Asma allergico da cupressacee (cipresso): il parere dello pneumologo

asma allergico da cipresso

La pianta del cipresso riporta, nell’immaginario collettivo, alla più frequente specie arborea utilizzata per abbellire luoghi di culto (chiese antiche, pievi di campagna, ecc.) e viali dei cimiteri. Ricordata da Giosuè Carducci nella famosa poesia “Davanti a San Guido”, rappresenta per lo pneumologo e per l’allergologo una pianta qualche volta responsabile di asma bronchiale e di rinite allergica qualche volta particolarmente fastidiosa, specie quando accompagnata da arrossamento degli occhi per interessamento congiuntivale (oculo-rinite).

Il periodo di pollinazione anemofila (che avviene per opera del vento – vedi “Pollinosi” e “ Malattie allergiche delle vie aeree”), cioè di libera dispersione dei pollini nell’aria, corrisponde, per i cipressi della fascia mediterranea, al periodo dell’anno che va da gennaio a fine marzo, ma tenuto conto della frequente allergia crociata tra il cipresso e le altre piante della famiglia delle Cupressacee (ordine delle conifere, cioè piante che producono coni, comunemente noti come “pigne”) tra le quali il ginepro, tale periodo viene a interessare anche i mesi che vanno da novembre a dicembre. In tal modo il periodo critico per i pazienti allergici a queste piante viene esteso ad un intervallo compreso tra ottobre e fine marzo, andando a rappresentare un problema respiratorio che rischia di estendersi per ben sei mesi all’anno. I due principali generi appartenenti alla famiglia delle Cupressacee corrispondono a Cupressus (cipresso) e Juniperus (ginepro), ma altre piante di questa famiglia hanno importanza allergenica, tra le quali Libocedrus, Thuja, Tetraclinis e Callistris.

Difficilmente l’allergia alle cupressacee si presenta come sensibilizzazione isolata, associandosi spesso a quella ad altri allergeni. Le manifestazioni cliniche più frequenti sono rappresentate da quelle oculo-rinitiche, per quanto l’asma possa spesso presentarsi, negli allergici alle cupressacee, in forma anche grave ma raramente correlata alla sensibilizzazione isolata a queste sole piante. Qualche volta è una tosse persistente il solo sintomo con il quale si manifesta clinicamente l’allergia alle cupressacee (vedi “Tosse e allergia: il parere dello pneumologo”). Tale sintomo può rappresentare, in qualche caso, un vero e proprio equivalente asmatico, qualche volta in assenza di quel sibilo respiratorio che ne dichiara l’asma clinico (vedi “Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”), in grado di essere individuato con la spirometria, specie in pazienti che presentino un’iperreattività bronchiale aspecifica.

In considerazione della presentazione prevalentemente invernale dei sintomi, questa forma allergica viene frequentemente scambiata, anche per lungo tempo, per rinite infettiva (il classico raffreddore da virus) ed in tal modo risulta sottostimata, passando spesso diversi anni prima che se ne sospetti la natura allergica. Lo stesso vale per le forme asmatiche secondarie alla sensibilizzazione alle cupressacee non del genere Cupressus, e in particolar modo per quelle che, presentandosi nel periodo ottobre- novembre, vengono facilmente scambiate per forme asmatiche secondarie alla sensibilizzazione agli acari della polvere, che in tale periodo si riproducono più attivamente nelle case (vedi “ Asma allergico da acari della polvere: i consigli dello pneumologo”). Qualche forma asmatica da cipresso del periodo gennaio-febbraio, invece, può poi essere erroneamente attribuita ad asma allergico alle betulle o al nocciolo, piante che in questo periodo possono essere responsabili di quadri asmatici spesso seri.

La diagnosi allergologica per l’asma allergico alle cupressacee si avvale degli stessi metodi diagnostici in uso per tutte le altre pollinosi. E’ consigliabile, pertanto, iniziare la ricerca delle cause con il test cutaneo “in vivo” (Prick Test), per procedere successivamente, in caso di una sua negatività, con i test “in vitro”, in grado di dimostrare nel sangue, se presenti, gli anticorpi responsabili dell’allergia (reagine di classe IgE) specificamente in grado di reagire con le sostanze allergeniche liberate dai pollini delle cupressacee (cipresso in particolare).

Per quanto si riferisce al trattamento delle forme allergiche, rinitiche o asmatiche che siano, questo non si discosta dai trattamenti delle patologie rinitiche e asmatiche secondarie alla sensibilizzazione ad altre piante allergeniche. La terapia, pertanto, terrà in considerazione l’impiego di cortisonici inalatori e per via generale, oltre ai broncodilatatori per via inalatoria, accompagnati da cromoni e antileucotrienici, nel caso delle forme asmatiche, riservando la terapia topica nasale e oculare e con farmaci antistaminici per via orale, alle sole forme allergiche rinitiche o oculo-rinitiche. Ben più impegnativa sarà, invece, la profilassi delle forme asmatiche fondata sulla riduzione dell’esposizione all’allergene, spesso inefficace, quando non impossibile, vista l’estensione del periodo critico di pollinazione per un periodo di ben sei mesi l’anno.

Anche nel caso dell’asma allergico alle cupressacee non insisterò mai abbastanza, come numerose altre volte ho fatto nella trattazione delle patologie respiratorie affrontate nei testi che compaiono nel presente sito, sul fatto che la diagnostica e la clinica delle forme respiratorie allergiche, come di qualsiasi altra malattia respiratoria, è materia da specialisti, e non va affrontata con pressapochismo o con superficialità. Si lasci, allora, alla competenza clinica dello pneumologo e all’esperienza dell’allergologo che ne affiancherà il percorso diagnostico, la gestione della patologia asmatica, da intendersi come una malattia respiratoria complessa, comunque seria ma soprattutto da non sottovalutare.

Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphothos Nadym

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