Allergia, asma e microbiota intestinale: novità e conferme dallo pneumologo

allergia asma e microbiota intestinale

Nel corso di un recente convegno svoltosi a Torino (5 novembre 2016) al quale ho avuto modo di partecipare, che ha visto, in considerazione dei temi trattati, la presenza prevalente di specialisti pneumologi, allergologi e internisti, è stato possibile fare il punto su diversi aspetti della patologia immuno-allergica anche respiratoria (ma non solo), con conferme e novità sia di ordine diagnostico che di ordine terapeutico. Vediamo, allora, alcuni tra i punti più qualificanti che sono emersi dal confronto tra gli specialisti intervenuti e dalle esposizioni dei relatori, alcuni dei quali interessanti per il diverso modo di sottolineare l’importanza del rapporto tra mondo “esterno” e mondo “ interno” del paziente nel determinismo di molte malattie respiratorie e non a base allergica, che meglio spiegherò nel corso dell’esposizione. Un modo nuovo per riconsiderare l’insieme delle reciproche interazioni tra cibo e alimentazione, batteri della flora intestinale e sistema immunitario, ma soprattutto un diverso modo di considerare questi diversi aspetti in relazione allo sviluppo di malattie a patogenesi immuno-allergica.

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Filtri nasali, asma, rinite allergica e spray nasali: alcuni consigli dello pneumologo per l’allergia

filtri nasali e spray nasali

La rinite allergica interessa non solamente l’otorinolaringoiatra ma anche lo pneumologo. E’ vero infatti, che come ben conosce lo specialista delle malattie dell’apparato respiratorio, nel paziente asmatico, se il naso è fuori controllo, anche i bronchi, e quindi l’asma bronchiale, sono fuori controllo! (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere” – “ Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”). Il naso, in fondo, appartiene come i bronchi a quell’unica più grande “via respiratoria” che accomuna spesso processi patologici simili, per quanto in grado di manifestarsi clinicamente in punti diversi della stessa. Il detto ben caro allo pneumologo “one way – one disease” (“una via – una malattia ”), descrive molto bene tale situazione, sottolineando in pratica la possibilità che un processo patologico infiammatorio che colpisca le vie aeree possa considerarsi sotto controllo a patto che esso venga “spento” a tutti i livelli dell’apparato respiratorio ai quali esso si presenti.

Tali considerazioni sono particolarmente appropriate nel caso dell’asma allergico, che rappresenta la più comune presentazione della malattia asmatica (vedi “Pollinosi” – “Malattie allergiche delle vie aeree”). In molti casi gli allergeni responsabili delle crisi respiratorie asmatiche e degli starnuti, sono rappresentati dai pollini delle piante erbacee o degli alberi (vedi “Asma allergico da graminacee: il parere dello pneumologo ”), dagli acari della polvere domestica (vedi “Asma allergico da acari della polvere: i consigli dello pneumologo” ), o dai prodotti della desquamazione della cute degli animali (vedi “Bimbo, animali domestici, asma e allergie: i consigli dello pneumologo” ), o ancora dai micofiti e dalle muffe presenti nelle case o negli spazi aperti (vedi “Asma, problemi respiratori e muffe nella casa”). Su questi il fumo di sigaretta completa l’opera, accentuando quell’infiammazione delle vie aeree che poi rende più difficoltoso il controllo delle forme allergiche rinitiche e asmatiche (vedi “ Asma e fumo di sigaretta: il parere dello pneumologo” ).

Si tenga presente, inoltre, che come già ho descritto in un mio precedente articolo pubblicato sul sito (vedi: ” Dalla rinite allergica all’asma bronchiale: lo pneumologo e la prevenzione asmatica”), esiste un concreto ed elevato rischio di veder comparire nel corso della vita l’asma bronchiale, nel caso in cui il paziente sia inizialmente portatore di sola rinite allergica. Circa due terzi dei pazienti che presentano in un primo tempo la sola rinite allergica, infatti, diventano nel tempo anche asmatici, rappresentando fattori protettivi, in grado di limitare tale progressione clinica, l’immunoterapia con estratti allergenici (TIS – terapia iposensibilizzante specifica), sia in termini di terapia iniettiva per via sottocutanea(SCIT – subcutaneous immunotherapy) sia in quelli di somministrazione per via sublinguale (SLIT – sublingual immunotherapy), un adeguato controllo dell’infiammazione nasale allergica, la ridotta esposizione del paziente agli inquinanti dello smog urbano e lavorativo ed al fumo di sigaretta, ed infine la prevenzione delle infezioni virali respiratorie, specie quelle da virus influenzale che, in molti casi, rappresenta un fattore determinante del passaggio rinite - asma (vedi “Vaccinazione antinfluenzale e malattie polmonari: i consigli dello pneumologo” – “ Le vaccinazioni utili in pneumologia: il parere dello pneumologo”).

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Terremoto, asma e problemi respiratori: i consigli dello pneumologo

terremoto asma e problemi respiratori

I recenti terremoti che dal 24 agosto 2016 hanno devastato l’Italia centrale, hanno portato all’attenzione di noi tutti la fragilità delle nostre sicurezze e la vulnerabilità dell’essere umano. Ciò che sembrava scontato al risveglio di ogni mattina è crollato insieme alle case e a quella necessità di certezza che ci accomuna tutti. Improvvisamente è diventato difficile anche solo nutrirsi, espletare le più elementari necessità fisiologiche, proteggersi dal freddo, trovare un indumento con il quale coprirsi. Ma ancor più si è toccata con mano la difficoltà di continuare a curarsi e di reperire i farmaci di uso quotidiano. Oltre agli aspetti del lutto, delle perdite di affetti e di persone, il terremoto ha presentato nel suo conto funesto anche nuovi problemi di ordine sanitario. E tra questi il rischio di comparsa o di aggravamento di patologie respiratorie, tra le quali asma bronchiale, bronchite cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), ed enfisema polmonare, ma non solo.

Vediamo, allora, alcuni aspetti importanti di cui tener conto in tali circostanze.

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Ipertrasparenza enfisematosa, aumentata diafania parenchimale: lo pneumologo spiega il significato

Ipertrasparenza enfisematosa polmoni

Provate a mettere, a due a due, i seguenti termini in un diverso ordine e trovate tutte le possibili combinazioni: “ipertrasparenza”, “aumentata diafania“, “parenchimale”, “iperdiafania polmonare”, “enfisematosa ”, “accentuazione della diafania parenchimale polmonare”: non è raro trovare tali espressioni, variamente associate tra loro, nel referto delle radiografie del torace. Ma che cosa significa tutto ciò? E soprattutto: il significato di tali definizioni radiologiche, a quale malattia respiratoria si riferiscono?

Vediamo di fare chiarezza, spiegando l’origine dei termini e il loro significato scientifico e clinico. Inizierò col dire che una qualunque indagine radiologica del torace (Rx-torace, TAC-torace, ecc.) che utilizzi radiazioni “X”, consiste in un esame volto a comprendere una situazione “interna” dell’organismo, attraverso l’acquisizione di immagini in grado di riprodurre, nel modo più fedele possibile, la realtà viscerale del paziente sottoposto a esame. Nel caso specifico, con la radiografia del torace lo pneumologo chiede al radiologo di indagare l’interno della gabbia toracica, mettendo in evidenza, in modo particolare, le strutture pleuriche e polmonari in essa contenute.

Il principio generale secondo il quale, dirigendo un fascio di radiazioni “X” verso un tessuto biologico, otteniamo sulla superficie radiografica un’immagine dei tessuti attraversati dal fascio radiante, consiste nel fatto che un qualsiasi organo, e tra questi il polmone, costituito da strutture anatomiche, istologiche (tessuti) e cellulari molto diverse tra loro, quando è attraversato dai raggi “X” tende a riprodurre se stesso e tutti i suoi dettagli interni sulla superficie piana ove si forma l’immagine, proprio in ragione del fatto che presenta zone interne in grado di assorbire diversamente il fascio radiante che lo attraversa. Se per esempio mettessimo un cucchiaio di metallo appoggiato sul torace del paziente sottoposto ad esame radiografico, sull’immagine radiografica otterremmo una dettagliata immagine bianca riproducente la forma ed il profilo del cucchiaio, in quanto non essendo i raggi “X” in grado di attraversare il metallo, essi non sarebbero in grado di impressionare la superficie sensibile della radiografia posta, in serie, oltre la fonte radiante (apparecchio radiografico) e il torace sul quale è stato appoggiato il cucchiaio. Si dice in questo caso che il cucchiaio (metallo) si presenta come struttura non attraversabile dai raggi “X” e, come tale definibile fortemente “radio-opaca” (opaca ai raggi).

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Bisogno di inspirare lungo o di respirare a fondo profondamente

bisogno di respirare

… Mi capita alle volte di dover fare un respiro lungo … di sentire che ho bisogno di fare un respiro profondo … ma qualche volta non ci riesco … è come se il respiro si bloccasse … come se non riuscissi a respirare a fondo …non mi manca il fiato ma fare un respiro è un bisogno … ”. Queste e altre definizioni del genere mi sono state qualche volta presentate da pazienti con dispnea (difficoltà respiratoria) particolarmente ansiosi, timorosi per il loro stato di salute, magari presentandomi un’infinita quantità di esami clinici già praticati e tutti nella norma! (vedi “Spirometria” – “Ossimetria (saturimetria)” – “ Emogasanalisi arteriosa” – “Esami per malattie respiratorie e tumori polmonari e pleurici”). Come si vede nella curiosa immagine che presenta il testo, ho sempre avuto l’impressione che il disagio respiratorio, cioè quel particolare tipo di dispnea che cercava di essere descritta dai miei pazienti con le definizioni viste sopra, altro non fosse se non quella necessità di respirare che prova il nuotatore nel momento in cui, dopo numerose bracciate in apnea, sente il bisogno impellente di riemergere per “tirare il fiato”, per non soffocare. E così descritta, numerose volte ho avuto modo di notare quanto la mia supposizione di immaginarmi il loro disagio, mi venisse confermata proprio dalle descrizioni delle sensazioni fisiche e mentali da loro realmente provate.

Come per tutti i bisogni inappagati, anche in questo caso la dispnea (difficoltà respiratoria) che con queste parole viene descritta, ha poco il sapore di un sintomo dichiarativo di malattia fisica, quanto piuttosto quello di un disagio psicologico (vedi “ Disturbi respiratori a base ansiosa e depressiva”). Per tornare all’esempio citato prima, sembra davvero di essere in presenza di un paziente che, al pari di un nuotatore che ha fatto 4 bracciate in apnea con la testa sott’acqua, sente la necessità di “tirare il fiato” profondamente, vivendo tale sensazione fisica come un bisogno assoluto, impellente e non procrastinabile, pena il “ sentirsi male”. L’unica differenza tra i due è che, mentre il nuotatore in vasca sente la necessità di respirare a fondo in quanto, prolungandosi l’apnea durante lo sforzo, il ricambio d’aria nei polmoni gli è indispensabile per portare nuovo ossigeno ai polmoni e al sangue, il paziente dispnoico “fuori vasca”, invece, sente il bisogno di “respirare” profondamente, senza che la necessità sentita per tale atto derivi da una malattia respiratoria oggettiva o da una richiesta fisiologica motivata. Il bisogno del primo è funzionale, in conseguenza di una necessità fisica oggettiva (ipossia – vedi “Insufficienza respiratoria e ossigenoterapia ”), quello del secondo, invece, è “mentalmente” patologico, in quanto, pur non necessario a garantire in quel momento un ricambio d’aria, viene vissuto dal paziente come indispensabile solamente per appagare, proprio attraverso quel respiro lungo, un disagio soggettivo che origina dalla psiche.

Respirare a lungo, in questi pazienti, tende spesso a rappresentare quel “liberarsi” fisicamente da una sensazione intimamente connessa ad un disagio psicosomatico spesso originantesi in un più generale senso di “costrizione” provato nella vita. Quella stessa costrizione che spesso, in questi pazienti, rappresenta una fastidiosa sensazione con la quale doversi confrontare, presente in ogni momento del vissuto quotidiano e legata ad alcune dinamiche del loro disfunzionale relazionarsi con gli altri. La richiesta di un respiro, poi, vissuto come “ indispensabile in quel momento” ma che “si blocca”, spesso ha a che fare con l’incapacità di questi pazienti di saper portare agli altri il proprio punto di vista, la comunicazione di ciò che vorrebbero poter loro comunicare ma che essi temono possa dispiacergli o, peggio ancora, che possa generare insopportabili giudizi negativi. Una sorta di vero e proprio “tapparsi la bocca” per non parlare, del tipo “ Ho voglia di dirti … liberandomi (respirando a fondo) … ma poi mi blocco per paura della tua reazione …”.

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