La depressione interferisce con la riabilitazione della BPCO

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Uno degli aspetti che lo specialista pneumologo conosce molto bene e che, anzi, ritiene prioritario, quando si parla della corretta gestione dei pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), è la necessità di adoperarsi con essi affinché non solo accettino di aderire a un programma di riabilitazione funzionale respiratoria a loro specificamente dedicato, ma ancor più proseguano con costanza, fino al termine, il trattamento riabilitativo proposto. Sia nel caso di pazienti affetti da bronchite cronica, infatti, sia per quelli con BPCO (vedi “Ho la bronchite cronica o la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO?)”), la riabilitazione respiratoria opera positivamente non solo sulla possibilità di ridurre la percezione della dispnea (difficoltà respiratoria), ma altresì sulla possibilità che essi giungano ad affrontare meglio la giornata, nonostante la malattia, ottimizzando le risorse fisiche e riducendo la fatica.

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Inverno, aria fredda e malattie respiratorie: il punto dello pneumologo

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E’ innegabile che il freddo, specie quello più intenso dei mesi invernali più rigidi, rappresenti un problema di non poco conto per chi soffre di una malattia respiratoria, ancor più se cronica, quale asma bronchiale (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”), bronchite cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) ed enfisema polmonareo per chi è affetto da bronchiectasie. L’insieme di queste patologie respiratorie, tutte accomunate da una più o meno importante riduzione dei flussi dell’aria attraverso le vie aeree secondaria all’ostruzione dei bronchi documentabile con l’esame spirometrico, può aggravarsi in virtù dell’effetto infiammatorio che il freddo può avere sulle vie aeree, precipitando quadri respiratori talora tanto importanti da rendere indispensabile il ricovero del paziente in ambiente ospedaliero (riacutizzazioni), specie nelle situazioni in cui si presenti un’insufficienza respiratoria (vedi “Ossimetria (saturimetria)” – “Emogasanalisi arteriosa” – “L’ossigenoterapia domiciliare spiegata dallo pneumologo” – “BPCO, insufficienza respiratoria e alimentazione: i consigli dello pneumologo”).

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Mal di gola, faringite, tracheite e bronchite: una proposta dello pneumologo per prevenire

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Con il periodo estivo che volge al termine e i mesi freddi che si annunciano, non mi pare fuori luogo iniziare a parlare di malattie infiammatorie e infettive delle vie aeree. Il periodo autunnale e, ancor più, quello invernale, infatti, sono per definizione portatori di ogni sorta di malanno respiratorio, a partire dai comuni raffreddori virali (riniti), che ci fanno “colare” il naso, dalle faringiti responsabili dei tanto fastidiosi “mal di gola” e dalle laringiti che ci tolgono la voce, per arrivare fino alle malattie infettive delle vie aeree inferiori tra quali la tracheite, la bronchite o, peggio ancora, la temutissima polmonite e broncopolmonite.

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Smog, inquinanti dell’aria, polmoni e demenza: il punto dello pneumologo

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Incredibile ma vero. Quando si parla di inquinamento dell’aria delle città e delle sue terribili conseguenze sulla salute, viene subito in mente il riferimento alle malattie polmonari e bronchiali, tra le quali spiccano l’asma bronchiale (vedi “Asma e clima: il parere dello pneumologo”) la bronchite cronica, l’enfisema polmonare e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) (vedi “BPCO, smog e traffico automobilistico urbano: il punto dello pneumologo”). Molto meno spesso, invece, viene spontaneo riferire i danni dello smog ad altri problemi per l’organismo, e tra questi a quelli che le sostanze irritanti e cancerogene contenute in esso provocano all’apparato cardio-circolatorio (cuore e vasi sanguigni), al pancreas (diabete), alla vescica e alle vie urinarie (tumori) e infine anche al …cervello! Ebbene si. Un recente studio pubblicato su The Lancet, una delle più autorevoli e prestigiose riviste mediche internazionali, ha decretato che le persone che vivono in prossimità di strade particolarmente trafficate vanno soggette più facilmente, rispetto a chi vive in zone a bassa densità di circolazione o distanti dalle arterie più trafficate, a danni cerebrali esitanti in gravi forme di demenza, ma non solo. In questi soggetti maggiormente esposti all’inalazione delle polveri ultrafini del PM2,5 contenute nello smog urbano, in grado di raggiungere gli alveoli polmonari e di essere trasferite da essi al sangue, raggiungendo in tal modo ogni punto dell’organismo come un vero e proprio veleno facilmente diffusibile, già in studi precedenti si era documentata una maggiore propensione a sviluppare deficit delle funzioni cognitive che concordavano con una minor quantità di sostanza bianca cerebrale sottocorticale, sia nei riscontri TAC dell’encefalo, sia in quelli RMN (risonanza magnetica) (vedi “Blocco delle auto Euro 3 ed Euro 4 a Torino per lo smog: il punto dello pneumologo”).

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Intossicazione da monossido di carbonio: i consigli dello pneumologo

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Freddo dell’inverno, stufette a gas e fonti di riscaldamento “a fiamma” o a pannelli incandescenti radianti nella casa. Una miscela davvero “esplosiva” che rischia di finire in tragedia se non si tiene conto di alcuni aspetti che davvero è opportuno conoscere. La produzione di monossido di carbonio che si genera in particolari condizioni, infatti, rischia di realizzare delle situazioni di estremo pericolo per la salute umana, mettendo a repentaglio la sopravvivenza stessa dei soggetti che si dovessero trovare esposti all’inalazione accidentale di questo gas estremamente velenoso.

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