Polmoni, asma e menopausa: il parere dello pneumologo

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Sembra difficile da credere ma la menopausa, che già viene spesso vista dalle donne come l’inizio di un periodo poco felice per i molti problemi fisici e mentali che comporta, sembra avere un impatto di non poco conto anche sull’apparato respiratorio. Non solo, quindi, con la perdita della fertilità, ci si deve confrontare con gli sbalzi di umore e le vampate di calore, con la tendenza a ingrassare e con la ritenzione dei liquidi, con l’insonnia o con la stipsi piuttosto che con l’aumentato rischio di osteoporosi favorita dal modificarsi del quadro ormonale, ma anche la salute dei bronchi e dei polmoni sembra subire un duro colpo da questo particolare momento della vita. Due sono gli aspetti da considerare: da una parte gli effetti della menopausa sulla funzionalità respiratoria, indipendentemente dalla presenza o meno di patologie delle vie aeree. Dall’altra, l’influenza che la menopausa può avere sulla malattia asmatica e più in generale sulla salute respiratoria (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”).

Anche se esiste una certa discordanza tra diversi studi pubblicati in letteratura medica, secondo quanto affermato da un recente studio effettuato analizzando i dati della popolazione norvegese, pubblicato sull’“ American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine”, prestigiosa rivista internazionale che tratta di problemi respiratori, la menopausa si renderebbe responsabile di un’accelerazione del declino della funzione polmonare superiore a quanto già atteso per l’età. Come si evince dalla lettura dell’articolo già da me pubblicato in questo sito (vedi “ BPCO, smog e traffico automobilistico urbano: il punto dello pneumologo”), è già prevista, con il passare degli anni, una vera e propria “fisiologica” caduta di alcuni parametri respiratori, individuabili con la spirometria, che correla con una ridotta capacità funzionale dell’apparato respiratorio. Questo a confermare che, come qualunque altro organo, anche il polmone e i bronchi, con l’andare del tempo, subiscono il nefasto effetto del tempo che passa. In condizioni normali, infatti, si riducono sia la capacità vitale forzata (FVC = Forced Vital Capacity), che rappresenta il volume d’aria contenuto nei polmoni compreso tra un’inspirazione ed un’espirazione massimale, sia il FEV 1 (Forced Expiratory Volume in 1 second), che rappresenta, invece, quel volume d’aria eliminabile dopo il primo secondo di espirazione forzata e che da una misura, in rapporto al precedente, della pervietà delle vie aeree. La velocità di tale riduzione funzionale sarebbe misurabile, dopo i 20 anni, in circa 30 ml/anno per gli uomini per il FEV1, mentre per le donne tale riduzione salirebbe a circa 23 ml/anno.

Come si vede, nella donna la menopausa giustificherebbe quella negativa “marcia in più”, rispetto ai maschi, responsabile di accentuare la riduzione della funzionalità respiratoria, per lo meno relativa al FEV1. Segnalo, tuttavia, che per quanto tale riduzione funzionale sia stata rilevata anche per quanto riguarda l’altro parametro funzionale (FVC), rispetto invece all’articolo già citato precedentemente, tale maggiore riduzione funzionale non si sarebbe riscontrata. Esso si ridurrebbe, invece, nella donna, meno di quanto non accada per i maschi (circa 15-30 ml/anno negli uomini, rispetto ai circa 13-24 ml/anno nelle donne).

La segnalazione del dato relativo al FEV1, pertanto, potrebbe rappresentare un problema in più per quella parte della popolazione femminile già portatrice di malattie respiratorie croniche ostruttive delle vie aeree che già comportano un deficit di tale parametro, tra le quali l’asma bronchiale, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e l’ enfisema polmonare. Il motivo di una menopausa aggravante l’ostruzione delle vie aeree, sarebbe quello della cessazione della produzione di ormoni estrogeni aventi un’attività antiinfiammatoria generale, con conseguente maggiore infiammazione anche a livello delle vie aeree, responsabile del più rilevante deterioramento funzionale nella donna in menopausa. Interessante, inoltre, il fatto che nello studio citato si sottolinei un ulteriore aggravamento del declino funzionale respiratorio in menopausa nel caso in cui la donna sia anche fumatrice (vedi “BPCO e fumo di sigaretta: il parere dello pneumologo” – “Asma e fumo di sigaretta: il parere dello pneumologo” – ”Fumo e asma: parlarne non è mai abbastanza” – “Fumo di sigaretta e inquinamento urbano: individuazione precoce dei danni funzionali”).

Per quanto riguarda i rapporti tra asma bronchiale e menopausa, anche in questo caso gli studi pubblicati non consentono di concludere in modo univoco. Accanto ad autori che sostengono come la menopausa possa rappresentare un fattore di aggravamento della patologia asmatica, conseguente alla riduzione degli estrogeni circolanti, altri sembrano quasi suggerire che tali ormoni, usati nella terapia sostitutiva allo scopo di contenere nella donna i disturbi del climaterio, potrebbero in certi casi rappresentare un fattore aggravante l’asma. D’altra parte è ben noto al clinico quante donne possano più facilmente avere crisi asmatiche in prossimità del periodo mestruale (asma perimestruale), periodo nel quale è nota la diminuzione degli estrogeni. Molti dei casi di asma bronchiale riacutizzato, specie se allergico (vedi “Pollinosi” – “Malattie allergiche delle vie aeree”), che richiedono il ricovero ospedaliero, avvengono, nelle donne, proprio durante tale periodo, in conseguenza del fatto che la diminuzione degli estrogeni rappresenterebbe una temporanea perdita del ruolo protettivo che vede questi ormoni impegnati in una vera e propria opera di stabilizzazione dei mastociti, cellule dell’allergia in grado di liberare, quando “attivate”, istamina e leucotrieni effettori di quell’infiammazione allergica e del broncospasmo responsabili dell’iperreattività bronchiale aspecifica e delle crisi asmatiche.

Per quanto siano stati pubblicati studi che dimostrerebbero addirittura la possibilità di crisi asmatiche facilitate dalla terapia sostitutiva con estrogeni in menopausa, in considerazione della molteplicità degli effetti favorevoli sul benessere fisico e mentale della donna trattata con estrogeni consiglierei di provvedere al trattamento farmacologico dell’asma nei pochi casi in cui esso dovesse insorgere conseguentemente al loro impiego, non precludendo alla popolazione femminile generale i benefici derivanti da tale pratica sostitutiva.

Un altro fattore che in menopausa potrebbe accentuare il rischio di veder peggiorare le malattie respiratorie ostruttive (vedi sopra), è rappresentato dalla tendenza all’aumento di peso, fino all’obesità, che rischia di realizzarsi in questo periodo della vita della donna. L’incremento ponderale, infatti, rischia di scompensare clinicamente sia l’asma bronchiale, sia la BPCO, rendendo più difficile anche il controllo farmacologico di queste due malattie respiratorie (vedi “Asma e sovrappeso: il parere dello pneumologo” – “Asma, BPCO e obesità: il parere dello pneumologo”). Lo stesso, inoltre, può rendersi responsabile di russamento e della comparsa di apnee del sonno (vedi “Sindrome delle apnee del sonno (SAS – OSAS) e russamento”).

Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos\jeanette.dietl

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