Pollinosi

pollinosi

Che cosa s’intende con il termine pollinosi?

Con il termine pollinosi s’intende l’insieme delle molte manifestazioni cliniche conseguenti al contatto tra paziente allergico e pollini allergenici ai quali lo stesso si sia nel tempo sensibilizzato. Esistono due diversi tipi d’impollinazione:

  • Anemofila: è quella provocata dal trasporto a distanza, ad opera del vento, di polline di piante con fiori piccoli e poco appariscenti (non devono attirare insetti per l’impollinazione). La maggior parte delle specie che producono pollini allergenici utilizza questo meccanismo e produce una grande quantità di pollini.
  • Entomofila: è quella provocata dall’intervento di insetti che la consentono con il loro spostarsi di fiore in fiore. I fiori di queste piante sono generalmente profumati e molto vistosi (attirano gli insetti che li impollinano), ma producono pollini generalmente forniti di scarso o nullo interesse allergologico.

I pollini presentano dimensioni comprese tra circa 10 e 200 micron, sono di forma rotonda o ovoidale e mostrano fori rotondi, fessure o solchi sulla superficie del loro involucro esterno (esina) attraverso i quali, in presenza di acqua, riversano all’esterno il contenuto del loro materiale allergenico in grado di fecondare le piante e di scatenare nei pazienti sensibili i sintomi dell’allergia.

In tale sede si presenterà solamente l’insieme delle specie allergeniche in grado di provocare pollinosi nel corso dei vari periodi dell’anno, lasciando ad altri testi presenti sul sito nell’area “PATOLOGIE TRATTATE”, l’approfondimento relativo ai sintomi, alla diagnosi e alla terapia delle diverse forme cliniche attraverso le quali la stessa si presenta. Per una trattazione completa di tali argomenti si rimanda, pertanto, ai testi delle patologie seguenti pubblicati nel presente sito:

Quanti e quali sono i pollini responsabili di pollinosi?

piante che rilasciano pollini

Numerose piante (alberi, arbusti ed erbe) liberano, nel periodo dell’impollinazione, pollini responsabili di manifestazioni allergiche in pazienti sensibilizzati ad essi. Con l’arrivo della primavera il fiorire delle piante che ridipinge le nostre campagne di tanti nuovi colori si accompagna, purtroppo, ad una condizione che per moltissime persone rappresenta un problema stagionale di non poco conto: il ripresentarsi delle malattie respiratorie allergiche legate all’impollinazione primaverile. I pur frequenti e fastidiosissimi sintomi della rinite e della congiuntivite allergica (starnuti, prurito oculare, lacrimazione, ecc.) che nei pazienti sensibilizzati si presentano nel momento in cui i pollini allergenici aerodispersi giungono a contatto con le mucose nasali ed oculari degli stessi, sono poca cosa se rapportati alla serietà di taluni quadri clinici di pazienti asmatici che, dovendo confrontarsi con un disagio respiratorio ben più serio in quanto secondario ad ostruzione allergica dei loro bronchi, vanno talora incontro a situazioni cliniche di gravità tale da richiedere il ricovero urgente in ospedale.

Ma non è il solo periodo primaverile quello in cui la pollinosi si manifesta. Con la sola eccezione dei mesi da circa metà ottobre a fine dicembre, infatti, esistono nel corso dell’anno numerose piante responsabili di tale quadro patologico, tanto che è possibile affermare che ogni periodo dell’anno può rappresentare un problema per il paziente portatore di una malattia respiratoria allergica. Le piante più frequentemente fonte di pollinosi sono:

  • Betulla e nocciolo: i pollini della betulla e del nocciolo sono responsabili, nel periodo gennaio – marzo, di quadri oculo-rinitici e asmatici allergici importanti, aprendo nell’anno il periodo della pollinosi che si protrae poi, con i pollini di altre piante, fino a circa la metà di ottobre. E’ in corso, negli anni, un progressivo aumento del numero di pazienti sensibilizzati alla famiglia delle Betulacee (generi Betula, Corylus (nocciolo), Carpinus, Ostrya, Alnus (ontano) ).
  • Graminacee: la primavera ci ricorda che la pollinosi esiste in virtù del fatto che molti pazienti con malattie respiratorie allergiche sono sensibilizzati ai pollini delle graminacee (erbe comuni dei nostri prati) ed è quindi in questo periodo che tali forme cliniche divengono in forma acuta più frequenti nella popolazione (oculo-rinite e sinusite allergica, laringite allergica e asma bronchiale allergico).
  • Fagacee: appartengono alla famiglia delle Fagacee i generi Faggio, Castagno e Quercia, piante che impollinano nel periodo estivo, dotate di potere allergenico più limitato.
  • Oleacee: l’ulivo (Olea europea) rilascia il suo polline allergenico nei mesi di maggio – giugno nelle zone costiere mediterranee e delle Isole.
  • Parietaria: è “l’ortica che non prude”, riscontrabile sui muri e sulle rovine delle vecchie case e lungo le strade e i fossati ai lati delle stesse. La parietaria è un’urticacea (come l’ortica, che però non è allergenica) che impollina nel periodo marzo – ottobre con due distinti picchi: il primo più importante nel periodo marzo aprile, l’altro meno importante in settembre. E’ presente in particolar modo in Liguria e nell’Italia meridionale ed è responsabile di un elevato livello di sensibilizzazione allergica nella popolazione e di una gran quantità di problemi respiratori allergici (asma bronchiale e oculo-rinite).
  • Ambrosia: nel periodo estivo (luglio-settembre) fa la sua comparsa una composita, l’ambrosia, che se rappresentava un tempo la principale causa di asma allergico pollinico solo negli Stati Uniti, importata da quei luoghi e diffusasi in modo tumultuoso anche da noi rischia oggi di togliere il primato dei casi di sensibilizzazione allergica alle stesse graminacee delle nostre campagne. Il suo polline è responsabile di quadri di asma bronchiale allergico e oculo-rinite allergica molto seri.
  • Composite: vi appartengono numerose specie, tra le quali Ambrosia (vedi prima) e Artemisia. Le composite del periodo tardo estivo–autunnale (luglio-settembre) chiudono la parata dei pollini allergenici e sostengono una grossa parte dei disturbi respiratori allergici di tale periodo.
  • Chenopodiacee: sono piante erbacee, presenti in modo particolare nelle zone costiere, che rilasciano pollini allergenici nel periodo estivo-autunnale.
  • Amarantacee: piante erbacee presenti in modo particolare nel sud d’Italia, con impollinazione nel periodo giugno-settembre

altre piante che rilasciano pollini

Qual è l’utilità del calendario pollinico nella cura della pollinosi?

Il calendario pollinico consiste nella rappresentazione grafica, elaborata in tempo reale per le diverse zone d’Italia, della quantità di polline delle principali piante allergeniche presente in un certo momento dell’anno. Esso è indispensabile, nella cura della pollinosi, per i seguenti motivi:

  • possibilità d’iniziare trattamenti pre-stagionali non appena si noti anche solo un minimo accenno alla comparsa del polline al quale il paziente è sensibile nella zona in cui lo stesso soggiorna
  • valutazione dell’opportunità di permanere in una certa zona in base alla quantità di polline allergenico segnalato dal calendario pollinico. Ogni valutazione pneumologica esperta, ad esempio, dovrebbe prevedere per i pazienti affetti da asma bronchiale allergica e rinite allergica concomitante, consigli relativi ai luoghi e ai periodi di vacanza più appropriati a limitare i sintomi, forniti proprio sulla base della perfetta conoscenza, da parte dello specialista pneumologo, dei calendari pollinici delle varie zone d’Italia
  • evitare ai pazienti nuovi contatti con polline allergenico conseguenti al cambio di zona in cui soggiornano. Ad esempio, con la fine dell’esposizione alle graminacee (circa metà giugno nella pianura padana), il paziente rischia di portarsi nuovamente a contatto con polline di graminacee se sale, ad agosto, in montagna ad una quota di circa 1300 metri, livello al quale l’impollinazione delle graminacee è appena incominciata, riacutizzando problemi respiratori che a quote inferiori sembravano ormai risolti
  • possibilità di ridurre o di sospendere terapie in corso non appena il polline allergenico scompaia dal luogo in cui il paziente soggiorna.

Quali sono i sintomi della pollinosi e come si fa la diagnosi di pollinosi?

Come già detto, per una trattazione completa delle varie forme cliniche oggetto di pollinosi, dei sintomi relativi, della diagnosi e della terapia consigliata, si rimanda ai testi pubblicati sul presente sito:

  • Asma bronchiale: dall’epidemiologia alla terapia
  • Laringite acuta e cronica
  • Laringospasmo (laringite spastica)
  • Malattie allergiche delle vie aeree
  • Rinite allergica (raffreddore allergico)
  • Sinusite acuta e cronica

E’ importante ricordare che iniziare la terapia in anticipo rispetto al momento in cui il polline allergenico si libera nell’aria consente di ridurre sensibilmente l’infiammazione allergica e, di conseguenza, la quantità di farmaco necessaria a mantenerla sotto controllo, permettendo oltretutto al paziente di rimanere con maggior facilità senza sintomi o con sintomi limitati durante tutto il periodo d’impollinazione.

Che cosa sono le reazioni crociate tra pollini allergenici e alimenti?

E’ noto come numerosi alimenti siano responsabili di reattività allergica crociata con i pollini allergenici di numerose piante. Ciò suggerisce, pertanto, una particolare cautela nel consumo degli stessi quando sia nota la sensibilizzazione ad una certa specie pollinica (tabella sotto):

CROSS-REATTIVITA' TRA POLLINI ALLERGENICI E ALIMENTI

POLLINOSI - CROSS-REATTIVITA TRA POLLINI ALLERGENICI E ALIMENTI
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C’è relazione tra rinite allergica e asma bronchiale?

cura delle pollinosiSi pensa ormai da più parti che rinite allergica e asma bronchiale allergico (vedi anche: “Asma bronchiale”) rappresentino parti di una comune malattia più generale e complessa delle vie aeree che tende a presentarsi clinicamente, nel tempo, in modo diverso e con sintomi variabili. Una grande quantità di pazienti deve purtroppo constatare quanto sia frequente, nel tempo, il passaggio da una “semplice” rinite allergica ad un ben più complesso quadro di asma bronchiale. Con queste premesse si dovrebbe considerare la rinite allergica una malattia da trattare con la dovuta serietà, non affidandosi semplicemente ad una pericolosa autogestione del problema attraverso l’impiego di farmaci sintomatici usati “al bisogno” in quanto, se non adeguatamente affrontata, comporta il rischio di non riconoscere precocemente una condizione di asma bronchiale sottostante ancora non conclamato, con tutte le conseguenze ricomprese in tale evoluzione. I pazienti che presentino la concomitanza delle due forme patologiche (asma e rinite) mostrano un significativo miglioramento dei sintomi di entrambe le forme a patto che le si tratti insieme ed in modo corretto.

Come si cura la pollinosi?

cure malattie allergiche vie aeree

Come già detto, per una trattazione della terapia della pollinosi si rimanda ai testi pubblicati sul presente sito già prima segnalati e in particolare:

terapia farmacologica pollinosiNon ci sarà cura efficace se non a patto di comprendere come la terapia farmacologica della pollinosi rappresenti solamente uno degli aspetti del problema, e che i consigli pratici di uno specialista abituato a confrontarsi da anni con essa può rappresentare una “marcia in più” per gestirla al meglio anche senza quelle medicine che, se pur importanti, non ne esprimono l’aspetto principale. Intendo con questo sottolineare come ci siano aspetti indispensabili di cui tenere conto che possono davvero fare la differenza tra il “tentare” ed il “riuscire” a controllare la patologia e tra questi quelli indicati nel testo pubblicato “Malattie allergiche delle vie aeree”.

In conclusione, curare in modo esperto e, quando possibile, guarire il paziente portatore di pollinosi significa consentirgli, specie se si tratta di un bambino, di confrontarsi con la stessa riducendo al minimo l’impatto negativo con la malattia, con la cura e con le necessità richieste dal suo controllo, ponendo come target il rendergli possibile un’esistenza tanto più vicina a ciò che gli si potrebbe consentire se la patologia non esistesse, specie per quanto attiene alle scelte di vita relazionali, sportive e lavorative.

 Dott. Enrico Ballor

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