I segni radiologici di enfisema polmonare: il parere dello pneumologo

segni enfisema

…. Diffusa ipertrasparenza parenchimale … ” o “ … iperdiafania enfisematosa di fondo …” sono definizioni che possono comparire nel referto della radiografia del torace di pazienti affetti da enfisema polmonare. L’ enfisema polmonare consiste in una malattia respiratoria cronica che determina, nel tempo, una progressiva rarefazione del tessuto polmonare tale da comportare, in un elevato numero di casi e specie durante la marcia, insufficienza respiratoria cronica con necessità di ossigenoterapia (vedi “ L’ossigenoterapia domiciliare spiegata dallo pneumologo ”), in virtù della minor capacità dell’organo di garantire nel sangue la presenza di una sufficiente quantità di ossigeno necessaria per le molte funzioni metaboliche dell’organismo (vedi “ Respiro, polmoni, globuli rossi ed emoglobina: lo pneumologo e la storia della respirazione ”).

segni enfisema rx laterale

Spesso la storia clinica dei pazienti che ne sono affetti, inizia magari dopo anni di respiro percepito “pesante” ( dispnea), ma ignorato o non sufficientemente considerato (vedi “ Il cambiamento della respirazione nell’anziano: il parere dello pneumologo ”), ritardando in questo modo il momento in cui le alterazioni radiologiche e funzionali della malattia vengono colte. Si preclude, in tal modo, ogni possibilità di agire in senso preventivo sulla progressione di una malattia che richiede in molti casi anni a realizzarsi, lasciando spazio solo più ad una diagnosi, ma non ad una terapia che si possa definire davvero risolutiva.

Prendo spunto dalla radiografia del torace riportata nelle due immagini pubblicate nel testo, relativa ad un paziente con enfisema polmonare, per descrivere le principali alterazioni radiologiche dichiarative di questa malattia.

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Difficoltà a respirare e pressione arteriosa: una dispnea particolare per lo pneumologo

pressione arteriosa e difficolta respiratoria

Esiste una relazione tra difficoltà a respirare, ciò che il medico chiama dispnea, e la pressione arteriosa? Il disagio respiratorio rappresenta forse il sintomo più frequente con il quale lo specialista pneumologo è tenuto a confrontarsi. Esso è spia che qualcosa non funziona, non solamente a livello bronchiale e polmonare, ma altresì a livello di moltissimi altri organi, primo fra tutti il cuore, organo che tende a segnalare al paziente e al medico che qualcosa non va proprio attraverso la fatica a respirare che spesso si presenta durante uno sforzo.

Vediamo, allora, in quali casi la pressione arteriosa troppo alta (ipertensione arteriosa) o troppo bassa (ipotensione arteriosa) possono essere causa di dispnea.

Ipertensione Arteriosa

Rappresenta una delle più diffuse patologie presenti nella popolazione, spesso ignorata fino ad un suo riscontro casuale durante una visita medica (ipertensione arteriosa misconosciuta) o scoperta purtroppo tardi in occasione di un evento patologico talvolta grave (ictus e infarto), spesso espressione delle sue conseguenze negative. La pressione arteriosa rappresenta una misura della forza che il sangue esercita sulle pareti dei vasi sanguigni delle arterie che lo contengono. Essa dipende dalla quantità di sangue presente nel circolo sanguigno, dal diametro delle arterie che lo contengono, variabile in funzione dello stato di maggiore o minore contrazione dei muscoli presenti nella parete arteriosa, dalla viscosità (densità) del sangue (ematocrito), dalla frequenza cardiaca (numero di battiti del cuore al minuto) e dalla quantità di sangue che ad ogni battito del cuore viene pompata nell’aorta (gittata sistolica), che rappresenta il principale vaso arterioso che esce dal cuore e che convoglia il flusso sanguigno a tutti i vasi arteriosi dell’intero organismo. La pressione arteriosa si misura con lo sfigmomanometro e viene espressa in mmHg (millimetri di mercurio).

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Tumore del polmone e sindromi paraneoplastiche: il parere dello pneumologo

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S’intende per sindrome paraneoplastica un quadro patologico di accompagnamento ad un tumore benigno o maligno, che non rappresenti la diretta conseguenza locale o generale  del tumore o di una sua eventuale riproduzione a distanza (metastasi), bensì dipendente dal tumore e dalla sintesi di alcuni fattori ormonali e biochimici da esso prodotti, senza il quale essa non sarebbe in grado di manifestarsi attraverso specifici sintomi e segni clinici di ordine funzionale e morfologico. Per fare un esempio che consenta di cogliere meglio la differenza tra i due aspetti, posso citare il caso di un incendio boschivo: gli alberi bruciati, il terreno incenerito e le ustioni riportate dai volontari accorsi per spegnere le fiamme, sia nella sede dell’incendio, sia nei piccoli focolai portati dal vento delle vicinanze dello stesso, sono la diretta conseguenza dell’incendio; la congiuntivite e gli occhi arrossati che possono invece lamentare, anche  a notevole distanza dall’incendio, le persone investite dal fumo dello stesso, dipendono dall’incendio, ma non esprimono una sua diretta conseguenza.  

Tratterò nel presente testo solamente le sindromi paraneoplastiche relative ai tumori polmonari, tralasciando volutamente tutte quelle dipendenti da altri tipi di tumore.  Voglio ricordare, innanzitutto, che con il termine “sindrome”, s’intende un insieme di sintomi (soggettivi, e come tali riferiti dal paziente) e di segni clinici (obiettivi, rilevabili quindi dal medico), che si presentano contemporaneamente in un soggetto affetto da un determinato quadro patologico. Indipendentemente dallo specifico tipo di tumore polmonare, tutti i tumori maligni del polmone, in maggiore o minor misura, possono rendersi responsabili, oltre ai sintomi locali da essi direttamente dipendenti, di particolari manifestazioni cliniche generali (sindromi paraneoplastiche aspecifiche) quali:

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Sindrome delle apnee del sonno: lo pneumologo e il MAD (Dispositivo di Avanzamento Mandibolare)

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Non solo C-PAP (vedi “ C-PAP, Bi-PAP (Bi-Level), ventilazione non invasiva (NIV): dallo pneumologo un aiuto alla respirazione ”) per la terapia dell’OSAS e del russamento (vedi “ Sindrome delle apnee del sonno (SAS – OSAS)”). Parlando di apnee del sonno, tanto più alla luce delle ultime novità in tema di patente di guida (vedi “ Sindrome delle Apnee del Sonno Ostruttiva (OSAS) e patente di guida ”), balza evidente la necessità di orientare, fin da subito, il paziente a risolvere il problema nel minor tempo possibile, non solamente per una questione di salute. Frequentemente associata alla roncopatia (russamento notturno), questa particolare condizione, spesso presente in corso di sonno nei pazienti in sovrappeso, rischia di rappresentare un problema da non sottovalutare non solamente da un punto di vista della salute respiratoria, cardiovascolare e neurologica (maggior rischio di ictus cerebrale e infarto miocardico), ma anche per i dissapori che possono insorgere nella vita coniugale e relazionale, se si tiene conto del disturbo spesso arrecato al riposo notturno dell’incolpevole partner (vedi “Mio marito russa! Che cosa posso fare? ”).

Tale patologia del sonno, facilmente diagnosticabile con la polisonnografia (vedi “Polisonnografia e trattamento delle apnee del sonno ”), anche nota con la denominazione di “ monitoraggio cardio-respiratorio notturno”, si presenta, con maggior frequenza, nelle persone anziane (vedi “ Il cambiamento della respirazione nell’anziano: il parere dello pneumologo ”), anche se non rappresenta un’esclusiva di questa fascia d’età. Spesso manifesta la sua presenza con improvvisi risvegli che disturbano il sonno del paziente, anche se non tutti gli episodi di dispnea notturna sono da riferire all’OSAS (vedi “ Dispnea parossistica notturna” – “ Risvegli di notte con respiro che manca: le possibili cause spiegate dallo pneumologo ” – “ Sensazione di soffocamento: lo pneumologo aiuta a orientarsi ”). Lo stesso dormire con la bocca aperta, nel corso del russamento notturno, può essere causa di alitosi, problema particolarmente sentito da un punto di vista sociale e della vita relazionale e sentimentale (vedi “ Cause di alitosi e malattie respiratorie: il parere dello pneumologo ”).

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Fiori, erbe e piante per la respirazione: prodotti naturali e fitoterapia per tosse, catarro e asma

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Ripulire bronchi e polmoni anche senza i farmaci dello pneumologo? Erboristeria e infusi naturali, suffumigi e oli essenziali per curare asma (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”), bronchite, BPCO ed enfisema polmonare? Tosse e catarro che scompaiono, come per magia, con un buon decotto o con la “tisanina” della nonna? Realtà, immaginazione o “credo” radicato che sia, il mondo del “ curativo efficace”, immaginato e adorato da una gran parte della collettività, non ha limiti quando si parla di ripristinare la salute respiratoria. Proprio in virtù dell’aspetto naturale di certe proprietà curative del mondo vegetale, considerate spesso ben distanti da quel mondo farmacologico classicamente “ ortodosso” e incontestabilmente “scientifico ” dal quale molti rifuggono, in quanto percepito troppo “chimico”, innaturalmente artificiale e ricco di effetti avversi e di controindicazioni, lo spazio per la cura direttamente fornita dalla natura si è nel tempo fatto sempre più ampio, arruolando ormai veri eserciti di pazienti che per nulla al mondo rinuncerebbero a curarsi con le “erbe”.

Senza voler entrare nel merito della maggiore o minore efficacia del trattamento delle forme respiratorie con i fitoterapici (medicamenti di origine vegetale), prendo atto degli innegabili vantaggi che nella pratica clinica derivano dall’impiego degli estratti di certe piante dalle indiscusse proprietà terapeutiche. Tra queste la Digitalis lanata (digitale), contenente quel principio attivo della digossina e della digitossina ad azione cardioattiva, impiegata in cardiologia nel trattamento dei disturbi del ritmo cardiaco e non solo. Curioso e interessato come sono a tutto ciò che è scienza, intesa come “osservazione del reale”, vorrei esporre quali piante sono oggi, da più parti, ritenute utili per la cura di alcune malattie respiratorie, ma soprattutto per il controllo di alcuni dei loro sintomi. Per quanto, senza eccedere in esagerazioni poco scientifiche che sanno di miracolistico, sia possibile riscontrare benefici effetti curativi in molte delle piante e dei prodotti della natura di seguito trattati, non mi stancherò mai di ricordare quanto sia importante una diagnosi corretta che preceda un qualsiasi trattamento, pena il veder andare delusi i tentativi messi in campo per risolvere il problema.

Ricordo come tosse e catarro possano essere espressione di cause talora assai diverse, da una banale irritazione acuta delle vie aeree, fino ad un  loro sospetto persistere nel caso in cui rappresentino la conseguenza di una serie di problemi ben più seri. Tra questi, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), bronchite cronica bronchiectasica e, specie nei fumatori, il tumore ai polmoni e ai bronchi (vedi “ Fumo di sigaretta, tosse, catarro e tumore del polmone: i consigli dello pneumologo ”), situazioni tutte che, specie l’ultima, spesso non ammettono ritardi diagnostici oltre il tempo indispensabile a garantirne un’efficacia curativa dipendente dalla precocità e dalla correttezza dell’intervento terapeutico. Trattare la tosse persistente di un tumore polmonare non ancora individuato, secca o produttiva che essa possa essere (vedi “ Tosse secca o “tosse senza catarro”: il parere dello pneumologo ” – “ Tosse con catarro: il parere dello pneumologo”), con una tisana o con un “suffumigio”, che trasformi in fumo o in vapore foglie, fiori o altri derivati vegetali per consentirne l’inalazione dei principi attivi, rischia solo di posticipare pericolosamente il momento di una diagnosi che, per necessità, non dev’essere tardiva! 

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