Dispnea da sforzo e affaticamento: l’anemia spiegata dallo pneumologo

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Pallore cutaneo (volto pallido) e scavato, occhi segnati, astenia (stanchezza) e fatica a respirare quando ci si muove, condizione clinica definita “dispnea da sforzo”. Specialmente se fino a poco tempo prima tutto pareva normale, tale situazione può rappresentare un’occasione di preoccupazione e di allarme, portando il paziente a consultare rapidamente il medico e lo specialista pneumologo per chiarire il motivo del disagio respiratorio e della facile affaticabilità, spesso già presente anche a riposo ma che ancor più si accentua quando ci si mette in moto. Anche il semplice camminare tranquilli, e ancor più  il salire le scale (vedi “ ”Faccio fatica a fare le scale e mi manca il fiato”: il parere dello pneumologo ”) o fare una breve corsa (vedi “ ”Quando corro mi manca il fiato”: il parere dello pneumologo ”), genera nel paziente un’intensa sensazione di stanchezza accompagnata da un respiro pesante.  Può capitare, talvolta, che il motivo della comparsa della dispnea non riconosca una tra le classiche cause che più frequentemente ne sono responsabili, quali le malattie cardio-vascolari, le patologie bronco-polmonari o quelle neurologiche, ma risieda invece nell’anemia.

Per quanto la definizione di anemia mantenga un carattere arbitrario, essendo variabile il deficit di emoglobina circolante, nella donna e nell’uomo, necessario per rientrare in questa condizione, secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) può considerarsi “anemico” un soggetto che presenti una concentrazione di emoglobina (Hb) < a 12 gr/100 ml, se di sesso femminile, e < a 13 gr/100 ml, se di sesso maschile, con differenze, riferite all’età e al sesso, che fanno si che  tali limiti vengano ulteriormente modificati nella quotidianità clinica. In base a ciò, infatti, si considera anemica una donna adulta che presenti una concentrazione dell’emoglobina < a 11,5 gr/100 ml, un uomo con una concentrazione dell’emoglobina < a 13,5 gr/100 ml, se di età < 70 anni, e < a 12,0 gr/100 ml, se di età > 70 anni, con un’anemia definibile tale, nell’età pre-pubere, solo se in presenza di una concentrazione dell’emoglobina < a 11,0 gr/100 ml. 

Più l’anemia s’instaura rapidamente, maggiori saranno l’intensità della dispnea e la tachicardia che spesso ad essa si associano, con un possibile riscontro di ipotensione, cioè di una pressione arteriosa sistolica (massima) stabilmente uguale o inferiore a 90 mmHg e/o diastolica (minima) stabilmente uguale o inferiore a 60 mmHg (vedi “ Difficoltà a respirare e pressione arteriosa: una dispnea particolare per lo pneumologo ”). Il maggiore o minore pallore del volto e delle mucose (colorito delle gengive e delle mucose che delimitano il sacco congiuntivale), invece, sarà proporzionale più alla carenza emoglobinica assoluta, piuttosto che alla rapidità con la quale l’anemia si determina. Se pur è in presenza delle più marcate riduzioni dell’emoglobina che si manifesta la dispnea più invalidante, tanto più se l’anemia è insorta rapidamente, ciò non esclude, tuttavia, che essa possa già presentarsi, per quanto con toni meno accentuati, anche per riduzione dei valori emoglobinici non così evidenti o nel caso in cui l’anemia richieda tempi più lunghi per realizzarsi.

Se la funzione dell’emoglobina è quella di servire da trasportatore dell’ossigeno in circolo, facendo si che questo venga ceduto ai tessuti per le esigenze metaboliche, si tenga presente che una minor quantità di emoglobina circolante (anemia) diviene responsabile anche di una minor quantità di ossigeno trasportato. Ciò che si determina nelle condizioni di anemia e in tutte quelle situazioni nelle quali l’ossigeno sia carente, è una maggior tendenza dell’emoglobina a cedere l’ossigeno, cioè a slegarsi più facilmente da esso (“riduzione dell’affinità dell’emoglobina per l’ossigeno”), vantaggioso per i tessuti che in tal modo meglio utilizzano la minor quantità di ossigeno presente nel sangue, Si legga, per maggior chiarezza, l’articolo “Saturazione dell’ossigeno e dita fredde: lo pneumologo e il buon uso dell’ossimetro”, dove viene chiarito (“curva di dissociazione dell’emoglobina”) il fatto che, in corso di anemia, l’aumento della quantità di acido 2,3 difosfoglicerico all’interno dei globuli rossi, produce come effetto finale una riduzione della tendenza dell’emoglobine a tener legato a sé l’ossigeno per cederlo la dove serve (metabolismo delle cellule). Purtroppo, tuttavia, questa maggior capacità dell’emoglobina di cedere ossigeno ai tessuti in caso di anemia, non è sempre sufficiente a impedire che il pazienti accusi dispnea.    

L’anemia può prodursi con tre diversi meccanismi:

  • Anemie da perdita di sangue: si distinguono le anemizzazioni che compaiono in seguito a copiose perdite di sangue, da quelle che invece s’instaurano più lentamente nel tempo, magari in presenza di una patologia gastrointestinale concomitante che determini un sanguinamento molto più contenuto da un punto di vista quantitativo, ma più persistente nel tempo. E’ questo il caso delle malattie ulcerative e tumorali dello stomaco e dell’intestino, tra le quali l’ulcera gastrica e l’ulcera duodenale, il carcinoma dello stomaco e il carcinoma del colon, i polipi sanguinanti del grosso intestino e le lesioni infiammatorie croniche del tenue e del colon che, nel loro insieme, configurano la cosiddetta inflammatory bowel disease (IBD), o malattia infiammatoria cronica dell’intestino (morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa). Anche le croniche perdite di sangue dovute alla presenza di emorroidi facilmente sanguinanti possono determinare anemia.
  • Anemie da ridotta produzione di globuli rossi ed emoglobina: spesso secondarie a deficit vitaminici (vitamina B12 e acido folico), per scarso assorbimento o per carente introduzione con la dieta, o ad insufficiente apporto alimentare di ferro, che può talvolta scarseggiare anche per una perdita cronica tra quelle già discusse al punto precedente, o per la presenza di emorragie periodiche mestruali particolarmente abbondanti. Anche la talassemia e altri difetti patologici dell’emoglobina (emoglobinopatie), oltre alle difficoltà di sintesi dei globuli rossi caratteristiche delle leucemie, possono essere causa di anemia di questo tipo. A questo gruppo appartengono anche l’anemia dei pazienti con insufficienza renale cronica, legata ad insufficiente produzione di eritropoietina (EPO) da parte dei reni, e le anemie aplastiche, da deficit della produzione di globuli rossi da parte del midollo osseo.
  • Anemie da aumentata distruzione dei globuli rossi con conseguente perdita di emoglobina: tra queste, alcune alterazioni genetiche dell’emoglobina e dei globuli rossi, tra le quali quelle che determinano l’anemia falciforme, e alcune malattie infiammatorie croniche e autoimmuni, oltre alla malaria.

L’anemia può presentare globuli rossi di differenti dimensioni, in funzione della causa che la determina. Si distinguono, pertanto, anemie con globuli rossi di piccole dimensioni (anemie microcitiche), quali quelle da deficit di ferro e le talassemie (anche portatori sani di anemia mediterranea), dalle anemie con globuli rossi di grandi dimensioni (anemie macrocitiche), il cui prototipo è quello delle anemie carenziali (vitamine) da deficit di  vitamina B 12 e di folati (acido folico) viste sopra.

Non si dimentichi, pertanto, mai di considerare la possibilità di uno stato anemico, ogni qual volta compaia una dispnea, specie se nel corso di un’attività fisica anche modesta, che non trovi spiegazione o che non sia facilmente collocabile in una delle molte altre patologie in grado di giustificarla. 

 Dott. Enrico Ballor

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