Esami per malattie respiratorie e tumori polmonari e pleurici

esami per malattie e tumori polmoni

Molti sanno che per individuare una malattia cardiaca può essere utile praticare un elettrocardiogramma, o che per scoprire il diabete è fondamentale controllare la glicemia. Ma quali sono gli esami che consentono di svelare una malattia respiratoria o un tumore del polmone e della pleura, confermando il sospetto clinico formulato dallo pneumologo nel corso della visita specialistica pneumologica? Vediamoli con calma, ricordando tuttavia che la corretta prescrizione e interpretazione degli esami clinici, utili a diagnosticare e a gestire una malattia respiratoria, spetta soltanto al medico e allo specialista pneumologo in particolare, per evitare la prescrizione di esami inutili, costosi e talora inutilmente pericolosi, specie se non opportunamente e propriamente richiesti.

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Fumo di sigaretta e inquinamento urbano: individuazione precoce dei danni funzionali

Fumo e inquinamento individuazione danni precoci

Tra i molti quadri patologici di cui si occupa lo specialista pneumologo, esistono malattie respiratorie sicuramente curabili ma difficilmente guaribili. Tra queste, oltre al tumore del polmone, compare la nutrita schiera delle malattie infiammatorie croniche e degenerative dell’apparato respiratorio tra le quali le più rappresentative sono la bronchite cronica, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e l’ enfisema polmonare. La “curabilità” di una malattia senza sicura corrispondenza con una contemporanea “guaribilità” della stessa, implica la possibilità che ci si possa con interesse e impegno occupare di una forma patologica, senza che ci sia purtroppo la sicurezza di veder recuperare pienamente la precedente condizione di normalità. Mi preme sottolineare come le malattie respiratorie prima ricordate siano provocate, nella maggior parte dei casi, dall’inquinamento urbano (smog delle città) e dal fumo di tabacco (sigarette in prevalenza). Le stesse impiegano talora numerosi anni prima di iniziare a manifestarsi con sintomi palesi tra i quali la dispnea (difficoltà respiratoria), o con sintomi che il fumatore tende spesso a definire “normali” (tosse e catarro specie al risveglio) solo in quanto già presenti da parecchio tempo e ricondotti al fumo come se fossero cosa scontata.

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Pneumologia e aderenza alle cure nelle malattie respiratorie: i consigli dello pneumologo

aderenza alle cure pneumologiche

Anche gli pneumologi dell’area di Torino hanno potuto recentemente prendere visione della campagna denominata “Le 3C di aderenza – Consapevolezza, Correttezza, Costanza”, patrocinata dalla Società Italiana di Medicina Respiratoria (SIMER) e dalla Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC), presentata a Milano l’11 novembre 2014. Tale piano di tutela della salute pubblica si prefigge di migliorare l’aderenza alle cure, riducendo gli errori di assunzione delle terapie, per quei 7,5 milioni d’italiani affetti da malattie respiratorie croniche quali asma bronchiale, bronchite cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) ed enfisema polmonare.

E’ allarmante notare come più della metà dei pazienti con queste patologie croniche, e sottolineo come sia implicito nel termine “cronico” il fatto che tali malattie siano destinate a non guarire mai completamente, potendo invece essere curate con efficacia a patto che si rispettino le terapie prescritte dallo specialista, sia affetto dalla malattia per dodici mesi all’anno ma tenda a curarsi per meno di 6 mesi, scendendo ancor di più nella fascia dei giovani sotto i 14 anni. In questa fascia d’età, infatti, si tende a non proseguire il trattamento oltre l’anno di terapia e circa sei su dieci adolescenti rifiutano del tutto di assumere la terapia prescritta, mentre il 60% circa degli anziani rispetta la terapia prescritta per non più di due mesi all’anno! Peccato, tuttavia, che un tale comportamento sia poi responsabile di un quarto delle riacutizzazioni delle varie forme croniche respiratorie e sia causa di sei su dieci ricoveri in ospedale per difficoltà respiratoria ( insufficienza respiratoria).

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Visita pneumologica, spirometria, ossimetria e test con broncodilatatore

Visita pneumologica spirometria broncodilatatore

Ritengo di fondamentale importanza, nel corso della mia attività specialistica di pneumologo, poter offrire al paziente una visita pneumologica completa comprensiva di spirometria, esame funzionale di facile esecuzione solitamente molto ben tollerato ed eseguibile in tempo reale. Poter disporre in tempi rapidi di una valutazione spirometrica, infatti, già nel corso della prima visita pneumologica, senza dover attendere che il paziente si rechi presso un servizio ambulatoriale o presso un centro ospedaliero per effettuare l’esame spirometrico prescritto, consente allo specialista pneumologo di conoscere da subito quale sia il reale stato di salute dei suoi bronchi e dei polmoni specialmente nel caso di pazienti affetti da malattie respiratorie a carattere prevalentemente ostruttivo (asma bronchiale, bronchite cronica, enfisema polmonare, broncopneumopatia cronica ostruttiva – BPCO, bronchite bronchiectasica, ecc.), con il vantaggio, non di poco conto, di poter prescrivere la terapia pneumologica sulla base di quanto misurato. Ma non solo! Oltre al vantaggio di poter iniziare da subito il trattamento farmacologico più opportuno, la valutazione spirometrica effettuata prima di prescrivere i farmaci broncodilatatori consente, nel corso dei successivi controlli del paziente, di poter valutare sia il modificarsi della situazione funzionale, sia soprattutto la reale efficacia della terapia in corso. Per fare un esempio che chiarisca meglio, la spirometria corrisponde, per lo pneumologo, all’elettrocardiogramma che pratica il cardiologo nel corso di una visita cardiologica per valutare la situazione generale del cuore ed il suo modificarsi conseguente alla terapia.

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BPCO riacutizzata e reflusso gastro-esofageo: i consigli dello pneumologo

 bpco e reflusso gastro esofageo

Numerose volte, nel corso della mia attività di specialista pneumologo presso lo studio di Torino, mi sono trovato ad affrontare malattie respiratorie, tra le quali asma bronchiale, bronchite cronica e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), aggravate dalla concomitante presenza, nel paziente, di un reflusso gastro-esofageo (malattia da reflusso gastro-esofageo – MRGE) che pareva favorirne lo scompenso clinico, l’aumento dell’iperreattività bronchiale aspecifica e la comparsa dei ben noti sintomi respiratori tosse, difficoltà respiratoria (dispnea) e “fischietto”, espressione di ostruzione delle vie aeree (broncospasmo) documentabile alla spirometria, classici delle fasi di riacutizzazione infiammatoria ed infettiva di questi quadri patologici. Un recente studio pubblicato da ricercatori danesi, in effetti, ha permesso di stabilire che, come già noto nel caso dell’asma, la malattia da reflusso gastro-esofageo (MRGE), specie nei pazienti non trattati con continuità con farmaci antiacidi, si accompagna realmente ad aumentato rischio di riacutizzazione anche della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), la cui causa risiede principalmente nell’abitudine al fumo di sigaretta e, in senso più generale, nell’esposizione non solo attiva al fumo di tabacco (abitudine tabagica e tabagismo), ma altresì a quella passiva. In questa ricerca, pazienti con BPCO seguiti per un periodo di cinque anni hanno consentito di osservare che il numero di riacutizzazioni infiammatorie (anche per semplice esposizione a inalanti irritanti quali lo smog, in assenza di infezioni respiratorie), di riacutizzazioni infettive (BPCO con riacutizzazione microbica virale o batterica) e l’intensità della dispnea erano maggiori nel gruppo dei pazienti nei quali era presente anche un concomitante reflusso gastro-esofageo non curato farmacologicamente in modo continuo, rispetto a quelli in cui tale disturbo mancava. Tuttavia, i pazienti con MRGE che erano invece trattati in modo continuo con una terapia farmacologica che bloccasse la produzione di succo acido nello stomaco (inibitori di acidità – PPI), non avevano un aumentato rischio di riacutizzazione di BPCO e si comportavano come quelli senza MRGE. Ciò si spiegherebbe con una maggior infiammazione delle vie aeree provocata o accentuata, nei pazienti con BPCO e reflusso, dallo stesso refluire del succo acido proveniente dallo stomaco.

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