Sigaretta elettronica e sigaretta tradizionale: il parere dello pneumologo

sigaretta elettronica contro sigaretta normale 

Colgo l’occasione della recente polemica sorta tra la posizione espressa dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e quella dichiarata dal Prof. Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale, a proposito della “preferibilità” o meno della sigaretta elettronica rispetto al tradizionale fumo di tabacco, per fare una serie di considerazioni che mi paiono doverose, ricordando come l’OMS abbia dato parere negativo sulla sigaretta elettronica, considerandola “pericolosa”, mentre il Prof. Veronesi la consideri “ molto meno nociva rispetto alla sigaretta tradizionale”.

Ricordo la storiella dei tre ciechi ai quali veniva chiesto, toccandolo, di descrivere un elefante. Il primo, toccando l’orecchio, lo descriveva come “una grande bistecca piatta”; il secondo, tastando una zampa, come “un tronco d’albero ruvido e saldamente radicato al suolo”; il terzo, sentendo la forma della coda, come “ un bastoncino con un ciuffo di peli in punta”. In realtà ognuno di loro aveva ragione nel descrivere correttamente ciò su cui si concentrava nell’esplorazione dell’animale, ma nessuno di loro coglieva purtroppo l’elefante nella sua totalità, perdendone il reale significato finale.

Per ritornare all’aneddoto dei tre ciechi, pur nella certezza che sia l’OMS sia il Prof. Veronesi compiano affermazioni scientifiche tutt’altro che contestabili se prese singolarmente, ritengo tuttavia che le stesse esprimano due aspetti di un problema che, se non considerato nella sua interezza, rischia di portare a conclusioni solo apparentemente discordanti, innescando una polemica che francamente mi pare poco utile.

Le considerazioni che propongo di seguito possono aiutare a comprendere i motivi dell’equivoco.

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Asma del bambino: i 10 consigli dello pneumologo per l’asma in età pediatrica

 asma nel bambino

L’asma bronchiale, specie quello allergico (vedi “Malattie allergiche delle vie aeree” e “Pollinosi ”), appresenta la più frequente malattia cronica dell’infanzia, impegnando gli pneumologi ed i pediatri non solamente sul fronte del controllo dei sintomi dei piccoli pazienti, quanto anche su quello della corretta gestione degli aspetti sociali della malattia, specie per ciò che si riferisce a:

Per ridurre al minimo i disagi legati alla malattia asmatica nei bambini, consiglio di ricordare i seguenti punti:

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Ho la bronchite cronica o la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO)?

bronchite cronica oppure bpco

Si definisce bronchite cronica la presenza di tosse ed espettorazione per almeno 3 mesi all’anno, anche non consecutivi, per 2 anni consecutivi. E’ evidente che, così definito, il termine “bronchite cronica” corrisponde ad una diagnosi clinica, e precisamente ad una condizione facilmente individuabile sulla base di sintomi presentati dalla persona che ne è affetta, secondaria sia ai processi infiammatori persistenti presenti nelle vie aeree, sia all’ipertrofia (aumentato sviluppo patologico) delle ghiandole che producono muco che si trovano nella parete dei bronchi.

Ma qual’è il rapporto tra bronchite cronica e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO)? La bronchite cronica corrisponde ad una sola componente della BPCO, malattia più complessa provocata dal fumo di tabacco e dall’inquinamento urbano, che implica non solamente la presenza di tosse e catarro cronici, ma anche l’ostruzione irreversibile dei bronchi con tutte le conseguenze respiratorie funzionali che ne conseguono. Anzi! Ci sono quadri clinici di BPCO che presentano una scarsa o nulla componente secretiva di muco, cioè una scarsa componente bronchitica cronica, caratterizzandosi per quadri patologici che procedono anche per lungo tempo in modo subdolo e silenzioso (vedi “Easy Spyro: individuazione precoce dei danni funzionali da fumo di tabacco e dei problemi respiratori silenziosi” e “ Fumo di sigaretta e inquinamento urbano: individuazione precoce dei danni funzionali”), incominciando a dare segni di sé solo tardivamente, quando ormai i danni funzionali ostruttivi irreversibili dei bronchi sono meno facilmente affrontabili e risolvibili, pur se trattati in modo adeguato. Di qui l’importanza di intercettare la malattia (ad esempio con la spirometria) quando ancora è all’esordio o nelle prime fasi, silenziosa o con pochi sintomi come una modesta dispnea (fatica a respirare), prima non presente durante attività fisica modesta come salire le scale, in modo da poter impostare precocemente un trattamento che tenda a impedire, o per lo meno a rallentare, i processi involutivi dei bronchi che portano, dopo anni, ad una condizione respiratoria ancora curabile ma certamente non più guaribile.

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BPCO e vita attiva: i consigli dello pneumologo

 bpco e vita attiva

Nel corso della mia più che ventennale attività professionale di specialista pneumologo presso il mio studio di Torino, ho avuto modo di confrontarmi con l’esperienza di pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), malattia respiratoria cronica che riconosce nel fumo di sigaretta e nell’inquinamento dell’aria le principali cause. La BPCO contrae stretti legami con l’ asma bronchiale, con la bronchite cronica e con l’enfisema polmonare e presenta come comune denominatore per tutti i pazienti che ne sono colpiti un progressivo decadimento dell’autonomia e del piacere di vivere conseguente alla difficoltà respiratoria ingravescente (dispnea) dovuta al progressivo deterioramento della funzione respiratoria che procede, talvolta, fino ad una vera e propria insufficienza d’organo (vedi “Insufficienza respiratoria e ossigenoterapia”).

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