Chemioterapia e tumore del polmone: alimentazione e consigli dallo pneumologo

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Proprio nel corso di una terapia per un tumore maligno polmonare (vedi “Tumore ai polmoni e ai bronchi” – “ Tosse e sangue dalla bocca: è sempre tumore?” – “Mesotelioma maligno della pleura”), la cui causa è spesso da ricercare nell’abitudine al fumo di sigaretta (vedi “Fumo di sigaretta, tosse, catarro e tumore del polmone: i consigli dello pneumologo”) e nell’esposizione agli inquinanti urbani (vedi “Inquinamento urbano e cancro polmonare”), diviene ancora più importante orientarsi ad una corretta alimentazione, sia per meglio contrastare i danni sull’organismo secondari alla presenza del tumore, primo tra tutti la perdita di peso, sia per cercare di controllare in modo più efficace i sintomi della neoplasia e gli effetti secondari indesiderati legati ai trattamenti. Le terapie oncologiche, inoltre, siano esse chirurgiche o fondate sull’impiego di radio-chemioterapici, basate su farmaci biologici o su trattamenti immuno-ormonali, impongono spesso un cambiamento delle abitudini alimentari, con l’abbandono di certi alimenti dovuto a una diversa percezione dell’appetibilità degli stessi, e con la necessità di orientarsi su altri più facilmente tollerati.

Tra i sintomi più frequentemente associati al tumore polmonare o alle terapie che lo devono contrastare, compaiono classicamente la nausea e il vomito, con la relativa riduzione o perdita dell’appetito (iporessia o anoressia), i problemi della bocca legati all’infiammazione della mucosa orale e della lingua secondari ai trattamenti chemioterapici (stomatite e stomato-glossite) e alla difficoltà di masticazione conseguente alla comparsa di problemi gengivali (gengivite) e dentali (parodontopatia emorragica), oltre ai problemi intestinali legati alla stipsi e alla diarrea. E’ proprio su questi aspetti sintomatologici che il fattore “alimentazione” si inserisce come elemento fondamentale per una corretta programmazione del trattamento onco-pneumologico.

Vediamo, allora, una serie di consigli non solo alimentari, orientandoci sulla base dei problemi che possono comparire nel corso della terapia del tumore bronco-polmonare e pleurico.

NAUSEA E VOMITO

Rappresentano forse il più comune problema riscontrabile in corso di radio-chemioterapia per tumore polmonare, provocate dalla liberazione, dalle cellule tumorali danneggiate dalla terapia oncologica, di sostanze ad azione emetica (che stimola il vomito) che possono agire a livello cerebrale o direttamente sull’apparato digerente. Esistono farmaci specifici in grado di agire su questo tipo di disturbo, che possono essere somministrati sia per il controllo della nausea e del vomito che compaiono in corso di chemioterapia, sia per meglio gestire la nausea che si presenta nel periodo successivo alla somministrazione dei chemioterapici, o ancora per evitare la comparsa della nausea e del vomito che si possono manifestare prima della somministrazione degli stessi nel corso di successive infusioni endovenose, che riconoscono una notevole componente psicosomatica (nausea e vomito anticipatori). Su quest’ultima componente si è dimostrato interessante l’approccio con l’ipnosi medica, in grado di favorire quel controllo dell’ansia frequentemente presente in chi debba sottoporsi alla terapia citostatica, spesso responsabile di parte del problema.

Purtroppo nausea e vomito rischiano di compromettere un’adeguata alimentazione, favorendo la tanto temuta perdita di peso dei pazienti e la disidratazione. Una serie di consigli, pertanto, possono essere utili per gestirle nel modo migliore.

  • Consumare un pasto leggero e poco abbondante la sera prima della chemioterapia, dando priorità ad alimenti facilmente digeribili e poco conditi. Anticipare l’ora della cena in modo da non andare a letto se non dopo che siano trascorse almeno due ore dalla stessa.
  • Rimanere a digiuno la mattina della terapia, avendo l’accortezza di non bere per almeno due ore dopo la fine della stessa. Utile, altresì, evitare il contatto con profumi e fragranze di qualsiasi tipo, specie se intensi, con il fumo di sigaretta e con i profumi della cucina.
  • Può aiutare tenere in bocca una caramella alla menta durante la somministrazione dei farmaci, lasciandola sciogliere lentamente. Lo stesso può valere per lo zenzero, acquistabile in pezzetti disidratati senza zucchero (presente sul mercato anche senza glutine per i celiaci), da tempo utilizzato anche nel trattamento dell’emesi gravidica (nausea in gravidanza). Anche annusare un limone tagliato può in certi casi, e in alcuni soggetti, ridurre la sensazione di nausea. E’ possibile, altresì, tenere in bocca un pezzetto di prugna “umeboshi”, frutto giapponese messo sotto sale e stagionato dal caratteristico gusto salato e acido, ricco di acido citrico e fosforico, utile, come per lo zenzero, per il controllo acuto della nausea da chemioterapia e della nausea delle gestanti.
  • Preferire, in generale, pasti poco abbondanti ripetuti più volte nella giornata, prestando particolare attenzione a un’adeguata masticazione, sfruttando la mattina, in cui la nausea è solitamente più contenuta, per fare una buona colazione, meglio se a più elevato contenuto energetico in carboidrati. Consumare cibi serviti a temperatura ambiente, in ogni caso non troppo caldi, in quanto questi ultimi più facilmente possono favorire la nausea e il vomito. Preferire alimenti più asciutti e leggeri, come le carni bianche (pollo, tacchino, ecc.), la patata cucinata in ogni modo tranne che fritta, evitando quelli troppo profumati, speziati o piccanti, le selvaggine, le carni rosse e le carni di agnello e dei caprini dal gusto intensamente selvatico. Evitare, se possibile, alimenti troppo dolci in quanto possono favorire la nausea, oltre alle minestre, ai fritti in genere e agli alimenti grassi. La Coca Cola, usata anche in caso di nausea e vomito da “acetone” nei bambini, può in qualche caso ridurre la nausea. Meglio la pasta e il riso conditi in bianco, permettendosi una spolverata leggera di parmigiano. Per la frutta e la verdura, meglio banana e mela, riducendo il consumo di verdure a foglia.
  • Se possibile non soggiornare nel locale in cui si prepara il cibo, allo scopo di non esporsi agli odori e ai profumi di cottura degli alimenti. Sarebbe preferibile, a tal fine, consumare piatti preparati in altro luogo da persona disponibile a questo tipo di aiuto. In caso di impossibilità ad organizzarsi in tal senso, favorire l’eliminazione dei profumi dalla cucina mantenendo aperte le finestre dei locali dove il cibo viene preparato e attivando la ventola di aspirazione della cappa.
  • Respirare profondamente a bocca aperta, nel caso in cui tenda a comparire la nausea, può aiutare a contenerla e a risolverla più rapidamente.

MUCOSITE ORALE (stomatite)

Consiste nell’infiammazione della mucosa del cavo orale (tessuto superficiale che riveste l’interno della bocca). E’ frequente nel corso della chemioterapia per tumore polmonare, in quanto gli stessi farmaci che danneggiano le cellule tumorali provocano danni anche alle cellule che costituiscono la delicata superficie di rivestimento della bocca e della lingua (glossite). Si va da una semplice sensazione di dolore/bruciore, fino a situazioni più serie caratterizzate dalla formazione di esulcerazioni emorragiche facilmente sanguinanti ed esposte a rischio infettivo da sovrapposizione batterica e fungina, che impongono la sospensione della nutrizione per via orale e la sostituzione con quella per via parenterale (nutrizione per via endovenosa). In caso di mucosite orale è indispensabile evitare gli alcolici (anche solo il vino da pasto), in quanto l’alcol può determinare la comparsa di vivo dolore. E’ utile bere abbondantemente (acqua o tisane fredde), mantenendo un’accurata igiene orale con l’impiego di uno spazzolino morbido e di un collutorio delicato ad azione antibatterica. Per ridurre le complicazioni fungine (micosi orale da Candida o candidosi orale) è possibile ripetere nella giornata degli sciacqui con una soluzione di acqua e bicarbonato o impiegare un antimicotico (antifungino) in sospensione orale, naturalmente solo con la prescrizione medica, per detergere delicatamente la bocca e la lingua usando una garza imbevuta nel prodotto.

E’ consigliato evitare tutti gli alimenti aventi sapore troppo intenso (insaccati), specie se acidi, molto speziati (pepe, peperoncino, ecc.) o particolarmente salati, gli agrumi (troppo acidi), le verdure crude, il cibo integrale e tutto ciò che determina azione abrasiva sulla mucosa orale già danneggiata (arachidi, noccioline specie se tostate, crosta di pane o cereali, croccanti, ecc.), pomodori, cioccolato e caffè. Preferibili, invece, la crema di riso, la mollica di pane morbida, le creme vegetali (zucca, carota, piselli e legumi), semolini e purè di patate, oltre al gelato cremoso (meglio non i sorbetti di agrumi), ai budini al latte e ai formaggi morbidi.

DIARREA

Compare con una certa frequenza nei pazienti in terapia oncologica. Anche il tumore polmonare non fa eccezioni da questo punto di vista e l’emissione giornaliera di una quantità di feci poco formate o decisamente liquide, superiore ai 200 gr. ed eliminate in più evacuazioni, può rappresentare la conseguenza del danno provocato dai farmaci citostatici (chemioterapici antitumorali) sulla mucosa intestinale (mucosite intestinale), o di un’infezione intestinale favorita dalla riduzione delle difese immunitarie conseguenti all’uso dei chemioterapici o, ancora, legata a un dismicrobismo intestinale (alterazione della normale flora batterica saprofitica dell’intestino) conseguente all’impiego di antibiotici resi necessari per contenere infezioni polmonari o che compaiano a sede extra-respiratoria. Più raramente essa può comparire successivamente ad un trattamento radioterapico del polmone che, nel caso di una focalizzazione del fascio radiante sui campi polmonari inferiori, coinvolga secondariamente anche le regioni superiori dell’addome superiore (colite attinica). In funzione del periodo di comparsa dall’inizio della terapia, della persistenza nel tempo e dell’intensità delle sue manifestazioni, essa richiederà, da parte del medico e dello specialista, un trattamento farmacologico o anche solo una semplice attenzione agli aspetti nutrizionali e alimentari.

In caso di diarrea sarà utile:

  • Dopo un’evacuazione di feci liquide, pulire la regione anale con le salviette detergenti usate per le cure igieniche dei lattanti, piuttosto che con la normale carta igienica.
  • Evitare il più possibile gli alcolici, le bevande gassate e il caffè (azione irritante sull’intestino).
  • Bere a piccoli sorsi introducendo per bocca, nel corso della giornata, almeno 2,5 – 3 litri di liquidi a temperatura ambiente o comunque non toppo freddi né troppo caldi (acqua, brodi vegetali o acqua di riso).
  • In caso di inadeguata assunzione di liquidi per via orale (rischio di disidratazione) integrare, naturalmente con la prescrizione medica, la quota introdotta per bocca con l’introduzione per via endovenosa (“flebo”) di soluzioni saline, al fine di garantire la copertura giornaliera del fabbisogno idrosalino reso più critico dalla perdita, con la diarrea, di acqua e di sali minerali.
  • Preferire la cottura al vapore o bollire gli alimenti (cottura senza grassi), evitando la cottura in forno, le fritture e i condimenti speziati. Utile, inoltre, frazionare l’assunzione del cibo in pasti più piccoli e ripetuti nella giornata, piuttosto che rimanere legati ai canonici “3 pasti”.
  • Ottimo, per condire, l’olio di oliva usato crudo sugli alimenti a fine cottura.
  • Sia l’alga marina wakame (Undaria pinnatifida) che la zuppa di miso, proposte dalla cucina tradizionale giapponese, rappresentano due alimenti dotati di particolare attività lenitiva sull’intestino.
  • Anche l’immancabile limone e il Tè, da sempre usati dalle nostre nonne in caso di diarrea, mantengono inalterata negli anni tutta la loro inossidabile tradizione antidiarroica.
  • Sconsigliati cioccolata, bevande zuccherate, alimenti integrali in genere e ricchi di fibre vegetali, uova, latte e derivati, insaccati e carni rosse (troppo grasse). Ottimi, invece, riso, pesce, mirtilli, banane e mela grattugiata senza buccia. Carote, patate e zucchine, inoltre, sono consentiti anche in quanto facilmente digeribili.

METEORISMO (gas intestinali)

Disturbo spesso associato alla condizione diarroica vista sopra, consiste in un’esagerata produzione di gas intestinali che tendono, successivamente alla loro formazione, a muoversi lungo l’intestino fino a fuoriuscire dal retto (flatulenza), la cui origine è conseguenza dei processi fermentativi e putrefattivi che avvengono ad opera della flora microbica dell’intestino, modificata nei suoi assetti generali dalle terapie antibiotiche e dalle terapie oncologiche. Il disagio, conseguente alla distensione addominale e all’imbarazzo sociale provocato dalla necessità di eliminare i gas intestinali, può essere contenuto con una serie di accortezze, alcune delle quali anche di ordine alimentare:

  • Evitare di bere bevande gassate e zuccherine che tendono ad aggravare il problema, limitandosi il più possibile a bere semplicemente acqua.
  • Limitare la “ruminazione” del masticare caramelle e chewing gum, che espone ad una maggior introduzione di aria nel tratto digerente attraverso la bocca.
  • Evitare di consumare frullati di frutta, emulsionati e centrifugati, farmaci e caramelle “frizzanti” (effervescenti), insaporitori effervescenti per l’acqua da tavola, frappè e ogni altro alimento trattato con aria o gas addizionati.
  • Evitare aglio e cipolla, oltre a cavoli e carciofi. Lo stesso vale per le farine, per latte e derivati e per le uova. I legumi sono noti, specie se con buccia, per la loro proverbiale capacità di generare gas nell’intestino e, pertanto, se ne consiglia un consumo assai limitato. Evitare i grassi e non eccedere con i carboidrati. Molto efficaci per ridurre la flatulenza si sono dimostrati i finocchi, specie se cotti.
  • Evitare di coricarsi subito dopo i pasti e preferire, in tale periodo, una passeggiata tranquilla durante la digestione. Ciò aiuta anche a ridurre lo stress e l’ansia che spesso possono accentuare il problema.
  • Al contrario di quanto consigliato in caso di nausea a vomito è preferibile, in caso di flatulenza, consumare i classici tre pasti, prestando particolare cura ad una buona masticazione ed evitando “ merendine” occasionali nel corso della giornata.

STIPSI (stitichezza)

Consiste nella riduzione del numero delle evacuazioni, inferiori alle tre alla settimana, di feci che tendono a diventare sempre più dure e difficili da eliminare. In qualche caso, specie se si formano nell’ampolla rettale masse fecali dure e disidratate (fecalomi), tale situazione può comportare la comparsa di vere e proprie lesioni dello sfintere anale da fissurazione ( ragadi anali), che possono talora sanguinare, così come le emorroidi, anch’esse a comparsa più frequente in caso di stipsi. Tale situazione è più frequente, nei pazienti in trattamento per tumore polmonare, per il cambio delle abitudini di vita indotte dalla malattia, tra le quali una maggiore sedentarietà che non aiuta una buona funzionalità intestinale, per il cambio delle abitudini alimentari, tra le quali la minore propensione ad assumere correttamente liquidi nel corso della giornata, e per l’impiego di farmaci che ne possono favorire la comparsa.

E’ pertanto consigliabile, nel caso in cui compaia stipsi:

  • Bere molti liquidi (almeno due litri al giorno), non necessariamente solo sotto forma di acqua che potrebbe non essere gradita al paziente, specie se proposta in abbondante quantità, ma come bevande e tisane, anche leggermente edulcorate in quanto più appetibili, sempre tenendo conto della concomitanza con altri sintomi che potrebbero in alcuni casi limitarne la possibilità di una libera somministrazione (vedi il testo).
  • Aumentare, se possibile, l’attività fisica, anche semplicemente favorendo una tonica attività della muscolatura della parete addominale in grado di favorire la peristalsi intestinale (movimento autonomo e involontario della muscolatura dell’intestino utile alla progressione delle feci all’interno del tubo intestinale).
  • Evitare di ritardare l’evacuazione quando compaia lo stimolo. Tale atteggiamento tende a impigrire nel tempo l’intestino, peggiorando ulteriormente il problema.
  • Limitare l’assunzione dei lassativi e farne uso solo dietro parere medico.
  • Assumere una posizione il più possibile inclinata in avanti e a gambe flesse, utile a facilitare l’espulsione delle feci grazie ad una più funzionale attivazione della muscolatura perineale e dello scavo pelvico.
  • Meglio una colazione ricca di fibre, consumando pasti a orario (i canonici tre pasti) e in modo rilassato, che consentano un’adeguata masticazione del cibo. Utilissimi lo yogurt e il kiwi, quest’ultimo dotato di una naturale azione lassativa (anche 3-4 al dì). Anche la fibra di Psyllium, prescritta dal medico nel caso in cui non se ne ravvisino particolari controindicazioni, può trovare un utile impiego in caso di stipsi.
  • Non si dimentichino le verdure crude e cotte o sotto forma di passato, la frutta consumata con la buccia (dopo adeguato lavaggio), sempre presenti nelle diete delle nonne, oltre alle immancabili prugne secche. Utili, altresì, i cereali integrali (pane e pasta integrali, fiocchi d’avena, ecc.). Benissimo anche spinaci, zucchine, fagiolini, finocchi, radicchio, lattuga e insalate a foglia larga, carciofi, melanzane, cavolfiori, broccoli, legumi in generale centrifugati o passati. Tra la frutta meglio pere, fichi, frutta secca, albicocche, datteri, mango, prugne e kiwi, come già visto.
  • L’aggiunta di olio di oliva crudo agli alimenti, inoltre, facilita l’evacuazione mantenendo morbide le feci.
  • Ridurre, invece, il consumo di tè, caffè, riso, banane e mele e degli agrumi in genere (specie il limone dotato di attività astringente). Limitare anche il consumo di patate e carote.

PIROSI (bruciore di stomaco)

Per gli stessi motivi visti sopra a proposito del danno da chemioterapici alla mucosa orale, è possibile la comparsa di problemi gastrici ed esofagei conseguenti al danno della mucosa che riveste lo stomaco e l’esofago. Più frequentemente proprio in corso di terapie antitumorali per tumore polmonare, la stessa può essere ulteriormente danneggiata da parte di farmaci non chemioterapici, spesso impiegati nei trattamenti, quali i cortisonici e gli antiinfiammatori. Tale condizione può facilmente rendersi responsabile di “bruciore di stomaco” (pirosi), che trova soluzione con l’impiego di farmaci antiacidi (prescrizione medica) e con accortezze nutrizionali. La prima cosa che consiglio è di astenersi dal consumo di tutti quegli alimenti sconsigliati in caso di sindrome da reflusso gastro-esofageo (MRGE), presenti nella tabella scaricabile in PDF dell’articolo “Tosse, catarro e reflusso gastro esofageo: il parere dello pneumologo”. Ridurre, inoltre, il fumo, rappresenta un notevole aiuto in questo senso. Si tenga presente, in linea generale, che dolci e grassi peggiorano il problema, mentre consigliabili sono la banana, la camomilla, le verdure cotte in genere, le patate, lo yogurt magro, il pane ed i grissini, la pasta e il riso. Tra le carni preferire il pollo, il coniglio, il tacchino e in generale il pesce azzurro magro.

IPERGLICEMIA DA FARMACI (diabete metasteroideo)

Nel corso delle terapie antitumorali per tumore polmonare, il frequente ricorso a farmaci cortisonici rischia di precipitare una condizione diabetica in pazienti che già abbiano una predisposizione genetica e famigliare a presentare questo tipo di problema (diabete metasteroideo). In questo caso è vivamente sconsigliato eccedere con i dolci, specie quelli che comportino l’assunzione di zuccheri a rapido assorbimento.

Si valuti, pertanto, sempre con grande attenzione l’assetto dietetico e nutrizionale dei pazienti in trattamento oncologico per tumore polmonare. Da una corretta scelta degli alimenti più indicati ma, soprattutto, evitando le abitudini alimentari meno vantaggiose e il cibo meno consigliato nel caso in cui compaiano i sintomi visti sopra, deriva la possibilità di non privare il paziente di quelle indispensabili necessità alimentari calorico-qualitative utili a rendere meno faticoso il percorso di cura e a favorire il più possibile il ripristino di una buona condizione generale, anche attraverso la minimizzazione dei disagi conseguenti agli stessi sintomi provocati dal tumore e dalle terapie necessarie per contrastarlo.

Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos\egal

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