Asma, vino e solfiti: il parere dello pneumologo

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Con il termine “solfiti” s’intende genericamente l’insieme di quegli additivi alimentari rappresentati dall’anidride solforosa (gas) e dalle sue salificazioni sotto forma di polveri idrosolubili (solfiti, bisolfiti e metabisolfiti) che trovano impiego nell’industria farmaceutica per la conservazione dei medicinali e in quella conserviera per la conservazione degli alimenti. I solfiti sono dotati di capacità antimicrobica, sia antibatterica (batteri), che antimicotica (muffe pluricellulari e lievi unicellulari), e di attività antiossidante-antienzimatica in grado di preservare gli alimenti dall’irrancidimento dei grassi, mantenendone altresì la stabilità cromatica e le qualità fisiche che conferiscono all’alimento un aspetto di freschezza e di genuinità. Vengono indicati, nelle etichette dei prodotti dell’industria conserviera alimentare, con la sigla E220 (anidride solforosa) e con le sigle da E221 a E228 per quanto riferito agli altri solfiti presenti come sali inorganici di sodio, di potassio e di calcio (sodio metabisolfito, solfito sodico, metabisolfito di potassio, ecc.).

In quantità non eccessive l’anidride solforosa viene ben tollerata dal nostro corpo, in quanto sostanza naturale già conosciuta dall’organismo perché prodotta nel corso del catabolismo (distruzione e trasformazione) di alcuni aminoacidi solforati (cisteina e metionina contenenti zolfo) ed eliminata attraverso il fegato ed il rene.

Si dice che un buon bicchiere di vino non abbia mai fatto male a nessuno. E in un certo senso tale affermazione non si discosta poi tanto dal vero. Esistono, tuttavia, individui predisposti particolarmente sensibili ai solfiti che, se posti a contatto con essi anche in quantità limitate, possono presentare reazioni da intolleranza agli stessi talora anche molto gravi. I vini in generale, sia quelli bianchi, sia quelli rossi, sono fonti di solfiti talora presenti anche in quantità totali non indifferenti, spesso sotto forma di metabisolfito di sodio (E223). Generalmente i vini bianchi, specie se dolci (moscati, vini da dessert, ecc.) contengono quantità di solfiti superiori a quelle contenute nei vini rossi. Esistono, pertanto, soggetti affetti da asma bronchiale sensibili ai solfiti disciolti nel vino a scopo conservante (vedi “ Asma bronchiale: malattia da conoscere”) i quali, in presenza di tali sostanze, possono sviluppare improvvise crisi asmatiche con la comparsa dei quattro sintomi tipici dell’asma: tosse secca (vedi “Tosse e allergia: il parere dello pneumologo”), dispnea, sibilo espiratorio (vedi “Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”) e senso di costrizione al petto. In questi pazienti, infatti, il contatto del solfito con i succhi acidi dello stomaco contenente acido cloridrico (HCl), produce anidride solforosa, gas in grado di scatenare importanti crisi di broncocostrizione (broncospasmo).

E’ utile ricordare che non solamente i vini possono essere importanti fonti di solfiti, ma gli stessi si possono riscontrare anche in molti altri alimenti in quantità tali da generare attacchi acuti d’asma. Tra questi, tutte le bevande alcoliche in generale, la birra, i crostacei e i molluschi (specie i gamberetti), la frutta secca e i succhi di frutta, le gelatine di frutta e le marmellate, i crauti, le salsicce e i würstel, i salami e gli insaccati, gli hamburger, le patate anche se trattate (patatine, ecc.), l’aceto, moltissimi alimenti confezionati e le passate di pomodoro.

Oltre alle crisi d’asma, che talora possono presentare caratteristiche di particolare gravità e insorgenza entro la mezz’ora dall’ingestione, la presenza dei solfiti negli alimenti può rendersi responsabile anche di altre manifestazioni cliniche, tra le quali:

  • Rinite acuta, con comparsa di una sintomatologia affine a quella presente nel caso della rinite allergica, caratterizzata da ostruzione nasale, starnutazione e rinorrea acquosa (presenza di secrezione sierosa dal naso).
  • Anafilassi con possibile shock anafilattico allergico, rappresentato da gravi manifestazioni allergiche generalizzate.
  • Problemi cutanei, caratterizzati dalla comparsa di prurito anche intenso, manifestazioni orticaroidi (orticaria) con presenza di pomfi di varia dimensione ed estensione ed eczemi.
  • Cefalea anche intensa, successiva ad introduzione di solfiti in quantità superiore alla capacità di detossicazione da parte del fegato. Si tenga anche conto del fatto che, vista l’estrema diffusione di tali sostanze negli alimenti e specie in quelli conservati, non è poi così difficile raggiungere e superare la dose “soglia” oltre la quale compaiono i sintomi.
  • Per un uso prolungato o in quantità elevate, i solfiti possono interferire con la vitamina B12 e con la vitamina B1, rendendosi responsabili di deficit vitaminici e di problemi clinici connessi con tali specifiche carenze vitaminiche (anemia e alterazione della produzione delle cellule del sangue, problemi digestivi, astenia, irritabilità, deficit di concentrazione e riduzione dell’appetito).
  • Altre volte possono comparire sintomi quali nausea e vomito, calo di pressione e vampate di calore.

Si badi, quindi, in particolar modo nei soggetti asmatici con crisi d’asma senza apparente giustificazione, a non sottovalutare la responsabilità che tali additivi alimentari e conservanti presenti nei medicinali potrebbero avere nello scatenamento del broncospasmo.

 Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos/kozzi2

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