Crisi d’asma e rischio morte: i consigli dello pneumologo

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Purtroppo, nonostante la grande quantità di nuovi farmaci resisi nel tempo disponibili per la cura dell’asma bronchiale (vedi “ I nuovi farmaci per asma e BPCO presentati dallo pneumologo”), le cronache dei giornali continuano a riportare, con frequenza talora preoccupante, titoli del tipo “Muore per asma dopo un attacco respiratorio …..” o “ Giovane donna muore per una crisi asmatica …..” e così via. Ciò che allarma il pubblico dei non addetti ai lavori è il dover fare i conti, in presenza di eventi letali, con una malattia che, ritenuta (a torto) “… seria, ma poi non così pericolosa…”, si dimostra invece, nei fatti, potenzialmente in grado di provocare crisi respiratorie talmente gravi e “imprevedibili”, da determinare in certi casi anche la morte.

Senza voler fare del terrorismo clinico che non giova a nessuno, vorrei partire da quelle virgolette tra le quali ho racchiuso la parola “ imprevedibili”, per cercare di spiegare in che cosa consista la differenza tra la presunzione di una malattia non pericolosa e la realtà purtroppo contraria a tale immaginata innocuità. Intendo che la potenziale letalità della malattia asmatica, troppo spesso supposta “imprevedibile”, a ben guardare poi tanto “ imprevedibile” non è! Anzi! Mi riferisco a tutta quella serie di errori, leggerezze, omissioni, imprecisioni e sottostime della serietà della malattia che, alla fine, possono rendersi responsabili di crisi asmatiche ad esordio acuto e di gravità tale da provocare il decesso del paziente.

Vediamo, allora, quali sono queste situazioni fuori controllo alle quali mi riferisco, cercando per ognuna di esse di trovare una soluzione che consenta di riportare l’asma, anche quella potenzialmente mortale, all’interno di una zona di “minor rischio” che limiti il pericolo di un evento estremo.

  • Ritengo che il principale freno ad una politica prudenziale consista nella pericolosa sottovalutazione della malattia asmatica da parte di molti pazienti e della potenziale gravità della stessa in certe condizioni. Gli asmatici che fumano, ad esempio, rientrano ampiamente nella categoria dei soggetti ai quali l’asma sembra non far paura (vedi “Asma e fumo di sigaretta: il parere dello pneumologo” –“ Fumo e asma: parlarne non è mai abbastanza”), tanto da considerarsi superiori all’infiammazione bronchiale che il fumo genera, che rappresenta poi la base dalla quale una qualsiasi concausa intercorrente e occasionale può partire per scatenare una crisi respiratoria grave. Tale crisi asmatica di particolare gravità, attraverso l’insufficienza respiratoria secondaria all’ostruzione dei bronchi o come conseguenza di una grave aritmia del cuore, diviene poi direttamente responsabile delle complicazioni acute che giustificano anche un possibile evento letale.
  • Altro problema di non poco conto, in parte dipendente dal punto precedente, consiste nell’abitudine che certi pazienti hanno di non seguire in modo scrupoloso la terapia prescritta dallo specialista o peggio ancora di auto-prescriversi e di auto-gestirsi la cura secondo l’esperienza del “sentito dire (vedi “Pneumologia e aderenza alle cure nelle malattie respiratorie: i consigli dello pneumologo”), assumendo talora la terapia in modo improprio, senza rispettare modalità e tempi della prescrizione farmacologica o, peggio ancora, sospendendo la cura senza consultare lo specialista solo perché “…adesso sto bene …”. Niente di più sbagliato e pericoloso! Come chi è in terapia per l’ipertensione arteriosa non penserebbe mai di sospendere l’assunzione dei farmaci antiipertensivi solo perché la pressione è sotto controllo, pena il veder risalire la pressione fino a determinare danni, così l’asmatico che respira bene grazie alla terapia l’ultima cosa che deve fare è sospenderla senza prima sentire il parere dello specialista, con il quale potrà al massimo concordare una rivalutazione della cura farmacologica.
  • Purtroppo ancora oggi molti asmatici sembrano preoccupati più degli effetti collaterali dei farmaci impiegati per la cura dell’asma piuttosto che della malattia in sé e dei suoi rischi, specie per quanto si riferisce all’impiego di farmaci cortisonici (vedi “Asma, cortisone e altre malattie respiratorie: il parere dello pneumologo”). L’asma non curato o curato male fa molti più danni di qualsiasi effetto farmacologico indesiderato, rappresentando nel tempo il peggiore degli effetti collaterali!
  • Altro problema serio è quello di non accettare spesso, da parte del paziente, di adeguare subito la terapia in caso di mutata condizione respiratoria, specie nelle fasi scompenso, nuovamente per il rischio di dover assumere “troppi” farmaci. Molti casi di asma mortale rappresentano la conseguenza di tale situazione, nel senso che in molti casi di eventi mortali riportati dalle cronache spesso era già in corso da qualche giorno uno scompenso asmatico per il quale nulla si è fatto per fronteggiare al meglio il progressivo aggravamento dell’asma, nell’inutile e pericolosa attesa che avvenisse il miracolo o che si risolvesse da sola la peggiorata condizione respiratoria.
  • Consiglio i pazienti asmatici di non dimenticare mai, specie quando stanno bene (!), di avere con sé una bomboletta predosata (spray) di broncodilatatore a rapida azione (salbutamolo o formoterolo). In caso di crisi asmatica, infatti, la pronta disponibilità di tale farmaco può fare la differenza in attesa di un soccorso avanzato più incisivo (emergenza 118).
  • Spesso vi è una grande difficoltà da parte dei pazienti asmatici ad accettare che, specie nel caso dell’asma allergico, l’astensione dal contatto con l’allergene responsabile rappresenta la base per controllare la malattia (vedi “Pollinosi” – “Malattie allergiche delle vie aeree”). Molti di essi, infatti, ritengono di poter giocare a calcio nei prati in primavera pur allergici alle graminacee (vedi “Asma allergico da graminaceae: il parere dello pneumologo”), o di poter frequentare locali polverosi anche se sensibilizzati agli acari della polvere domestica (vedi “Asma allergico da acari della polvere: i consigli dello pneumologo ”), solo perché in trattamento con broncodilatatori e cortisonici. Può capitare, infatti, che l’eccesso di allergene che giunga acutamente nelle vie aeree rappresenti un trauma per i bronchi troppo superiore alla capacità che i farmaci hanno di controllare il problema asmatico, generandosi in tal modo situazioni rischiose potenzialmente in grado di evolvere fino ad una crisi asmatica letale. Questo vale anche per coloro che, in assenza dell’allergene ai quali risultino sensibilizzati, pur soffrendo di una forma d’asma clinicamente serio, abbandonino completamente la terapia senza consultarsi con lo specialista, esponendosi in questo modo a crisi asmatiche estremamente gravi nel momento in cui tale allergene dovesse rendersi improvvisamente disponibile fuori previsione!
  • Proprio per quanto detto al punto precedente, scegliere sempre con attenzione, specie per i pazienti allergici, il luogo dove si ha intenzione di spostarsi per un viaggio di lavoro o per una vacanza, valutando che nella località di destinazione non sia presente un eventuale allergene inalatorio non presente nel luogo di partenza (vedi “Asma allergico e luogo di vacanze: i consigli dello pneumologo”). L’eventuale impatto improvviso con grandi quantità di allergene, infatti, specie in pazienti privi di un’adeguata copertura farmacologica non necessaria nel luogo di partenza, potrebbe provocare una grave crisi asmatica con tutti i rischi connessi.
  • Anche le infezioni microbiche delle vie aeree, specie quelle virali (influenza compresa), possono scatenare crisi di broncospasmo acuto in soggetti asmatici, con conseguenze anche mortali specie quando nel paziente concomitino patologie cardiovascolari (compenso cardiaco labile, ipertensione arteriosa, ecc.) che, in corso di patologia respiratoria acuta, rischiano di complicarsi con eventi cardiaci caratterizzati da aritmie gravi, fino all’arresto del cuore.
  • Nel caso in cui in un paziente asmatico si venga a creare una situazione di particolare difficoltà respiratoria, dallo stesso riconosciuta come “non usuale” rispetto alla dispnea già accusata nel passato, non esitare ad allertare immediatamente il soccorso urgente (servizio 118), per evitare che un quadro critico ancora risolvibile possa degenerare fino al punto da rappresentare un rischio grave per la stessa sopravvivenza del paziente.

Si ricordi, allora, che il miglior modo per non rischiare l’”imprevedibilità” di una crisi asmatica fatale, è quello di controllare ogni singola situazione potenzialmente in grado di far degenerare la condizione respiratoria del paziente fino al punto di portarlo a quello stato di “non ritorno” oltre il quale l’evento mortale diviene poi molto difficilmente evitabile. Si lasci, quindi, la gestione della malattia asmatica all’esperienza e alla competenza specialistica dello pneumologo, evitando in modo rigoroso quella pericolosa tendenza naturale al “fai da te” che in troppi casi si è dimostrata in grado di provocare danni purtroppo irreparabili. Un periodico controllo clinico dell’asmatico (visita specialistica) e della sua condizione funzionale respiratoria (pervietà delle vie aeree) praticabile con la spirometria, potrà aiutare a monitorare meglio la situazione asmatica del paziente, orientando lo pneumologo alla miglior gestione del paziente e alla più opportuna terapia farmacologica della malattia asmatica.

 Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos\itsmejust

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