavia fare attenzione al fatto che, la contemporanea presenza dei quattro sintomi suddetti, non necessariamente è da riferire allo stesso problema, ma può, nello stesso momento, essere giustificata da problemi diversi che si associno e che concomitino.

Vediamo, allora, in quali casi è possibile la comparsa dei quattro sintomi sopra riferiti in contemporaneità temporale.

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Asma grave eosinofilo: lo pneumologo e il mepolizumab anti –IL-5

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E’ stato recentemente approvato anche in Italia l’uso di un nuovo anticorpo monoclonale per una particolare forma di asma bronchiale (vedi “ Asma bronchiale: malattia da conoscere”), quella cosiddetta grave “a eosinofili”, riconoscendo nella presenza degli “eosinofili” (particolari globuli bianchi) in circolo (sangue) e a livello della mucosa bronchiale, la principale causa scatenante e favorente di questa particolare variante clinica dell’asma che si presenta con i suoi classici quattro sintomi consistenti in tosse, dispnea (difficoltà respiratoria) prevalentemente espiratoria, sibilo espiratorio (vedi “ Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”) e senso di costrizione al torace. Sto parlando del mepolizumab, anticorpo monoclonale attivo contro l’interleuchina-5 (IL-5), citochina prodotta dai linfociti-T in grado di stimolare il reclutamento delle cellule eosinofile presenti nel sangue e di favorirne la concentrazione a livello bronchiale dove, specie se presenti in grande quantità, esse svolgono la loro azione lesiva e infiammatoria sui tessuti bronchiali ad opera di due sostanze da loro stesse prodotte, e precisamente la proteina cationica eosinofila – ECF ( eosinophil cationic protein) e la proteina basica maggiore – MBP (major basic protein). L’infiammazione eosinofila è responsabile, in questo particolare fenotipo di asma grave, di quella persistente infiammazione dei bronchi che si rende poi responsabile del mantenimento dei sintomi della malattia e della notevole difficoltà a controllarne le espressioni cliniche (vedi “ Crisi d’asma e rischio morte: i consigli dello pneumologo ”).

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Come capire da dove viene il sangue che esce dalla bocca? Un aiuto dallo pneumologo

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Il motivo per il quale scrivo questo secondo articolo che parla delle situazioni nelle quali si può presentare una fuoriuscita di sangue dalla bocca, dopo quello già da me precedentemente pubblicato (vedi “Tosse e sangue dalla bocca: è sempre tumore?”) nel quale descrivevo le numerose cause patologiche che possono giustificare tale sintomo senza che si debba necessariamente tirare subito in causa un tumore maligno, è la particolare preoccupazione che si accompagna a quest’evento, spesso a comparsa improvvisa e non preceduto o accompagnato da altri sintomi che possano aiutare a giustificarlo, quali febbre, dolore toracico , dispnea o sintomi generali quali un’inspiegabile astenia (vedi “Manifestazioni polmonari delle vasculiti” – “ Rene e polmoni: lo pneumologo e la sindrome pneumo-renale” – “Aspergillosi polmonare” – “Aspergillosi broncopolmonare allergica” – “ Micosi polmonari”). Per evitare inutili ripetizioni, invito alla lettura del primo articolo citato nel caso si volessero chiarire le cause dell’emoftoe (espettorato contenente sangue), dell’emottisi (emissione di solo sangue dalle vie aeree, in assenza di secrezioni catarrali), dell’ematemesi (presenza di sangue proveniente, con il vomito, dallo stomaco) e della presenza di sangue nella saliva.

Cercherò, con questo testo, di aiutare chi, in preda al panico di fronte ad un’inattesa perdita di sangue dalla bocca, abbia la necessità urgente di definire per lo meno la più probabile sede del sanguinamento. In questo modo, nel caso in cui ci si trovasse a vivere questa spiacevole esperienza, sarà più facile orientarsi e comunicare, in un modo più completo, l’episodio al proprio medico o allo specialista pneumologo con il quale, in ogni caso, consiglio di affrontare il problema, evitando quei pericolosi “ fai da te”, spesso responsabili di errate valutazioni o, peggio ancora, di sottostime non meno pericolose.

Senza trascendere inutilmente, per evitare di morir di paura anziché di malattia, consiglio, di fronte ad eventualità di questo tipo, di pensare prima di tutto con calma alla corretta sequenza degli eventi, per avere la maggior quantità possibile di informazioni utili ad orientarsi. Colti dal panico, infatti, può capitare di non ricordare se si è sputato sangue prima o dopo un eventuale colpo di tosse, cosa questa che fa la differenza. O se l’emissione di sangue “ ex ore” (dalla bocca), sia stata preceduta dalla sensazione di “sangue in bocca. Vediamo, allora, una serie di consigli pratici, utili per aiutare a definire la possibile fonte del sanguinamento orale, senza che ciò debba rappresentare un algoritmo “sostitutivo” del parere medico che, unico, può formulare una diagnosi attendibile.

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La bronchite acuta negli anziani: i consigli dello pneumologo

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Ci sono quadri patologici respiratori, e tra questi la bronchite acuta non fa eccezione (vedi “Bronchite acuta e cronica”), che nell’anziano comportano qualche rischio in più dovuto all’età e che, con maggior frequenza, tendono ad interessare preferenzialmente persone che, per vari motivi, presentano una maggior vulnerabilità di fronte alle infezioni. Vediamo, allora, quali punti qualificanti fanno si che, nella popolazione anziana, la bronchite vada considerata in un diverso modo rispetto ai soggetti più giovani, dedicando ad essa maggior prudenza ed attenzione.

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Ossido nitrico esalato (FeNO), asma allergico e infiammazione dei bronchi

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Da qualche tempo lo pneumologo ha avuto modo di arricchire il suo bagaglio degli strumenti diagnostici (vedi “ Test alla metacolina e asma bronchiale: il punto dello pneumologo ” – “ Esami per malattie respiratorie e tumori polmonari e pleurici ” – “ Gli esami su sangue e urine richiesti dallo pneumologo in caso di infezione polmonare ”) con un nuovo apparecchio in grado di rilevare la presenza, nei pazienti asmatici, di un importante indicatore di infiammazione bronchiale, e di dosarne in modo accurato la quantità. Sto parlando del rilevatore di ossido nitrico (NO) presente nell’aria espirata dal paziente (ossido nitrico esalato o FeNO), composto chimico prodotto dall’azione di un enzima (ossido nitrico sintetasi – NOS), la cui presenza è correlata all’infiammazione riscontrabile nell’albero respiratorio e, in particolar modo, a quella quota della stessa prodotta dagli eosinofili, particolari globuli bianchi presenti nei bronchi (infiammazione eosinofilica delle vie aeree), frequentemente in equilibrio con gli eosinofili circolanti presenti nel sangue, la cui presenza spesso si associa alla patologia asmatica allergica (asma atopico), ma non solo (vedi “Pollinosi” – “Malattie allergiche delle vie aeree” – “ Manifestazioni polmonari delle vasculiti” – “ Allergia, asma e microbiota intestinale: novità e conferme dallo pneumologo ” – “ Dalla rinite allergica all’asma bronchiale: lo pneumologo e la prevenzione asmatica ”).

Se si tiene conto del fatto che l’asma bronchiale (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”), con i suoi quattro sintomi caratteristici (tosse, dispnea prevalentemente espiratoria, sibilo espiratorio e senso di costrizione al torace) determinati da un’ostruzione bronchiale reversibile, è prevalentemente “infiammazione“ dei bronchi, prima ancora che “ broncospasmo“ (costrizione dei bronchi, con riduzione del loro calibro interno), e che né la spirometria (valutazione funzionale respiratoria), né l’esame obiettivo del paziente praticato dallo specialista pneumologo nel corso della visita pneumologica (vedi “ La visita pneumologica presentata dallo pneumologo” – “ Visita pneumologica, spirometria, ossimetria e test con broncodilatatore ”), sono in grado di fornire informazioni su tale fondamentale aspetto della patologia asmatica, risulta chiara l’importanza che uno strumento in grado di rilevare e di quantificare l’infiammazione dei bronchi può avere ai fini della diagnosi di asma (vedi “ Tosse come equivalente asmatico: l’asma, “quasi asma”, spiegato dallo pneumologo ” – “ Tosse e allergia: il parere dello pneumologo”) e di un più preciso monitoraggio dell’efficacia della terapia in atto.

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