ACOS: asma/BPCO “overlap syndrome”. Lo pneumologo fa il punto

acos asma e bpco

Nel panorama delle malattie respiratorie “ostruttive”, così definite in quanto caratterizzate dall’avere in comune una ”ostruzione” dei bronchi variabile per intensità, tale comunque da determinare una riduzione del flusso dell’aria al loro interno, è comparsa da pochi anni un’entità nosologica a sé stante contraddistinta, anch’essa, da un quadro ostruttivo delle vie aeree, avente caratteristiche intermedie tra due diverse realtà cliniche: quello dell’asma bronchiale (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”) e quello della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Vediamo da quale esigenza nasce la necessità di istituire questa “ nuova” malattia respiratoria definita dall’acronimo ACOS (Asma/BPCO overlap syndrome o sindrome da sovrapposizione asma/BPCO) e quali sono i vantaggi che derivano da un’integrazione classificativa di tale specie. Premesso che con il termine “ sindrome” si definisce, in medicina, un insieme di sintomi che possono riconoscere in diverse cause la loro origine, l’ACOS sembra appartenere ad una sorta di “Giano bifronte”, divinità latina maschile raffigurata con due volti.

Partiamo dall’asma. Da sempre definita come una malattia “ ostruttiva” dei bronchi, caratterizzata dalla comparsa dei quattro classici sintomi tosse, dispnea prevalentemente espiratoria, sibilo espiratorio (vedi “ Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”) e senso di costrizione al torace, ad essa si è sempre riconosciuta la peculiarità di un’ostruzione bronchiale “ reversibile”, connotata, cioè, dalla possibilità di un completo ripristino, o quasi, della pervietà (apertura) delle vie aeree bronchiali, in conseguenza dell’uso di farmaci cosiddetti broncodilatatori. Al contrario, ciò che caratterizza la BPCO, l’altra delle due classiche malattie ostruttive bronchiali, è un’ostruzione ”non reversibile”, nell’immediato, con i broncodilatatori β2-agonisti (SABA) (vedi “ I nuovi farmaci per asma e BPCO presentati dallo pneumologo” – “ Tosse come equivalente asmatico: l’asma, “quasi asma”, spiegato dallo pneumologo ” ).

Tuttavia, nonostante il tentativo di classificare con le due distinte teorie viste sopra queste due diverse malattie respiratorie ostruttive, si notava che nella realtà dei fatti qualche volta i pazienti facevano “di testa loro”, rifiutando di prostrarsi ossequiosi alle due ben individuate proposte classificative suggerite dalla scienza. Si! Perché, nella pratica clinica quotidiana, questo rigore dicotomico manicheo che avrebbe voluto imporre alla patologia ostruttiva respiratoria un’appartenenza rigorosa o alla sottovarietà “ reversibile”, o a quella “non reversibile ”, incominciava in qualche caso ad andare stretto, non corrispondendo a quanto osservato. Si potevano individuare, infatti, quadri di pazienti fumatori con patologia ostruttiva cronica, aventi caratteristiche tali da poterne autorizzare l’appartenenza a quelli “ non reversibili” della BPCO, associati, tuttavia, nello stesso paziente, a concomitanti momenti di dispnea accessuale nel corso dei quali l’aggravamento del quadro bronco-ostruttivo si dimostrava rispondere prontamente alla somministrazione aggiuntiva di broncodilatatori a rapida azione, con una risposta clinica alla terapia che, per questo, sembrava appartenere più al quadro dell’asma piuttosto che a quello della broncopneumopatia cronica.

Leggi tutto: ACOS: asma/BPCO “overlap syndrome”. Lo pneumologo fa il punto

Asma e insonnia: il punto dello pneumologo

asma e insonnia

Che l’asma bronchiale corrisponda ad una malattia respiratoria che presenta in modo caratteristico una ostruzione dei bronchi è cosa nota da sempre (vedi anche “ Asma bronchiale: malattia da conoscere”). E che tale ostruzione si renda poi responsabile di una sintomatologia particolarmente disagevole per il paziente che ne è affetto, presentandosi clinicamente con i suoi classici quattro sintomi (tosse, dispnea, sibilo espiratorio e senso di costrizione al torace – vedi “ Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”), è un dato provato e incontestabile da tempo.

Per quanto non sia un mistero il fatto che la sintomatologia asmatica, interferendo con il benessere respiratorio del paziente, possa spesso rendersi responsabile di disturbi del sonno legati alla notevole frequenza con la quale l’asma tende a dare segno di sé proprio nel corso del riposo notturno, desta invece stupore quanto rilevato da alcuni ricercatori. In uno studio che ha preso in considerazione alcuni membri della popolazione norvegese, infatti, in soggetti di età compresa tra venti e sessantacinque anni durato più di dieci anni e pubblicato su di un’autorevole rivista scientifica internazionale ( European Respiratory Journal), si è definito che i soggetti che presentano insonnia, intesa nei termini di quella vasta gamma di disturbi del sonno che vanno dalla difficoltà ad addormentarsi, all’interruzione del riposo notturno, fino ai risvegli precoci del mattino con difficoltà a riaddormentarsi, sono esposti ad un maggior rischio di diventare asmatici nel corso della vita, con una possibilità che questo capiti due-tre volte maggiore rispetto alla popolazione che presenta invece un sonno fisiologico ed un riposo notturno ristoratore.

Leggi tutto: Asma e insonnia: il punto dello pneumologo

Tosse come equivalente asmatico: l’asma, “quasi” asma, spiegato dallo pneumologo

tosse asma quasi asma

L’asma bronchiale (vedi “ Asma bronchiale: malattia da conoscere”) consiste in una malattia respiratoria che riconosce il più delle volte una concomitante causa allergica (vedi “Malattie allergiche delle vie aeree” – “Pollinosi ”), caratterizzata da “ ostruzione delle vie aeree”, e più precisamente da ostruzione bronchiale. Ostruzione delle vie aeree, in realtà, non vuol dire “completa chiusura” delle stesse, ma “ riduzione” più o meno importante del flusso d’aria all’interno dei bronchi, comunque tale da non corrispondere più a quello proprio di una condizione di normalità. La maggior parte della responsabilità di questa caduta del flusso aereo nel corso di una crisi asmatica è da attribuire al broncospasmo, intendendo con tale termine quella quota di ostruzione bronchiale (broncostruzione) che dipende direttamente da un vero e proprio spasmo (contrazione duratura) dei muscoli lisci posti nella parete dei bronchi i quali, contraendosi, riducono il diametro interno del bronco stesso, rendendo in tal modo più difficoltoso il normale passaggio dell’aria. La restante parte dell’ostruzione dei bronchi, quella cioè “non broncospastica”, è da riferire in parte all’edema della parete bronchiale, intendendo con tale termine la presenza di quel liquido che infiltra la parete bronchiale e che è presente nel corso di qualunque processo infiammatorio (si tenga conto del fatto che l’asma è soprattutto infiammazione, prima che broncospasmo) e in parte alla presenza di secrezioni bronchiali che si producono nel corso dell’infiammazione e che tendono a ostruire i bronchi. Questi ultimi, già preda di spasmo muscolare e di edema della parete, accentuano, con la presenza di questo secreto catarrale, la loro ostruzione, riducendo ulteriormente il flusso dell’aria.

I bronchi, così ridotti nel diametro interno del loro lume dalle tre cause viste sopra, divengono responsabili di una crisi respiratoria asmatica che si manifesta con la comparsa di quattro sintomi caratteristici:

  • dispnea: definibile, in senso lato, come “ disagio respiratorio” . E’ diretta espressione di quella fatica a respirare che dipende dall’ostruzione bronchiale
  • tosse: è questo un altro tipico sintomo con il quale si rende manifesta una crisi d’asma. Il paziente, all’inizio della crisi asmatica, inizia spesso a tossire, annunciando con una tosse secca, ma non raramente anche produttiva con espettorazione di secreto denso, il broncospasmo che di li a poco accentuerà la fatica a respirare e si renderà responsabile del sintomo seguente
  • sibilo espiratorio: il “fischietto”, così molto spesso viene chiamato il classico sibilo che si rende evidente in fase espiratoria nel corso di una crisi asmatica, è espressione del ridotto calibro interno dei bronchi. Questo, ridotto ad un sottile spazio, produce un rumore sibilante durante l’emissione dell’aria dai polmoni, generando quel “respiro sibilante” che caratterizza la crisi d’asma (vedi “ Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?)
  • senso di costrizione al petto: è la diretta conseguenza delle alterazioni ostruttive cui vanno incontro i bronchi nel corso di una crisi d’asma.

Fin qui ho descritto tutto ciò che appartiene al quadro di un asma bronchiale in condizioni di “normalità”, quando cioè sono presenti tutti e quattro i sintomi caratteristici della malattia. Ma non tutti i casi di asma bronchiale si presentano in questo modo. Esiste, infatti, un certo numero di casi in cui il paziente non presenta i quattro sintomi suddetti, per lo meno all’inizio, ma manifesta invece il suo stato asmatico solamente attraverso una tosse insistente (vedi “ Tosse e allergia: il parere dello pneumologo”).

Leggi tutto: Tosse come equivalente asmatico: l’asma, “quasi” asma, spiegato dallo pneumologo

Test alla metacolina e asma bronchiale: il punto dello pneumologo

asma e test metacolina

Il test alla metacolina, sostanza ad azione stimolante i recettori muscarinici che si trovano a livello dei muscoli lisci bronchiali, consiste in un esame funzionale respiratorio non invasivo che si rende necessario nei casi in cui il paziente riferisca all’anamnesi una dispnea con caratteristiche tali da far supporre al medico la possibile presenza di un asma bronchiale (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere” – “ Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”), in assenza di sintomi respiratori propri di tale condizione (tosse , dispnea, sibilo espiratorio e senso di costrizione toracica) nel momento in cui lo stesso si sottopone alla visita pneumologica, o di alterazioni ostruttive dei bronchi documentabili con la spirometria. Per dirla in altri termini, il test alla metacolina è indispensabile allo pneumologo per comprendere se il paziente presenti o meno un’iperreattività bronchiale aspecifica , condizione che se dimostrata con la positività del test lo farebbe più facilmente orientare verso una diagnosi di asma sulla sola base del racconto delle crisi respiratorie del paziente, pur in assenza di un’obiettività bronco-ostruttiva (esame fisico del paziente o spirometria) presente al momento della visita.

E’ noto quanto la presentazione dei sintomi dell’asma, specie per quanto attiene all’asma allergico, sia variabile nel corso del tempo anche e soprattutto in funzione della presenza nell’ambiente dell’allergene al quale il paziente si sia sensibilizzato (vedi “Malattie allergiche delle vie aeree” – “ Pollinosi ” – “ Asma allergico con prove allergologiche negative: il parere dello pneumologo ”). Esistono situazioni particolari nel corso delle quali il paziente può presentare sintomi di asma poi non più confermabili nel corso della valutazione specialistica pneumologica. Vediamone alcune.

Leggi tutto: Test alla metacolina e asma bronchiale: il punto dello pneumologo

Bambini, smog a Torino e rischio di malattie: il punto dello pneumologo

bambini smog e malattie

Non solo malattie respiratorie e allergie come conseguenza della presenza sempre più importante di smog inquinante nelle nostre città, ma un vero e proprio attentato alla salute dei nostri bambini in grado di provocare talora anche gravi malattie legate a mutazioni del materiale genetico (DNA) delle loro cellule. E’ quanto emerge da uno studio sulle conseguenze biologiche degli inquinanti dell’aria, tra i quali i corpuscolati di diversa grandezza e l’ozono, finanziato dalla Commissione Europea nel corso del 2013 e denominato “Mapec Life”, che ha preso in considerazione circa 1200 bambini di età compresa tra 6 e 8 anni di varie città d’Italia, tra le quali Torino.

Alcune di queste microscopiche particelle, anche di dimensioni inferiori alle già assai minute particelle corpuscolate del PM2,5, sono in grado di trasferire i prodotti tossici di cui sono costituite addirittura all’interno delle cellule dell’organismo umano, determinando effetti nocivi irreversibili (mutazioni del materiale genetico) in grado di provocare malattie talora decisamente serie tra le quali tumori d’organo, linfomi maligni e leucemie. Importante il fatto che la probabilità di giungere a quadri patologici di tale gravità sia direttamente proporzionale alla quantità di sostanze con le quali il soggetto giunge a contatto e al tempo di esposizione alle stesse.

Ciò che viene definito nel corso di questo studio è che, non soltanto asma bronchiale, bronchite cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) ed enfisema polmonare, per stare alle più comuni malattie respiratorie croniche, possono essere bersaglio dell’inquinamento aereo, complicandosi con quadri di riacutizzazione infiammatoria delle vie aeree, ma vere e proprie mutazioni del DNA, specie per quanto documentato proprio nella popolazione pediatrica di Torino, possono creare la premessa per lo sviluppo di malattie tumorali più facilmente indotte dalle micro-particelle del PM0,5, ulteriormente aggravate dall’eventuale esposizione passiva dei bimbi al fumo di sigaretta (vedi “ Fumo di sigaretta, tosse, catarro e tumore del polmone: i consigli dello pneumologo ”) o da un’alimentazione inadeguata e ipercalorica che conduca al sovrappeso.

Leggi tutto: Bambini, smog a Torino e rischio di malattie: il punto dello pneumologo

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili. Pneumologo-ballor.it utilizza i cookies per consentirti la migliore navigazione. Il sito è impostato per consentire l`utilizzo di tutti i cookies. Se si continua a navigare, si accetta e si approva la nostra policy sull`impiego di cookies. Per saperne di più sulla nostra policy dei cookies.