Come capire da dove viene il sangue che esce dalla bocca? Un aiuto dallo pneumologo

origine sangue bocca

Il motivo per il quale scrivo questo secondo articolo che parla delle situazioni nelle quali si può presentare una fuoriuscita di sangue dalla bocca, dopo quello già da me precedentemente pubblicato (vedi “Tosse e sangue dalla bocca: è sempre tumore?”) nel quale descrivevo le numerose cause patologiche che possono giustificare tale sintomo senza che si debba necessariamente tirare subito in causa un tumore maligno, è la particolare preoccupazione che si accompagna a quest’evento, spesso a comparsa improvvisa e non preceduto o accompagnato da altri sintomi che possano aiutare a giustificarlo, quali febbre, dolore toracico , dispnea o sintomi generali quali un’inspiegabile astenia (vedi “Manifestazioni polmonari delle vasculiti” – “ Rene e polmoni: lo pneumologo e la sindrome pneumo-renale” – “Aspergillosi polmonare” – “Aspergillosi broncopolmonare allergica” – “ Micosi polmonari”). Per evitare inutili ripetizioni, invito alla lettura del primo articolo citato nel caso si volessero chiarire le cause dell’emoftoe (espettorato contenente sangue), dell’emottisi (emissione di solo sangue dalle vie aeree, in assenza di secrezioni catarrali), dell’ematemesi (presenza di sangue proveniente, con il vomito, dallo stomaco) e della presenza di sangue nella saliva.

Cercherò, con questo testo, di aiutare chi, in preda al panico di fronte ad un’inattesa perdita di sangue dalla bocca, abbia la necessità urgente di definire per lo meno la più probabile sede del sanguinamento. In questo modo, nel caso in cui ci si trovasse a vivere questa spiacevole esperienza, sarà più facile orientarsi e comunicare, in un modo più completo, l’episodio al proprio medico o allo specialista pneumologo con il quale, in ogni caso, consiglio di affrontare il problema, evitando quei pericolosi “ fai da te”, spesso responsabili di errate valutazioni o, peggio ancora, di sottostime non meno pericolose.

Senza trascendere inutilmente, per evitare di morir di paura anziché di malattia, consiglio, di fronte ad eventualità di questo tipo, di pensare prima di tutto con calma alla corretta sequenza degli eventi, per avere la maggior quantità possibile di informazioni utili ad orientarsi. Colti dal panico, infatti, può capitare di non ricordare se si è sputato sangue prima o dopo un eventuale colpo di tosse, cosa questa che fa la differenza. O se l’emissione di sangue “ ex ore” (dalla bocca), sia stata preceduta dalla sensazione di “sangue in bocca. Vediamo, allora, una serie di consigli pratici, utili per aiutare a definire la possibile fonte del sanguinamento orale, senza che ciò debba rappresentare un algoritmo “sostitutivo” del parere medico che, unico, può formulare una diagnosi attendibile.

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La bronchite acuta negli anziani: i consigli dello pneumologo

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Ci sono quadri patologici respiratori, e tra questi la bronchite acuta non fa eccezione (vedi “Bronchite acuta e cronica”), che nell’anziano comportano qualche rischio in più dovuto all’età e che, con maggior frequenza, tendono ad interessare preferenzialmente persone che, per vari motivi, presentano una maggior vulnerabilità di fronte alle infezioni. Vediamo, allora, quali punti qualificanti fanno si che, nella popolazione anziana, la bronchite vada considerata in un diverso modo rispetto ai soggetti più giovani, dedicando ad essa maggior prudenza ed attenzione.

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Ossido nitrico esalato (FeNO), asma allergico e infiammazione dei bronchi

ossido nitrico asma infiammazione bronchi

Da qualche tempo lo pneumologo ha avuto modo di arricchire il suo bagaglio degli strumenti diagnostici (vedi “ Test alla metacolina e asma bronchiale: il punto dello pneumologo ” – “ Esami per malattie respiratorie e tumori polmonari e pleurici ” – “ Gli esami su sangue e urine richiesti dallo pneumologo in caso di infezione polmonare ”) con un nuovo apparecchio in grado di rilevare la presenza, nei pazienti asmatici, di un importante indicatore di infiammazione bronchiale, e di dosarne in modo accurato la quantità. Sto parlando del rilevatore di ossido nitrico (NO) presente nell’aria espirata dal paziente (ossido nitrico esalato o FeNO), composto chimico prodotto dall’azione di un enzima (ossido nitrico sintetasi – NOS), la cui presenza è correlata all’infiammazione riscontrabile nell’albero respiratorio e, in particolar modo, a quella quota della stessa prodotta dagli eosinofili, particolari globuli bianchi presenti nei bronchi (infiammazione eosinofilica delle vie aeree), frequentemente in equilibrio con gli eosinofili circolanti presenti nel sangue, la cui presenza spesso si associa alla patologia asmatica allergica (asma atopico), ma non solo (vedi “Pollinosi” – “Malattie allergiche delle vie aeree” – “ Manifestazioni polmonari delle vasculiti” – “ Allergia, asma e microbiota intestinale: novità e conferme dallo pneumologo ” – “ Dalla rinite allergica all’asma bronchiale: lo pneumologo e la prevenzione asmatica ”).

Se si tiene conto del fatto che l’asma bronchiale (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”), con i suoi quattro sintomi caratteristici (tosse, dispnea prevalentemente espiratoria, sibilo espiratorio e senso di costrizione al torace) determinati da un’ostruzione bronchiale reversibile, è prevalentemente “infiammazione“ dei bronchi, prima ancora che “ broncospasmo“ (costrizione dei bronchi, con riduzione del loro calibro interno), e che né la spirometria (valutazione funzionale respiratoria), né l’esame obiettivo del paziente praticato dallo specialista pneumologo nel corso della visita pneumologica (vedi “ La visita pneumologica presentata dallo pneumologo” – “ Visita pneumologica, spirometria, ossimetria e test con broncodilatatore ”), sono in grado di fornire informazioni su tale fondamentale aspetto della patologia asmatica, risulta chiara l’importanza che uno strumento in grado di rilevare e di quantificare l’infiammazione dei bronchi può avere ai fini della diagnosi di asma (vedi “ Tosse come equivalente asmatico: l’asma, “quasi asma”, spiegato dallo pneumologo ” – “ Tosse e allergia: il parere dello pneumologo”) e di un più preciso monitoraggio dell’efficacia della terapia in atto.

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Respiro, polmoni, globuli rossi ed emoglobina: lo pneumologo e la storia della respirazione

la storia della respirazione

L’affascinante storia della respirazione

AI PRIMORDI DALLA VITA

  • Quando nel tempo dei tempi eravamo tutti alghe azzurre … beh si … quando i nostri più antichi predecessori erano alghe azzurre che popolavano i mari, le più antiche forme di vita unicellulari comparse sul pianeta, certamente di “polmoni ” non se ne parlava. Intendo con questo che circa 2,7 miliardi di anni fa (la terra è vecchia di circa 4,5 miliardi di anni), anche se tale epoca vorrebbe essere rivista ad un periodo ancora precedente dai moderni studi paleo-botanici, le prime forme di vita comparse sulla terra certo non avevano i polmoni né nulla di ciò che oggi intendiamo quando parliamo di apparato respiratorio. I bronchi non servivano perché semplicemente non esistevano i polmoni ai quali avrebbero dovuto trasportare l’aria. Viene allora spontanea una domanda: ma quelle, intendo le alghe unicellulari, come respiravano?

CHE COS’E’ LA “RESPIRAZIONE”?

  • Bisogna subito chiarire un concetto a proposito della “ respirazione”. Se il polmoni riportano immediatamente la mente alla funzione del “respirare”, sarebbe scientificamente un errore l’operazione mentale opposta, e cioè il dover ricorrere come prima cosa all’immagine dei polmoni ogni qual volta si parli di respirazione. Respirare, in senso chimico e biologico, non è soltanto ciò che noi conosciamo pensando all’uomo e ai polmoni, ma respirare significa prima di tutto rendere disponibile l’ossigeno ad una moltitudine di processi chimici, bio-chimici nel caso specifico, che consente agli esseri viventi di mantenersi in vita e di procreare duplicandosi. La presenza dell’ossigeno, indispensabile “comburente” utile a produrre l’energia necessaria alle cellule per i loro processi metabolici, è di primaria importanza nel ciclo vitale degli organismi viventi. Esso come “ comburente” rappresenta quell’indispensabile ingrediente che rende possibile la “combustione chimica ” (ovviamente quella senza sviluppo di fiamma) che trasforma il “combustibile” chimico introdotto da un qualsiasi organismo vivente (zuccheri, proteine, grassi, ecc.) in molecole dotate di capacità energetica da impiegare in numerosi processi chimici successivi. Come una qualsiasi fiamma senza ossigeno si spegne, così un qualsiasi organismo vivente senza la presenza dell’ossigeno, smettendo di “respirare” arresta i suoi processi vitali e muore. Posso avere litri e litri di benzina (combustibile ), ma se non c’è l’ossigeno (comburente) la combustione diviene impossibile! “Respirare”, quindi, non è soltanto “muovere i polmoni” (quello è qualcosa di più complesso, come vedremo dopo), ma è consentire alle cellule viventi di trasformare le loro sostanze in altre sostanze chimiche e in energia grazie all’indispensabile presenza dell’ossigeno.

DAGLI ORGANISMI UNICELLULARI AGLI ORGANISMI COMPLESSI

 alghe e organismi unicellulari

Alghe e organismi unicellulari

 alghe pluricellulari

Alghe pluricellulari

  • Nel corso dell’evoluzione che ha portato fino a noi si è assistito, attraverso la comparsa di nuove caratteristiche negli organismi già esistenti o di nuove forme di vita poi selezionate sulla base della loro maggiore o minore capacità di sopravvivere all’ambiente in cui comparivano (capacità di adattamento), partendo da forme di vita costituite da una sola cellula (appunto le più arcaiche alghe azzurre degli oceani della prima ora), di giungere poco alla volta, attraverso la continua e paziente selezione del “ migliore” (migliore a sopravvivere all’ambiente e a riprodursi), fino agli organismi pluricellulari (formati da più cellule) dotati di una maggiore complessità. Per restare all’esempio delle alghe, si è passati nel tempo dalle semplici alghe unicellulari alle alghe pluricellulari, formate dall’insieme organizzato di milioni di cellule. E di qui si è partiti per arrivare alle forme di vita animale più complesse tra le quali noi rappresentiamo il prodotto biologicamente più evoluto (mah ..?).

COME ARRIVA L’OSSIGENO ALL’INTERNO DI UN ORGANISMO UNICELLULARE?

 diffusione passiva gas in liquido

Il processo di diffusione passiva di un gas in un liquido

  • Se immaginiamo il pianeta circondato da una miscela di gas, nella quale l’ossigeno è presente solo per circa il 20%, mentre la grande maggioranza di esso (80%) è costituito da azoto, è facile comprendere come le enormi masse di questa miscela di gas sovrastante i mari tendesse a passare, per semplice diffusione passiva, anche nell’acqua marina nella quale si veniva a trovare disciolto, né più né meno di come lo zucchero si scioglie nell’acqua. Ciò in virtù di uno dei più elementari principi della fisica affermato dalla legge di Henry, secondo la quale un qualsiasi gas che si trovi al di sopra di un liquido, tende ad entrare in soluzione con esso fino al determinarsi di una pressione del gas nel liquido pari a quella che lo stesso esercita sopra la sua superficie. Che è come dire che tanto più ossigeno c’è sopra le masse oceaniche, tanto più esso si dissolverà nell’acqua delle stesse. Se qualcuno aveva dei dubbi sul fatto che i pesci respirassero “acqua” è presto servito, comprendendo finalmente qual è la quota di ossigeno che anche loro sono in grado di respirare pur rimanendo nell’acqua.
  • A questo punto, tuttavia, abbiamo compreso come arrivi l’ossigeno nell’acqua nella quale crescono le nostre alghe azzurre unicellulari, ma non abbiamo ancora spiegato come fa l’ossigeno a passare nella singola cellula per andare a raggiungere quelle parti interne di esse ove avvengono i processi metabolici che ne richiedono la presenza per “respirare” e produrre energia. Beh ... è presto detto. Anche in questo caso l’ossigeno diffonde nella cellula semplicemente per diffusione passiva; la quota di ossigeno disciolta nell’acqua, pertanto, passa nella cellula attraverso la sua membrana esterna e viene a trovarsi nell’ambiente interno nel quale può essere utilizzato.

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Cina, smog e malattie respiratorie: il punto dello pneumologo

citta con inquinamento

A giudicare da ciò che si legge sui giornali, verrebbe da dire che la Cina è il paese degli ….pneumologi! Si! Perché da ciò che si apprende dalle descrizioni del clima di quel Paese, ma soprattutto dalla qualità dell’aria delle città, non è difficile ipotizzare nei prossimi anni un’impennata delle malattie allergiche, specie di quelle respiratorie (vedi “Pollinosi” – “Malattie allergiche delle vie aeree” – “Tosse e allergia: il parere dello pneumologo”), oltre all’incremento vertiginoso dei casi di tumore del polmone (vedi “ Inquinamento urbano e cancro polmonare”) e delle malattie respiratorie croniche, situazione questa che imporrà una sempre maggior richiesta d’intervento da parte di tali specialisti. Il problema, poi, si rivelerà ancora peggiore per ciò che si riferisce ai bambini e ai molti gravi problemi che lo smog dell’aria produce su di essi (vedi “ Asma del bambino: i 10 consigli dello pneumologo per l’asma in età pediatrica ” – “ Bambini, smog a Torino e rischio di malattie: il punto dello pneumologo ”). Se è vero, infatti, che lo smog urbano è responsabile di favorire e di aggravare le patologie respiratorie, prime fra tutte l’asma bronchiale (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”), la bronchite cronica, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), l’ enfisema polmonare, penso che in questo momento non esista sul pianeta un Paese più esposto al rischio respiratorio se non la Cina.

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