La malattia delle piccole vie aeree: lo pneumologo e la prevenzione

malattia piccole vie aeree

Possiamo immaginare i bronchi come un complesso sistema di tubi necessari a trasportare l’aria che respiriamo dalle vie aeree superiori (bocca e naso) fino al polmone profondo, che consiste in quell’organo dell’apparato respiratorio che ha la funzione di trasferire i gas respiratori (ossigeno e anidride carbonica) al sangue. E possiamo immaginare questo intricato sistema di tubi come fosse un albero rovesciato, con un tronco più grosso posto in alto che corrisponde alla trachea e un’infinita serie di rami che, biforcandosi e diventando sempre più piccoli, giungono fino alle cellette microscopiche che chiamiamo alveoli polmonari, corrispondenti alle vere e proprie unità respiratorie dei polmoni. In anatomia si è soliti suddividere i bronchi in funzione delle dimensioni del loro calibro (diametro interno), individuando ben 18 diverse biforcazioni, ognuna delle quali da origine, dividendosi, a due bronchi di più piccole dimensioni, fino a giungere ai bronchioli che rappresentano i bronchi più piccoli e periferici. Quando si parla di malattia delle piccole vie aeree (MPV) si fa riferimento alle suddivisioni bronchiali che vanno dall’8a alla 14a, comprendenti i piccoli bronchi privi di struttura cartilaginea (bronchioli terminali) e i bronchioli respiratori.

Molti quadri patologici infiammatori delle vie aeree interessano questo settore più periferico dell’albero bronchiale, rendendosi responsabili di quadri funzionali respiratori caratterizzati, alla spirometria, da ostruzione dei bronchioli come conseguenza di diversi eventi anatomopatologici coinvolgenti gli stessi, tra i quali:

  • Infiammazione diffusa dei bronchioli, con edema e infiltrazione della parete bronchiolare da parte di cellule infiammatorie.
  • Fibrosi sotto-epiteliale, responsabile di alterazione e distorsione da retrazione cicatriziale del decorso rettilineo dei bronchi che, perdendo l’originale integrità meccanico-anatomica, rendono più difficoltoso il drenaggio delle secrezioni e degli essudati infiammatori favorendo la stasi degli stessi e l’organizzazione successiva in tappi di sostanze occludenti stabilmente i bronchioli (stop al normale flusso dell’aria) (vedi “COP, BOOP, bronchiolite obliterante e polmonite organizzata”).
  • Distruzione degli alveoli polmonari con ulteriore aggravamento del collasso dei bronchioli privati della normale e fisiologica trazione radiale che ne consente la pervietà ottimale.

Molte malattie respiratorie “ostruttive”, cioè caratterizzate dalla riduzione del flusso dell’aria all’interno dei bronchi, iniziano di qui e si manifestano con sintomi clinici espressione del mal funzionamento degli stessi.

  • Spesso gravi quadri infettivi acuti, specie di origine virale, responsabili di bronchiolite talora grave del neonato e del bambino piccolo, svolgono a livello dei bronchioli la loro azione patologica maggiore, condizionando quadri respiratori a gravità progressiva che spesso possono procedere fino all’insufficienza respiratoria e alla morte.
  • Molti quadri patologici polmonari conseguenti alla cronica inalazione di sostanze inerti, quali l’asbestosi e le varie pneumoconiosi e pneumopatie professionali, si rendono frequentemente responsabili di un danno precoce dei bronchioli che spesso anticipa la fibrosi polmonare, consistente nella più grave complicazione dell’inalazione dei materiali inerti.
  • Anche le complicazioni precoci del trapianto polmonare (rigetto acuto a esordio entro 3 mesi dal trapianto) e del trapianto di midollo osseo (GVHD o graft versus host disease), si manifestano con alterazioni funzionali ostruttive dei bronchioli frequentemente letali, con sintomatologia caratterizzata da tosse secca, dispnea prevalentemente espiratoria con sibilo espiratorio e quadro funzionale gravemente ostruttivo alla spirometria. Esse comportano una possibilità di trattamento talora efficace a patto che se ne riconosca precocemente il danno bronchiolare e s’inizi una terapia cortisonica ed immunosoppressiva a dosaggi elevati che, se non prescritta tempestivamente rispetto all’esordio di malattia, esclude nella quasi totalità dei casi la possibilità di guarigione.
  • Ma un quadro ostruttivo dei bronchioli particolarmente interessante è quello che frequentemente può anticipare, specie nel soggetto fumatore e negli esposti a rilevanti quote di inquinamento da smog urbano (vedi “Fumo di sigaretta e inquinamento urbano: individuazione precoce dei danni funzionali”), quella broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e l’enfisema polmonare conseguente, che rappresentano il punto finale del deterioramento respiratorio che può procedere, spesso per anni, quasi senza sintomi e senza annunciarsi in modo evidente se non quando alla fine il danno è già fatto. Per quanto questo particolare quadro di “Malattia delle piccole Vie Aeree” (MPV), connotato dalla caduta dei flussi espiratori a livello dei bronchioli (FEF75), non sia stato ancora individuato con assoluta precisione anche solo in ordine ad una definizione da tutti accettata e condivisa, né si sia giunti per il momento alla messa in atto di una strategia preventiva della BPCO fondata su comuni significati da attribuire ai diversi deficit quantitativi del flusso aereo presenti a livello nelle piccole vie (FEF75), anche se non in tutti i casi in cui si riscontri tale alterazione funzionale vi sia certezza di progressione fino alla BPCO e all’enfisema, è vero invece che tutti i casi di enfisema e BPCO originano il loro percorso partendo da tali alterazioni spirometriche. Esse verrebbero in tal modo a rappresentare un pericoloso campanello d’allarme, utile ad aumentare le motivazioni del fumatore a sospendere prudenzialmente l’abitudine tabagica fin dal momento dell’individuazione della caduta dei flussi a livello dei bronchioli (FEF75) individuata con una spirometria praticata correttamente.

Rappresentando, pertanto, la MPV sopra descritta nello specifico caso dei soggetti fumatori, un possibile marcatore di “aumentato rischio ”, rispetto ai soggetti fumatori che non presentino tale alterazione funzionale, di veder procedere l’iniziale danno ostruttivo dei bronchioli fino a interessare l’intero albero respiratorio, consiglierei in ogni caso ai soggetti fumatori di prendere in seria considerazione la possibilità di smettere di fumare, motivando ancor più tale scelta, già in assoluto auspicabile, in presenza di dimostrata riduzione alla spirometria del FEF75.

 Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos\maya2008

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