Dispnea, disturbi respiratori e psicoterapia cognitiva: il punto dello pneumologo

dispnea psicoterapia cognitiva

A proposito di sintomi respiratori, dispnea psicogena, insufficienza respiratoria, sofferenza psicologica e terapia cognitivo-comportamentale, ho già avuto modo di scrivere in diversi articoli pubblicati in questo sito (vedi “Bisogno di respirare a lungo o di respirare a fondo profondamente” –– “Risvegli di notte con respiro che manca: le possibili cause spiegate dallo pneumologo” – “Asma psicosomatico: il parere dello pneumologo e dello psicoterapeuta”), nei quali emerge molto chiaramente quanto il comune manifestarsi di molti problemi respiratori, la dispnea, trovi frequentemente riscontro in motivazioni non di natura fisica ed organica, quanto in un più generale “star male” di natura psicologica, con riferimenti chiari a scompensi recenti o meno recenti della sfera emotivo-emozionale. Nel mio doppio ruolo di specialista pneumologo e di psicoterapeuta cognitivista ho avuto modo, nel corso della mia attività professionale, di confermare tale convinzione ormai scientificamente acclarata dall’innumerevole serie di pubblicazioni internazionali che trattano l’argomento.

Per non commettere l’errore di ripetermi, cercherò in questo nuovo articolo di chiarire non tanto i legami esistenti tra dispnea e disagio psichico, facilmente desumibili dalla lettura degli articoli che ho già citato prima, quanto di spiegare quali sono le basi sulle quali poggiano le terapie psicologiche della dispnea psicogena e in quale modo cerchino di risolvere, spesso con grande efficacia, i blocchi che impediscono al paziente di funzionare e di godersi la vita.

In senso generale incomincerò col dire che la terapia cognitivo-comportamentale consiste in una psicoterapia spesso orientata e focalizzata su specifici obiettivi, ma soprattutto limitata nel tempo. Non, quindi, arte da “strizza cervelli” che dura per anni, ma una ben precisa strategia terapeutica basata sulla relazione tra paziente-sofferente e terapeuta-alleato, orientata sul comune obiettivo di risolvere i problemi del paziente attraverso lo svelamento dei meccanismi generatori degli stessi e sulla proposta di soluzioni compatibili con “quel” paziente, atte a meglio gestirne le criticità.

Dimostratasi molto efficace specie nei disturbi ansioso-depressivi (vedi “Disturbi respiratori a base ansiosa e depressiva”), nel disturbo post-traumatico da stress e nelle manifestazioni con tic dei disturbi ossessivo-compulsivi (vedi “Tosse nervosa e tic di tosse: il parere dello pneumologo e dello psicoterapeuta”), essa è spesso in grado di meglio regolare la dispnea “strana” riferita da alcuni pazienti (vedi “Uno strano disturbo respiratorio: il caso di Marina”), che può comparire nel corso dei disturbi della sfera psichica sopra riferiti. In tutti questi casi la terapia cognitivo-comportamentale, dichiarata dalla stessa American Psychological Association efficace pari almeno, se non di più in certi casi, rispetto ai farmaci, punta a ottenere un cambiamento più adattivo dei pensieri e dei comportamenti disfunzionali, favorendo il benessere del paziente soprattutto attraverso una riduzione delle limitazioni funzionali dello stesso, imposte dalla malattia, che interferiscono con una buona qualità di vita.

Niente più del sintomo “dispnea”, spesso espressione pura del disagio di certi stati ansiosi e di molte condizioni depressive, si presta quindi ad essere trattato e risolto con un percorso di psicoterapia che, partendo dall’identificazione dei convincimenti e dei pensieri disfunzionali del paziente, ne modifichi gli schemi intrapsichici patogeni con proposte meno disadattive di pattern pensiero/azione più “utilizzabili”, anche attraverso esercizi che promuovano l’adozione di attività piacevoli, oltre all’esposizione ambientale ai pensieri temuti e alle conseguenti spiacevoli sensazioni che ne derivano, usati come fossero veri e propri “vaccini” mirati alla desensibilizzazione del paziente nei confronti delle situazioni stressanti (SIT – Stress Inoculation Training).

E’ premessa indispensabile, nel caso della dispnea psicogena, per l’efficacia della terapia e per consentire al paziente di uscire dall’incubo dei propri sintomi respiratori incontrollabili con le molte terapie farmacologiche spesso già tentate senza soluzione, l’impegno dello stesso a rispettare tempi e ritmi proposti dal terapeuta per le sedute, conservando sempre, sin dall’inizio, la ferma volontà di credere nella possibilità di risolvere il problema. Non miracoli, quindi, o magie poco spiegabili, ma un lento e costante cammino, assistiti e supportati dal proprio terapeuta di fiducia, con l’obiettivo di marciare in una direzione che consenta di acquisire finalmente la possibilità di gestire il proprio disagio respiratorio, anche quello dei pazienti affetti da insufficienza respiratoria in ossigenoterapia domiciliare a lungo termine (vedi “L’ossigenoterapia spiegata dallo pneumologo”), dopo averne compresa la natura e le dinamiche mentali. Un’occasione “a tutto tondo” che, forte dello stretto legame di fiducia che si crea con il terapeuta, è spesso occasione per la soluzione non solamente dei propri disagevoli sintomi respiratori, ma altresì per un’approfondita analisi del proprio più generale disagio interno che conduca alla possibilità di riappropriarsi, o di raggiungere spesso per la prima volta, di un benessere dell’anima che si pensava perduto o irraggiungibile.

Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos\photographee . eu

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