Casalinghe e detergenti per la casa: pulire è come fumare? Il parere dello pneumologo

pulire come fumare

Pulire la casa provoca un danno all’apparato respiratorio delle donne pari a quello prodotto dal fumare 20 sigarette al giorno”. E’ quanto imperversa da qualche giorno su Internet, in questi primi giorni di marzo 2018, riportato da siti diversi, quasi tutti concordi nel giungere a tale terrificante conclusione. In realtà le cose stanno in modo un po’ diverso. Vediamo, allora, di andare con ordine, cercando di capire per punti in quale modo debba essere considerato il problema, ma soprattutto in quale modo debbano essere correttamente interpretati i dati forniti dalla ricerca scientifica.

  • Che l’inalazione di vapori irritanti e di detergenti nebulizzati potesse aggravare l’asma bronchiale (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”) era già noto da tempo, confermando in ciò l’effetto nocivo a breve termine che gli stessi sono in grado di produrre. Molte sostanze diverse, infatti, impiegate per l’igiene della casa, sono in grado di esercitare un’azione irritante sulle vie aeree, in grado non solo di peggiorare il quadro clinico dei pazienti asmatici, ma addirittura di facilitare l’esordio della patologia stessa in pazienti fino a quel momento sani, per quanto probabilmente portatori di una serie di fattori potenzialmente in grado di provocarla (familiarità e genetica, malattie allergiche delle vie aeree, iperreattività bronchiale aspecifica, ecc.) o esposti a condizioni ambientali (smog urbano e fumo, anche passivo, della sigaretta), in grado di facilitarne la comparsa (vedi “Asma e fumo di sigaretta: il parere dello pneumologo” – “Fumo e asma: parlarne non è mai abbastanza” – “Fumo di sigaretta e inquinamento urbano: individuazione precoce dei danni funzionali”) .Tra queste sostanze chimiche irritanti figurano i vapori di ammoniaca e quelli del cloro (ipoclorito di sodio o candeggina), che più facilmente si liberano pericolosamente allorquando l’ipoclorito venga inavvertitamente miscelato con sostanze acide e il cui effetto irritante sulle vie aeree è ben noto a molti pazienti asmatici che frequentano le piscine (vedi “Asma, piscina e cloro: il parere dello pneumologo”). Ma, ancora, sono dotati di potere irritante sui bronchi molti detergenti nebulizzabili ed i vapori di formaldeide, sostanza spesso presente nei profumi d’ambiente e nei bastoncini d’incenso per la casa (vedi”Asma e problemi respiratori da profumi, candele, oli e incenso: i consigli dello pneumologo”).
  • Ciò che, invece, non era altrettanto noto, è l’effetto nocivo di lungo periodo che le stesse sostanze sembrano avere sulle vie aeree, questa volta anche in soggetti non asmatici e in particolar modo nelle donne esposte ad esse, probabilmente determinando nel tempo un vero e proprio effetto negativo sulla struttura e sulla morfologia dei bronchi (“remodelling” – vedi “Meeting internazionale di pneumologi a Torino: come curare l’asma grave”), in grado di provocarne un’ostruzione stabile.
  • Incomincerò dalla considerazione fatta nel momento in cui ho letto la notizia in rete. Il fumo di sigaretta è la prima causa della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), malattia cronica che colpisce i bronchi e i polmoni (vedi “BPCO e fumo di sigaretta: il parere dello pneumologo”). Se fosse vero che una casalinga impegnata nelle pulizie domestiche, inalando i vapori e i nebulizzati dei prodotti detergenti per la casa, danneggia i polmoni allo stesso modo di chi fuma 20 sigarette al giorno, dovrei attendermi un numero di pazienti (donne) affette da BPCO pari almeno alle circa 7,5 milioni di casalinghe nostrane tutte intente a pulir la casa e a inalar veleni! Ciò porterebbe ad avere un numero totale di pazienti affetti da BPCO ben maggiore rispetto ai 3 milioni di pazienti con BPCO (considerati insieme uomini e donne) ufficialmente presenti nel nostro Paese. E’ evidente come da qualche parte i conti non tornino.
  • La ricerca alla quale chi fa un certo tipo di affermazione si riferisce, è quella relativa ad uno studio internazionale coordinato da un gruppo di ricerca norvegese (Università di Bergen), che ha coinvolto diverse istituzioni scientifiche europee per un periodo di vent’anni, recentemente pubblicato (Febbraio 2018) su di un’autorevole rivista scientifica americana, l’American Journal Respiratory and Critical Care Medicine (AJRCMB), organo ufficiale di stampa dell’ American Thoracic Society (ATS), una delle più autorevoli società scientifiche statunitensi di medicina respiratoria. Gli autori di tale ricerca giungono a concludere che, le donne che si espongono ai vapori e agli aerosol nebulizzati prodotti dai molti detergenti usati per le pulizie, subiscono nel tempo un declino della loro funzione respiratoria in misura maggiore rispetto a quello delle donne non esposte. Si tenga conto, tuttavia, che una qualsiasi persona, anche solo a causa del tempo che passa (invecchiamento), deve purtroppo assistere ad una progressiva riduzione della propria funzionalità bronchiale e polmonare (vedi “BPCO, smog e traffico automobilistico urbano: il punto dello pneumologo”), anche se non specificamente esposta ad inquinanti o a irritanti inalati. Uno dei parametri che, con la spirometria, si prendono in considerazione in questo tipo di valutazione è il FEV1 (Forced Expiratory Volume in 1 second), inteso come la quantità di aria, espressa in ml, che una persona, dopo avere completamente riempito i polmoni, è in grado di espirare in un secondo dall’inizio di un’espirazione forzata.
    Gli autori del lavoro scientifico indicano tale declino “fisiologico” nelle donne non esposte, in circa 18,5 ml /anno, quota questa che fa si che un normale soggetto di sesso femminile veda ridursi, in circa 30 anni, il suo FEV1 di un valore pari a 555 ml (un po’ più di mezzo litro di capacità persa). Nelle donne esposte alle sostanze di cui sopra, invece, questi 18,5 ml/anno persi comunque anche dalle donne non esposte, sembrano diventare 22,1 ml nelle casalinghe impegnate nei lavori domestici, e 22,4 ml in quelle impiegate professionalmente in imprese di pulizia, dimostrando un incremento ulteriore del volume perso pari a 3,9 ml e 4,3 ml, rispettivamente, nei due diversi sottogruppi. A ben vedere, quindi, sembra di poter concludere che il danno provocato dall’esposizione alle sostanze di cui sopra è “solo un po’ superiore” a quello prodotto dal semplice invecchiamento fisiologico dell’apparato respiratorio. Lo stesso sembra riferirsi anche ad un altro parametro funzionale respiratorio, l’FVC (Forced Vital Capacity), che consiste nella quantità di aria eliminabile con una espirazione forzata dopo aver inspirato a fondo. Anche in questo caso si assiste ad una perdita annua spontanea di circa 8,8 ml, che nei due diversi sottogruppi delle donne esposte diventano 13,1 ml per le casalinghe e 15,9 ml per le professioniste delle pulizie.
  • Al di la di qualche appunto fatto da più parti allo studio, tra il polemico ed il metodologicamente non corretto, peraltro onestamente dichiarato nei limiti anche dagli stessi autori dello studio, quello che appare evidente è la totale assenza di corrispondenza tra le affermazioni che girano in rete “… danni pari a 20 sigarette al giorno …” e ciò che invece indicano i ricercatori nelle loro conclusioni. Leggendo l’articolo originale, infatti, si nota come il danno respiratorio prodotto nelle donne dall’esposizione ai detergenti per la casa, venga paragonato dagli autori con quello prodotto da “20 pack/years” di sigarette, e precisamente da “20 pacchetti di sigarette all’anno”, ben diverso dalle “20 sigarette al giorno”, semplice frutto di una disattenta o superficiale lettura del testo. “20 pack/years”, infatti, corrispondono a circa 400 sigarette all’anno, fatto questo che ricondurrebbe il danno a quello prodotto da “una sigaretta al giorno”, e non da “venti sigarette al giorno”!
  • Vorrei ancora fare una considerazione a proposito del paragone con le sigarette. Questo, infatti, sembra dimenticare che nell’immaginario collettivo della gente comune “fumo di sigaretta” non vuol dire solamente danno funzionale sulle vie aeree, ma prima ancora “cancro polmonare”, aspetto questo che rischia di aumentare la confusione circa le conclusioni della ricerca (vedi “Tumore ai polmoni e ai bronchi” – “Fumo di sigaretta, tosse, catarro e tumore del polmone: i consigli dello pneumologo”), oltre a creare nella gente timori esagerati.

Per quanto, quindi, inalare il nebulizzato dei prodotti impiegati per le pulizie domestiche non rappresenti certamente una terapia consigliata dallo pneumologo per respirare meglio, ciononostante non mi pare di vedere la catastrofe imminente profetizzata, oltretutto, solo sulla base di un’imprecisa lettura dei dati presentati nell’articolo originale. L’esposizione a tali sostanze, che in ogni caso non consiglio per molte ragioni, sembra in conclusione produrre un effetto negativo sulla funzionalità respiratoria pari a quello di una sigaretta al giorno, di poco superiore a quello semplicemente prodotto dal tempo che passa.

Senza banalizzare tale conclusione, limitare quantitativamente l’uso di tali prodotti, senza necessariamente demonizzarli, potrebbe essere un modo intelligente per pulire la casa, ricordando che, ricorrendo ai prodotti “velenosi” solo nel caso dello “sporco più ostinato”, anche i semplici panni inumiditi, il bicarbonato e l’aceto potrebbero rappresentare quelle meno pericolose alternative in grado di garantire pulizia, salvaguardando, al contempo, con maggiori certezze anche la salute respiratoria.

Dott. Enrico Ballor

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