Asma indotto da Aspirina (A.I.A.): il parere dello pneumologo

 asma e aspirina

Era il 1922 quando per la prima volta Fernand Widal descrisse una curiosa associazione tra asma, poliposi nasale e intolleranza all’Aspirina (acido acetil-salicilico o ASA). Solo successivamente si notò come di tale sindrome, presente in rilevazioni epidemiologiche diverse tra il 5 e il 26% circa della popolazione asmatica adulta e più raramente nei bimbi, non fosse responsabile solamente l’Aspirina, ma altresì tutta una serie di farmaci denominati FANS (farmaci antinfiammatori non cortisonici) che, come l’Aspirina, potevano scatenare rinite acuta con starnuti, senso di ostruzione nasale con rinorrea acquosa (presenza di secreto nasale fluido e trasparente) e crisi asmatiche in soggetti asmatici predisposti, generalmente affetti da asma grave spesso poco responsiva ai cortisonici, quando non addirittura in terapia cronica con cortisone praticato a dosaggi elevati con scarsi risultati sull’asma (vedi anche “Farmaci che possono provocare asma o causare danni ai polmoni e alla funzione respiratoria”).

In questi soggetti, spesso entro un’ora dall’ingestione di ASA o FANS, si possono manifestare crisi respiratorie asmatiche importanti, solitamente precedute da attacchi di rinite vasomotoria acuta con rinorrea intensa (gocciolamento nasale), congiuntivite (infiammazione delle congiuntive dell’occhio), edema (gonfiore) delle palpebre ed eritema (arrossamento) del collo e del viso accompagnati o meno da prurito. La patogenesi di tale particolare forma asmatica dipende da un’inibizione della via metabolica della cicloossigenasi operata dall’Aspirina e dai FANS, a tutto favore della via metabolica della lipoossigenasi con formazione di leucotrieni (LTC4 – LTD4 – LTE4), dotati di attività infiammatoria e asmogena.

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Polmonite in estate: la malattia che allarma

polmonite estiva 

La polmonite (vedi “Polmonite e broncopolmonite”) consiste in una malattia infiammatoria del polmone classicamente riferita, dall’immaginario collettivo, al periodo invernale o comunque ad un periodo freddo dell’anno. Ciò vale anche per la broncopolmonite, termine con il quale si definisce un processo infiammatorio che interessi non solamente il polmone ma anche i bronchi. La comparsa di una polmonite estiva, in un periodo caratterizzato dalla presenza di un clima caldo così distante da quel freddo immaginato come necessario a provocarla, mette in moto la fantasia popolare e soprattutto allarma il paziente e i famigliari, impegnati a cercare di spiegare un quadro patologico che, comparendo in un momento dell’anno senza apparente giustificazione, non può spiegarsi in altro modo se non ipotizzando una sua maggiore gravità.

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Polisonnografia e trattamento delle apnee del sonno

polisonnografia trattamento apnee

La “Sindrome delle Apnee del Sonno - SAS”, ed in particolare la sua più comune forma ostruttiva (OSAS) (la forma “ centrale” è più rara), consiste in una patologia respiratoria con la quale spesso si confronta lo pneumologo nel corso della sua attività professionale specialistica. Essa è molto più facilmente riscontrabile nella popolazione generale rispetto a quanto comunemente non si pensi, accompagnandosi molto spesso a quel “russare” che, in numerosi casi, ne dichiara la presenza (vedi “Mio marito russa! Che cosa posso fare?”). La sua concomitante e contemporanea associazione con la BPCO nello stesso paziente ( broncopneumopatia cronica ostruttiva), configura quella che oggi suole definirsi “overlap syndrome”.

Ho già affrontato, nei due articoli prima indicati, una rapida trattazione della sindrome delle apnee del sonno, lasciando a questo testo lo scopo di descrivere brevemente in che cosa consista il principale esame in grado di diagnosticarla (polisonnografia) e quali possibilità di trattamento si aprano una volta individuato il disturbo.

Preliminarmente è possibile praticare una semplice registrazione notturna continua della saturazione dell’emoglobina (sangue) con l’ ossimetro, esame non invasivo (come d’altra parte anche la polisonnografia) in grado di rilevare la presenza di episodi di desaturazione durante il sonno. Una volta confermata tale condizione il paziente potrà essere sottoposto alla polisonnografia, avendo in questo modo la possibilità di definire la natura “periferica” secondaria (ostruttiva), “centrale” primitiva (neurologica) o “mista” delle apnee registrate nel corso della notte e responsabili degli episodi di desaturazione.

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Asma e reflusso gastro-esofageo: i consigli dello pneumologo

asma e reflusso

Anche se difficile a pensarsi, esiste una stretta correlazione tra apparato respiratorio e apparato digerente in alcuni pazienti affetti da asma bronchiale (vedi anche “Asma bronchiale: malattia da conoscere”). La presenza, in alcuni pazienti asmatici, di reflusso gastro-esofageo (malattia da reflusso gastro-esofageo – MRGE), specie se è presente un’iperreattività bronchiale aspecifica, può essere responsabile di crisi asmatiche notturne anche di una certa importanza, con la comparsa dei ben noti sintomi respiratori consistenti in tosse, difficoltà respiratoria (dispnea), senso di costrizione al torace e “fischietto” (vedi “Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”), espressione di ostruzione delle vie aeree (broncospasmo) documentabile con la spirometria. Tale condizione, più nota con il termine di “asma da reflusso”, consiste nella presenza di crisi asmatiche provocate, in alcuni pazienti affetti da asma bronchiale, dalla presenza in esofago di succo acido proveniente dallo stomaco. Tale condizione, in pazienti sensibili, attiva in via riflessa il sistema nervoso autonomo vagale (neurovegetativo), appartenente al sistema nervoso parasimpatico, scatenando indirettamente il broncospasmo attraverso la stimolazione chimica (succo acido) di tale via nervosa.

Stando così le cose, consiglierei ai pazienti affetti da asma bronchiale nei quali coesista anche una malattia da reflusso gastro-esofageo (MRGE), specie nel caso in cui la stessa si sia magari già dimostrata responsabile nel passato di una crisi asmatica notturna, di prestare particolare attenzione a ridurre il consumo di alimenti che favoriscano la produzione della secrezione acida cloro-peptica dello stomaco o il suo refluire nell’esofago (vedi PDF scaricabile in fondo al testo), rispettando inoltre il più possibile i seguenti punti:

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Apnee del sonno, russamento e obesità: meglio la dieta o la CPAP?

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Esiste in medicina una sindrome complessa definita sindrome metabolica, consistente in una serie di fattori di rischio tra i quali iperglicemia (aumento degli zuccheri nel sangue), dislipidemia (aumento di colesterolo e trigliceridi nel sangue), pressione arteriosa elevata e obesità. La contemporanea presenza di queste diverse situazioni, associate nella sindrome metabolica, aumenta notevolmente nei pazienti il rischio di sviluppare diabete mellito, malattie cardio-vascolari, tra le quali l’infarto del cuore e l’ictus cerebrale rappresentano le più acute e temibili complicanze, e la sindrome delle apnee ostruttive del sonno, spesso secondaria al sovrappeso, non di rado responsabile di gravi complicazioni talora letali (rischio di morte).

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