BPCO e fumo di sigaretta: il parere dello pneumologo

bpco e fumo di sigaretta

La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) consiste in una malattia dell’apparato respiratorio caratterizzata da un’ostruzione dei bronchi molto meno responsiva ai farmaci broncodilatatori rispetto a quella provocata dall’asma bronchiale. Essa contempla, sotto la stessa definizione, due diverse forme cliniche: una più classicamente connotata dalla prevalente produzione cronica di secreto bronchiale mucoso (forma tipica della bronchite cronica); l’altra prevalentemente rappresentata da fenomeni di vero e proprio “consumo” degli alveoli polmonari e della componente interstiziale del polmone (forma enfisematosa) – vedi “Ho la bronchite cronica o la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO)?”. Entrambe le due diverse tipologie cliniche di BPCO possono nel tempo aggravarsi funzionalmente ed evolvere fino allo stadio funzionale finale rappresentato dall’insufficienza respiratoria (vedi “Insufficienza respiratoria e ossigenoterapia”).

La principale causa di BPCO, responsabile al contempo anche del tumore polmonare, è il fumo di sigaretta. Esso è in grado di determinare, attraverso l’infiammazione delle vie aeree, tutti quei danni ai bronchi e ai polmoni che, provocando l’ostruzione delle vie aeree e impedendo di conseguenza il normale flusso dell’aria attraverso di esse, si rendono responsabili dei sintomi respiratori della malattia, primo fra tutti la dispnea (difficoltà respiratoria). Sembra impossibile, quindi, che stando così le cose ci siano pazienti affetti da BPCO che continuino a fumare! (vedi “Fumo di sigaretta, tosse catarro e tumore del polmone: i consigli dello pneumologo” – “ Fumo di sigaretta e inquinamento urbano: individuazione precoce dei danni funzionali”). Ma non basta! Alcuni di questi, per quanto già in terapia domiciliare cronica con l’ossigeno, non rinunciano all’abitudine del fumo, aggravando la loro situazione clinica fino a determinare la necessità di ricoveri ospedalieri altrimenti evitabili.

Cercherò, allora, di prendere in esame i vari aspetti del problema che mi sembrano più importanti, facendo una serie di considerazioni che, se ben comprese dal paziente con BPCO, potrebbero aiutarlo a motivarsi alla sospensione del fumo.

  • La BPCO consiste in una patologia broncopolmonare a prevalente genesi infiammatoria, nella maggior parte dei casi provocata dall’abitudine a fumare. La bronco-ostruzione presente nei pazienti con BPCO, inoltre, ben diversa dal solo broncospasmo della malattia asmatica tipicamente reversibile con i broncodilatatori per via aerosolica, è ben più stabile nel tempo e meno responsiva al trattamento broncodilatante. Tenuto conto delle considerazioni precedenti, è logico comprendere come la persistenza dell’abitudine a fumare in un paziente con BPCO, proprio in virtù della potente azione infiammatoria svolta dal fumo di sigaretta sulle vie aeree, comprometta seriamente e aggravi ulteriormente quella condizione di compromissione dei bronchi tipica della malattia, con il rischio di aggravare il quadro clinico respiratorio.
  • L’infiammazione dei bronchi mantenuta dal fumo di sigaretta aumenta, specie nei mesi freddi, la suscettibilità dei pazienti con BPCO alle infezioni microbiche virali e batteriche, anche a causa della ridotta attività immunitaria anticorpale locale presente a livello della mucosa bronchiale, di cui il fumo si rende responsabile. Questa maggior facilità alle riacutizzazioni infettive (vedi “ Bronchiti, polmoniti e altre infezioni respiratorie invernali: i 10 consigli dello pneumologo”) si accompagna, nei soggetti fumatori, ad una maggior durata degli episodi stessi di riacutizzazione e ad una necessità di trattamenti farmacologici più intensivi, con il rischio di dover fare i conti con quegli effetti collaterali indesiderati dei farmaci impiegati che, a dosaggi più contenuti e per periodi di tempo più limitati, sarebbero più facilmente evitabili.
  • Il maggior rischio di riacutizzazione infettivo-infiammatoria della BPCO nel soggetto fumatore aumenta la possibilità che il paziente debba essere ricoverato in ambiente ospedaliero, al fine di affrontare con maggior efficacia una terapia dell’episodio acuto che presso il domicilio troverebbe maggiori difficoltà gestionali (vedi “Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO): la difficoltà respiratoria acuta ”). Tale situazione, tuttavia, espone il paziente fumatore con BPCO, nel corso dell’anno, ad una maggior quantità di ricoveri ospedalieri nel corso dei quali, lo stesso, vede aumentare il rischio di ulteriori infezioni respiratorie complicanti (polmoniti ospedaliere) che con maggior facilità possono essere contratte dal paziente in ospedale rispetto al più sterile ambiente domiciliare (vedi “ Polmonite e broncopolmonite”). Questo, nel paziente ricoverato, aggrava spesso la prognosi degli episodi di riacutizzazione infettiva, esponendolo a ricoveri talora prolungati che divengono non infrequentemente causa di una maggior mortalità provocata da problemi cardio-circolatori subentranti e dal peggioramento di quell’insufficienza respiratoria che ne complica spesso il quadro clinico generale.
  • L’aumento dei casi di riacutizzazione della BPCO facilitato dal fumo contribuisce ad accentuare, aggravandoli, tutti gli altri aspetti negativi direttamente correlati alla patologia, tra i quali la riduzione dell’appetito ed il peggioramento dello stato nutrizionale del paziente che insieme concorrono ad accelerare lo scadimento dello stato generale.
  • Tutto ciò che ho esposto sopra, riferito al fumo di sigaretta dei fumatori attivi con BPCO, vale logicamente anche per le molte situazioni nel corso delle quali il paziente non fumatore affetto da BPCO venga esposto per lungo tempo al fumo passivo della sigaretta. Non è raro che il paziente anziano con BPCO possa frequentare, per passare il tempo, non tanto luoghi di ritrovo sociale dove il rispetto delle norme che impediscono di fumare nei luoghi pubblici lo tutelano (sale incontro, tavoli per il gioco delle carte, bar di paese e di quartiere, ecc.), quanto luoghi o abitazioni private all’interno delle quali tali norme non si possono applicare. I soggetti, quindi, non fumatori ma affetti da BPCO, dovrebbero prestare estrema attenzione a evitare di esporsi al fumo passivo, allo stesso modo di come i fumatori attivi con BPCO dovrebbero, leggendo ciò che scrivo sopra, motivarsi ad abbandonare un’abitudine gravemente lesiva della loro salute respiratoria.
  • Consiglio, allora, ai fumatori affetti da BPCO, di impegnarsi a fondo per eliminare il fumo di tabacco dalla loro vita, anche a costo di considerare, nel corso di tale tentativo, un aiuto psicologico. Non è del fumo di sigaretta che ha bisogno il paziente con broncopneumopatia cronica ostruttiva, ma del rispetto di una serie di consigli e di attività fisiche e sociali che davvero possono cambiargli la qualità della vita (vedi anche “BPCO e vita attiva: i consigli dello pneumologo” – “Esercizi respiratori per pazienti con BPCO: la ginnastica respiratoria consigliata dallo pneumologo” – “ Attività fisica e benessere respiratorio: i consigli dello pneumologo”).

 Dott. Enrico Ballor

Torna Indietro dott Enrico BallorContatta il Dott. Ballor

 

Immagine copyright depositphotos Akbudak

Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili. Pneumologo-ballor.it utilizza i cookies per consentirti la migliore navigazione. Il sito è impostato per consentire l`utilizzo di tutti i cookies. Se si continua a navigare, si accetta e si approva la nostra policy sull`impiego di cookies. Per saperne di più sulla nostra policy dei cookies.