Chemioterapia e tumore del polmone: alimentazione e consigli dallo pneumologo

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Proprio nel corso di una terapia per un tumore maligno polmonare (vedi “Tumore ai polmoni e ai bronchi” – “ Tosse e sangue dalla bocca: è sempre tumore?” – “Mesotelioma maligno della pleura”), la cui causa è spesso da ricercare nell’abitudine al fumo di sigaretta (vedi “Fumo di sigaretta, tosse, catarro e tumore del polmone: i consigli dello pneumologo”) e nell’esposizione agli inquinanti urbani (vedi “Inquinamento urbano e cancro polmonare”), diviene ancora più importante orientarsi ad una corretta alimentazione, sia per meglio contrastare i danni sull’organismo secondari alla presenza del tumore, primo tra tutti la perdita di peso, sia per cercare di controllare in modo più efficace i sintomi della neoplasia e gli effetti secondari indesiderati legati ai trattamenti. Le terapie oncologiche, inoltre, siano esse chirurgiche o fondate sull’impiego di radio-chemioterapici, basate su farmaci biologici o su trattamenti immuno-ormonali, impongono spesso un cambiamento delle abitudini alimentari, con l’abbandono di certi alimenti dovuto a una diversa percezione dell’appetibilità degli stessi, e con la necessità di orientarsi su altri più facilmente tollerati.

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Tumore del polmone nella donna e fumo di sigaretta: il punto dello pneumologo

tumore al polmone nella donna e fumo

Lo chiamano “big killer”: è il tumore maligno dei polmoni e dei bronchi, responsabile di decine di migliaia di morti all’anno solo nel nostro Paese (vedi “Fumo di sigaretta, tosse, catarro e tumore del polmone: i consigli dello pneumologo”). Rappresentava, una volta, una prerogativa prevalentemente maschile dovuta al fatto che, fino a qualche decennio fa, l’abitudine al fumo di tabacco era considerata quasi disdicevole per le donne. Il cambiamento delle abitudini sociali, legato soprattutto alla ventata di libertà che ha interessato il mondo femminile, ha svincolato la donna da quegli impedimenti e da quelle rinunce socialmente imposte che la vedevano privata del diritto di poter fare le stesse cose degli uomini e, tra queste, anche della possibilità di fumare. Fino al punto che oggi, avendo superato i maschi per numero di fumatori attivi, anche loro hanno il diritto di ammalare di cancro del polmone. Non una tragica battuta, purtroppo, ma la triste realtà.

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Criceti, cavie, topi e conigli: lo pneumologo e l’asma da piccoli roditori domestici

asma da roditori con cavie criceti conigli

Senza dimenticare i furetti, che non sono roditori ma mustelidi, e gli altri piccoli roditori domestici meno comuni, criceti, cavie e cavie peruviane, topi e topolini e l’immancabile coniglio (meglio se “nano”), amico dei bambini, sono entrati da qualche anno a pieno titolo tra gli animali che amiamo tenere nelle nostre case per allietare le giornate a noi, e ai nostri cari. Niente di più bello che accarezzare il pelo morbido di questi graziosi animaletti che c’inducono tenerezza e protezione. Niente di più bello di sentire tra le nostre mani la loro indifesa vulnerabilità, specie se messa a confronto con le nostre ben più grandi dimensioni di sapiens bipedi.

Eppure, dietro a tanta apparente innocuità mansueta, si nasconde qualche volta, oltre ad una possibile poco piacevole morsicatura regalataci dal nostro amico poi non così contento di farsi continuamente “pasticciare” dalle nostre mani, ciò che in qualche caso rischia di rappresentare un problema di non facile soluzione. Vediamo, allora, di cosa si tratta.

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Antiinfiammatori (FANS), infiammazione delle vie aeree e infarto: il punto dello pneumologo

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Faringite e rino-faringite, tracheite e bronchite: sto parlando di quei quadri infiammatori delle vie aeree superiori e inferiori aventi in comune fastidiosi sintomi provocati dall’infiammazione dei tessuti, tra i quali dolore, bruciore e congestione delle mucose respiratorie, con o senza ostruzione nasale. E’ noto come sia di pratica comune il ricorso agli antiinfiammatori non cortisonici, anche noti con l’acronimo di FANS – (farmaci antiinfiammatori non steroidei, cioè “ non cortisonici”), al solo scopo non tanto di curare la malattia, quanto di alleviare i fastidiosi sintomi che essa provoca. Questa classe di molecole farmacologiche racchiude in sé tre diversi effetti e precisamente quello antalgico-analgesico (antidolorifico), quello antipiretico (antifebbrile) ed infine quello antiinfiammatorio. Essi agiscono bloccando alcune vie metaboliche dell’acido arachidonico e dell’ acido eicosapentenoico, dai quali vengono sintetizzate una serie di molecole implicate nei processi infiammatori qualiprostaglandine, prostacicline, leucotrieni e trombossani.

Era noto da molti anni il loro effetto lesivo sulle mucose dell’apparato digerente, in modo particolare la loro tendenza a provocare gastrite, fino a determinare veri e propri processi ulcerosi (ulcera gastrica e ulcera duodenale), motivo per cui la loro assunzione è stata da sempre consigliata a stomaco pieno, talora associata ad antiacidi e a protettori della mucosa gastrica nel caso di cicli di terapia particolarmente prolungati o in soggetti sensibili, specie se con precedenti di patologia gastro-duodenale. Nulla faceva tuttavia presagire che, contrariamente alla loro relativa innocuità che porta da sempre ad assumerli senza particolari preoccupazioni, essi potessero avere sul cuore effetti avversi di estrema gravità oltre a quelli già noti. E che, oltretutto, tali effetti negativi si manifestassero con maggiore evidenza in concomitanza con un loro impiego motivato da processi infiammatori delle vie aeree.

Un recente studio pubblicato su di una prestigiosa rivista internazionale, il Journal of Infectious Diseases, ha infatti recentemente consentito di confermare nuovamente la supposta pericolosità dei FANS, già evidenziata fin dal 2005 dalla FDA (Food and Drug Administration), ente americano preposto alla vigilanza sulle sostanze farmacologiche e corrispondente alla nostra AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), relativamente all’aumentato rischio di infarto del miocardio, che portava le aziende produttrici ad inserire nel foglietto illustrativo delle caratteristiche del prodotto anche l’aumento di infarto e ictus cerebrale tra coloro che ne fanno uso.

Di non poco conto, inoltre, appare quantitativamente tale aumentato rischio, se è vero che, come dichiarato dagli autori dello studio del National Taiwan University Hospital, la possibilità di incorrere in un infarto del miocardio è addirittura più che triplicata in coloro che, in occasione di infezioni respiratorie, assumono FANS per via orale, rispetto al rischio corso, per la stessa patologia, da coloro che assumono FANS per altri motivi (senza, cioè, avere infiammazione delle vie aeree), o che hanno infiammazione delle vie aeree ma non assumono FANS. Tale rischio, inoltre, aumenterebbe fino a sette volte, rispetto alle due categorie del confronto precedente, per coloro che in occasione di infiammazione dell’apparato respiratorio assumono tali farmaci non per via orale, ma per via parenterale (uso di fiale intramuscolari o endovenose). Secondo i ricercatori, tale deleterio effetto di sommazione del rischio infartuale negli “infiammati ” respiratori esposti a FANS, potrebbe conseguire all’aumento della pressione arteriosa secondaria alla ritenzione idrica legata al recupero del sodio, con rottura delle placche aterosclerotiche presenti nei vasi coronarici (arterie del cuore), associato all’incremento della quantità di leucotrieni circolanti, con conseguente aumento della capacità delle piastrine di aggregare e di formare trombi (tappi piastrinici), e dalla minor attività antitrombotica derivante dalla minor quantità circolante di prostaciclina-I2 (PGI2).

Visti gli effetti dichiarati dagli autori dello studio, consiglierei, in caso di infezione respiratoria con infiammazione delle vie aeree, maggior prudenza prima di procedere in modo indiscriminato all’assunzione di tali antiinfiammatori, specialmente nel caso in cui il paziente già sia portatore di una cardiopatia ischemica o presenti patologie (diabete, ipertensione, stati di aumentata coagulazione del sangue, ecc.) e specifici fattori di rischio di per sé potenzialmente aggravanti la malattia ischemica.

In certi casi, per quanto i fastidiosi sintomi dell’infiammazione delle vie aeree possano portare a ricercare sollievo proprio nell’assunzione di FANS, metterei in guardia dall’esagerare con una sconsiderata assunzione di tali farmaci, sia in termini quantitativi, sia in termini di durata del trattamento sintomatico, che limiterei davvero all’indispensabile e con il preciso obiettivo di attenuare per un po’ di tempo il fastidio arrecato dai sintomi dell’infiammazione, fino a portarlo ad un livello di “ sopportabiltà” che consenta di gestire il disagio fisico senza aumentare sconsideratamente i rischi.

Dott. Enrico Ballor

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Obliterazione / sinfisi del seno costofrenico nella radiografia del torace: il punto dello pneumologo

obliterazione seno costo frenico

“…Seno costofrenico (o angolo costo-frenico) obliterato…” o “… sinfisi (obliterazione) aderenziale del seno costo-frenico …”, sono affermazioni del radiologo che il paziente può talora leggere nel referto di una radiografia del torace praticata per i più diversi motivi. Parole per addetti ai lavori che spesso creano tante preoccupazioni in chi, privo delle competenze tecniche, scientifiche e soprattutto radiologiche, teme l’irreparabile in attesa di chiarire, con il proprio medico di famiglia o con lo specialista pneumologo, il reale significato e la portata pratica di quanto letto.

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