Asma e lavoro: i consigli dello pneumologo

asma e lavoro

Ciò che vorrei trattare in questo nuovo articolo sull’asma bronchiale (vedi anche “ Asma bronchiale: malattia da conoscere”), non si riferisce solamente a ciò che ho già affrontato in un altro scritto dedicato all’asma professionale, ma si rivolge, invece, in modo più estensivo, al campo delle molte situazioni lavorative nelle quali, per i motivi più vari, l’asma bronchiale rischia di rappresentare un problema in più per il paziente che ne è affetto.

Se teniamo conto di quanto tempo trascorriamo nei luoghi di lavoro, è facile comprendere come si possano creare problemi aggiuntivi ogni qual volta un paziente asmatico si trovi a vivere in situazioni “asmogene” oltre a quelle già ricomprese nell’elenco di quelle ufficialmente “professionali”, legate cioè al contatto con sostanze inalanti prodotte o presenti nel corso di lavorazioni industriali o di processi produttivi specificamente professionali. Ognuna di queste diverse situazioni irritanti le vie aeree in grado di scompensare l’asma, opera anche attraverso un’accentuazione dell’iperreattività bronchiale aspecifica, definibile come quella condizione di particolare suscettibilità individuale del paziente a manifestare broncospasmo in presenza di stimoli irritativi bronchiali non allergici (stimolazione chimico-fisica aspecifica quale: aria troppo secca, troppo umida, troppo calda, troppo fredda, fumi irritanti, ecc.).

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BPCO e fumo di sigaretta: il parere dello pneumologo

bpco e fumo di sigaretta

La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) consiste in una malattia dell’apparato respiratorio caratterizzata da un’ostruzione dei bronchi molto meno responsiva ai farmaci broncodilatatori rispetto a quella provocata dall’asma bronchiale. Essa contempla, sotto la stessa definizione, due diverse forme cliniche: una più classicamente connotata dalla prevalente produzione cronica di secreto bronchiale mucoso (forma tipica della bronchite cronica); l’altra prevalentemente rappresentata da fenomeni di vero e proprio “consumo” degli alveoli polmonari e della componente interstiziale del polmone (forma enfisematosa) – vedi “Ho la bronchite cronica o la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO)?”. Entrambe le due diverse tipologie cliniche di BPCO possono nel tempo aggravarsi funzionalmente ed evolvere fino allo stadio funzionale finale rappresentato dall’insufficienza respiratoria (vedi “Insufficienza respiratoria e ossigenoterapia”).

La principale causa di BPCO, responsabile al contempo anche del tumore polmonare, è il fumo di sigaretta. Esso è in grado di determinare, attraverso l’infiammazione delle vie aeree, tutti quei danni ai bronchi e ai polmoni che, provocando l’ostruzione delle vie aeree e impedendo di conseguenza il normale flusso dell’aria attraverso di esse, si rendono responsabili dei sintomi respiratori della malattia, primo fra tutti la dispnea (difficoltà respiratoria). Sembra impossibile, quindi, che stando così le cose ci siano pazienti affetti da BPCO che continuino a fumare! (vedi “Fumo di sigaretta, tosse catarro e tumore del polmone: i consigli dello pneumologo” – “ Fumo di sigaretta e inquinamento urbano: individuazione precoce dei danni funzionali”). Ma non basta! Alcuni di questi, per quanto già in terapia domiciliare cronica con l’ossigeno, non rinunciano all’abitudine del fumo, aggravando la loro situazione clinica fino a determinare la necessità di ricoveri ospedalieri altrimenti evitabili.

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Asma e fumo di sigaretta: il parere dello pneumologo

asma e fumo sigaretta

Anche se difficile da credere, non è infrequente incontrare pazienti affetti da asma bronchiale, sia allergico che non allergico (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere"), che non rinuncino a fumare. Pur con la consapevolezza dei danni che il fumo di tabacco è già in grado di provocare indipendentemente dal problema asmatico (vedi “Tumore ai polmoni e ai bronchi”), l’asmatico che fumi vede aumentare in modo esponenziale tutta una serie di problemi e di rischi che complicano la sua malattia e che spesso vengono pericolosamente minimizzati al solo fine di non rinunciare al fumo (vedi “Fumo di sigaretta, tosse catarro e tumore del polmone: i consigli dello pneumologo ” – “Fumo di sigaretta e inquinamento urbano: individuazione precoce dei danni funzionali”). Spesso il paziente che fuma vede peggiorare non solamente i suoi sintomi, nei termini di dispnea (difficoltà respiratoria), tosse, sibilo espiratorio (vedi “ Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”) e senso di costrizione al torace, ma altresì il quadro funzionale respiratorio documentabile con la spirometria. Vediamo allora quali sono gli svantaggi legati all’incapacità dell’asmatico di rinunciare al fumo.

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Asma da sforzo o asma da esercizio fisico (E.I.A.): il parere dello pneumologo

asma sforzo o esercizio

L’asma da sforzo, noto anche come E.I.A. (exercise induced asthma) o asma da esercizio fisico, corrisponde ad una particolare forma di asma bronchiale (vedi anche “Asma bronchiale: malattia da conoscere”) che si presenta con crisi asmatiche caratterizzate dalla presenza di tosse, sibilo prevalentemente espiratorio, difficoltà respiratoria e senso di costrizione al torace, generalmente al termine (5-10 minuti) di sforzi ed esercizi fisici che comportino un aumento della ventilazione polmonare (aumento della frequenza e dell’ampiezza del respiro) di una certa importanza, che perduri per almeno qualche minuto (almeno 7-8 minuti) - (vedi anche “ Bambino asmatico e sport: i 10 consigli dello specialista” e “Asma allergico e luogo di vacanze: i consigli dello pneumologo ”).

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Macchia sul polmone: che cos’è? E’ sempre tumore?

macchia sul polmone

Se c’è una situazione che crea nelle persone non poca apprensione è leggere sul referto di una radiografia del torace, praticata per i motivi più disparati, i termini “addensamento polmonare” o “addensamento parenchimale polmonare”, o ancora “disventilazione del parenchima polmonare”, magari seguiti dalla sigla “di n.d.d.”, che il paziente tende poi a semplificare, nei racconti successivi, con la ben più popolare frase “Ho una macchia nel polmone”. Se poi la persona che scopre di avere questa “macchia” è anche un fumatore, allora le diverse ipotesi tendono inevitabilmente a convergere, nella testa di chi legge, su di un’unica drammatica conclusione: “Ho un tumore!”. Naturalmente maligno e senza speranza!

Vediamo, allora, a quali patologie polmonari possono essere ricondotte le varie situazioni descritte dalle definizioni prima riportate e genericamente indicate con “macchia nel polmone”. Innanzitutto voglio chiarire che con la sigla “di n.d.d.” s’intende la presenza di una generica “ombra radiologicamente visibile” sulla radiografia del torace, la cui natura non ancora nota deve ancora essere meglio definita con l’aiuto di altri esami diagnostici (“di n.d.d.” significa “di natura da determinare ”). Fin qui, quindi, nulla di spaventoso.

Quando si parla di “addensamento” o di “disventilazione” polmonare, si fa riferimento a una zona in cui il tessuto polmonare (parenchima) risulta meno trasparente ai raggi “X”, in quanto in quel punto il polmone perde le sue caratteristiche di tessuto “spugnoso e soffice”, ben aerato in quanto ricco ci cellette aeree (alveoli), e diventa più “denso ”, cioè più “compatto” e “addensato”, in quanto meno aerato (meno “ventilato”) e più opaco ai raggi “X”.

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