Dispnea (difficoltà respiratoria)

dispnea difficoltà respiratoria

Che cos’è la dispnea?

La dispnea è definibile come quella particolare difficoltà a respirare che trasforma un atto respiratorio abitualmente automatico e vissuto senza che il soggetto ne abbia percezione cosciente, in una fastidiosa sensazione di “fame d’aria” che crea disagio. Essendo un sintomo, la dispnea è per definizione soggettiva e dipende, pertanto, per qualità ed intensità del disagio arrecato, unicamente dalla persona che la vive. Come non esistono il bello e il brutto assoluti, così non esiste una dispnea assoluta e tutto è relativo all’esperienza personale. Per questo esistono malattie che provocano dispnea che, per quanto identiche, causano un disagio respiratorio talora anche molto diverso ed intenso da un soggetto all’altro confermando il fatto che il sintomo di una malattia possa essere vissuto, per fastidio e per significati generati, anche in modo assai diverso da un paziente all’altro.

Quali sono le cause della dispnea?

Numerose malattie provocano dispnea ed è possibile sistematizzarne una classificazione in base alla sede anatomica e ai meccanismi fisiopatologici interessati dalla patologia che genera il sintomo. La dispnea può quindi riconoscere cause dipendenti dalle vie aeree superiori, dal tratto tracheo-bronchiale e dai polmoni, dal distretto neuro-muscolare, dall’apparato cardio-vascolare, da disturbi metabolici ed ematologici e da disturbi appartenenti alla dimensione psicologica emotivo-emozionale ed ai disturbi psico-somatici.

La dispnea può presentarsi con due diverse modalità:

  • dispnea acuta: corrisponde ad una comparsa repentina del sintomo prima non presente ed è caratteristico di alcuni quadri patologici tra i quali l’accesso asmatico acuto, l’embolia polmonare, lo pneumotorace, la polmonite, il versamento pleurico, la sindrome da distress respiratorio dell’adulto, la dispnea laringea allergica con edema delle corde vocali, la dispnea parossistica notturna, l’infarto miocardico acuto, la rottura delle valvole cardiache, lo scompenso cardiaco acuto con edema polmonare, la crisi ipertensiva, le stenosi e le insufficienze valvolari cardiache, le aritmie cardiache, il versamento pericardico, la febbre, l’anemizzazione acuta emorragica, la sepsi, la tireotossicosi, l’astinenza da sostanze stupefacenti e gli attacchi di panico con i disturbi d’ansia ed i disturbi psico-somatici. Si ricorda come anche la semplice ostruzione acuta delle fosse nasali secondaria a malattie da raffreddamento possa, in soggetti sensibili, provocare dispnea di entità talora rilevante.
  • dispnea cronica: corrisponde alla costante presenza del sintomo con diversa intensità ed è caratteristico di alcune patologie tra le quali la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), l’enfisema polmonare, l’asma bronchiale, la fibrosi polmonare, i tumori polmonari, le malattie polmonari professionali, l’ipertensione polmonare, la tracheomalacia, l’insufficienza respiratoria da malattie polmonari, lo scompenso cardiaco cronico, l’insufficienza cardiaca da malattia valvolare cronica, la condizione di anemia, le malattie neuro-muscolari degenerative ed alcuni disturbi neurologici (miastenia e polineuropatie tra le quali quella di Guillain-Barrè), l’insufficienza renale con uremia ed i disturbi a genesi psichica di tipo ansioso e depressivo.

Un particolare modalità di presentazione della dispnea, poi , è l’ortopnea, definita come quella particolare dispnea che obbliga il paziente a mettersi seduto o comunque a riguadagnare una posizione a busto eretto nel momento in cui si corica, assai frequente nelle situazioni di scompenso cardiaco sinistro.

Anche le condizioni di disagio psichico si presentano spesso con dispnea (dispnea psicogena). E’ comune il riscontro di pazienti ansiosi che dichiarano di non riuscire a fare un respiro pieno, completo, ed hanno la sensazione di “ … non riuscire a riempire bene i polmoni …” o di “ … aver bisogno ogni tanto di fare un respiro più ampio e profondo … “ senza il quale si sentono soffocare. Questi pazienti giungono spesso ad aumentare a dismisura la loro frequenza ed escursione respiratoria fino a provocare una vera e propria “iperventilazione”, con il rischio di generare o facilitare la comparsa di attacchi di panico e di lipotimie (svenimenti) legati a tale anomala modalità di respirare.

Esiste una classificazione della dispnea?

In funzione del fatto che la dispnea possa dipendere da cause prevalentemente cardiovascolari o polmonari, sono state redatte due diverse classificazioni in grado di tentare una sorta di “oggettivazione” dell’intensità del sintomo che è, e rimane soggettivo:

  • La New York Hearth Association (NYHA) classifica la dispnea a genesi cardiaca in quattro classi:
      • tipo I: dispnea assente
      • tipo II: dispnea per sforzi intensi prima non sufficienti a provocarla
      • tipo III: dispnea per sforzi lievi
      • tipo IV: dispnea a riposo
  • Il Medical Research Council (MRC), invece, classifica la dispnea a genesi pneumogena, riferita alle attività umane, in cinque gradi:
      • Grado 1: dispnea assente o che compare solo nel corso di sforzi estremi
      • Grado 2: dispnea durante cammino veloce o marcia in salita
      • Grado 3: dispnea che obbliga a cammino in pianura più lento rispetto agli altri soggetti sani presenti o che obbliga a fermarsi nel tentativo di mantenere il loro ritmo
      • Grado 4: dispnea che compare dopo pochi minuti o dopo 100 metri dall’inizio della marcia in pianura
      • Grado 5: dispnea a riposo o che compare anche solo durante la cura di sé

Qual è la terapia della dispnea?

Da quanto affermato prima, vista la complessità e la moltitudine dei quadri patologici in grado di provocare dispnea, va da sé che il trattamento della stessa corrisponda al trattamento dei singoli problemi in grado di generarla. Si potrebbe quindi affermare che la terapia della dispnea corrisponda, in realtà, alla terapia delle decine di malattie che ne sono responsabili e che ciò che fa davvero la differenza sia, specialmente per quei quadri che necessitano di essere risolti con urgenza per la gravità della patologia che ne è causa, la capacità clinica e l’esperienza dello specialista per saper giungere alla diagnosi corretta con rapidità.

 Dott. Enrico Ballor

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immagine copyright depositphotos\maya2008

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