Riacutizzazione di BPCO e bronchite cronica: novità dallo pneumologo

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Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e bronchite cronica (vedi “Ho la bronchite cronica o la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO)?”) sono due malattie respiratorie croniche che affliggono, solo in Italia, diversi milioni di persone, rappresentando un’importante realtà nel panorama delle malattie croniche del nostro Paese. Uno tra i più importanti aspetti che ad esse si correla, consiste nel rischio che tali patologie possano riacutizzarsi, presentando momenti di particolare attivazione infiammatoria della patologia cronica bronchiale e polmonare (vedi “ Polmonite e broncopolmonite”) ad opera di fattori infettivi (infezioni microbiche batteriche e virali) o non-infettivi (smog delle città, fumo di sigaretta, fumi irritanti, ecc.), in grado di scompensare i periodi di relativa stabilità clinica delle due patologie non in fase acuta.

In tema di prevenzione delle recidive infiammatorie acute della BPCO e della bronchite cronica (riacutizzazioni) molto è possibile fare, soprattutto garantendo la puntuale e costante assunzione, da parte del paziente, delle terapie con i farmaci broncodilatatori per uso inalatorio, limitando l’esposizione alle situazioni di rischio (vedi “ Bronchiti, polmoniti e altre infezioni respiratorie invernali: i consigli dello pneumologo”) e procedendo a vaccinare contro l’influenza i pazienti affetti dalle due patologie respiratorie (vedi “Vaccinazione antinfluenzale e malattie polmonari: i consigli dello pneumologo” e “ Vaccino antinfluenzale 2014: 5 morti. Il vaccino per l’influenza è sicuro?”).

Oltre a ciò, è recente la comunicazione, fatta su di una prestigiosa rivista pneumologica internazionale (European Respiratory Review), della particolare efficacia che sembra avere un vecchio farmaco fluidificante, la N-acetilcisteina, nella prevenzione delle riacutizzazioni delle due malattie polmonari. Questo mucolitico, tanto prescritto e tanto noto al grande pubblico come principio attivo spesso impiegato nella terapia fluidificante delle patologie infettive e infiammatorie delle vie aeree sia alte (problemi otorinolaringoiatrici), sia delle basse vie sotto-laringee (tracheiti, bronchiti, ecc.), viene in questo studio rivalutato con ben altre indicazioni rispetto a quelle fin qui considerate di semplice favorente la fluidificazione e l’espettorazione dei secreti infiammatori (catarro). Ciò che si desume dai dati pubblicati fa riferimento ad un impiego del farmaco non tanto con finalità terapeutiche (trattamento di malattia già presente), bensì con precise indicazioni preventive delle riattivazioni infiammatorie (riacutizzazioni) di BPCO e bronchite cronica. Se si tiene conto della serietà delle complicazioni che spesso accompagnano le riacutizzazioni infettivo-infiammatorie della BPCO e della bronchite cronica, fino al rischio di arrivare all’insufficienza respiratoria con necessità di ossigenoterapia, la proposta di un farmaco che, per quanto con diverso scopo, già da molti anni viene utilizzato in tutta sicurezza, non può far altro che piacere soprattutto in considerazione della capacità che tale molecola farmacologica sembra aver dimostrato sulla riduzione significativa delle esacerbazioni di malattia a dosaggi anche elevati, comunque superiori rispetto a quelli usualmente prescritti. Se in un mio articolo precedentemente pubblicato sul presente sito (vedi ”Acqua: la migliore terapia mucolitica”) segnalavo quanto fosse importante un’adeguata introduzione di liquidi proprio in corso di somministrazione di farmaci mucolitici, ricordando quanto gli stessi potrebbero addirittura dimostrarsi meno efficaci rispetto al previsto, nel momento in cui si dovesse dimenticare questo semplice accorgimento, ora la somministrazione degli stessi sembra apparire ancora più importante alla luce dei dati pubblicati, aprendo un fronte nuovo nella prevenzione delle riacutizzazioni della BPCO e della bronchite cronica.

Via libera, quindi, alla terapia con N-acetilcisteina con questa nuova finalità. Non si dimentichi tuttavia, come già scrivevo, l’importanza di un’adeguata assunzione di acqua, per favorire la possibilità che tale farmaco risulti davvero efficace nello svolgere quel suo compito fluidificante delle secrezioni ed espettorante delle stesse che lo rende vantaggioso.

 Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos/VBaleha

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