Test alla metacolina e asma bronchiale: il punto dello pneumologo

asma e test metacolina

Il test alla metacolina, sostanza ad azione stimolante i recettori muscarinici che si trovano a livello dei muscoli lisci bronchiali, consiste in un esame funzionale respiratorio non invasivo che si rende necessario nei casi in cui il paziente riferisca all’anamnesi una dispnea con caratteristiche tali da far supporre al medico la possibile presenza di un asma bronchiale (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere” – “ Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”), in assenza di sintomi respiratori propri di tale condizione (tosse , dispnea, sibilo espiratorio e senso di costrizione toracica) nel momento in cui lo stesso si sottopone alla visita pneumologica, o di alterazioni ostruttive dei bronchi documentabili con la spirometria. Per dirla in altri termini, il test alla metacolina è indispensabile allo pneumologo per comprendere se il paziente presenti o meno un’iperreattività bronchiale aspecifica , condizione che se dimostrata con la positività del test lo farebbe più facilmente orientare verso una diagnosi di asma sulla sola base del racconto delle crisi respiratorie del paziente, pur in assenza di un’obiettività bronco-ostruttiva (esame fisico del paziente o spirometria) presente al momento della visita.

E’ noto quanto la presentazione dei sintomi dell’asma, specie per quanto attiene all’asma allergico, sia variabile nel corso del tempo anche e soprattutto in funzione della presenza nell’ambiente dell’allergene al quale il paziente si sia sensibilizzato (vedi “Malattie allergiche delle vie aeree” – “ Pollinosi ” – “ Asma allergico con prove allergologiche negative: il parere dello pneumologo ”). Esistono situazioni particolari nel corso delle quali il paziente può presentare sintomi di asma poi non più confermabili nel corso della valutazione specialistica pneumologica. Vediamone alcune.

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Bambini, smog a Torino e rischio di malattie: il punto dello pneumologo

bambini smog e malattie

Non solo malattie respiratorie e allergie come conseguenza della presenza sempre più importante di smog inquinante nelle nostre città, ma un vero e proprio attentato alla salute dei nostri bambini in grado di provocare talora anche gravi malattie legate a mutazioni del materiale genetico (DNA) delle loro cellule. E’ quanto emerge da uno studio sulle conseguenze biologiche degli inquinanti dell’aria, tra i quali i corpuscolati di diversa grandezza e l’ozono, finanziato dalla Commissione Europea nel corso del 2013 e denominato “Mapec Life”, che ha preso in considerazione circa 1200 bambini di età compresa tra 6 e 8 anni di varie città d’Italia, tra le quali Torino.

Alcune di queste microscopiche particelle, anche di dimensioni inferiori alle già assai minute particelle corpuscolate del PM2,5, sono in grado di trasferire i prodotti tossici di cui sono costituite addirittura all’interno delle cellule dell’organismo umano, determinando effetti nocivi irreversibili (mutazioni del materiale genetico) in grado di provocare malattie talora decisamente serie tra le quali tumori d’organo, linfomi maligni e leucemie. Importante il fatto che la probabilità di giungere a quadri patologici di tale gravità sia direttamente proporzionale alla quantità di sostanze con le quali il soggetto giunge a contatto e al tempo di esposizione alle stesse.

Ciò che viene definito nel corso di questo studio è che, non soltanto asma bronchiale, bronchite cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) ed enfisema polmonare, per stare alle più comuni malattie respiratorie croniche, possono essere bersaglio dell’inquinamento aereo, complicandosi con quadri di riacutizzazione infiammatoria delle vie aeree, ma vere e proprie mutazioni del DNA, specie per quanto documentato proprio nella popolazione pediatrica di Torino, possono creare la premessa per lo sviluppo di malattie tumorali più facilmente indotte dalle micro-particelle del PM0,5, ulteriormente aggravate dall’eventuale esposizione passiva dei bimbi al fumo di sigaretta (vedi “ Fumo di sigaretta, tosse, catarro e tumore del polmone: i consigli dello pneumologo ”) o da un’alimentazione inadeguata e ipercalorica che conduca al sovrappeso.

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Il cambiamento della respirazione nell’anziano: il parere dello pneumologo

anziani cambiamento respirazione

Capita spesso, alle persone anziane, di “ fare fatica a fare le scale ”, una fatica ben superiore a quella che facevano un tempo, o che, pur avendo ancora una buona capacità muscolare e motoria, di non riuscire magari più a star dietro a un nipotino che corre, se non incominciando precocemente a sbuffare e a sentire “il fiato che manca ” e che “taglia” le gambe. E capita anche, purtroppo, di vedere come tali situazioni, che sicuramente allarmerebbero un giovane, dall’anziano vengano invece spesso vissute con la rassegnata convinzione che si ha di fronte alle cose inevitabilmente irrisolvibili. Una sorta di “Tanto ormai sono cosi!”.

L’idea che l’anziano “ respiri male perché è anziano” preclude, a chi è avanti con gli anni, la possibilità di riguadagnare un possibile benessere respiratorio, solo perché convinto che non si possa far nulla a causa dell’età. Ciò che invece deve passare è che l’anziano respira male, non perché “è anziano”, ma perché “ è ammalato”! Se è vero il fatto che da anziani più facilmente ci si ammali di qualche forma respiratoria che genera dispnea (disagio respiratorio), è vero anche che fin tanto che persiste la falsa credenza che “ da anziani non si può respirare più di tanto … perché il respiro ormai è così … e il respiro pesante nell’anziano non risponde più alle cure ”, come se l’anziano ammalato non dovesse poter guarire solo in virtù del fatto che “è anziano” (deleteria l’equivalenza: anziano = individuo senza possibilità di essere curato con successo ), non si può pensare di poter donare anche a queste persone il piacere di poter magari tornare a respirare, se non proprio come un tempo, almeno in un modo che pressappoco gli si avvicini.

Spesso le cure prescritte all’anziano, dopo un corretto percorso diagnostico che consenta di definire con precisione il motivo del suo “respirare male” ritenuto a torto senza soluzione, non sono meno efficaci di quelle prescritte a una persona di media età. L’unica differenza, in realtà, consiste nel fatto che, mentre nelle decadi centrali gli ammalati di patologie respiratorie ancora ricercano in modo attivo una soluzione al loro disagio respiratorio sentito anormale, negli anziani, convinti ormai di una loro oggettiva “ inguaribilità” dal disagio respiratorio, viene spesso a mancare quel “credo” che li potrebbe avvicinare allo specialista e a una possibilità di cura spesso risolutiva, a patto che ne venisse accetta, come capita in chi è più giovane, una disponibilità alla diagnosi e alla relativa terapia.

La prima cosa che consiglio di fare in una famiglia in cui sia presente un anziano che respiri male, è di fare in modo che divenga “ consapevole” del suo anomalo modo di respirare modificatosi lentamente negli anni, consigliato in ciò da chi in famiglia gli sta più vicino e che su di lui ha più ascendente. Qualche volta, infatti, non è necessario iniziare da chissà quali atti invasivi, ma è sufficiente fargli provare come anche solo una piccola cosa, un “banale” esercizio da praticare in corso di marcia normale, sia in grado di modificare già in meglio il disagevole modo di percepire il respiro (vedi “ Migliorare da subito il proprio modo di respirare”).

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Asma bronchiale, allergie e olio di pesce in gravidanza: lo pneumologo e la prevenzione

olio di pesce in gravidanza

Prevenzione dell’asma bronchiale e vita intra-uterina: una realtà interessante nuovamente portata all’attenzione del mondo scientifico. Un recente articolo comparso sulla prestigiosa rivista americana “Journal of Allergy and Clinical Immunology ”, sembra, infatti, confermare la notevole importanza che ha, nel corso della gravidanza, la particolare situazione vissuta dal feto in utero in relazione alla sua possibilità di essere già oggetto, sin da tale periodo, di numerosi fattori responsabili della sua salute futura , intesa non solamente nei termini dell’età neonatale, successivamente al parto e nel corso dei primi mesi di vita, ma altresì riguardante la salute dell’individuo fino al raggiungimento dell’età adulta. L’olio di pesce somministrato alle gravide, infatti, sembra avere un notevole vantaggio nel prevenire asma bronchiale e allergie respiratorie nel nascituro.

Da un punto di vista chimico, l’olio di pesce acquistabile in perle, generalmente confezionato in una gelatina che tende a preservarne la stabilità delle proprietà organolettiche e biochimiche, o in forma liquida avente, tuttavia, l’innegabile svantaggio di un sapore spesso non certamente piacevole, contiene una gran quantità di acidi grassi essenziali polinsaturi a lunga catena (PUFA) di tipo omega-3, spesso complessivamente indicati come “vitamina F”, comprendenti:

  • EPA: o acido eicosapentaenoico
  • DHA: o acido docosaesaenoico
  • ALA: o acido α-linolenico

L’uomo è in grado di sintetizzare dall’acido linolenico (ALA), solo piccole quantità di EPA e di DHA, che per non risultare carenti devono essere introdotti già preformati attraverso la dieta. Tali indispensabili principi sono presenti in quantità elevata nel pesce, nell’olio di pesce e nei crostacei, mentre le noci sono ricche di oli contenenti grandi quantità di acido linolenico (ALA), così come l’olio di soia e i legumi.

Ricordo come gli acidi grassi omega-3, siano fondamentali nella formazione dei tessuti in crescita in quanto componenti essenziali delle membrane cellulari. Essi entrano, come componenti fondamentali, nella formazione dei tessuti della retina dell’occhio e del sistema nervoso centrale del feto. Sono dotati di capacità antiaggregante sulle piastrine e come tale, di un’attività anti-trombotica naturale, e riducono i valori eccessivi del colesterolo e dei trigliceridi presenti nel sangue, rappresentando ulteriori vantaggi sulla prevenzione di patologie quali l’aterosclerosi, le patologie cardio-vascolari anche aritmiche e l’ipertensione arteriosa.

Ciò che viene preso in esame dagli autori danesi che hanno pubblicato l’articolo, si riferisce alla conferma della capacità protettiva e preventiva che sembra avere una supplementazione di acidi grassi polinsaturi essenziali omega-3 a lunga catena (PUFA) contenuti nell’olio di pesce, somministrata alla gravida nel solo terzo trimestre di gravidanza (l’olio di pesce non dev’essere prescritto soprattutto nel corso del primo e del secondo trimestre, periodi nei quali può provocare problemi al prodotto del concepimento), sull’asma bronchiale del nascituro e, più in generale, su di una più ampia gamma di malattie allergiche respiratorie di cui potrebbe soffrire.

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Convegno di pneumologi a Torino e difficoltà respiratoria nelle malattie neuromuscolari

malattie neuromuscolari in convegno pneumologi

Respiro faticoso, difficile, pesante. Un particolare tipo di dispnea (disagio a respirare) che si presenta in modo pressoché costante, specie nelle fasi più avanzate di malattia, nel corso di quelle patologie che, interessando il sistema nervoso o l’apparato muscolare, tendono a ridurne progressivamente l’efficienza funzionale. In un recente convegno di specialisti pneumologi svoltosi nell’area di Torino, tra i vari temi affrontati ha avuto un ruolo di particolare interesse quello relativo alla dispnea nelle malattie neuromuscolari (NMD), tra le quali i vari tipi di distrofia muscolare, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), la sclerosi multipla (SM) e più in generale tutte le patologie croniche primitive, progressivamente ingravescenti, dei motoneuroni e dei muscoli.

Tra le varie cause di dispnea ci si riferisce, in questo caso, alla dispnea che origina dall’alterato funzionamento dell’apparato neuro-muscolare. Essa si aggiunge alle altre cause responsabili di questo sintomo, e precisamente a quelle che trovano una spiegazione nell’aumento delle resistenze delle vie aeree al passaggio dell’aria, come nel caso dell’asma bronchiale e della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), alle variazioni della quantità dei gas (ossigeno e anidride carbonica) presenti nel sangue (vedi “Emogasanalisi arteriosa” – “Ossimetria (saturimetria)” – “Insufficienza respiratoria e ossigenoterapia“) e all’ ipertensione polmonare. In tutte queste situazioni esiste un complesso intreccio tra dinamiche funzionali e fisiopatologiche che vedono, tra gli attori in campo, recettori periferici meccanici ( meccanocettori), sensibili allo stiramento e in grado di rispondere allo sforzo eccessivo segnalando al cervello tale anomala condizione, recettori chimici (chemocettori) e sensibili alle variazioni metaboliche, in grado di inviare all’encefalo segnali di allarme relativi alla percepita variazione dei livelli di acidità dei liquidi corporei sforzo-dipendenti, e naturalmente strette interazioni tra sistema nervoso centrale, recettori di cui sopra, corteccia cerebrale sensoriale e motoria e centri cerebrali che regolano la ventilazione polmonare, nell’insieme in grado di definire qualitativamente e quantitativamente la dispnea.

Nel corso delle malattie neuro-muscolari, si assiste in modo pressoché costante alla comparsa di una dispnea che si manifesta clinicamente con un respiro più frequente e spesso più superficiale, con l’incapacità di effettuare atti respiratori profondi, e con l’utilizzo dei muscoli inspiratori accessori. Mentre la comune e normale capacità di mantenere la funzione respiratoria, infatti, utilizza come muscolo prevalente il diaframma, nel caso di queste malattie il deficit funzionale dello stesso porta a dover utilizzare gli altri muscoli respiratori allo scopo di conservare una sufficiente funzione respiratoria.

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