Il “colpo d’aria” esiste? Che cos’è? Il parere dello pneumologo

colpo di aria

Mi ricordo come al termine del mio periodo di studi universitari di Medicina, rimasi stupito da una grave carenza dei corsi seguiti in ambiente accademico, talmente grave da farmi sorgere un dubbio: “Ma … il “colpo d’aria” … quello di cui mi parla la nonna da sempre … quando ce lo spiegano? ”. E si! Perché preoccupato com’ero di non saper dare magari risposta alle domande che di li a poco mi avrebbero fatto i miei pazienti, mi ero accorto che nessuno dei miei docenti della Scuola di Medicina aveva mai fatto accenno a questa ben nota realtà. E lo stesso avevo notato nei testi ufficiali, quei libroni di migliaia di pagine sui quali avevo studiato, nei quali, vuoi forse per non omaggiare quella “saggezza” popolare considerata non abbastanza colta, non si faceva neppure un accenno né al “colpo d’aria”, ne a quello “della strega”, ne a quello “al cuore”! Possibile? …. Naturalmente sto scherzando …. anche se, a ben pensarci, non sto scherzando poi troppo. Perché c’è davvero poco da scherzare pensando che nel 2018 si sia ancora convinti che un “colpo” possa portare malanni. Quello di pistola certamente si, ma di “aria” non ho mai visto morire nessuno. E a ben guardare non ho nemmeno mai visto ammalare qualcuno, intendo di faringite o di “mal di gola” come lo si voglia chiamare, o peggio ancora di laringite, bronchite o di polmonite, per un semplice “colpo d’aria ”.

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La pleurite in estate: il parere dello pneumologo

pleurite in estate

Quando si parla di malattie respiratorie il pensiero va subito alle molte patologie infettive del periodo invernale, momento dell’anno di cui esse sembrano esclusive. Faringiti, sinusiti (vedi “Sinusite acuta e cronica”), tracheiti e bronchiti (vedi “Bronchite acuta e cronica”) sembrano, infatti, appannaggio di quest’unico periodo. Purtroppo non è così e anche il periodo estivo può, qualche volta, presentare quadri clinici secondari ad infezioni dell’apparato respiratorio.

Ho già trattato in un altro articolo la polmonite estiva (vedi “Polmonite in estate: la malattia che allarma”), malattia che mette in allarme non tanto lo pneumologo, abituato a confrontarsi anche con questa realtà, quanto il paziente che a tutto pensa meno che di ammalare di polmonite nel periodo caldo dell’anno. In quest’articolo, invece, affronterò quella particolare patologia respiratoria meno consueta che è la pleurite acuta che compare più frequentemente nel periodo estivo-autunnale, per certi aspetti diversa da quella che, favorita dalle condizioni climatiche stagionali, è più frequente nei mesi freddi.

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Anziano con confusione mentale e malattie polmonari: il punto dello pneumologo

confusione mentale anziano patologie polmonari

Confusione mentale, rallentamento motorio e ideativo, pensiero rallentato, movimenti impacciati, insicuri e lenti. Manifestazioni cliniche ad esordio rapido, che insorgono talvolta in poche ore o in qualche giorno soltanto, in assenza di deficit neurologici focali che consentano di riconoscerne una causa neurologica ischemica e che ho sentito descrivere dai famigliari con espressioni del tipo “ … e come se mia madre fosse diventata un Alzheimer in 2 giorni … ” – “ …. non ha mai avuto problemi di questo tipo …. è come se la testa abbia smesso di funzionare …. si confonde … ha un comportamento strano …. ”. Il nipote di un mio paziente mi riferiva che “ …il nonno è diventato scemo in una notte ….è irriconoscibile! … ”. Quadri ben diversi dai deficit di memoria e di concentrazione a esordio lento e torpido nel tempo, di natura neuro-degenerativa cronica, che possono talora accompagnarsi, nell’anziano, anche alle patologie respiratorie croniche (vedi “Perdita di memoria e malattie respiratorie: lo pneumologo e la riabilitazione neuro-cognitiva”).

Qualche volta, a giustificare tale sintomatologia psico-neurologica che insorga quasi “a ciel sereno” in assenza di una patologia vascolare cerebrale, è possibile riconoscere una tra le diverse patologie di seguito elencate, tutte aventi possibili legami con quadri respiratori bronchiali o polmonari di varia natura.

  • Ipossia: specialmente in pazienti con malattie respiratorie croniche, tra le quali la bronchite cronica, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e l’enfisema polmonare, specie se gravate da insufficienza respiratoria (vedi “L’ossigenoterapia domiciliare spiegata dallo pneumologo”), è possibile assistere a un deterioramento cerebrale funzionale ad insorgenza rapida, secondario alla rapida diminuzione della quantità di ossigeno presente nel sangue arterioso, definita con il termine “ipossia” (vedi “Emogasanalisi arteriosa”). Di ciò può essere responsabile un’innumerevole serie di patologie e di problemi di varia natura che possono aggravare l’insufficienza respiratoria già presente, magari corretta con l’ossigenoterapia domiciliare a lungo termine, fino a portarla a un punto in cui (caso classico è la riacutizzazione di BPCO) l’ossigeno circolante disponibile non è più sufficiente a supportare le molte necessità metaboliche del cervello, che in questo modo cessa di funzionare correttamente (encefalopatia acuta ipossica ).
  • Ipercapnia: sempre per rimanere nell’ambito delle situazioni cliniche dei pazienti che presentino insufficienza respiratoria, altra causa di deficit funzionale dell’encefalo che può manifestarsi con comportamenti confusi e rallentamento psico-motorio fino alla sonnolenza diurna esagerata, è l’”ipercapnia”, intesa come quell’aumentata concentrazione di anidride carbonica nel sangue arterioso al di sopra dei valori fisiologici. Tale condizione, spesso pericolosa in quanto non sospettata, può progredire fino al punto di determinare il coma (coma ipercapnico).
  • Ma anche solo un “semplicestato febbrile nell’anziano, sia esso determinato da una sindrome influenzale con temperatura corporea elevata o da una polmonite o broncopolmonite, può rendersi responsabile una sintomatologia “psichiatrica o neurologica” difficilmente spiegabile in una persona “normale” fino a poche ore prima.
  • TBC: la tubercolosi umana, specie quella con manifestazioni bronco-polmonari, può in molti casi rendersi responsabile di comportamenti “neuro-psichiatrici” dei più vari, legati allo stato febbrile ma soprattutto allo stato tossico generale (tossicosi endogena tubercolare) provocato dalla malattia o ad alcuni effetti secondari indesiderati legati ai farmaci anti-tubercolari impiegati per curare la malattia.
  • Metastasi cerebrali di tumore polmonare: non infrequentemente, in pazienti portatori di un tumore ai polmoni o ai bronchi, è possibile che la malattia tumorale polmonare progredisca dando luogo a metastasi a distanza. Nel caso in cui la neoplasia maligna si localizzi a livello cerebrale, essa può dar luogo a sintomi neurologici e neuro-psichici legati alla sua presenza (sindrome psico-organica), tra i quali non raramente stati confusionali, cefalea e rallentamento ideo-motorio, oltre alle più classiche manifestazioni focali da deficit motori e sensitivi o le crisi comiziali (accessi epilettici generalizzati).
  • Iponatriemia (iposodiemia): s’intende con tale termine una ridotta concentrazione di sodio presente nel sangue al di sotto di 135 mmol/l., responsabile di sindromi confusionali spesso anche di notevole gravità fino al coma. E’ questa un’evenienza non così rara, legata alla presenza di una sindrome da inappropriata secrezione dell’ormone antidiuretico (SIADH), che non infrequentemente accompagna malattie polmonari quali la tubercolosi polmonare e alcuni tumori polmonari dei quali rappresenta una complicazione paraneoplastica (vedi “Tumore del polmone e sindromi paraneoplastiche: il parere dello pneumologo”). Altre situazioni responsabili di iposodiemia sono rappresentate da un deficit degli ormoni tiroidei , dal deficit di cortisolo prodotto dalle ghiandole surrenali, dall’AIDS e dalla terapia diuretica con farmaci tiazidici. Specialmente nei pazienti anziani trattati con farmaci inibitori del re-uptake della serotonina (SSRI) per la presenza di una sindrome depressiva, non raramente presente in questa fascia d’età, la concomitante terapia con tali principi farmacologici accentua il rischio che si realizzi tale condizione clinica, peraltro già di per sé più frequente nell’età avanzata. Alcuni farmaci, poi, sono responsabili di SIADH. Tra questi, alcuni sedativi come l’aloperidolo, gli antidepressivi triciclici, la morfina e alcuni antitumorali tra i quali vinblastina, vincristina e ciclofosfamide.
  • Farmaci impiegati nelle pluri-patologie associate dell’anziano: talvolta la comparsa di una sindrome confusionale nell’anziano portatore di una malattia respiratoria cronica, non rappresenta altro se non l’effetto secondario di un concomitante trattamento con farmaci già impiegati per una o più patologie concomitanti.

Specialmente nei pazienti anziani affetti dalle malattie respiratorie bronco-polmonari di cui sopra, invito sempre a fare molta attenzione a banalizzare l’eventuale comparsa di una sintomatologia neuro-psichica, giustificandola magari parzialmente “solo” con l’“età avanzata”, senza prima aver escluso una o più delle diverse condizioni ricordate prima. Esse, infatti, se correttamente individuate, possono spesso essere trattate in modo adeguato consentendo in molti casi al paziente un completato ripristino dell’efficienza cognitiva.

Dott. Enrico Ballor

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Estate, afa e BPCO: i consigli dello pneumologo

estate malattie respiratorie

Con l’arrivo dell’estate il riscaldamento eccessivo dell’aria, proprio della stagione estiva, viene a costituire un problema in più rispetto ai già molti disagi quotidiani con i quali si devono confrontare i pazienti affetti da malattie respiratorie croniche e in particolare coloro che soffrono di asma bronchiale, (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”), bronchite cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), bronchite cronica bronchiectasica, enfisema polmonare e allergie respiratorie (vedi “Malattie allergiche delle vie aeree”). A questi, inoltre, si aggiungano tutti i portatori di un’ insufficienza respiratoria complicante alcune tra le patologie respiratorie viste prima, con necessità di praticare ossigenoterapia (vedi “L’ossigenoterapia domiciliare spiegata dallo pneumologo”), o di altre malattie bronchiali e polmonari quali la fibrosi polmonare o il tumore ai polmoni e ai bronchi.

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Polmoni, asma e menopausa: il parere dello pneumologo

menopausa problemi polmonari

Sembra difficile da credere ma la menopausa, che già viene spesso vista dalle donne come l’inizio di un periodo poco felice per i molti problemi fisici e mentali che comporta, sembra avere un impatto di non poco conto anche sull’apparato respiratorio. Non solo, quindi, con la perdita della fertilità, ci si deve confrontare con gli sbalzi di umore e le vampate di calore, con la tendenza a ingrassare e con la ritenzione dei liquidi, con l’insonnia o con la stipsi piuttosto che con l’aumentato rischio di osteoporosi favorita dal modificarsi del quadro ormonale, ma anche la salute dei bronchi e dei polmoni sembra subire un duro colpo da questo particolare momento della vita. Due sono gli aspetti da considerare: da una parte gli effetti della menopausa sulla funzionalità respiratoria, indipendentemente dalla presenza o meno di patologie delle vie aeree. Dall’altra, l’influenza che la menopausa può avere sulla malattia asmatica e più in generale sulla salute respiratoria (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”).

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