Asma, cortisone, bambini e rischio crescita: i consigli dello pneumologo

cortisone asma bambino e crescita

Troppo spesso ho notato, nel corso della mia attività professionale di specialista pneumologo, la tendenza dei genitori di un bambino asmatico a spostare il problema dalla malattia (l’asma bronchiale), ai pericoli che comportano alcuni farmaci impiegati per la cura della stessa, come se questi avessero la priorità rispetto alla serietà dell’asma spesso non sufficientemente percepita. E tra questi, il primato della demonizzazione spetta sicuramente al cortisone. Dato per scontato che il cortisone bene non fa, è vero anche il fatto che questo farmaco si prescrive non certamente ai sani! Il cortisone, nei casi in cui se ne consigli l’uso, è un farmaco dotato di una potentissima azione antinfiammatoria, molto più attiva rispetto a qualsiasi altro antinfiammatorio noto al grande pubblico. Se si tiene conto che non vi è possibilità alcuna di gestire adeguatamente l’asma senza controllare lo stato infiammatorio dei bronchi, in quanto i bronchi infiammati impediscono il controllo della patologia asmatica fin tanto che rimangono tali, ecco spiegate le ragioni di una terapia, quella cortisonica, che specialmente in occasione di crisi intense o di scompensi della malattia diviene indispensabile.

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Asma bronchiale e bronchite asmatica nei bambini: il parere dello pneumologo

 bambini asma bronchiale bronchite asmatica

L’asma bronchiale, specie quello allergico, viene talvolta confuso nel bambino più piccolo con un’altra condizione avente in comune con l’asma l’ostruzione dei bronchi provocata, in parte, dai secreti prodotti (muco bronchiale), in parte dal rigonfiamento infiammatorio della loro parete e per ultimo dal broncospasmo, intendendosi con tale termine uno spasmo (contrazione) dei muscoli della parete dei bronchi che, riducendone il calibro, rende più difficoltoso il passaggio dell’aria al loro interno durante la respirazione.

Questa seconda condizione, spesso definita erroneamente “asma bronchiale” o “asma allergico” vero e proprio (sovrastima diagnostica) (vedi anche “Malattie allergiche delle vie aeree” e “Pollinosi”), corrisponde invece alla bronchite asmatica o asma infettivo, simile all’asma per gli aspetti di cui sopra, ma profondamente diversa per le implicazioni terapeutiche e prognostiche che ad essa si accompagnano. La bronchite asmatica (asma infettivo), infatti, è una particolare condizione che nasce come una comune bronchite (vedi anche “Bronchite acuta e cronica”), con tutte le caratteristiche proprie di tale situazione:

  • infiammazione dei bronchi dovuta all’inalazione di sostanze irritanti o a infezione dei bronchi da parte di agenti microbici virali (virus) o batteri
  • febbre da modesta a elevata
  • tosse che può durare anche per diversi giorni o settimane dopo la risoluzione dell’infezione bronchiale
  • dolore al petto
  • espettorazione mucosa (catarro chiaro) o mucopurulenta (catarro colorato), segno quest’ultimo della presenza di batteri
  • facile affaticabilità

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Asma psicosomatico: il parere dello pneumologo e dello psicoterapeuta

 asma psicosomatico

Come pneumologo, specialista in malattie dell’apparato respiratorio, e come psicoterapeuta, specialista in psicoterapia cognitiva, ho piacere ad esprimere un parere su di una patologia troppo spesso ignorata o sottostimata, in realtà ben presente e non così difficile da incontrare in chi soffre d’asma: l’asma bronchiale psicosomatico.

L’asma bronchiale (vedi anche “Asma bronchiale: malattia da conoscere”) consiste in una malattia respiratoria molto spesso allergica (vedi “Pollinosi” e “Malattie allergiche delle vie aeree”), facilitata da una particolare tendenza dei bronchi ad andare incontro a broncospasmo (vero e proprio spasmo muscolare) definita iperreattività bronchiale aspecifica, caratterizzata da infiammazione e da ostruzione bronchiale, in grado di provocare crisi asmatiche con difficoltà respiratoria (dispnea), tosse secca e insistente, sibilo espiratorio (vedi anche “Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”) e senso di oppressione al torace.

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Sigaretta elettronica e sigaretta tradizionale: il parere dello pneumologo

sigaretta elettronica contro sigaretta normale 

Colgo l’occasione della recente polemica sorta tra la posizione espressa dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e quella dichiarata dal Prof. Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale, a proposito della “preferibilità” o meno della sigaretta elettronica rispetto al tradizionale fumo di tabacco, per fare una serie di considerazioni che mi paiono doverose, ricordando come l’OMS abbia dato parere negativo sulla sigaretta elettronica, considerandola “pericolosa”, mentre il Prof. Veronesi la consideri “ molto meno nociva rispetto alla sigaretta tradizionale”.

Ricordo la storiella dei tre ciechi ai quali veniva chiesto, toccandolo, di descrivere un elefante. Il primo, toccando l’orecchio, lo descriveva come “una grande bistecca piatta”; il secondo, tastando una zampa, come “un tronco d’albero ruvido e saldamente radicato al suolo”; il terzo, sentendo la forma della coda, come “ un bastoncino con un ciuffo di peli in punta”. In realtà ognuno di loro aveva ragione nel descrivere correttamente ciò su cui si concentrava nell’esplorazione dell’animale, ma nessuno di loro coglieva purtroppo l’elefante nella sua totalità, perdendone il reale significato finale.

Per ritornare all’aneddoto dei tre ciechi, pur nella certezza che sia l’OMS sia il Prof. Veronesi compiano affermazioni scientifiche tutt’altro che contestabili se prese singolarmente, ritengo tuttavia che le stesse esprimano due aspetti di un problema che, se non considerato nella sua interezza, rischia di portare a conclusioni solo apparentemente discordanti, innescando una polemica che francamente mi pare poco utile.

Le considerazioni che propongo di seguito possono aiutare a comprendere i motivi dell’equivoco.

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