“Faccio fatica a fare le scale e mi manca il fiato”: il parere dello pneumologo

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Fare fatica a fare le scale potrebbe tranquillamente non stupire, se i piani da salire fossero dieci. Diverso, invece, è il caso in cui un particolare affaticamento a respirare compaia già dopo aver salito anche solo uno o due piani. “ Mi manca il respiro quando faccio le scale … anche dopo pochi gradini” . Spesso mi è capitato di sentirmelo raccontare da pazienti che ricorrevano a un mio parere per la preoccupazione procurata da un’importante difficoltà respiratoria che si manifestava nell’affrontare una rampa di scale, cosa fino a poco tempo prima consentita senza sforzo. Ciò che fino a poco prima non provocava nessun sintomo particolare ed era ben tollerato, improvvisamente diventava in grado di procurare la comparsa di un marcato disagio respiratorio (dispnea), un generale senso di affaticamento accompagnato da tachicardia e palpitazione. Questa sensazione viene spesso erroneamente considerata, dagli anziani, una sorta di “normalità” implicita nell’invecchiamento, e non già, come invece dovrebbe, un disturbo legato a una qualche patologia spesso risolvibile, o per lo meno migliorabile e curabile, a patto che, prima di tutto, la si individui e se ne chiariscano le cause (vedi “Il cambiamento della respirazione nell’anziano: il parere dello pneumologo ”).

Alla base di questo sintomo si ritrovano, molto spesso, cause fisiopatologiche e cliniche anche molto diverse tra loro. Vediamo, allora, quali condizioni possono esserne responsabili.

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Dispnea da sforzo e affaticamento: l’anemia spiegata dallo pneumologo

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Pallore cutaneo (volto pallido) e scavato, occhi segnati, astenia (stanchezza) e fatica a respirare quando ci si muove, condizione clinica definita “dispnea da sforzo”. Specialmente se fino a poco tempo prima tutto pareva normale, tale situazione può rappresentare un’occasione di preoccupazione e di allarme, portando il paziente a consultare rapidamente il medico e lo specialista pneumologo per chiarire il motivo del disagio respiratorio e della facile affaticabilità, spesso già presente anche a riposo ma che ancor più si accentua quando ci si mette in moto. Anche il semplice camminare tranquilli, e ancor più  il salire le scale (vedi “ ”Faccio fatica a fare le scale e mi manca il fiato”: il parere dello pneumologo ”) o fare una breve corsa (vedi “ ”Quando corro mi manca il fiato”: il parere dello pneumologo ”), genera nel paziente un’intensa sensazione di stanchezza accompagnata da un respiro pesante.  Può capitare, talvolta, che il motivo della comparsa della dispnea non riconosca una tra le classiche cause che più frequentemente ne sono responsabili, quali le malattie cardio-vascolari, le patologie bronco-polmonari o quelle neurologiche, ma risieda invece nell’anemia.

Per quanto la definizione di anemia mantenga un carattere arbitrario, essendo variabile il deficit di emoglobina circolante, nella donna e nell’uomo, necessario per rientrare in questa condizione, secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) può considerarsi “anemico” un soggetto che presenti una concentrazione di emoglobina (Hb) < a 12 gr/100 ml, se di sesso femminile, e < a 13 gr/100 ml, se di sesso maschile, con differenze, riferite all’età e al sesso, che fanno si che  tali limiti vengano ulteriormente modificati nella quotidianità clinica. In base a ciò, infatti, si considera anemica una donna adulta che presenti una concentrazione dell’emoglobina < a 11,5 gr/100 ml, un uomo con una concentrazione dell’emoglobina < a 13,5 gr/100 ml, se di età < 70 anni, e < a 12,0 gr/100 ml, se di età > 70 anni, con un’anemia definibile tale, nell’età pre-pubere, solo se in presenza di una concentrazione dell’emoglobina < a 11,0 gr/100 ml. 

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Fibrosi agli apici con bronchiectasie nella radiografia del torace: cosa dice lo pneumologo

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Mi è capitato, qualche volta, di dover esprimere un parere professionale relativo al riscontro di manifestazioni fibrotiche presenti in corrispondenza degli apici polmonari, spesso interessanti bilateralmente i polmoni, non infrequentemente associate a bronchiectasie. Tale situazione radiologica, talora segnalata nella radiografia standard del torace eseguita per chiarire la comparsa o la persistenza di sintomi quali tosse, dispnea, emoftoe (vedi “ Tosse e sangue dalla bocca: è sempre tumore?” – “ Come capire da dove viene il sangue che esce dalla bocca: un aiuto dallo pneumologo ”) o espettorazione catarrale (vedi “ Tosse con catarro: il parere dello pneumologo” – “ I consigli dello pneumologo per tosse e catarro: le cause e la terapia ”), veniva poi spesso valutata con una successiva TAC del torace praticata senza somministrazione di mezzo di contrasto iodato non ionico ( HRCT-torace senza m.d.c.), in grado di confermare sia la condizione fibrotica dell’interstizio, sia la presenza delle bronchiectasie, la cui genesi si giustificava spesso con dinamiche “ da trazione”.

Naturalmente, la prima cosa che dev’essere presa in considerazione in questi casi, è la localizzazione alle regioni polmonari più apicali di setti fibrotici la cui formazione si giustifichi con le molte situazioni di fibrosi polmonare idiopatica e non-idiopatica (vedi il testo già pubblicato) che possono realizzarsi, tra l’altro, anche nel corso di malattie interstiziali del polmone (interstiziopatie) spesso evolute in senso “fibrosante” da pneumoconiosi e pneumopatie professionali

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I segni radiologici di enfisema polmonare: il parere dello pneumologo

segni enfisema

…. Diffusa ipertrasparenza parenchimale … ” o “ … iperdiafania enfisematosa di fondo …” sono definizioni che possono comparire nel referto della radiografia del torace di pazienti affetti da enfisema polmonare. L’ enfisema polmonare consiste in una malattia respiratoria cronica che determina, nel tempo, una progressiva rarefazione del tessuto polmonare tale da comportare, in un elevato numero di casi e specie durante la marcia, insufficienza respiratoria cronica con necessità di ossigenoterapia (vedi “ L’ossigenoterapia domiciliare spiegata dallo pneumologo ”), in virtù della minor capacità dell’organo di garantire nel sangue la presenza di una sufficiente quantità di ossigeno necessaria per le molte funzioni metaboliche dell’organismo (vedi “ Respiro, polmoni, globuli rossi ed emoglobina: lo pneumologo e la storia della respirazione ”).

segni enfisema rx laterale

Spesso la storia clinica dei pazienti che ne sono affetti, inizia magari dopo anni di respiro percepito “pesante” ( dispnea), ma ignorato o non sufficientemente considerato (vedi “ Il cambiamento della respirazione nell’anziano: il parere dello pneumologo ”), ritardando in questo modo il momento in cui le alterazioni radiologiche e funzionali della malattia vengono colte. Si preclude, in tal modo, ogni possibilità di agire in senso preventivo sulla progressione di una malattia che richiede in molti casi anni a realizzarsi, lasciando spazio solo più ad una diagnosi, ma non ad una terapia che si possa definire davvero risolutiva.

Prendo spunto dalla radiografia del torace riportata nelle due immagini pubblicate nel testo, relativa ad un paziente con enfisema polmonare, per descrivere le principali alterazioni radiologiche dichiarative di questa malattia.

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Difficoltà a respirare e pressione arteriosa: una dispnea particolare per lo pneumologo

pressione arteriosa e difficolta respiratoria

Esiste una relazione tra difficoltà a respirare, ciò che il medico chiama dispnea, e la pressione arteriosa? Il disagio respiratorio rappresenta forse il sintomo più frequente con il quale lo specialista pneumologo è tenuto a confrontarsi. Esso è spia che qualcosa non funziona, non solamente a livello bronchiale e polmonare, ma altresì a livello di moltissimi altri organi, primo fra tutti il cuore, organo che tende a segnalare al paziente e al medico che qualcosa non va proprio attraverso la fatica a respirare che spesso si presenta durante uno sforzo.

Vediamo, allora, in quali casi la pressione arteriosa troppo alta (ipertensione arteriosa) o troppo bassa (ipotensione arteriosa) possono essere causa di dispnea.

Ipertensione Arteriosa

Rappresenta una delle più diffuse patologie presenti nella popolazione, spesso ignorata fino ad un suo riscontro casuale durante una visita medica (ipertensione arteriosa misconosciuta) o scoperta purtroppo tardi in occasione di un evento patologico talvolta grave (ictus e infarto), spesso espressione delle sue conseguenze negative. La pressione arteriosa rappresenta una misura della forza che il sangue esercita sulle pareti dei vasi sanguigni delle arterie che lo contengono. Essa dipende dalla quantità di sangue presente nel circolo sanguigno, dal diametro delle arterie che lo contengono, variabile in funzione dello stato di maggiore o minore contrazione dei muscoli presenti nella parete arteriosa, dalla viscosità (densità) del sangue (ematocrito), dalla frequenza cardiaca (numero di battiti del cuore al minuto) e dalla quantità di sangue che ad ogni battito del cuore viene pompata nell’aorta (gittata sistolica), che rappresenta il principale vaso arterioso che esce dal cuore e che convoglia il flusso sanguigno a tutti i vasi arteriosi dell’intero organismo. La pressione arteriosa si misura con lo sfigmomanometro e viene espressa in mmHg (millimetri di mercurio).

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