Respirare con la bocca o con il naso? Lo pneumologo risponde

respirazione orale o respirazione nasale

Respirazione orale o respirazione nasale per un miglior benessere respiratorio? Capita qualche volta, specialmente durante il riposo notturno, di veder respirare le persone non con il naso e con la bocca chiusa, bensì attraverso la bocca mantenuta aperta. Tale modo di respirare, decisamente anti-fisiologico e spesso foriero di malattie, talora presente non solamente nel corso della notte ma anche durante il giorno, rappresenta un’abitudine imposta spesso da patologie respiratorie di competenza otorinolaringoiatrica che, impedendo una corretta respirazione nasale, obbligano a respirare con la bocca. Respirare con il naso rappresenta la prima regola che consente di mantenere integra e ben funzionante quella parte dell’apparato respiratorio costituito dalla trachea, dai bronchi e dai polmoni, nell’insieme definita “vie aeree inferiori”, per distinguerla dalle “ vie aeree superiori”, dizione sotto la quale vengono ricomprese le parti anatomiche che vanno dalle fosse nasali e dal cavo orale, passando per il faringe, fino al laringe, per eccellenza organo della fonazione (vedi “ Il respiro: conoscerlo per comprenderne l’importanza ”).

Il naso, messo lì da madre natura non certamente per abbellire o per deturpare visi ed espressioni a disposizione del chirurgo plastico, svolge una serie di fondamentali funzioni atte a preservare da problemi la funzione respiratoria bronco-polmonare, prima fra tutte la capacità di mantenere stabili le caratteristiche fisiche di umidità e temperatura dell’aria inspirata che, opportunamente “corrette ” rispetto a quelle molto variabili degli ambienti esterni che ce la forniscono, giunge nelle vie aeree inferiori praticamente con caratteristiche sempre uguali, indipendentemente dalle condizioni ambientali. L’aria che respiriamo, infatti, a prescindere dalla maggiore o minor temperatura estiva o invernale e dal diverso grado di umidità che può variare dalla secchezza, propria dei climi desertici, all’umidità di quelli marini, viene modificata, nel passaggio attraverso le fosse nasali, assumendo nel momento in cui entra in trachea, caratteristiche fisiche di stabilità fondamentali per il benessere respiratorio. Ma ci sono altre funzioni svolte dal naso non meno importanti di quella vista sopra. Vediamo, allora, nel loro insieme, quali sono queste fondamentali proprietà possedute dalle fosse nasali, cercando di capire in quale modo esse siano in grado di favorire una migliore respirazione e di preservare l’organismo dalle malattie.

  • Come detto prima, il passaggio dell’aria attraverso il naso determina un cambiamento della temperatura della stessa. Il contatto vorticoso e turbolento con la mucosa che tappezza le pareti interne delle fosse nasali, dell’aria aspirata attivamente dalle narici nel corso dell’inspirazione, consente, infatti, un riscaldamento della stessa fino ai circa 37° C della temperatura interna dell’organismo prima della sua immissione nello spazio bronchiale, determinandone al contempo la possibilità di un suo raffreddamento se presente, all’esterno, a temperatura superiore a 37 gradi. Ciò è reso possibile da un processo di riscaldamento/raffreddamento passivo, regolato dai principi fisici della termodinamica che definiscono le dinamiche del passivo scambiamento di calore tra corpi aventi differente temperatura. La possibilità di portare nelle vie aeree inferiori aria a temperatura prossima a quella fisiologica dell’ambiente interno, evita di provocare quell’irritazione delle vie aeree da “ aria fredda” che rischia poi di esprimersi, sul piano clinico, con un’infiammazione delle mucose respiratorie che apre più facilmente la strada ad una maggior vulnerabilità infettiva ad opera di agenti batterici e virali (vedi “ Batteri e virus responsabili delle polmoniti: il parere dello pneumologo ”).
  • Ciò che ho detto prima a proposito dell’infiammazione secondaria all’introduzione di “aria fredda”, vale anche nel caso dell’ “aria umida”, avente una saturazione in vapore acqueo maggiore o minore rispetto a quella dell’aria normalmente presente all’interno del tratto respiratorio inferiore. Anche in questo caso l’intervento dei turbinati del naso opera a favore di un cambiamento delle condizioni di umidità dell’aria inspirata, modificandola fino a renderla più prossima a quella fisiologica dell’ambiente interno.
  • Un’altra fondamentale funzione svolta dalle fosse nasali, consiste nella filtrazione dell’aria inalata, che viene liberata dal pulviscolo di maggiori dimensioni dall’azione più grossolana svolta dalle “vibrisse”, peli presenti al loro interno, e successivamente da una più approfondita azione di micro-filtrazione resa possibile dall’adesione del corpuscolato più fine presente nello smog urbano (vedi ” Inquinamento urbano e cancro polmonare” – “ Fumo di sigaretta e inquinamento urbano: individuazione precoce dei danni funzionali ”) al film di secreto appiccicoso presente sulle mucose nasali. Ciò determina una significativa riduzione degli inquinanti rappresentati dalle micro-polveri, che grazie a questo processo di pulizia meccanica, giungono in minor quantità nello spazio respiratorio sotto-laringeo.
  • Lo stesso tipo di filtrazione svolta dalle fosse nasali a favore della riduzione degli inquinanti corpuscolati, si esercita anche sulle popolazioni microbiche, batteriche e virali, riducendo in tal modo l’immissione, nelle vie aeree inferiori, di cariche inquinanti di germi potenzialmente infettanti (vedi “Bronchite acuta e cronica” – “ Polmonite e broncopolmonite”).
  • La mucosa nasale possiede, altresì, un’importante funzione immunologica resa possibile dall’intervento di anticorpi presenti su di essa (immunoglobuline di tipo IgA), in grado di rappresentare una prima difesa contro le infezioni respiratorie.

Tra le molte condizioni che possono rendere difficoltosa la respirazione nasale, figurano tutte le situazioni acute e croniche che determinano ostruzione delle fosse nasali al passaggio dell’aria, tra le quali la rinite allergica, le riniti croniche e vasomotorie, la sinusite acuta e cronica, la poliposi nasale e la sindrome sinuso-bronchiale (SSB). In alcuni casi, una deviazione del setto nasale presente da anni o di un’ ipertrofia dei turbinati conseguente alla cronica infiammazione della mucosa del naso, richiedono una soluzione chirurgica la dove, nella maggior parte delle patologie prima elencate, il solo trattamento medico consente di riguadagnare una condizione funzionale respiratoria compatibile con una più fisiologica respirazione nasale. Lo stesso vale nel caso di una sindrome adenoidea o di una cronica patologia tonsillare dei bambini che, esponendo il bimbo a una respirazione orale, accentua il rischio di infezioni respiratorie già di per sé frequenti in questo particolare periodo della vita. Si tenga conto di ciò, ogni qual volta si voglia perseguire un’efficace azione preventiva sulle infezioni respiratorie, attraverso la risoluzione dei molti problemi che, impedendo una corretta respirazione nasale, accentuano i rischi di malattie microbiche respiratorie.

Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos\w20er

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