Bronchiti, polmoniti e altre infezioni respiratorie invernali: i consigli dello pneumologo

bronchiti polmoniti infezioni respiratorie consigli pneumologo

Non solamente nelle fredde città del nord come Torino, ma un po’ in tutt’Italia, con l’avvicinarsi dei mesi freddi che ci allontana sempre più dal piacere del tepore estivo, si ripresenta ogni anno il problema della prevenzione delle infezioni respiratorie specie per quelle persone che, affette da malattie croniche dell’apparato respiratorio, rischiano di veder peggiorare il loro stato di salute proprio in conseguenza di episodi infettivi a carico delle vie aeree che tendono a scompensare il pur precario ma stabile equilibrio della loro condizione respiratoria. Mi riferisco a quei pazienti affetti da problemi respiratori cronici quali asma bronchiale, bronchite cronica ed enfisema polmonare e, tra questi, in modo particolare ai bambini asmatici e agli anziani che, più cagionevoli e vulnerabili di fronte alle aggressioni microbiche dei periodi freddi in virtù della loro maggior fragilità, pagano il prezzo più alto delle infezioni di tale periodo. Tali infezioni bronchiali e polmonari (vedi anche “Broncopneumopatia cronica ostruttiva – BPCO” –  “ Polmonite e broncopolmonite” – “Pleurite” – “Bronchiectasie”) comportano talora la necessità di un ricovero ospedaliero, indispensabile per affrontare al meglio l’insufficienza respiratoria che rappresenta, nei pazienti anziani con malattie respiratorie croniche, una delle più temibili e talvolta letali complicanze di tali situazioni.

Per evitare di trovarsi impreparati di fronte al rischio di contrarre un’infezione respiratoria nel corso dei mesi freddi, proporrei una serie di consigli che, pur senza pretendere da essi l’assoluta esclusione della possibilità d’infettarsi, consentano per lo meno di minimizzare sensibilmente i rischi di una riacutizzazione infettiva nei pazienti cronici, limitando altresì la possibilità di contrarre un’infezione respiratoria anche nei bimbi e negli adulti sani:

  • Praticare la vaccinazione antiinfluenzale in tutti i casi in cui il paziente sia affetto da una patologia cronica dell’apparato respiratorio. Vaccinazione antiinfluenzale e malattie respiratorie croniche rappresentano una coppia indissolubile se si vuol ridurre il rischio di complicazioni legate all’infezione respiratoria influenzale. Ricordo comunque che, essendo i pazienti tutti diversi, anche in virtù della differenza talora importante tra le varie condizioni di malattia respiratoria cronica, prima di procedere in modo automatico a tale pratica nei pazienti a rischio, è assolutamente indispensabile valutare le diverse situazioni caso per caso, per escludere dalla pratica vaccinale quei pazienti per i quali potrebbe addirittura essere sconsigliabile o controindicata in modo assoluto la somministrazione del vaccino. Una volta vaccinato il paziente difficilmente potrà manifestare i sintomi della malattia durante il periodo di permanenza del virus influenzale nell’ambiente, accusando, nei casi in cui non si fosse determinata un’immunizzazione ottimale, una forma influenzale attenuata che comporta in ogni caso minori rischi di complicazioni respiratorie. Ricordo ancora che la vaccinazione antiinfluenzale non elimina il rischio di contrarre, nel periodo invernale, infezioni respiratorie da virus non influenzali meno pericolosi (virus parainfluenzali, adenovirus, ecc.), che causando febbre nei soggetti colpiti (si tende spesso a usare in modo improprio i termini “influenza” e “malattia febbrile” come se si trattasse della stessa cosa), fanno a torto considerare spesso inutile la vaccinazione antiinfluenzale.
  • Evitare il più possibile nel periodo invernale di soggiornare in ambienti chiusi ad alta concentrazione di persone, in quanto tale condizione comporta un aumentato rischio di contatto con soggetti infetti. I luoghi più a rischio sono rappresentati da: ascensore (possibile contatto con soggetto infetto che elimina secrezioni con starnuti e colpi di tosse ai quali non ci si può sottrarre), cinema, teatro, luoghi di culto religioso affollati o in presenza di persone che manifestino frequente necessità di tossire o starnutire, mezzi di trasporto pubblici affollati nelle ore di punta (per lo meno viaggiare vicino alle porte dove il ricambio dell’aria è maggiore per la continua apertura e chiusura delle stesse), negozi e centri commerciali, palestre, locali in cui sia presente il ricircolo dell’aria. Importante anche evitare di permanere a contatto con ammalati in ospedale o presso ambulatori medici, in occasione di convocazione presso le commissioni medico-legali per il riconoscimento d’invalidità civile, nelle sale d’aspetto delle radiologie e nei laboratori analisi, per il rischio di ammalarsi magari dopo aver dimostrato con gli esami che si era sani!
  • Evitare di respirare nell’immediata vicinanza di una persona che abbia tossito o starnutito, evitando la “nube” di goccioline infette (gocciole di Pflugge) che si forma intorno alla stessa per un raggio di almeno due metri. In tale situazione, allontanarsi trattenendo il fiato per qualche secondo e riprendere a respirare in una zona più distante e sicura, limita fortemente il rischio di contagio. Per quanto possa far sorridere un tale rigore nell’evitare il contatto con materiale infetto disperso nell’aria, si pensi al fatto che in assenza di un contatto tra persone le malattie infettive delle vie aeree non potrebbero diffondersi!
  • Ricordare che lavarsi le mani con regolarità rappresenta una strategia preziosa per ridurre fortemente il contagio legato al contatto interumano.
  • Evitare in modo rigoroso il fumo di sigaretta e, specialmente nel caso dei bambini e degli anziani con malattie respiratorie croniche, la permanenza in ambienti fumosi. Il fumo di tabacco è un potente irritante delle vie aeree e facilita le infezioni respiratorie da parte dei microbi presenti nell’ambiente.
  • Non far rientrare a scuola il bimbo dopo una qualsiasi malattia febbrile prima che sia completamente guarito, in quanto risultando in tale periodo più vulnerabile e recettivo ad una successiva infezione respiratoria lo si espone ad un aumentato rischio di “ricaduta” (agente infettivo virale o batterico diverso da quello che ha determinato la precedente infezione).
  • Mantenere una dieta varia, ricca di frutta e verdura fresca, assumendo un’adeguata quantità di liquidi nella giornata (vedi anche “ Acqua: la migliore terapia mucolitica”).
  • Assumere periodicamente multivitaminici per evitare che un deficit di tali fattori cooperi nel determinare un’attività immunitaria non ottimale. Tra queste, si è recentemente dimostrata la grande importanza del ruolo della vitamina D nel mantenimento di una buona funzionalità del sistema immunitario.
  • Praticare con regolarità attività sportive anche se all’aperto, a patto di proteggersi sufficientemente con indumenti adeguati. L’aria fredda, infatti, non ha mai infettato nessuno, in quanto il veicolo di trasmissione delle infezioni respiratorie virali o batteriche sono le persone! Naturalmente valgono per la pratica sportiva “indoor” le stesse considerazioni fatte prima a proposito dei luoghi confinati.
  • Praticare diverse volte al giorno il lavaggio delle fosse nasali con soluzione fisiologica o con soluzioni saline dedicate (specie nei bambini e negli anziani), per ridurre in tale sede la concentrazione di microbi in grado di infettare le vie aeree inferiori.
  • Valutare con lo specialista pneumologo di sottoporsi a cicli periodici con immunomodulatori o con i cosiddetti “vaccini orali”, lisati batterici che aumentano le difese immunitarie e riducono il rischio di infezione respiratoria nel periodo freddo.
  • Ricordare che la maggior parte delle infezioni respiratorie è di origine virale ed è quindi poco utile, in linea di massima, il ricorso agli antibiotici (che tipicamente agiscono sui batteri ma non sui virus) prima che siano trascorsi almeno 3 giorni dall’inizio della febbre. Diversa è invece la situazione degli adulti, specie se anziani, con BPCO, bronchite cronica, enfisema polmonare, bronchiectasie, asma bronchiale o insufficienza respiratoria cronica, per i quali è utile valutare di volta in volta con lo specialista anche l’opportunità di un precoce intervento antibiotico.
  • Valutare con lo specialista la possibilità di praticare la vaccinazione antipneumococcica che, se protettiva per le complicazioni derivanti dall’infezione batterica da Streptococcus Pneumoniae (meningite pneumococcica, malattia invasiva pneumococcica, ecc,), specie nei soggetti con deficit immunitari, non sembra invece avere un’azione di migliore protezione nei confronti delle infezioni respiratorie del tratto inferiore ( bronchiti, polmoniti e broncopolmoniti) dei soggetti con buona funzionalità del sistema immunitario.

 Dott. Enrico Ballor

 Torna Indietro dott Enrico BallorContatta il Dott. Ballor

 

immagine copyright depositphotos\ekinal

Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili. Pneumologo-ballor.it utilizza i cookies per consentirti la migliore navigazione. Il sito è impostato per consentire l`utilizzo di tutti i cookies. Se si continua a navigare, si accetta e si approva la nostra policy sull`impiego di cookies. Per saperne di più sulla nostra policy dei cookies.