Vaccini e immunostimolanti nelle infezioni respiratorie dell'età pediatrica

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In un momento in cui tutto sembra essere contestato o messo in dubbio, spesso anche le certezze più consolidate, parlare di prevenzione delle infezioni respiratorie, prima fra tutte l’infezione influenzale, non mi pare inopportuno. Proprio perché, sulla base di affermazioni pretestuose e spesso strumentali utilizzate per dimostrare tesi indimostrabili, si sostiene in certi casi la supposta pericolosità della pratica vaccinale antinfluenzale (ma non solo di questa) (vedi “Vaccinazione antinfluenzale e malattie polmonari: i consigli dello pneumologo” – “Le vaccinazioni utili in pneumologia: il parere dello pneumologo”), destabilizzando in tal modo i potenziali destinatari di tale procedura preventiva e ingenerando sfiducia e pericolosi timori immotivati, specie alla luce delle ben più gravi conseguenze derivanti dalla mancata vaccinazione dei pazienti affetti da malattie croniche, tra le quali quelle respiratorie. Ricordo, infatti, come nel 2014 l’erronea attribuzione al vaccino antinfluenzale di alcuni decessi, poi risultati del tutto indipendenti dalla vaccinazione, abbiano sortito l’effetto di ridurre fortemente in quell’anno tale pratica preventiva con il risultato di aumentare in modo preoccupante il numero di decessi provocati dalle complicazioni influenzali in pazienti non sottoposti a vaccinazione e portatori di patologie croniche (vedi “ Vaccino antinfluenzale 2014: 5 morti. Il vaccino per l’influenza è sicuro?”). Lo stesso fenomeno si è ripetuto anche nel 2015, anno in cui, nel corso del 13° Congresso Nazionale della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC), veniva segnalato come la mancata vaccinazione in quell’anno fosse associata a circa 8000 decessi.

Il recente 35° Congresso Nazionale di Antibioticoterapia in età pediatrica svoltosi a Milano (Ottobre 2016), non ha fatto altro che ribadire tale posizione, auspicando addirittura la possibilità di estendere la vaccinazione antinfluenzale, come già avviene in molti altri Paesi tra i quali la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, anche alla popolazione pediatrica sana della fascia pre-scolare. Questa, unitamente all’impiego di immunostimolanti per via orale, avrebbe il preciso scopo di ridurre le infezioni respiratorie in età pediatrica. Nel corso della stagione fredda, infatti, circa un bambino su tre contrae il virus influenzale, ed è in corso la tendenza da parte delle Autorità Sanitarie, anche nel nostro Paese, di raccomandare la vaccinazione antinfluenzale anche in questa fascia di età, accomunandola per importanza di rischio da malattia a quella della popolazione over-64 e a quella dei pazienti adulti portatori di patologie croniche. Viene confermato come il bambino in età pre-scolare contragga l’influenza in percentuale molto maggiore rispetto a quella dell’adulto e dell’anziano, confermandosi la maggiore gravità dell’infezione specialmente nei bambini di età inferiore ai due anni, con tasso di ospedalizzazione, in questa fascia d’età, addirittura superiore a quello dell’anziano per la stessa patologia.

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BPCO, insufficienza respiratoria e alimentazione: i consigli dello pneumologo

insufficienza respiratoria alimentazione

Se una buona capacità di nutrirsi in modo adeguato corrisponde a un vantaggio che garantisce a tutti un migliore stato di salute, questo vale ancor più per coloro che, affetti da una qualunque tra le molte malattie respiratorie croniche, vedono nel fattore “adeguata nutrizione “ quella marcia in più sulla quale poter far conto per minimizzare gli effetti negativi della loro malattia.

Tutti i pazienti affetti da bronchite cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) ed enfisema polmonare, specie se è presente un’insufficienza respiratoria che le aggrava, sono più soggetti a patire di un inadeguato regime nutrizionale, accentuando la loro vulnerabilità ad alcuni di quei fattori esterni che si presentano come destabilizzanti del già precario equilibrio respiratorio.

Inizierei a chiarire alcuni termini, riferiti a specifici indici di calcolo, che verranno citati nel testo ogni volta che ci si riferirà a parametri fisiologici direttamente implicati nella valutazione della situazione nutrizionale dei pazienti pneumologici. Tra questi:

  • Indice di massa corporea o BMI (Body Mass Index): è un indice che pone in relazione il peso del soggetto (massa corporea) e la sua statura. Si calcola con la seguente formula matematica:

bmi 

  • Massa magra o LBM (Lean Body Mass): corrisponde al peso del soggetto deprivato di tutto il solo grasso di deposito (tessuto lipidico o adiposo), ma non del grasso primario che consiste in quella quota di grasso che non viene eliminata nemmeno nel corso di un digiuno protratto, se non in quote poco significative. La massa magra, pertanto, coincide con il peso dato dalla somma dei pesi delle seguenti singole parti dell’organismo: muscoli, ossa, denti, grasso primario di deposito (non eliminabile), tessuti connettivi e organi interni. Può essere calcolata con vari metodi diretti strumentali, quali la misurazione delle circonferenze corporee e la plicometria, o attraverso due semplici formule matematiche diverse per l’uomo e per la donna:

lbm uomo

lbm donna

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) il BMI è da ricondurre a quattro diversi gruppi, che coincidono a situazioni cliniche che vanno dal sottopeso alla condizione opposta:

gruppi peso oms

Esistono diverse situazioni di BMI ideale riferito all’età:

bmi preferibile

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Istamina, asma, alimenti e allergia: il parere dello pneumologo

istamina asma alimenti e allergia

L’istamina, sostanza organica prodotta nell’organismo per decarbossilazione dell’aminoacido istidina ad opera di un enzima ( istidin-decarbossilasi), è coinvolta, con dinamiche diverse, in molteplici processi patologici che possono convergere, per vie diverse, fino a sfociare in una crisi d’asma (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”). Una volta formata, essa viene degradata chimicamente (catabolismo) da un altro enzima (diamminossidasi - DAO), fino a perdere le caratteristiche funzionali che ne definiscono i vari effetti in funzione dei recettori sui quali agisce. Questi vanno dall’intervento nei processi secretivi cloro-peptici dello stomaco, alla possibilità di provocare prurito, al ruolo nei processi cerebrali come neuro-mediatore, fino a rendersi responsabile di accelerazione del battito cardiaco, della perdita di liquidi dai vasi sanguigni per aumento della permeabilità degli stessi, fino allo spasmo dei muscoli lisci bronchiali (broncospasmo), responsabile di crisi asmatiche.

L’istamina, quindi, non solamente viene prodotta e liberata dalle cellule dell’organismo che la contengono, anche in risposta a meccanismi vari, talora diversi da quelli “solo” reaginici dell’allergia immediata provocata dall’intervento di particolari anticorpi detti “reagine” (IgE), ma spesso è introdotta nell’organismo già disponibile attraverso diversi alimenti e prodotti che la contengono già pronta o che ne facilitano il rilascio, una volta ingeriti e assorbiti dall’intestino. In molti altri casi, invece, esistono veri e propri meccanismi immuno-allergici IgE-mediati che sono in grado di liberarla da alcune particolari cellule che la contengono preformata ( mastociti peri-vascolari delle mucose e granulociti basofili circolanti).

Ciò che comunque rappresenta l’effetto finale della sua presenza quando si libera nell’organismo, indipendentemente dalla sede di produzione, dalla fonte del rilascio e dal meccanismo fisiopatologico sotteso, è la possibilità di vederla implicata nel determinismo di accessi asmatici anche gravi. Esistono, quindi, varie possibilità attraverso le quali l’istamina si può rendere disponibile nell’organismo per interagire con i recettori presenti nei muscoli lisci della parete dei bronchi, generando, in virtù della sua presenza e del suo diretto intervento sui bronchi, una crisi d’asma.

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Tosse secca o “tosse senza catarro”: il parere dello pneumologo

tosse secca senza catarro

Tra le varie modalità con le quali la tosse fa la sua comparsa in alcuni soggetti, da intendere come un vero e proprio allarme dell’organismo avente il compito di segnale la presenza di una generica “anomalia” da sanare o di un’indebita “intrusione” nelle vie aeree da espellere, quella cosiddetta “secca”, anche spesso definita dai pazienti “… senza catarro …”, “stizzosa”, “irritativa”, o nelle loro descrizioni piùnaif come “… piuma in gola …” o come “ … un capello che mi stuzzica la gola e che non va ne su ne giù …”, ne rappresenta una discreta quota, giocandosela, per frequenza di comparsa, alla pari rispetto a quella che, manifestandosi con la concomitante presenza di catarro, viene definita “produttiva ” (vedi “Tosse con catarro: il parere dello pneumologo”).

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Asma e ansia: nei giovani il problema è maggiore

asma ansia e i giovani

Come capita per ogni problema della vita, anche nel caso delle malattie il problema non è mai da considerare in termini assoluti, ma è sempre da porre in relazione alla particolare sensibilità della persona ammalata. E non è certo l’asma bronchiale (vedi anche “ Asma bronchiale: malattia da conoscere”) a sottrarsi a questa regola, come sembra confermare un recente studio presentato nel corso dell’Annual Meeting 2016 dell’AAAAI (American Academy of Allergy, Asthma & Immunology) che si è tenuto a Los Angeles dal 4 al 7 marzo, secondo il quale adolescenti di entrambi i sessi di età compresa tra 14 e 17 anni affetti da asma bronchiale sarebbero molto più sensibili, dimostrando livelli di percezione ansiosa e di stress maggiori rispetto ai coetanei non asmatici. Tale condizione, confermata attraverso la somministrazione di test psicometrici in grado di quantificare i livelli generali di ansia e di stress percepiti da questi pazienti, non consente di definire, in senso deterministico, se sia la presenza dei sintomi asmatici ad accentuare i livelli d’ansia o se, al contrario, sia la presenza di un maggiore stato d’ansia a favorire la comparsa della sintomatologia asmatica.

L’asma bronchiale consiste in una malattia respiratoria connotata da sintomi spesso gravemente disturbanti per il paziente che ne è affetto, primo fra tutti la dispnea (difficoltà respiratoria). Nulla di peggio che vivere con la paura di una nuova crisi asmatica che “ ti toglie il fiato”, capace di creare quella particolare sensazione di soffocamento così temuta da chi ha avuto occasione di confrontarsi con essa. Pochi disagi fisici sono descritti in modo tanto drammatico come quello descritto dalle persone che hanno provato la sensazione di soffocare. E poche situazioni sono temute dai pazienti tanto, quanto quelle responsabili di quel particolare tipo d’esperienza.

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