Risata, tosse e difficoltà respiratoria: lo pneumologo spiega una possibile crisi d’asma

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Che la tosse sia uno dei sintomi con i quali molto spesso lo pneumologo si debba confrontare nel corso della sua attività professionale non è un mistero. Non è, invece, così frequente che dietro a tale manifestazione egli debba individuare una crisi d’asma scatenata da una risata prolungata. L’asma bronchiale (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”) consiste in una malattia dei bronchi caratterizzata da uno spasmo degli stessi, responsabile di quel difficoltoso passaggio dell’aria che genera i quattro sintomi principali della malattia: tosse, difficoltà respiratoria (dispnea), sibilo espiratorio (vedi “ Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”) e sensazione di costrizione al torace.

Per quanto sia piuttosto raro il riscontro di un caso clinico come quello che in questo testo viene descritto, esso non conferma altro se non l’estrema variabilità degli stimoli esterni che possono essere responsabili dello scatenamento di una crisi respiratoria asmatica. Esiste una condizione predisponente e favorente l’asma sulla quale agiscono i trigger (stimoli) più diversi. Tale condizione dei bronchi, responsabile della particolare sensibilità e suscettibilità a rispondere con un broncospasmo a stimolazioni chimicamente e fisicamente anche molto distanti tra loro, quali aria troppo secca o troppo umida, troppo calda o troppo fredda, uno sforzo fisico, la nebbia o l’inalazione di polveri inerti, di acidi o di alcali volatili, prende il nome di iperreattività bronchiale aspecifica. I pazienti asmatici nei quali è dimostrabile, con il test alla metacolina (MTCH), la presenza di tale condizione predisponente, tendono a rispondere con una crisi asmatica se posti in presenza di una o più delle condizioni viste prima. Spesso tali pazienti possono presentare quadri di allergia respiratoria, con riscontro di positività a uno o a più allergeni respiratori alle prove allergometriche praticate per individuare l’eventuale sensibilizzazione a pollini allergenici responsabili di crisi asmatiche (vedi “Malattie allergiche delle vie aeree” – “ Pollinosi” – “Tosse e allergia: il parere dello pneumologo”).

Mi è capitato di valutare il caso di una giovane donna la quale, mentre era in grado di sorridere in modo sommesso e contenuto o di ridere in modo anche intenso ma per un periodo di tempo molto limitato (al massimo pochi secondi) senza accusare disagio alcuno, incominciava invece a manifestare tosse intensa e difficoltà respiratoria accompagnata da un “fischietto” espiratorio quando si trovava a ridere intensamente per un periodo prolungato, comunque superiore ai 10-15 secondi. Sottoposta al test con la metacolina e dimostrata la presenza di una sua positività, la paziente venne da me valutata, per conferma, con una spirometria praticata subito dopo un’intensa risata evocata appositamente per avere la conferma anche strumentale del dubbio clinico. Il test funzionale respiratorio spirometrico confermò un’intensa ostruzione dei bronchi scatenata dalla risata prolungata ed una sua pronta reversibilità successiva all’impiego di salbutamolo per via inalatoria, farmaco broncodilatatore in grado di risolvere la crisi asmatica. Esistono casi clinici, descritti in letteratura medica, di accessi di tosse non accompagnati necessariamente da disagio respiratorio, che compaiono successivamente ad una risata, probabilmente spiegabili con modalità patogenetiche analoghe a quelle che sostengono il caso sopra descritto, senza che in questi casi l’iperreattività bronchiale aspecifica o una particolare iperreattività della trachea debbano rendersi responsabili di una crisi d’asma.

Il meccanismo responsabile di tali crisi, probabilmente consistente in una vera e propria stimolazione meccanica da “stiramento” intermittente dei bronchi durante la risata, associato forse ad una contemporanea modificazione improvvisa della temperatura e delle condizioni fisiche di secchezza/umidità dell’aria (rapida evaporazione) presenti all’interno delle vie aeree, riconosce dinamiche poi non tanto diverse da quelle che sostengono l’asma da sforzo (vedi “Asma da sforzo o asma da esercizio fisico (E.I.A.): il parere dello pneumologo”). Anche per questo la paziente, trattata con i farmaci impiegati nel caso di quest’ultima patologia, ebbe un risultato favorevole con la cura e riuscì a controllare agevolmente le sue crisi respiratorie pur permettendosi di ridere intensamente anche a lungo.

Questo caso, sicuramente inconsueto ma non impossibile a riscontrarsi, dimostra la moltitudine e la grande differenza tra le varie cause in grado di provocare crisi asmatiche, alcune delle quali francamente difficili da pensare. Anche per questo motivo, l’asma bronchiale resta una patologia complessa da affrontare con l’aiuto, la competenza e l’esperienza dello specialista pneumologo.

 Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyroght depositphotos minervastock

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