Dott. Enrico Ballor – Pneumologo Torino
Lo Pneumologo Risponde

Asma: meglio Aerosol o Inalatori?

Lo Pneumologo Risponde” è la nuova rubrica di questo sito dedicata alle curiosità dei lettori.

La domanda di questa uscita è:

Per l’asma è meglio l’aerosol o sono meglio gli inalatori?

La terapia dell’asma si avvale della possibilità d’impiego di farmaci somministrabili per via inalatoria, in grado di dilatare i bronchi (broncodilatatori) e di ridurre quella condizione infiammatoria degli stessi che spesso alimenta la malattia asmatica e ne impedisce il controllo (cortisonici o steroidi inalatori).

Esistono allo scopo preparazioni farmaceutiche di vario tipo, che vanno dalle fiale di prodotti somministrabili per via aerosolica (sia broncodilatatori che cortisonici), a prodotti contenuti in bombolette pressurizzate pre-dosate o in dispenser a polvere, in grado di erogare ben definite quantità di farmaci inalabili.

Quando si parla di “meglio” o di “peggio”, riferito alla scelta di tali prodotti, preferisco sempre prima comprendere bene quanto il paziente sia in grado di usare correttamente il farmaco prescritto.

Non per nulla nel caso in cui, specie in pazienti anziani, possa nutrire qualche dubbio relativo al corretto uso del dispositivo in uso, è mia abitudine invitare il paziente a mostrarmi praticamente in quale modo sia solito usare il farmaco prescritto, in modo tale da verificare quanto i principi attivi contenuti nei vari dispositivi siano inalati correttamente, unico modo per garantire l’efficacia della terapia inalatoria.

Oltre ai casi di pazienti nei quali si assiste ad una palese mancanza di sincronia (provare per credere!) tra momento in cui si preme sulla bomboletta per erogare il farmaco (spray) e momento in cui, invece, si deve inalare lo stesso per renderne efficace la somministrazione (questo vale ovviamente per i farmaci contenuti in bombolette pressurizzate), esistono anche casi (e questo vale per gli inalatori a polvere) in cui, pur non richiedendo chissà quale forza inspiratoria per consentire al farmaco di raggiungere correttamente le vie aeree, il paziente manca di sufficiente coordinazione o, peggio ancora, di comprensione delle diverse fasi che portano ad un uso corretto del dispenser (pazienti con competenze motorie o cognitive limitate o con deficit cognitivi secondari a processi neuro-degenerativi che possano comportare deterioramento cognitivo, come ad esempio la malattia di Alzheimer).

In altri casi il gap che allontana da un buon uso del farmaco può essere rappresentato dalla giovane età di un bimbo che trovi difficile prestar fede alla corretta sequenza gestuale che porta a inalare il farmaco in modo corretto, qualche volta pur facendo uso del “distanziatore” (dispositivo a camera vuota posto tra la bocca e la bomboletta).

In tutti questi casi, dopo aver verificato di persona l’insufficiente compliance del paziente al corretto uso di quanto prescritto, preferisco sempre rifugiarmi nel ben meno “pratico” e più scomodo aerosol, avente tuttavia il grande vantaggio di garantire, con la sua passiva inalazione (respirare “normalmente” è consentito a tutti!) il corretto trasporto dei principi attivi fino ai bronchi.

Approfondimenti

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