Sono “debole di polmoni” o “debole da un punto di vista respiratorio”: lo pneumologo spiega

debole di polmoni tosse

Fin da bambino ho sempre sofferto di bronchi ... “, “Mi sono sempre ammalato facilmente …”, ”Febbre, bronchiti, catarro e tosse da sempre … “, “Ho già sofferto di polmoniti fin da piccolo …“ Non è infrequente che, nel tempo, mi siano state riferite queste e altre frasi analoghe, tutte incentrate sulla necessità che avevano i miei pazienti di comunicarmi quella che consideravano una loro vera e propria “vulnerabilità implicita” di fronte alle malattie respiratorie. Essi consideravano la loro anomala facilità ad ammalare “di bronchi” e “di polmoni”, qualcosa di non solamente legato alla casuale e ripetuta presenza di germi infettanti favorita dall’ambiente e dai contatti interpersonali, ma qualcosa “di più”, una sorta di maledizione personale che non toccava i compagni di gioco e i coetanei che invece, a dir loro, erano sempre sani o si ammalavano con molta meno facilità. Ogni occasione di esposizione al freddo o all’umidità diveniva per loro un’ “onta” da scontare, qualcosa di cui si doveva poi pagare il conto con qualche giorno di febbre e di tossecatarrosa ” (vedi “Tosse con catarro: il parere dello pneumologo ” – “ I consigli dello pneumologo per tosse e catarro: le cause e la terapia”), che non raramente poteva protrarsi anche per settimane. Alcune occasioni di contagio divenivano, nei loro racconti, motivo di preoccupazione famigliare, ricorrendo nelle loro personali storie cliniche uno o più episodi di polmonite o di broncopolmonite conseguente ai banali episodi febbrili di bronchite raccontati.

Molti dei pazienti che giungono attualmente, o che sono giunti in passato, alla mia osservazione con racconti di questo tipo, decidono di farsi visitare per valutare con me l’ennesimo episodio infettivo ricorrente, quello che li porta a decidere di affrontare, finalmente, con lo specialista il motivo di tale loro “debolezza” respiratoria “ontologica”, molto spesso considerata “non normale” e “senza spiegazione”, per chiarire una volta per tutte se la particolare frequenza delle ricorrenze infettive e febbrili presentate, siano semplicemente frutto del caso e della “sfortuna”, o se invece, dietro tutto ciò, si nasconda “qualcosa” che più scientificamente possa spiegarne il motivo.

Vediamo, allora, che cosa potrebbe giustificare i frequenti episodi infettivi presenti in anamnesi fin dall’infanzia.

  • Esistono situazioni di più frequente esposizione ad agenti microbici infettanti, batterici o virali che siano, rispetto all’esposizione media della popolazione generale. Immaginiamo, ad esempio, il figlio di un genitore che abbia un’attività commerciale di vendita al pubblico (negozio), che tenga con sé il bimbo durante l’attività lavorativa. Specie nel periodo invernale, il bambino sarà esposto a una carica microbica inquinante (tosse e starnuti degli avventori, clienti che tossiscono sul bambino senza riguardo e senza portarsi una mano davanti alla bocca, ecc.) decisamente maggiore rispetto a un bimbo che, invece, rimanga a casa. Per quanto tale maggior contatto con i “sapiens” potenzialmente contagianti possa giustificare una maggior frequenza di episodi infettivi nei primi anni di vita, tale ipotesi, tuttavia, non è sufficiente a spiegare l’eventuale persistenza di una maggiore ricorsività infettiva nelle epoche successive e, tantomeno, in età adulta, quando la maggior esposizione al contagio potrebbe ormai tranquillamente essersi esaurita.
  • Parimenti a quanto detto sopra, esistono molti casi di esposizione a cause ambientali, tra le quali l’inquinamento delle città (vedi “Fumo di sigaretta e inquinamento urbano: individuazione precoce dei danni funzionali”), o particolari situazioni lavorative, quali quelle delle maestre d’asilo o delle assistenti di asilo nido, o quelle attività che espongono ad un frequente contatto interpersonale (cassiere, bancari impegnati al servizio al pubblico, ecc.), o anche semplicemente l’essere nonni esposti ai nipotini “untori” sempre ammalati, che aumentano la possibilità di un contagio infettivo. Proprio quest’ultima situazione, pur rappresentando una delle più frequenti cause di ricorrenza microbica a carico delle vie aeree che insorgono nell’età adulta, nuovamente non giustificano le frequenti infezioni del tratto respiratorio presenti “da sempre” fin dall’infanzia.
  • Un fattore che, invece, può facilmente condizionare una maggior vulnerabilità infiammatoria delle vie aeree, è rappresentato dal fumo passivo delle sigarette presente in casa fin da bambini (vedi “ Asma e fumo di sigaretta: il parere dello pneumologo” – “Fumo e asma: parlarne non è mai abbastanza” – “Fumo di sigaretta, tosse, catarro e tumore del polmone: i consigli dello pneumologo ”). E’ noto come i figli dei fumatori esposti in casa al fumo di sigaretta, presentino, più frequentemente rispetto ai figli dei non fumatori, episodi bronchitici, specie invernali. Gli stessi sviluppano, altresì, più spesso rispetto ai non esposti, asma bronchiale e malattie allergiche respiratorie (vedi “Pollinosi” – “Malattie allergiche delle vie aeree” – “Tosse e allergia: il parere dello pneumologo”).
  • Anche l’asma bronchiale (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”) può esporre talvolta, chi ne è affetto, ad un maggior rischio infettivo, specie se non correttamente curato con i farmaci broncodilatatori, in conseguenza dell’ostruzione dei bronchi (broncospasmo e broncostruzione) che, rendendo più critica la ventilazione polmonare anche in virtù dei secreti infiammatori spesso presenti, può facilitare condizioni locali di inomogenea distribuzione dell’aria all’interno dei polmoni, associate a maggior rischio di polmonite e broncopolmonite.
  • Ci sono, tuttavia, particolari situazioni favorenti, non tanto di tipo ambientale come quelle viste sopra, quanto strettamente legate al paziente in termini di patologie broncopolmonari o sistemiche (generali), in grado di rappresentare il principale motivo della frequente ricorrenza degli episodi infettivi respiratori, molti dei quali “curiosamente” compaiono sempre a carico dello stesso distretto polmonare. E’ questo il caso delle bronchiectasie, malformazioni bronchiali congenite o acquisite, che possono determinare il quadro clinico della bronchite cronica bronchiectasica. Tale patologia respiratoria diviene fonte di persistenti bronchiti, spesso associate a tosse produttiva con emissione di secreti bronchiali muco-purulenti cronicamente infetti. Da tali malformazioni dei bronchi possono originare quei quadri infettivo-infiammatori che, estendendosi nelle zone polmonari limitrofe, determinano l’insorgenza di polmoniti che spesso tendono a presentarsi nella stessa sede (vedi “Polmonite che non guarisce e polmonite che si ripete: i consigli dello pneumologo” – “ Polmonite in estate: la malattia che allarma” – “Bronchiti, polmoniti e altre infezioni respiratorie invernali: i consigli dello pneumologo”). La possibilità di individuare con la TAC del torace ad alta risoluzione (HRCT) senza mezzo di contrato, le aree bronchiectasiche mai sospettate prima, e un controllo microbiologico sui secreti emessi finalizzato all’isolamento di eventuali agenti infettivi microbici particolari (Pseudomonas aeruginosa, Staphylococcus aureus, Klebsiella pneumoniae, ecc. – vedi “Batteri e virus responsabili delle polmoniti: il parere dello pneumologo”), consente di iniziare una serie di trattamenti finalizzati a una miglior detersione delle vie aeree in grado di limitare, nel tempo, il maggior rischio di ricorrenza polmonitica presentato da questi pazienti.
  • Esistono, poi, quadri clinici sicuramente molto meno locali (bronchiali o polmonari), ma la cui presenza può giustificare, nel corso dell’anno, la ripetizione di episodi infettivi respiratori con una frequenza decisamente superiore rispetto alla media della popolazione. Alludo ai deficit immunologici, cioè a quelle situazioni connotate da un’imperfetta funzionalità quali-quantitativa strutturale o funzionale del sistema immunitario. Si tratta di quadri clinici caratterizzati da un deficit immunitario, che si può esprimere sia a livello della cosiddetta immunità umorale (anticorpi o immunoglobuline), sia a livello dell’immunità cellulo-mediata (immunità cellulare). Tra questi l’immunodeficienza comune-variabile (CVID), comprendente un vasto gruppo di malattie immunologiche aventi come caratteristica comune un sensibile deficit anticorpale quantitativo di gammaglobuline (ipo-gammaglobulinemia) che espone, con maggior facilità, a sinusite, ad episodi di otite ricorrente, a bronchite e a polmonite. Si tenga presente che quasi il 60% dei pazienti affetti da questa malattia presenta bronchiectasie, probabilmente proprio per la ricorsività di eventi infettivi che ne facilitano nel tempo la formazione.
  • Volutamente non tratto, in questo paragrafo, i deficit immunologici dei pazienti con AIDS, in quanto tendo a dare per scontato che chi sa di esserne affetto non ha motivo di stupirsi di un’eventuale maggior frequenza di episodi infettivi fin da bambino.
  • Anche i quadri di fibrosi cistica clinicamente incompleti per gravità dei sintomi rispetto alla forma classica più grave (test del sudore border-line o poco positivo), comunque già caratterizzati dalla presenza di secreti bronchiali più viscosi e da un’abbondante produzione di secreti bronchiali catarrali, possono essere causa di una maggior frequenza di episodi infiammatori e infettivi che, nel tempo, possono portare a una seria compromissione funzionale respiratoria.

Si presti, pertanto, attenzione, ogni qual volta sia presente una frequente riproposizione di quadri infettivi bronco-polmonari, a non lasciare senza risposta il motivo della maggior ricorrenza infettiva respiratoria. Solo un’accurata indagine sulle cause responsabili del fenomeno da parte dello specialista pneumologo e dell’internista, infatti, può preservare il paziente da una serie di complicazioni, scongiurando nel tempo conseguenze anche gravi, a patto che s’identifichi l’origine del problema e che s’intraprendano le cure più adeguate.

Dott. Enrico Ballor

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