Mio marito russa! Che cosa posso fare?

Marito che russa. Quale è il problema?

E’ una domanda che più di una volta mi sono sentito rivolgere, nel corso della mia attività specialistica di pneumologo nel mio studio di Torino, da parte di mogli esasperate per il russare del marito durante il riposo notturno. Riposo, peraltro, continuamente disturbato da risvegli nel caso del coniuge, e praticamente impossibile per la consorte, condannata ad una veglia imposta dal rumore insopportabile generato dalle fauci dell’incolpevole partner.

In un caso come questo consiglio di procedere valutando, prima di tutto, molto bene la situazione clinica generale della persona che presenta russamento notturno (roncopatia), prima ancora di concentrarsi sulle sole cause periferiche del disturbo o su trattamenti empirici. Spesso, infatti, dietro a tale abitudine si nasconde una condizione clinica di notevole importanza che, se non adeguatamente diagnosticata e affrontata, rischia di rappresentare un problema serio nel futuro del paziente. Mi riferisco alla sindrome delle apnee del sonno ostruttiva (OSAS), quadro patologico responsabile di numerose conseguenze tra le quali non solamente l’instabilità relazionale della coppia, spesso in crisi per una fastidiosa situazione che coinvolge entrambi, ma anche per i danni talora seri che tale disturbo arreca all’apparato cardiovascolare e neurologico di chi russa. Il riscontro di una pressione arteriosa elevata, infatti, è frequente nei soggetti russatori spesso senza che ne siano a conoscenza, con tutti i rischi conseguenti ad uno stato ipertensivo non riconosciuto per tempo tra i quali la possibilità di sviluppare malattie cardiovascolari, renali, cerebrali, oculari o di presentare episodi ischemici o emorragici gravati da danni neurologici permanenti talora anche molto invalidanti. Altro problema correlato alle apnee notturne e alla conseguente ridotta ossigenazione, è l’aumento della viscosità del sangue (minor fluidità) con ulteriore aggravamento dei problemi cardiocircolatori. Si associano, spesso, importante sonnolenza diurna e deficit di attenzione, concentrazione e memoria, con facile affaticabilità e rischio di addormentamento durante la guida dei veicoli. Talora possono essere presenti alterazioni dell’umore e minor resa lavorativa secondaria alla difficoltà del riposo notturno, oltre al possibile sviluppo di ipertensione polmonare fino allo scompenso cardiaco destro e alla comparsa di aritmie cardiache talora gravi specie nel caso di pazienti con precedenti di ischemia del miocardio. Per ultimo, ma non certo per importanza, anche la vita e il benessere sessuale del paziente, e conseguentemente del partner, possono risultare gravemente compromessi.

Risulta fondamentale, ai fini dell’inquadramento diagnostico, procedere con un’ossimetria digitale registrata nel corso della notte e con una successiva polisonnografia notturna, semplice esame non invasivo praticabile presso il domicilio del paziente, in grado di confermare o escludere la sindrome delle apnee del sonno attraverso la registrazione di vari parametri funzionali (saturazione dell’emoglobina con l’ossimetro, flusso respiratorio al naso o alla bocca, presenza di movimenti toraco-addominali, frequenza cardiaca e fase del sonno). Uno studio completo del russamento dovrebbe prevedere, oltre alla valutazione pneumologica e polisonnografica, una visita otorinolaringoiatrica atta a escludere la presenza di patologie orali o rino-faringee che giustifichino il disturbo. Si dovrà prestare attenzione, inoltre, al peso del paziente, spesso classicamente eccedente nei russatori, al consumo di alcolici prima del riposo notturno e all’assunzione di sonniferi che spesso facilitano l’ostruzione del faringe e la conseguente comparsa di russamento nel corso della notte.

Una volta diagnosticato correttamente il disturbo si potrà impostare un programma di trattamento iniziando dalla correzione dei fattori che tendono a produrre o a facilitare il problema, impiegando un ventilatore notturno applicabile al paziente (C-PAP nasale) attraverso una mascherina faciale, utile a impedire il collasso dei tessuti molli dello spazio oro-faringeo o prescrivendo meno impegnativi dispositivi funzionali consistenti in placche orali in resina posizionabili in bocca durante la notte, confezionate con impronta orale personale presso centri odontoiatrici specializzati, molto più facilmente accettabili sia dal paziente che dal partner.

 Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos\ginasanders

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