Ispessimenti pleurici e placche pleuriche nelle radiografie del torace

inspessimenti pleurici

La presenza di frasi del tipo “ … presenza di ispessimenti pleurici apicali bilaterali …” o “ … presenza di placche pleuriche … placche pleuriche calcifiche …” non è infrequente nei referti di esami radiografici del torace di pazienti che si sottopongano a tale tipo di indagine diagnostica per i motivi più vari. In molti casi, inoltre, il riscontro di tali reperti pleurici non è direttamente legato a ciò che consiglia al medico o allo specialista pneumologo di richiedere l’esame. In altre parole, tali alterazioni della pleura molto spesso non giustificano la tosse o il dolore toracico o la dispnea (difficoltà respiratoria) che motivano la radiografia del torace, essendo frequentemente semplici riscontri occasionali che non correlano con i sintomi suddetti.

Stabilito che “ispessimenti pleurici” e “placche pleuriche” sono quasi costantemente reperti radiografici privi di una sintomatologia che li giustifichi, tranne in alcuni rari casi in cui, presentandosi isolati o con l’aspetto di “ mammelloni pleurici” o di “aspetti mammellonati della pleura parietale”, stanno ad indicare alterazioni dei profili pleurici spesso riferibili a lesioni tumorali della stessa (vedi “Mesotelioma maligno della pleura” – “Asbestosi ” – “Pneumoconiosi e pneumopatie professionali”), vediamo allora che cosa si nasconde dietro tali definizioni che tanto allarmano i pazienti.

Ispessimenti pleurici apicali

Per evitare una brutta pagina di terrorismo clinico, inizierei subito a tranquillizzare i pazienti che si dovessero trovare a leggere simili affermazioni nel referto della loro radiografia, in quanto, in modo particolare gli ispessimenti pleurici che molto più frequentemente si localizzano alle regioni più alte del torace (apici polmonari), rappresentano un reperto molto comune in radiologia diagnostica, molte volte privo di specificità alcuna. Spesso esito nel passato di contatto occasionale e non consapevole del paziente con micobatteri tubercolari (vedi “Tubercolosi “), era una volta di più frequente riscontro per la più elevata frequenza di tale tipo di contatto microbico nella società dei nostri nonni. Ancora oggi, specie nelle radiografie delle persone anziane (ma non solo), gli ispessimenti pleurici agli apici polmonari hanno per lo pneumologo un sapore diagnostico di “contatto passato senza danni”, spesso privi di attività clinica e di pericolosità attuale.

Placche pleuriche

Le placche pleuriche rappresentano un vero e proprio marker clinico e sociale, spesso testimone di esposizione prolungata nella vita alle fibre d’amianto (asbesto), con sviluppo di lesioni cicatriziali irritative della pleura parietale di natura fibrotica legate al microtrauma pleurico ripetuto e persistente. Può capitare che il soggetto che scopra tale reperto radiologico non sia neppure consapevole di questa condizione, in quanto non sempre essa si associa necessariamente ad esposizione professionale alla fibra. Può capitare, infatti, che soggetti residenti in zone prossime a cave aperte del suddetto materiale (esposizione ambientale), o impegnati, in passato, in attività lavorative non così esplicitamente connesse alla sua presenza (vedi garagisti inconsapevolmente in contatto per anni con la polvere di consumo delle vecchie pastiglie dei freni contenenti amianto), possano avere per anni inalato amianto senza esserne stati a conoscenza nel momento in cui ciò avveniva. Lo stesso vale per i molti soggetti che, senza saperlo, inalavano fibra d’asbesto proveniente dalla polverizzazione da usura di vecchie coperture industriali di Eternit (capannoni) o di tetti delle abitazioni rurali (ma non solo) o di tettoie usate magari in campagna come riparo per gli attrezzi.

Le placche pleuriche presenti da parecchio tempo possono facilmente calcificarsi, documentando in tal modo la loro presenza da molti anni e, come tale, non dichiarativa necessariamente di lesione pericolosa. Quando parlo di “lesione pericolosa”, parlo del mesotelioma maligno della pleura, tumore pleurico che spesso comporta una rapida evoluzione e sintomi talora gravi ben diversi dalla quasi costante asintomaticità delle placche pleuriche. Si tenga presente che in modo differente devono essere valutate e considerate, nel tempo, le placche diffuse della pleura, calcifiche o meno che siano, e gli ispessimenti, specie se unici e molto localizzati della stessa, più frequentemente parietali anteriori o diaframmatici, degni sicuramente di una maggior attenzione da parte dello pneumologo.

Si tenga conto, tuttavia, che non essendo la medicina “matematica”, ma scienza che opera a favore dell’uomo anche attraverso quell’insostituibile ingrediente che chiamasi “esperienza” (del medico e dello specialista), per quanto tutto quanto sopra riferito corrisponda al vero, ciò non autorizza il paziente ad utilizzarlo per far la diagnosi, ma solamente per farsi un’idea più chiara di come possono star le cose. La diagnosi finale, sia chiaro, quella “vera” e non solo quella “ipotizzata”, è solo il medico a poterla fare, aggiungendo ai dati clinici e ai reperti “obiettivi” e “radiologici” quell’esperienza che sola può far la differenza nel comprendere davvero, evitando guai, non tanto “ciò che penso ci sia ”, quanto “ciò che veramente c’è”. Lo specialista, inoltre, sarà in grado di indicare in quali casi potrà essere prudente un approfondimento di quanto emerso nella radiografia standard del torace, consigliando, nei casi dubbi o non completamente chiari, un’eventuale completamento delle indagini diagnostiche con esami radiografici quali TAC, PET, RMN o con esami funzionali, endoscopici e bioptici più invasivi, nel caso in cui lo ritenga utile per meglio definire le alterazioni pleuriche segnalate (vedi “ Esami per malattie respiratorie e tumori polmonari e pleurici”).

Un controllo annuale praticato con una normale radiografia del torace (salvo casi diversamente indicati dallo pneumologo) e l’astensione dall’abitudine al fumo di sigaretta che può aumentare anche di decine di volte il rischio di mesotelioma negli esposti all’amianto, possono essere due buoni consigli da confrontare naturalmente, prima di tutto, con il proprio specialista. Ciò può consentire di controllare il percorso evolutivo delle placche pleuriche frequentemente senza sintomi, allo scopo di intercettarne il più precocemente possibile le eventuali rapide modificazioni radiologiche spesso indicative di quella possibile aumentata pericolosità clinica che giustifica il ricorso anche ad esami più invasivi.

 Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos\deymosd

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