Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO): la difficoltà respiratoria acuta

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Si è svolto nelle giornate del 7 e 8 Novembre 2014 presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Luigi di Orbassano (Torino), un incontro scientifico dedicato alla fisiopatologia e ai percorsi gestionali dell’asma e della BPCO ( broncopneumopatia cronica ostruttiva), nel corso del quale è stato sottolineato quanto ancora oggi la BPCO, per quanto costituisca una delle più rilevanti cause mondiali di malattia e di mortalità, rappresenti una realtà clinica spesso non diagnosticata o insufficientemente trattata. Ma al di là degli aspetti diagnostici e terapeutici ben individuati della malattia, rappresenta un problema importante, in pneumologia, la comparsa di una difficoltà respiratoria particolarmente rilevante in un paziente affetto da tale patologia che, per quanto già abituato a convivere con un modo di respirare non normale, venga percepita come molto diversa rispetto al disagio “standard” al quale egli stesso è abituato, sia in termini qualitativi (“quanto respiro peggio rispetto al solito”), sia in termini qualitativi (“ quanto questo disagio respiratorio è di tipo diverso rispetto a quello che di solito conosco”). Tale eventualità viene spesso vissuta dall’ammalato in molto molto ansioso non solamente per l’accentuarsi della dispnea (disagio respiratorio) rispetto a quella ordinariamente percepita, ma per il fatto di essere esperita come fuori previsione e difficile da giustificare, se non a patto di immaginare una condizione di aggravamento della BPCO esistente o la comparsa di una malattia nuova che si aggiunga alla precedente o che ne aggravi quel decorso clinico che sembrava relativamente stabile.

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Asma allergico e luogo di vacanze: i consigli dello pneumologo

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Il momento della scelta del luogo dove andare in vacanza rappresenta una delle migliori occasioni per definire, con familiari e amici, un periodo di serena condivisione di tempi e di viaggi, di meritato riposo o di svago. Ognuno propone una meta e, trovata quella più condivisa dal gruppo, il gioco è fatto. Esistono, tuttavia, premesse alla scelta che vanno ben oltre la semplice preferenza per una vacanza al mare piuttosto che ai monti, e tra queste le limitazioni imposte da problemi relativi al proprio stato di salute. Non solo una permanenza ad alta quota in montagna sarà da scartare nel caso in cui ci si trovi a combattere con una pressione arteriosa elevata, difficile da controllare, o nel caso in cui la persona sia affetta da insufficienza respiratoria (in montagna l’aria, per quanto certamente più pulita e non inquinata, contiene una minor quantità di ossigeno!), ma ciò di cui si dovrà necessariamente tener conto è che un paziente con asma bronchiale allergico difficilmente potrà divertirsi o riposarsi soggiornando dove siano presenti allergeni fonte dei suoi problemi respiratori (vedi anche “Pollinosi ” e “Malattie allergiche delle vie aeree”). Faccio un esempio che serva a capire: uno pneumologo che curi un paziente asmatico, allergico ai pollini delle graminacee (erbacce comuni dei prati), che viva in provincia di Torino (circa 300 metri s.l.m.), sconsiglierà al suo paziente una vacanza nel mese di agosto in una località montana del nord Italia posta ad una quota compresa tra 1000 e 1500 metri s.l.m., in quanto, in quel periodo e a quella quota, la persona rischia di riportarsi in contatto con i pollini delle graminacee che, non più presenti ad agosto alla quota di Torino, sono invece presenti in montagna a causa del ritardo dell’impollinazione alle quote più alte.

Raccomando, quindi, ai pazienti che soffrono di asma bronchiale allergico o di forme respiratorie allergiche, di consultarsi sempre con lo specialista pneumologo prima di scegliere il luogo di vacanza, tenendo conto, in ogni caso, dei seguenti consigli:

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Bronchiti, polmoniti e altre infezioni respiratorie invernali: i consigli dello pneumologo

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Non solamente nelle fredde città del nord come Torino, ma un po’ in tutt’Italia, con l’avvicinarsi dei mesi freddi che ci allontana sempre più dal piacere del tepore estivo, si ripresenta ogni anno il problema della prevenzione delle infezioni respiratorie specie per quelle persone che, affette da malattie croniche dell’apparato respiratorio, rischiano di veder peggiorare il loro stato di salute proprio in conseguenza di episodi infettivi a carico delle vie aeree che tendono a scompensare il pur precario ma stabile equilibrio della loro condizione respiratoria. Mi riferisco a quei pazienti affetti da problemi respiratori cronici quali asma bronchiale, bronchite cronica ed enfisema polmonare e, tra questi, in modo particolare ai bambini asmatici e agli anziani che, più cagionevoli e vulnerabili di fronte alle aggressioni microbiche dei periodi freddi in virtù della loro maggior fragilità, pagano il prezzo più alto delle infezioni di tale periodo. Tali infezioni bronchiali e polmonari (vedi anche “Broncopneumopatia cronica ostruttiva – BPCO” –  “ Polmonite e broncopolmonite” – “Pleurite” – “Bronchiectasie”) comportano talora la necessità di un ricovero ospedaliero, indispensabile per affrontare al meglio l’insufficienza respiratoria che rappresenta, nei pazienti anziani con malattie respiratorie croniche, una delle più temibili e talvolta letali complicanze di tali situazioni.

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Asma bronchiale: malattia da conoscere

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Con l’arrivo della primavera il fiorire delle piante e degli arbusti che ridipingono le nostre campagne di tanti nuovi colori si accompagna purtroppo, come ogni anno, ad una condizione che per moltissime persone rappresenta un problema stagionale di non poco conto: il ripresentarsi della malattia asmatica allergica (vedi anche “Asma bronchiale”) legata alla impollinazione primaverile (vedi anche “ Pollinosi” – “Malattie allergiche delle vie aeree”). I pur frequenti e fastidiosissimi sintomi della rinite e della congiuntivite allergica (starnuti, prurito oculare, lacrimazione) che nei pazienti sensibilizzati si presentano nel momento in cui i pollini allergenici aero-dispersi giungono a contatto con le mucose nasali ed oculari degli stessi (vedi anche “Rinite allergica”), sono poca cosa se rapportati alla serietà di taluni quadri clinici di pazienti asmatici che, dovendo confrontarsi con un disagio respiratorio ben più serio (vedi anche “Dispnea (difficoltà respiratoria)” in quanto secondario ad una ostruzione allergica dei loro bronchi, vanno talora incontro a situazioni cliniche di gravità tale da richiedere il ricovero urgente in ospedale (vedi anche “ Insufficienza respiratoria e ossigenoterapia”).

Ma non è il solo periodo primaverile quello in cui la malattia asmatica si manifesta. Se è vero che questa stagione ci ricorda che l’asma esiste, in virtù del fatto che molti pazienti asmatici sono allergici e sensibilizzati ai pollini delle graminacee (erbe comuni dei nostri prati) e che quindi in tale periodo la malattia diviene in forma acuta più presente nella popolazione, è vero anche che quadri asmatici clinicamente rilevanti sono presenti durante tutto l’anno. Si può dire che praticamente ogni periodo dell’anno può rappresentare un problema per il paziente asmatico. Dalle esposizioni al polline delle betulle e dei noccioli del periodo tardo-invernale in grado di sostenere quadri asmatici importanti, si sfuma nel periodo primaverile in cui, come detto prima, la fanno da padrone i pollini delle graminacee che ci accompagnano fino al momento in cui quelli della parietaria (l’erba dei muri) si sostituiscono ad essi e si mantengono fino al periodo autunnale. Il periodo estivo vede apparire all’orizzonte l’ambrosia che, se rappresentava un tempo la principale causa di asma allergico pollinico solo negli Stati Uniti, importata da quei luoghi e diffusasi in modo esuberante rischia oggi di togliere il primato dei casi di sensibilizzazione allergica alle stesse graminacee delle nostre campagne. E’ tipica, inoltre, del periodo estivo la presenza di Cladosporium e di Alternaria, spore fungine che disperse nell’aria sono responsabili di una certa quota di quadri asmatici. Le composite, poi, del periodo tardo estivo–autunnale chiudono la parata dei pollini allergenici e sostengono grossa parte dei disturbi respiratori allergici di tale periodo.

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Bambino asmatico e sport: i 10 consigli dello specialista

 bambino asmatico e sport

"Quale attività sportiva può praticare mio figlio che soffre di asma?". E' una domanda ricorrente che diverse volte mi sono sentito rivolgere da genitori preoccupati per la pratica sportiva dei loro figli asmatici. Ciò che desidero fin da subito chiarire è che l’asma bronchiale, per quanto malattia certamente meritevole di tutte le attenzioni, non deve assolutamente diventare un problema anche invalidante. Non deve impedire, cioè, il normale e corretto sviluppo psico-fisico della persona che ne è affetta, garantendone al contempo la possibilità di un armonico sviluppo e di una normale vita relazionale, specie quando ad esserne colpito è un bimbo o un giovane in fase di crescita. Da quanto detto risulta chiaro quanto il consentire al paziente asmatico una normale e benefica attività fisica e sportiva rappresenti una priorità ben al di la del semplice controllo farmacologico del broncospasmo che caratterizza la malattia asmatica. Numerosi atleti e campioni dello sport asmatici, realizzati nella vita, confermano queste prime affermazioni.

Quali sport può praticare un bambino asmatico?

Il bambino asmatico deve poter praticare qualunque sport, ad esclusione degli sport subacquei e dell’equitazione nel caso in cui sia allergico alla forfora (pelo) del cavallo. Aiutarlo a scegliere lo sport che più gli piace, come qualunque genitore farebbe con un figlio non asmatico, serve soprattutto a farlo sentire “uguale agli altri”, confermandogli che la malattia asmatica è da rispettare, senza doverla temere oltre misura. Far si che il bimbo si senta normale è un indispensabile ed irrinunciabile momento della sua crescita che garantisce la possibilità di farne un adulto sano. Non potendo, tuttavia, ignorare la malattia, consiglierei di tener conto di una serie di indicazioni che aiuteranno a favorire la migliore integrazione tra asma e sport sicuro.

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