Tosse che non passa con i farmaci. Antitosse: quando usarli e quando non insistere

tosse che non passa antitosse

Gocce per la tosse, sciroppi ed elisir antitosse. Può capitare allo pneumologo di venir consultato solo a cose fatte, quando cioè la tosse, pur trattata con sedativi e calmanti vari, non accenna ad andarsene o, peggio ancora, tende a peggiorare, lasciando i farmaci più problemi che soluzioni. Ciò che sarebbe sempre meglio fare, prima di tutto, è la “diagnosi”, cioè la corretta individuazione della causa responsabile della tosse, senza lanciarsi in tentativi approssimativi con la speranza di azzeccarci. Essendo essa più frequentemente conseguente a comuni episodi infettivo-infiammatori acuti delle vie aeree anche non febbrili, è comprensibile come gran parte di chi tossisce cerchi di tentare una soluzione ricorrendo inizialmente a sciroppi, sciroppini e tisanine che, non risolvendo in molti casi il problema, autorizzano il paziente all’auto-prescrizione di farmaci anti-tosse più impegnativi, tra i quali quelli a base di derivati oppiacei (codeina), spesso assunti impropriamente solo in quanto già presenti nel proprio mobiletto delle medicine o in quello dell’immancabile vicina di casa compiacente.

Vediamo, allora, in quali casi una tosse persistente, impropriamente trattata, rischia di rappresentare un problema di non poco conto, specie nel caso in cui ci si intestardisca ad insistere con terapie empiriche e non si accetti di farsi aiutare da chi, per “mestiere” (il medico e lo specialista pneumologo), ha più esperienza.

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Respirare con la bocca o con il naso? Lo pneumologo risponde

respirazione orale o respirazione nasale

Respirazione orale o respirazione nasale per un miglior benessere respiratorio? Capita qualche volta, specialmente durante il riposo notturno, di veder respirare le persone non con il naso e con la bocca chiusa, bensì attraverso la bocca mantenuta aperta. Tale modo di respirare, decisamente anti-fisiologico e spesso foriero di malattie, talora presente non solamente nel corso della notte ma anche durante il giorno, rappresenta un’abitudine imposta spesso da patologie respiratorie di competenza otorinolaringoiatrica che, impedendo una corretta respirazione nasale, obbligano a respirare con la bocca. Respirare con il naso rappresenta la prima regola che consente di mantenere integra e ben funzionante quella parte dell’apparato respiratorio costituito dalla trachea, dai bronchi e dai polmoni, nell’insieme definita “vie aeree inferiori”, per distinguerla dalle “ vie aeree superiori”, dizione sotto la quale vengono ricomprese le parti anatomiche che vanno dalle fosse nasali e dal cavo orale, passando per il faringe, fino al laringe, per eccellenza organo della fonazione (vedi “ Il respiro: conoscerlo per comprenderne l’importanza ”).

Il naso, messo lì da madre natura non certamente per abbellire o per deturpare visi ed espressioni a disposizione del chirurgo plastico, svolge una serie di fondamentali funzioni atte a preservare da problemi la funzione respiratoria bronco-polmonare, prima fra tutte la capacità di mantenere stabili le caratteristiche fisiche di umidità e temperatura dell’aria inspirata che, opportunamente “corrette ” rispetto a quelle molto variabili degli ambienti esterni che ce la forniscono, giunge nelle vie aeree inferiori praticamente con caratteristiche sempre uguali, indipendentemente dalle condizioni ambientali. L’aria che respiriamo, infatti, a prescindere dalla maggiore o minor temperatura estiva o invernale e dal diverso grado di umidità che può variare dalla secchezza, propria dei climi desertici, all’umidità di quelli marini, viene modificata, nel passaggio attraverso le fosse nasali, assumendo nel momento in cui entra in trachea, caratteristiche fisiche di stabilità fondamentali per il benessere respiratorio. Ma ci sono altre funzioni svolte dal naso non meno importanti di quella vista sopra. Vediamo, allora, nel loro insieme, quali sono queste fondamentali proprietà possedute dalle fosse nasali, cercando di capire in quale modo esse siano in grado di favorire una migliore respirazione e di preservare l’organismo dalle malattie.

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Difficoltà respiratoria da processionaria dei pini: il punto dello pneumologo

processionaria dei pini problemi respiratori

Si parla spesso di asma bronchiale e in modo particolare di asma allergico (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere ”), riconducendo il discorso ad innumerevoli malattie allergiche delle vie aeree, quando nel periodo primaverile ci si trovi di fronte ad una forma respiratoria in grado di provocare difficoltà a respirare (dispnea), associata talvolta a prurito oculare accompagnato da intensa lacrimazione. E’ questo il caso di molte manifestazioni allergiche, tra le quali le pollinosi, che più frequentemente fanno la loro comparsa proprio in primavera. Spesso tale sintomatologia può associarsi ad una tosse secca e molto fastidiosa, che compare ogni qual volta il paziente allergico si trovi all’aria aperta esposto ai pollini delle piante (“Tosse e allergia: il parere dello pneumologo”).

Attenzione però che non sempre tutto è così scontato. Se è vero, infatti, che il meccanismo allergico è in grado di giustificare la gran parte degli episodi che presentino, in primavera, disagio respiratorio e sintomatologia nasale con starnutazione (vedi “Rinite allergica”), lacrimazione e prurito agli occhi, in qualche caso responsabile dei sintomi suddetti, fino allo scatenamento di vere e proprie crisi d’asma bronchiale con dispnea, fischietto espiratorio (vedi “Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”), tosse e senso di costrizione al petto, non è l’allergia, ma la presenza nell’aria primaverile di un potente irritante prodotto da …. un bruco.

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Tosse, dispnea, febbre e dolore al torace: il parere dello pneumologo

tose febbre dolore toracico

Capita spesso che la tosse, quando accompagnata da febbre, dispnea (disagio respiratorio) e dolore toracico, generi apprensione in chi si trovi a patirne la presenza, indipendentemente dalla maggiore o minore prevalenza di un sintomo rispetto agli altri, e alla maggiore o minore intensità degli stessi. I quattro sintomi contemporaneamente associati, infatti, sono spesso dichiarativi di patologie respiratorie che impongono rapidità diagnostica e celere definizione di strategie terapeutiche adeguate e risolutive. Se in alcuni casi la capacità di giungere rapidamente alla diagnosi può fare davvero la differenza tra il risolvere il problema o veder precipitare gli eventi, come nel caso dell’embolia polmonare, in ogni caso la presenza dei quattro sintomi associati deve portare rapidamente il paziente a consultare il medico per definire la più opportuna terapia. Bisogna tuttavia fare attenzione al fatto che, la contemporanea presenza dei quattro sintomi suddetti, non necessariamente è da riferire allo stesso problema, ma può, nello stesso momento, essere giustificata da problemi diversi che si associno e che concomitino.

Vediamo, allora, in quali casi è possibile la comparsa dei quattro sintomi sopra riferiti in contemporaneità temporale.

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Asma grave eosinofilo: lo pneumologo e il mepolizumab anti –IL-5

asma eosinofilo anticorpo monoclonale

E’ stato recentemente approvato anche in Italia l’uso di un nuovo anticorpo monoclonale per una particolare forma di asma bronchiale (vedi “ Asma bronchiale: malattia da conoscere”), quella cosiddetta grave “a eosinofili”, riconoscendo nella presenza degli “eosinofili” (particolari globuli bianchi) in circolo (sangue) e a livello della mucosa bronchiale, la principale causa scatenante e favorente di questa particolare variante clinica dell’asma che si presenta con i suoi classici quattro sintomi consistenti in tosse, dispnea (difficoltà respiratoria) prevalentemente espiratoria, sibilo espiratorio (vedi “ Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”) e senso di costrizione al torace. Sto parlando del mepolizumab, anticorpo monoclonale attivo contro l’interleuchina-5 (IL-5), citochina prodotta dai linfociti-T in grado di stimolare il reclutamento delle cellule eosinofile presenti nel sangue e di favorirne la concentrazione a livello bronchiale dove, specie se presenti in grande quantità, esse svolgono la loro azione lesiva e infiammatoria sui tessuti bronchiali ad opera di due sostanze da loro stesse prodotte, e precisamente la proteina cationica eosinofila – ECF ( eosinophil cationic protein) e la proteina basica maggiore – MBP (major basic protein). L’infiammazione eosinofila è responsabile, in questo particolare fenotipo di asma grave, di quella persistente infiammazione dei bronchi che si rende poi responsabile del mantenimento dei sintomi della malattia e della notevole difficoltà a controllarne le espressioni cliniche (vedi “ Crisi d’asma e rischio morte: i consigli dello pneumologo ”).

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