Difficoltà a respirare e pressione arteriosa: una dispnea particolare per lo pneumologo

pressione arteriosa e difficolta respiratoria

Esiste una relazione tra difficoltà a respirare, ciò che il medico chiama dispnea, e la pressione arteriosa? Il disagio respiratorio rappresenta forse il sintomo più frequente con il quale lo specialista pneumologo è tenuto a confrontarsi. Esso è spia che qualcosa non funziona, non solamente a livello bronchiale e polmonare, ma altresì a livello di moltissimi altri organi, primo fra tutti il cuore, organo che tende a segnalare al paziente e al medico che qualcosa non va proprio attraverso la fatica a respirare che spesso si presenta durante uno sforzo.

Vediamo, allora, in quali casi la pressione arteriosa troppo alta (ipertensione arteriosa) o troppo bassa (ipotensione arteriosa) possono essere causa di dispnea.

Ipertensione Arteriosa

Rappresenta una delle più diffuse patologie presenti nella popolazione, spesso ignorata fino ad un suo riscontro casuale durante una visita medica (ipertensione arteriosa misconosciuta) o scoperta purtroppo tardi in occasione di un evento patologico talvolta grave (ictus e infarto), spesso espressione delle sue conseguenze negative. La pressione arteriosa rappresenta una misura della forza che il sangue esercita sulle pareti dei vasi sanguigni delle arterie che lo contengono. Essa dipende dalla quantità di sangue presente nel circolo sanguigno, dal diametro delle arterie che lo contengono, variabile in funzione dello stato di maggiore o minore contrazione dei muscoli presenti nella parete arteriosa, dalla viscosità (densità) del sangue (ematocrito), dalla frequenza cardiaca (numero di battiti del cuore al minuto) e dalla quantità di sangue che ad ogni battito del cuore viene pompata nell’aorta (gittata sistolica), che rappresenta il principale vaso arterioso che esce dal cuore e che convoglia il flusso sanguigno a tutti i vasi arteriosi dell’intero organismo. La pressione arteriosa si misura con lo sfigmomanometro e viene espressa in mmHg (millimetri di mercurio).

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Tumore del polmone e sindromi paraneoplastiche: il parere dello pneumologo

sindromi paraneoplastiche tumore polmone

S’intende per sindrome paraneoplastica un quadro patologico di accompagnamento ad un tumore benigno o maligno, che non rappresenti la diretta conseguenza locale o generale  del tumore o di una sua eventuale riproduzione a distanza (metastasi), bensì dipendente dal tumore e dalla sintesi di alcuni fattori ormonali e biochimici da esso prodotti, senza il quale essa non sarebbe in grado di manifestarsi attraverso specifici sintomi e segni clinici di ordine funzionale e morfologico. Per fare un esempio che consenta di cogliere meglio la differenza tra i due aspetti, posso citare il caso di un incendio boschivo: gli alberi bruciati, il terreno incenerito e le ustioni riportate dai volontari accorsi per spegnere le fiamme, sia nella sede dell’incendio, sia nei piccoli focolai portati dal vento delle vicinanze dello stesso, sono la diretta conseguenza dell’incendio; la congiuntivite e gli occhi arrossati che possono invece lamentare, anche  a notevole distanza dall’incendio, le persone investite dal fumo dello stesso, dipendono dall’incendio, ma non esprimono una sua diretta conseguenza.  

Tratterò nel presente testo solamente le sindromi paraneoplastiche relative ai tumori polmonari, tralasciando volutamente tutte quelle dipendenti da altri tipi di tumore.  Voglio ricordare, innanzitutto, che con il termine “sindrome”, s’intende un insieme di sintomi (soggettivi, e come tali riferiti dal paziente) e di segni clinici (obiettivi, rilevabili quindi dal medico), che si presentano contemporaneamente in un soggetto affetto da un determinato quadro patologico. Indipendentemente dallo specifico tipo di tumore polmonare, tutti i tumori maligni del polmone, in maggiore o minor misura, possono rendersi responsabili, oltre ai sintomi locali da essi direttamente dipendenti, di particolari manifestazioni cliniche generali (sindromi paraneoplastiche aspecifiche) quali:

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Sindrome delle apnee del sonno: lo pneumologo e il MAD (Dispositivo di Avanzamento Mandibolare)

apnee da sonno mad avanzamento mandibola

Non solo C-PAP (vedi “ C-PAP, Bi-PAP (Bi-Level), ventilazione non invasiva (NIV): dallo pneumologo un aiuto alla respirazione ”) per la terapia dell’OSAS e del russamento (vedi “ Sindrome delle apnee del sonno (SAS – OSAS)”). Parlando di apnee del sonno, tanto più alla luce delle ultime novità in tema di patente di guida (vedi “ Sindrome delle Apnee del Sonno Ostruttiva (OSAS) e patente di guida ”), balza evidente la necessità di orientare, fin da subito, il paziente a risolvere il problema nel minor tempo possibile, non solamente per una questione di salute. Frequentemente associata alla roncopatia (russamento notturno), questa particolare condizione, spesso presente in corso di sonno nei pazienti in sovrappeso, rischia di rappresentare un problema da non sottovalutare non solamente da un punto di vista della salute respiratoria, cardiovascolare e neurologica (maggior rischio di ictus cerebrale e infarto miocardico), ma anche per i dissapori che possono insorgere nella vita coniugale e relazionale, se si tiene conto del disturbo spesso arrecato al riposo notturno dell’incolpevole partner (vedi “Mio marito russa! Che cosa posso fare? ”).

Tale patologia del sonno, facilmente diagnosticabile con la polisonnografia (vedi “Polisonnografia e trattamento delle apnee del sonno ”), anche nota con la denominazione di “ monitoraggio cardio-respiratorio notturno”, si presenta, con maggior frequenza, nelle persone anziane (vedi “ Il cambiamento della respirazione nell’anziano: il parere dello pneumologo ”), anche se non rappresenta un’esclusiva di questa fascia d’età. Spesso manifesta la sua presenza con improvvisi risvegli che disturbano il sonno del paziente, anche se non tutti gli episodi di dispnea notturna sono da riferire all’OSAS (vedi “ Dispnea parossistica notturna” – “ Risvegli di notte con respiro che manca: le possibili cause spiegate dallo pneumologo ” – “ Sensazione di soffocamento: lo pneumologo aiuta a orientarsi ”). Lo stesso dormire con la bocca aperta, nel corso del russamento notturno, può essere causa di alitosi, problema particolarmente sentito da un punto di vista sociale e della vita relazionale e sentimentale (vedi “ Cause di alitosi e malattie respiratorie: il parere dello pneumologo ”).

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Fiori, erbe e piante per la respirazione: prodotti naturali e fitoterapia per tosse, catarro e asma

prodotti naturali e fitoterapia per tosse catarro asma

Ripulire bronchi e polmoni anche senza i farmaci dello pneumologo? Erboristeria e infusi naturali, suffumigi e oli essenziali per curare asma (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”), bronchite, BPCO ed enfisema polmonare? Tosse e catarro che scompaiono, come per magia, con un buon decotto o con la “tisanina” della nonna? Realtà, immaginazione o “credo” radicato che sia, il mondo del “ curativo efficace”, immaginato e adorato da una gran parte della collettività, non ha limiti quando si parla di ripristinare la salute respiratoria. Proprio in virtù dell’aspetto naturale di certe proprietà curative del mondo vegetale, considerate spesso ben distanti da quel mondo farmacologico classicamente “ ortodosso” e incontestabilmente “scientifico ” dal quale molti rifuggono, in quanto percepito troppo “chimico”, innaturalmente artificiale e ricco di effetti avversi e di controindicazioni, lo spazio per la cura direttamente fornita dalla natura si è nel tempo fatto sempre più ampio, arruolando ormai veri eserciti di pazienti che per nulla al mondo rinuncerebbero a curarsi con le “erbe”.

Senza voler entrare nel merito della maggiore o minore efficacia del trattamento delle forme respiratorie con i fitoterapici (medicamenti di origine vegetale), prendo atto degli innegabili vantaggi che nella pratica clinica derivano dall’impiego degli estratti di certe piante dalle indiscusse proprietà terapeutiche. Tra queste la Digitalis lanata (digitale), contenente quel principio attivo della digossina e della digitossina ad azione cardioattiva, impiegata in cardiologia nel trattamento dei disturbi del ritmo cardiaco e non solo. Curioso e interessato come sono a tutto ciò che è scienza, intesa come “osservazione del reale”, vorrei esporre quali piante sono oggi, da più parti, ritenute utili per la cura di alcune malattie respiratorie, ma soprattutto per il controllo di alcuni dei loro sintomi. Per quanto, senza eccedere in esagerazioni poco scientifiche che sanno di miracolistico, sia possibile riscontrare benefici effetti curativi in molte delle piante e dei prodotti della natura di seguito trattati, non mi stancherò mai di ricordare quanto sia importante una diagnosi corretta che preceda un qualsiasi trattamento, pena il veder andare delusi i tentativi messi in campo per risolvere il problema.

Ricordo come tosse e catarro possano essere espressione di cause talora assai diverse, da una banale irritazione acuta delle vie aeree, fino ad un  loro sospetto persistere nel caso in cui rappresentino la conseguenza di una serie di problemi ben più seri. Tra questi, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), bronchite cronica bronchiectasica e, specie nei fumatori, il tumore ai polmoni e ai bronchi (vedi “ Fumo di sigaretta, tosse, catarro e tumore del polmone: i consigli dello pneumologo ”), situazioni tutte che, specie l’ultima, spesso non ammettono ritardi diagnostici oltre il tempo indispensabile a garantirne un’efficacia curativa dipendente dalla precocità e dalla correttezza dell’intervento terapeutico. Trattare la tosse persistente di un tumore polmonare non ancora individuato, secca o produttiva che essa possa essere (vedi “ Tosse secca o “tosse senza catarro”: il parere dello pneumologo ” – “ Tosse con catarro: il parere dello pneumologo”), con una tisana o con un “suffumigio”, che trasformi in fumo o in vapore foglie, fiori o altri derivati vegetali per consentirne l’inalazione dei principi attivi, rischia solo di posticipare pericolosamente il momento di una diagnosi che, per necessità, non dev’essere tardiva! 

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Saturazione dell’ossigeno e dita fredde: lo pneumologo e il buon uso dell’ossimetro

corretto uso ossimetro

Ossimetri e cardiofrequenzimetri, spirometri automatici (vedi “ La spirometria o esame spirometrico”) e misuratori elettronici del picco di flusso espiratorio, sfigmomanometri elettronici per la misurazione in continuo della pressione arteriosa, rilevatori di ossido nitrico nell’aria espirata (vedi “ Ossido nitrico esalato (FeNO), asma allergico e infiammazione dei bronchi ”) e polisonnigrafi per la rilevazione delle apnee del sonno (vedi “ Sindrome delle apnee del sonno (SAS – OSAS) e russamento ”). Ormai siamo tutti maestri! Addetti o non addetti ai lavori, conta solo più la tecnologia. L’orientamento generale sembra essere quello tale per cui, dato un certo gingillo tecnologico prima impensabile, tanto più se di basso costo e di larga diffusione, capace di misurare, indicare, svelare e definire, chiunque si pensa in grado di poterlo usare. Meno male che, almeno per il momento, i vettori spaziali mantengono un costo inaccessibile ai privati, perché diversamente, con un buon manuale d’istruzioni, ne vedremmo delle belle! Peccato che, nella realtà quotidiana, ci sia una bella differenza tra “ misurare” e “valutare”. O per dirla ancora meglio, tra “dire di valutare” e “ saperlo poi fare veramente”. Misurare è compito dello strumento, mentre ben diversa è la corretta “ interpretazione” dei valori acquisiti dalla misurazione effettuata dalla macchina che, spettando poi all’uomo, rischia di creare non pochi problemi quando, per la non perfetta conoscenza della teoria e della materia, ma soprattutto per la mancanza d’esperienza, ai “numerini” colorati indicati sul display non si è poi in grado di dare un senso e un significato scientificamente corretti, senza i quali viene meno anche quella pretesa di precisione tecnica che si reclama dallo strumento. 

Ma parliamo dell’ossimetro (vedi “ Ossimetria (saturimetria)”), noto anche con il termine di “saturimetro”, in quanto strumento elettronico in grado di rilevare la percentuale di “ saturazione dell’emoglobina”, molto spesso impropriamente definita “saturazione dell’ossigeno ” . A questo proposito l’articolo “ Respiro, polmoni, globuli rossi ed emoglobina: lo pneumologo e la storia della respirazione ”, e in particolar modo il paragrafo “CHE COS’E’ L’AFFINITA’ DELL’EMOGLOBINA PER L’OSSIGENO?”, chiariscono al lettore i concetti di “ossigeno disciolto ”, di “ossigeno legato” e il reciproco rapporto di equilibrio tra le due quote presenti nel sangue ( curva di dissociazione dell’emoglobina, di cui ho già parlato nell’articolo “Ossimetria (saturimetria) ” citato prima), aiutando a meglio comprendere il concetto di “ saturazione”, sul quale si basa il principio di funzionamento dell’ossimetro utilizzato per la valutazione della quantità di ossigeno presente nel sangue del paziente.

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