Asma e lavoro: i consigli dello pneumologo

asma e lavoro

Ciò che vorrei trattare in questo nuovo articolo sull’asma bronchiale (vedi anche “ Asma bronchiale: malattia da conoscere”), non si riferisce solamente a ciò che ho già affrontato in un altro scritto dedicato all’asma professionale, ma si rivolge, invece, in modo più estensivo, al campo delle molte situazioni lavorative nelle quali, per i motivi più vari, l’asma bronchiale rischia di rappresentare un problema in più per il paziente che ne è affetto.

Se teniamo conto di quanto tempo trascorriamo nei luoghi di lavoro, è facile comprendere come si possano creare problemi aggiuntivi ogni qual volta un paziente asmatico si trovi a vivere in situazioni “asmogene” oltre a quelle già ricomprese nell’elenco di quelle ufficialmente “professionali”, legate cioè al contatto con sostanze inalanti prodotte o presenti nel corso di lavorazioni industriali o di processi produttivi specificamente professionali. Ognuna di queste diverse situazioni irritanti le vie aeree in grado di scompensare l’asma, opera anche attraverso un’accentuazione dell’iperreattività bronchiale aspecifica, definibile come quella condizione di particolare suscettibilità individuale del paziente a manifestare broncospasmo in presenza di stimoli irritativi bronchiali non allergici (stimolazione chimico-fisica aspecifica quale: aria troppo secca, troppo umida, troppo calda, troppo fredda, fumi irritanti, ecc.).

Nel prendere in esame le diverse situazioni lavorative a rischio per il paziente asmatico, il consiglio generale che mi sento di dare è che, al di la del riconoscimento ufficialmente “professionale” o meno della condizione di rischio, ogni situazione riconosciuta come in grado di determinare crisi respiratorie in un paziente affetto da asma bronchiale in ambiente di lavoro va assolutamente segnalata allo scopo di allontanare il soggetto sensibile dalla fonte del problema. Vediamo allora alcune di queste situazioni nelle quali il rischio di asma può accentuarsi nel corso dell’attività lavorativa.

  • Per ciò che si riferisce alle situazioni di vera e propria asma professionale, invito alla lettura dell’articolo “ Asma professionale: i 10 consigli dello pneumologo”.
  • Asma da acari e attività lavorativa. Nel caso in cui il paziente asmatico risulti sensibilizzato agli allergeni della polvere domestica, cioè alle deiscenze (feci) degli acari che in essa si ritrovano (Dermatophagoides pteronissinus e Dermatophagoides farinae), ogni situazione anche non specificamente definibile come “professionale” che, per ragioni di lavoro, comporti o accentui il contatto con la polvere domestica o la permanenza o la frequentazione di ambienti polverosi, determina nel soggetto un’accentuazione del rischio di crisi asmatiche (vedi “Asma allergico e allergie respiratorie: i 20 consigli utili per l’igiene della casa”). Il contatto del paziente affetto da asma allergico agli acari della polvere con tale allergene risulta più concreto nel caso in cui lo stesso sia impiegato in particolari attività professionali, tra le quali: collaboratrice famigliare (COLF), attività nel corso della quale un’eventuale sensibilizzazione allergica alla polvere di casa rappresenta un’evidente limitazione. Ma ancora: archivisti (scaffali e ripiani polverosi), addetti ai magazzini di stoccaggio delle merci, rigattieri e vuota-cantine, impiegati e addetti ad attività di segreteria in uffici nei quali siano presenti moquette o tappeti d’arredo, classicamente fonte di acari.
  • Asma da pollini delle piante o da micofiti degli ambienti esterni (Alternaria e Cladosporium). Soggetti asmatici che presentino una sensibilizzazione allergica ai pollini delle piante o ai miceti ambientali (funghi unicellulari e loro spore) e che per necessità lavorative si ritrovino ad essere esposti agli stessi, sono tutti potenzialmente a rischio, nel corso dell’orario di lavoro, di veder aggravare l’asma bronchiale allergica come conseguenza di un diretto contatto con gli allergeni sensibilizzanti (vedi “Pollinosi” e “ Malattie allergiche delle vie aeree”). Tra questi ricordo i lavoratori e i coltivatori occupati nei campi e gli addetti alla raccolta della frutta, i giardinieri e gli operai impiegati come potatori (arredo urbano dei comuni), gli operai addetti alla manutenzione stradale in zone ed in periodi dell’anno in cui siano presenti i pollini allergenici ai quali gli stessi risultino sensibilizzati.
  • Allergici ai micofiti domestici (aspergilli e penicilli). Persone allergiche a tali allergeni e obbligate a soggiornare, per motivi lavorativi, in ambienti confinati malsani in cui siano presenti muffe alle pareti per inadeguata manutenzione dei locali o per insufficiente aerazione degli stessi, possono manifestare crisi asmatiche nel corso dell’attività lavorativa. Lo stesso dicasi per la presenza di impianti di condizionamento/climatizzazione o di riscaldamento centralizzato nell’ambiente di lavoro, sui quali non sia stata praticata con attenzione la regolare manutenzione (pulizia o sostituzione dei filtri), cosa questa che rischia di divenire responsabile di crisi asmatiche anche di una certa importanza.
  • Presenza di sostanze irritanti e profumi nell’ambiente di lavoro. Commesse /i di profumerie e centri estetici o persone che lavorino in locali in cui siano presenti dispersi nell’aria, per opportunità di marketing e ambientazione, fumi profumati, profumi, essenze naturali o sintetiche, incensi o altre sostanze profumate irritanti le vie aeree, anche in virtù dei conservanti irritanti che spesso in detti prodotti si ritrovano, sono esposti, nel caso in cui siano affetti da asma bronchiale, a stimoli ambientali potenzialmente facilitanti il precipitare di crisi asmatiche.
  • Asmatici allergici alle forfore degli animali domestici, esposti agli allergeni ai quali sono sensibili. Gli asmatici allergici alle forfore animali (cane, gatto, piccoli roditori, ecc.) possono entrare in contatto con detti allergeni non solamente per motivi “professionali” (veterinari e addetti agli stabulari, personale amministrativo impiegato in dette attività, personale scientifico dell’industria farmaceutica (medici e biologi) impiegato nei laboratori di ricerca sugli animali, ecc.), ma anche solo per contatto con animali non necessariamente scontati o previsti sul luogo di lavoro (cani o piccoli animali da compagnia di proprietà del titolare di una piccola impresa, del proprio datore di lavoro come COLF, ecc.). Pur non rappresentando tali situazioni una condizione di asma definibile “professionale”, esse, tuttavia, divengono motivo di preoccupazione per il fatto che, durante l’orario di lavoro, il paziente viene comunque esposto al rischio di nuove crisi d’asma allergico.
  • Permanenza in ambienti fumosi (fumo di tabacco). Tale situazione diviene possibile in caso di mancato rispetto delle norme che vietano il fumo nei luoghi pubblici e nei luoghi di lavoro. Ciò può essere non impossibile nel caso in cui, magari per le esigue dimensioni dell’azienda o per la gestione a carattere famigliare della stessa, si tenda a minimizzare il rispetto della norma imposta, invece, con maggiori controlli, in imprese lavorative di più grandi dimensioni (vedi “Fumo di sigaretta, tosse, catarro e tumore del polmone: i consigli dello pneumologo” e “Fumo di sigaretta e inquinamento urbano: individuazione precoce dei danni funzionali”).
  • Da tener conto che anche lo stress sul luogo di lavoro, specie se intenso e mantenuto per lungo tempo, può, nel caso di alcuni soggetti asmatici, rendersi responsabile di crisi d’asma anche serie (vedi “ Asma psicosomatico: il parere dello pneumologo e dello psicoterapeuta”).

 Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos Corepics

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