N-acetilcisteina (NAC): farmaco pneumologico non solo mucolitico

acetilcisteina mucolitico

Ho già sostenuto su questo sito, in un mio precedente articolo, che nonostante il frequente uso di farmaci ad azione mucolitica e fluidificante utilizzati nel corso di occasionali episodi infettivo-infiammatori delle vie aeree, forse il miglior mucolitico oggi disponibile è proprio …l’acqua! (vedi “Acqua: la migliore terapia mucolitica”). E’ vero, infatti, che, se le proprietà di alcuni farmaci definiti “mucolitici”, cioè in grado di modificare le caratteristiche chimico-fisiche delle secrezioni catarrali prodotte dai bronchi e dalle ghiandole muco-secernenti dell’apparato respiratorio extra-bronchiali in risposta ad aggressioni infettive e infiammatorie delle vie aeree, consentono al muco prodotto in eccesso di divenire più “fluido” e per questo più facilmente espettorabile con i colpi di tosse (un muco appiccicoso e denso più difficilmente viene eliminato), è vero anche che l’acqua rappresenta la quota maggiore di cui il muco prodotto è costituito. Dimenticare, pertanto, di bere a sufficienza, impedendo al muco di ricevere quella quota di acqua indispensabile a fluidificarlo, può rendere inefficace l’assunzione di qualsiasi mucolitico, rappresentando solo un costo in più per l’ammalato spesso privo di un tangibile vantaggio.

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Rene e polmoni: lo pneumologo e la sindrome pneumo-renale

sindrome pneumo renale

S’intende con il termine “sindrome pneumo-renale” una condizione clinica caratterizzata dalla concomitante presenza di una malattia dei reni e dei polmoni che compare contemporaneamente o con una correlazione temporale nel breve periodo. Affinché la malattia dei due organi possa rientrare nella definizione di “sindrome pneumo-renale”, è necessario che la causa che la provoca ed il meccanismo patogenetico siano comuni, ad esempio una malattia autoimmune.

A proposito di contemporanea presenza di una patologia polmonare e di una malattia renale, esistono casi in cui un tumore renale o una trombosi della vena renale possono essere responsabili di tromboembolia polmonare, mentre sono noti casi di una sindrome pneumo-renale che si giustificano nella presenza di malattie infettive che interessano i due organi, tra le quali la tubercolosi e le infezioni da legionella. Anche in alcune condizioni correlate ad infezioni che si diffondano all’intero organismo attraverso il sangue, indicate con il termine di sepsi (dal greco: sēpsis = putrefazione) o setticemia, esiste la concreta possibilità di un contemporaneo danno acuto polmonare (ARDS) e renale, con possibilità di contemporanea insufficienza funzionale dei due organi.

Esistono poi malattie immunologiche con presenza di autoanticorpi (vasculiti – vedi ”Manifestazioni polmonari delle vasculiti”) che possono interessare contemporaneamente il tessuto polmonare e quello renale e che devono essere rapidamente diagnosticate, in quanto in grado di determinare importanti danni funzionali, fino al punto di comportare un rischio per la stessa sopravvivenza dei pazienti che ne vengano colpiti. Le tre principali patologie a patogenesi immunologica che possono determinare un contemporaneo interessamento di reni e polmoni sono la sindrome di Churg-Strauss, la granulomatosi di Wegener e la sindrome di Goodpasture.

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Asma allergico da parietaria (urticaceae): il parere dello pneumologo

parietaria

Uno dei pollini più frequentemente responsabile, dopo le graminacee, di allergie respiratorie (vedi “Malattie allergiche delle vie aeree”), e in modo particolare di asma bronchiale (vedi “ Asma bronchiale: malattia da conoscere”) e di rinite allergica nel nostro Paese, è il polline della Parietaria, genere appartenente alla famiglia delle Urticaceae alla quale appartiene anche il genere Urtica (Urtica dioica – vedi foto), priva tuttavia di interesse allergologico.

Al genere Parietaria appartengono diverse specie di piante erbacee particolarmente presenti, nell’area mediterranea, sui muri delle vecchie case (per questo nota anche con il termine di “erba muraiola”), sui ruderi abbandonati delle stesse e lungo il bordo delle strade. Tra queste, Parietaria judaica, Parietaria officinalis e Parietaria lusitanica. Le foglie di questa pianta, usate un tempo per ripulire, aggiunte all’acqua, l’interno delle bottiglie e dei fiaschi di vetro dai residui del vino e dell’aceto, hanno fatto si che la Parietaria sia stata per questo soprannominata, dalla tradizione popolare, “erba vetriola”. Ricorda nell’aspetto l’ortica (Urtica dioica) tanto comune nei nostri campi, essendo priva, tuttavia, della capacità urticante (pruriginosa) propria di questa pianta (è indicata dai bimbi come “l’ortica che non punge”).

Tutte queste diverse specie sono dotate di spiccata capacità allergizzante, tanto che nel nostro Paese la sensibilizzazione ad esse si rende responsabile di una gran parte dei casi clinici di allergia nei pazienti affetti da pollinosi. Il periodo di pollinazione è variabile nelle varie zone d’Italia, ma in senso generale si può dire che essa si estenda da febbraio fino a novembre, con un picco di concentrazione pollinica intorno ai mesi di maggio-giugno nelle regioni settentrionali, ed una ripresa della stessa più tardiva (settembre-ottobre). Vista, tuttavia, l’estrema variabilità nell’aria della quantità di polline direttamente responsabile dei sintomi allergici e asmatici del paziente, consiglio sempre di fare riferimento ai calendari pollinici delle varie zone pubblicati in rete, al fine di meglio orientare la terapia in funzione delle particolari condizioni ambientali più o meno sfavorevoli nei diversi periodi dell’anno.

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Migliorare da subito il proprio modo di respirare

migliorare da subito modo respirare

Quando respirare diviene fastidioso

E’ frequente il caso di pazienti che riferiscono una percezione fastidiosa del proprio modo di respirare (vedi anche “ Dispnea (difficoltà respiratoria)”). Mi riferisco a coloro che dichiarano di “ …. non riuscire a tirare dentro l’aria ….. a fare qualche passo ed accorgersi che l’aria non entra più ! …… “ Spesso tali soggetti appartengono alla nutrita schiera di coloro che soffrono di disturbi respiratori cosiddetti “ostruttivi”, intendendo con ciò quei pazienti affetti da asma, bronchite cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) ed in modo particolare da enfisema polmonare (vedi anche “Asma bronchiale ” - “Broncopneumopatia cronica ostruttiva – BPCO” - “Bronchite acuta e cronica” - “ Enfisema polmonare”). Il comune denominatore di questi soggetti consiste nel mettere in atto, in modo del tutto inconsapevole, una particolare modalità di respirare “a polmoni pieni”. Cercherò di farmi capire meglio portando un esempio che serva a meglio comprendere la situazione. Immaginiamo un bicchiere pieno d’acqua. Ed immaginiamo ora di voler introdurre nuova acqua in quel bicchiere. E’ chiaro che se il bicchiere già è pieno d’acqua sarà impossibile introdurne altra. I pazienti affetti da patologia respiratoria ostruttiva fanno esattamente questo. Nel corso del tempo, per motivi di minor lavoro respiratorio e di minor fatica, senza accorgersene imparano a respirare mantenendo intrappolata nei loro polmoni una quota d’aria che non viene completamente eliminata al termine di ogni singolo atto respiratorio per cui, anche solo nel corso di un’attività fisica pari a quella di una semplice passeggiata, si ritrovano a respirare mantenendo i polmoni pieni d’aria. Ciò determina il fatto che, dopo un certo periodo, ogni ulteriore tentativo di introdurre nuova aria nei polmoni in occasione del respiro successivo diviene impossibile, trovando gli stessi già completamente “gonfi” . Di qui la sensazione, riferita dal paziente, di sentirsi “soffocare” e di non riuscire a respirare.

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Crisi d’asma e rischio morte: i consigli dello pneumologo

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Purtroppo, nonostante la grande quantità di nuovi farmaci resisi nel tempo disponibili per la cura dell’asma bronchiale (vedi “ I nuovi farmaci per asma e BPCO presentati dallo pneumologo”), le cronache dei giornali continuano a riportare, con frequenza talora preoccupante, titoli del tipo “Muore per asma dopo un attacco respiratorio …..” o “ Giovane donna muore per una crisi asmatica …..” e così via. Ciò che allarma il pubblico dei non addetti ai lavori è il dover fare i conti, in presenza di eventi letali, con una malattia che, ritenuta (a torto) “… seria, ma poi non così pericolosa…”, si dimostra invece, nei fatti, potenzialmente in grado di provocare crisi respiratorie talmente gravi e “imprevedibili”, da determinare in certi casi anche la morte.

Senza voler fare del terrorismo clinico che non giova a nessuno, vorrei partire da quelle virgolette tra le quali ho racchiuso la parola “ imprevedibili”, per cercare di spiegare in che cosa consista la differenza tra la presunzione di una malattia non pericolosa e la realtà purtroppo contraria a tale immaginata innocuità. Intendo che la potenziale letalità della malattia asmatica, troppo spesso supposta “imprevedibile”, a ben guardare poi tanto “ imprevedibile” non è! Anzi! Mi riferisco a tutta quella serie di errori, leggerezze, omissioni, imprecisioni e sottostime della serietà della malattia che, alla fine, possono rendersi responsabili di crisi asmatiche ad esordio acuto e di gravità tale da provocare il decesso del paziente.

Vediamo, allora, quali sono queste situazioni fuori controllo alle quali mi riferisco, cercando per ognuna di esse di trovare una soluzione che consenta di riportare l’asma, anche quella potenzialmente mortale, all’interno di una zona di “minor rischio” che limiti il pericolo di un evento estremo.

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