Farmaci che possono provocare asma o causare danni ai polmoni e alla funzione respiratoria

farmaci problemi polmonari e asma

Esistono diversi farmaci, alcuni dei quali di uso comune, che possono provocare asma bronchiale o essere responsabili di danni all’apparato respiratorio. Ricordo, a tal proposito, come le due principali manifestazioni polmonari da farmaci consistano nella malattia interstiziale del polmone (pneumopatia interstiziale con infiltrazione dell’interstizio polmonare da parte di cellule infiammatorie), che può evolvere fino alla fibrosi polmonare, e nella polmonite eosinofila, consistente in un’infiammazione acuta del polmone con importante presenza di cellule eosinofile. Non infrequenti sono, altresì, le possibili crisi asmatiche, indotte da farmaci molto spesso insospettabili per il paziente.

Come pneumologo, nel redigere l’anamnesi di un paziente che si presenti in studio per la prima visita (rilievo della storia clinica personale del paziente e delle sue abitudini di vita), pongo sempre particolare attenzione a valutare un eventuale contatto che il paziente possa aver avuto nel passato con medicamenti che possano essere responsabili della patologia che lo porta alla mia attenzione di specialista. Ritengo importante, pertanto, ricordare l’elenco dei principali farmaci a rischio di scatenare crisi asmatiche e di quelli che una persona affetta da disturbi respiratori dovrebbe segnalare allo pneumologo in occasione della prima visita specialistica, dichiarandone il consumo abituale o anche solamente un precedente contatto occasionale o l’assunzione per periodi limitati, o ancora un consumo periodico pregresso. Riconoscere la responsabilità di un farmaco come causa, ad esempio, di una malattia polmonare interstiziale, è importante per consentire la sospensione del medicamento e il possibile miglioramento conseguente della condizione generale e respiratoria del paziente, riducendo in tal modo il rischio di una progressione della malattia fino all’irreversibile fibrosi polmonare e alla sua più temibile complicazione rappresentata dall’insufficienza respiratoria.

  • Amiodarone (antiaritmico): può essere causa di pneumopatia interstiziale con una progressione spesso lenta e insidiosa, in quanto l’interstiziopatia può comparire anche a distanza di molte settimane o mesi dall’uso del farmaco presentandosi con sintomi inizialmente scarsi e poco specifici (tosse secca e dispnea lieve). Gli effetti nocivi sul polmone sono talora molto gravi e irreversibili o lenti a regredire anche dopo la sospensione del medicamento.
  • Bicalutamide – Flutamide – Nilutamide –: farmaci ad azione ormonale anti-androgena, impiegati nella terapia del carcinoma della prostata. Possono provocare pneumopatia interstiziale ad esito anche fatale.
  • Busulfano – Bleomicina – Ciclofosfamide – Carmustina – Melfalan – Procarbazide – Gemcitabina – Clorambucile – Mitomicina (chemioterapici): sono tutti farmaci impiegati nella chemioterapia dei tumori che possono accentuare la loro tossicità e il danno polmonare in presenza di trattamenti radioterapici concomitanti sul polmone (radioterapia), nel caso di concomitante impiego di cisplatino (altro chemioterapico) o di impiego di fattori di crescita per i globuli bianchi spesso usati in corso di chemioterapia. Possono determinare un danno interstiziale del polmone con evoluzione fino alla fibrosi polmonare.
  • Imatinib e farmaci inibitori della tirosin-kinasi: impiegati in certe forme particolari di leucemia, tra le quali la leucemia mieloide cronica. Non è infrequente la comparsa di un versamento pleurico in corso di trattamento, spesso reversibile alla sospensione del farmaco.
  • Methotrexate (antiinfiammatorio - immunosoppressore): farmaco impiegato nella terapia della psoriasi e di molte forme reumatologiche importanti, tra le quali l’artrite reumatoide e la spondilite anchilosante. Può determinare un danno polmonare acuto da infiltrazione eosinofila del polmone, con edema polmonare, tosse secca, dispnea (difficoltà respiratoria) e febbre talora elevata. Vista la sua capacità immunosoppressiva, può essere altresì causa di infezioni respiratorie microbiche batteriche o virali (polmoniti).
  • Nitrofurantoina (Furadantin): è un farmaco disinfettante delle vie urinarie molto impiegato, un tempo, nella terapia della cistite. Può determinare pneumopatia interstiziale con eosinofilia periferica, tosse e dispnea da infiltrati polmonari (polmonite) che può evolvere fino alla fibrosi polmonare.
  • Salicilati e acido acetilsalicilico (Aspirina): la comune Aspirina può sostenere importanti quadri di asma bronchiale in soggetti intolleranti. E’ opportuno che i soggetti allergici a questa sostanza seguano un regime dietetico privo di salicilati naturali (scarica nel testo “Asma bronchiale” il PDF “Dieta ASA-priva per pazienti con intolleranza all’acido acetil-salicilico (ASA) ”).
  • FANS (farmaci antiinfiammatori non steroidei): corrispondono ai comuni farmaci dotati di contemporanea azione antinfiammatoria, antipiretica (antifebbrile) e antidolorifica, quali ibuprofene, ketoprofene, diclofenac, naproxene, ecc. (Moment, Brufen, Orudis, Voltaren, Naprosyn, ecc.), spesso assunti con leggerezza e in modo improprio. Possono essere causa di crisi asmatiche.
  • Flecainide: farmaco antiaritmico impiegato in cardiologia nella terapia delle aritmie. Può determinare polmonite e pneumopatia interstiziale con possibile evoluzione fino alla fibrosi polmonare.
  • Carbamazepina: farmaco impiegato nel trattamento delle forme comiziali (epilessia) e del dolore neuropatico (nevralgie, tra le quali la nevralgia del trigemino). Può determinare pneumopatia interstiziale.
  • Farmaci vari in grado di provocare una pneumopatia interstiziale: Filgrastim (stimolatori della produzione di globuli bianchi) – ACE-inibitori (antipertensivi) – Statine (terapia dell’ipercolesterolemia) – antidepressivi della categoria SSRI (farmaci che agiscono sulla ricaptazione della serotonina), come citalopram, escitalopram, ecc. – allopurinolo (antigottoso) – minociclina (antibiotico tetraciclinico).
  • Antibiotici β-lattamici (β-lattamine come amoxicillina): possono provocare crisi asmatiche anche 8-10 giorni dopo l’assunzione del farmaco.
  • ACE-inibitori (antipertensivi): oltre alla più rara possibilità di provocare una pneumopatia interstiziale, gli ACE-inibitori (inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina), sono frequentemente causa di tosse secca e insistente, che può impiegare anche molto tempo a cessare dopo la sospensione del farmaco (persistenza delle bradichinine accumulate nei tessuti), favorendo talora un’ iperreattività bronchiale aspecifica.
  • Β-bloccanti (antipertensivi): possono favorire o provocare il broncospasmo. Specialmente quelli poco cardioselettivi di una volta sono meno indicati per la terapia dell’ipertensione arteriosa in pazienti con asma bronchiale, bronchite cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva-BPCO ed enfisema polmonare.
  • E 102 (tartrazina): colorante artificiale di colore giallo presente in molti prodotti alimentari di quel colore. Può essere causa di crisi asmatiche specie nei pazienti affetti da asma bronchiale.
  • N-acetil-cisteina (Fluimucil): mucolitico, fluidificante delle secrezioni bronchiali (vedi anche “Acqua: la migliore terapia mucolitica”). Può provocare broncospasmo (crisi asmatiche) in pazienti con asma bronchiale e BPCO.
  • Mezzi di contrasto radiologico iodati: possono essere causa di crisi asmatiche acute.
  • Vitamine del gruppo B: possono essere causa di crisi asmatiche acute.
  • Cimetidina e Famotidina: sono farmaci antagonisti dei recettori H2-istaminici (H2-inibitori), impiegati nella terapia dell’ulcera gastrica e duodenale, oggi meno frequentemente usati rispetto al passato e sostituiti con i PPI (farmaci inibitori di pompa protonica). Possono essere talora responsabili di crisi asmatiche in soggetti sensibili.

 Dott. Enrico Ballor

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immagine copyright depositphotos\coprid

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