Terremoto, asma e problemi respiratori: i consigli dello pneumologo

terremoto asma e problemi respiratori

I recenti terremoti che dal 24 agosto 2016 hanno devastato l’Italia centrale, hanno portato all’attenzione di noi tutti la fragilità delle nostre sicurezze e la vulnerabilità dell’essere umano. Ciò che sembrava scontato al risveglio di ogni mattina è crollato insieme alle case e a quella necessità di certezza che ci accomuna tutti. Improvvisamente è diventato difficile anche solo nutrirsi, espletare le più elementari necessità fisiologiche, proteggersi dal freddo, trovare un indumento con il quale coprirsi. Ma ancor più si è toccata con mano la difficoltà di continuare a curarsi e di reperire i farmaci di uso quotidiano. Oltre agli aspetti del lutto, delle perdite di affetti e di persone, il terremoto ha presentato nel suo conto funesto anche nuovi problemi di ordine sanitario. E tra questi il rischio di comparsa o di aggravamento di patologie respiratorie, tra le quali asma bronchiale, bronchite cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), ed enfisema polmonare, ma non solo.

Vediamo, allora, alcuni aspetti importanti di cui tener conto in tali circostanze.

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Ipertrasparenza enfisematosa, aumentata diafania parenchimale: lo pneumologo spiega il significato

Ipertrasparenza enfisematosa polmoni

Provate a mettere, a due a due, i seguenti termini in un diverso ordine e trovate tutte le possibili combinazioni: “ipertrasparenza”, “aumentata diafania“, “parenchimale”, “iperdiafania polmonare”, “enfisematosa ”, “accentuazione della diafania parenchimale polmonare”: non è raro trovare tali espressioni, variamente associate tra loro, nel referto delle radiografie del torace. Ma che cosa significa tutto ciò? E soprattutto: il significato di tali definizioni radiologiche, a quale malattia respiratoria si riferiscono?

Vediamo di fare chiarezza, spiegando l’origine dei termini e il loro significato scientifico e clinico. Inizierò col dire che una qualunque indagine radiologica del torace (Rx-torace, TAC-torace, ecc.) che utilizzi radiazioni “X”, consiste in un esame volto a comprendere una situazione “interna” dell’organismo, attraverso l’acquisizione di immagini in grado di riprodurre, nel modo più fedele possibile, la realtà viscerale del paziente sottoposto a esame. Nel caso specifico, con la radiografia del torace lo pneumologo chiede al radiologo di indagare l’interno della gabbia toracica, mettendo in evidenza, in modo particolare, le strutture pleuriche e polmonari in essa contenute.

Il principio generale secondo il quale, dirigendo un fascio di radiazioni “X” verso un tessuto biologico, otteniamo sulla superficie radiografica un’immagine dei tessuti attraversati dal fascio radiante, consiste nel fatto che un qualsiasi organo, e tra questi il polmone, costituito da strutture anatomiche, istologiche (tessuti) e cellulari molto diverse tra loro, quando è attraversato dai raggi “X” tende a riprodurre se stesso e tutti i suoi dettagli interni sulla superficie piana ove si forma l’immagine, proprio in ragione del fatto che presenta zone interne in grado di assorbire diversamente il fascio radiante che lo attraversa. Se per esempio mettessimo un cucchiaio di metallo appoggiato sul torace del paziente sottoposto ad esame radiografico, sull’immagine radiografica otterremmo una dettagliata immagine bianca riproducente la forma ed il profilo del cucchiaio, in quanto non essendo i raggi “X” in grado di attraversare il metallo, essi non sarebbero in grado di impressionare la superficie sensibile della radiografia posta, in serie, oltre la fonte radiante (apparecchio radiografico) e il torace sul quale è stato appoggiato il cucchiaio. Si dice in questo caso che il cucchiaio (metallo) si presenta come struttura non attraversabile dai raggi “X” e, come tale definibile fortemente “radio-opaca” (opaca ai raggi).

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Bisogno di inspirare lungo o di respirare a fondo profondamente

bisogno di respirare

… Mi capita alle volte di dover fare un respiro lungo … di sentire che ho bisogno di fare un respiro profondo … ma qualche volta non ci riesco … è come se il respiro si bloccasse … come se non riuscissi a respirare a fondo …non mi manca il fiato ma fare un respiro è un bisogno … ”. Queste e altre definizioni del genere mi sono state qualche volta presentate da pazienti con dispnea (difficoltà respiratoria) particolarmente ansiosi, timorosi per il loro stato di salute, magari presentandomi un’infinita quantità di esami clinici già praticati e tutti nella norma! (vedi “Spirometria” – “Ossimetria (saturimetria)” – “ Emogasanalisi arteriosa” – “Esami per malattie respiratorie e tumori polmonari e pleurici”). Come si vede nella curiosa immagine che presenta il testo, ho sempre avuto l’impressione che il disagio respiratorio, cioè quel particolare tipo di dispnea che cercava di essere descritta dai miei pazienti con le definizioni viste sopra, altro non fosse se non quella necessità di respirare che prova il nuotatore nel momento in cui, dopo numerose bracciate in apnea, sente il bisogno impellente di riemergere per “tirare il fiato”, per non soffocare. E così descritta, numerose volte ho avuto modo di notare quanto la mia supposizione di immaginarmi il loro disagio, mi venisse confermata proprio dalle descrizioni delle sensazioni fisiche e mentali da loro realmente provate.

Come per tutti i bisogni inappagati, anche in questo caso la dispnea (difficoltà respiratoria) che con queste parole viene descritta, ha poco il sapore di un sintomo dichiarativo di malattia fisica, quanto piuttosto quello di un disagio psicologico (vedi “ Disturbi respiratori a base ansiosa e depressiva”). Per tornare all’esempio citato prima, sembra davvero di essere in presenza di un paziente che, al pari di un nuotatore che ha fatto 4 bracciate in apnea con la testa sott’acqua, sente la necessità di “tirare il fiato” profondamente, vivendo tale sensazione fisica come un bisogno assoluto, impellente e non procrastinabile, pena il “ sentirsi male”. L’unica differenza tra i due è che, mentre il nuotatore in vasca sente la necessità di respirare a fondo in quanto, prolungandosi l’apnea durante lo sforzo, il ricambio d’aria nei polmoni gli è indispensabile per portare nuovo ossigeno ai polmoni e al sangue, il paziente dispnoico “fuori vasca”, invece, sente il bisogno di “respirare” profondamente, senza che la necessità sentita per tale atto derivi da una malattia respiratoria oggettiva o da una richiesta fisiologica motivata. Il bisogno del primo è funzionale, in conseguenza di una necessità fisica oggettiva (ipossia – vedi “Insufficienza respiratoria e ossigenoterapia ”), quello del secondo, invece, è “mentalmente” patologico, in quanto, pur non necessario a garantire in quel momento un ricambio d’aria, viene vissuto dal paziente come indispensabile solamente per appagare, proprio attraverso quel respiro lungo, un disagio soggettivo che origina dalla psiche.

Respirare a lungo, in questi pazienti, tende spesso a rappresentare quel “liberarsi” fisicamente da una sensazione intimamente connessa ad un disagio psicosomatico spesso originantesi in un più generale senso di “costrizione” provato nella vita. Quella stessa costrizione che spesso, in questi pazienti, rappresenta una fastidiosa sensazione con la quale doversi confrontare, presente in ogni momento del vissuto quotidiano e legata ad alcune dinamiche del loro disfunzionale relazionarsi con gli altri. La richiesta di un respiro, poi, vissuto come “ indispensabile in quel momento” ma che “si blocca”, spesso ha a che fare con l’incapacità di questi pazienti di saper portare agli altri il proprio punto di vista, la comunicazione di ciò che vorrebbero poter loro comunicare ma che essi temono possa dispiacergli o, peggio ancora, che possa generare insopportabili giudizi negativi. Una sorta di vero e proprio “tapparsi la bocca” per non parlare, del tipo “ Ho voglia di dirti … liberandomi (respirando a fondo) … ma poi mi blocco per paura della tua reazione …”.

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Vaccini e immunostimolanti nelle infezioni respiratorie dell'età pediatrica

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In un momento in cui tutto sembra essere contestato o messo in dubbio, spesso anche le certezze più consolidate, parlare di prevenzione delle infezioni respiratorie, prima fra tutte l’infezione influenzale, non mi pare inopportuno. Proprio perché, sulla base di affermazioni pretestuose e spesso strumentali utilizzate per dimostrare tesi indimostrabili, si sostiene in certi casi la supposta pericolosità della pratica vaccinale antinfluenzale (ma non solo di questa) (vedi “Vaccinazione antinfluenzale e malattie polmonari: i consigli dello pneumologo” – “Le vaccinazioni utili in pneumologia: il parere dello pneumologo”), destabilizzando in tal modo i potenziali destinatari di tale procedura preventiva e ingenerando sfiducia e pericolosi timori immotivati, specie alla luce delle ben più gravi conseguenze derivanti dalla mancata vaccinazione dei pazienti affetti da malattie croniche, tra le quali quelle respiratorie. Ricordo, infatti, come nel 2014 l’erronea attribuzione al vaccino antinfluenzale di alcuni decessi, poi risultati del tutto indipendenti dalla vaccinazione, abbiano sortito l’effetto di ridurre fortemente in quell’anno tale pratica preventiva con il risultato di aumentare in modo preoccupante il numero di decessi provocati dalle complicazioni influenzali in pazienti non sottoposti a vaccinazione e portatori di patologie croniche (vedi “ Vaccino antinfluenzale 2014: 5 morti. Il vaccino per l’influenza è sicuro?”). Lo stesso fenomeno si è ripetuto anche nel 2015, anno in cui, nel corso del 13° Congresso Nazionale della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC), veniva segnalato come la mancata vaccinazione in quell’anno fosse associata a circa 8000 decessi.

Il recente 35° Congresso Nazionale di Antibioticoterapia in età pediatrica svoltosi a Milano (Ottobre 2016), non ha fatto altro che ribadire tale posizione, auspicando addirittura la possibilità di estendere la vaccinazione antinfluenzale, come già avviene in molti altri Paesi tra i quali la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, anche alla popolazione pediatrica sana della fascia pre-scolare. Questa, unitamente all’impiego di immunostimolanti per via orale, avrebbe il preciso scopo di ridurre le infezioni respiratorie in età pediatrica. Nel corso della stagione fredda, infatti, circa un bambino su tre contrae il virus influenzale, ed è in corso la tendenza da parte delle Autorità Sanitarie, anche nel nostro Paese, di raccomandare la vaccinazione antinfluenzale anche in questa fascia di età, accomunandola per importanza di rischio da malattia a quella della popolazione over-64 e a quella dei pazienti adulti portatori di patologie croniche. Viene confermato come il bambino in età pre-scolare contragga l’influenza in percentuale molto maggiore rispetto a quella dell’adulto e dell’anziano, confermandosi la maggiore gravità dell’infezione specialmente nei bambini di età inferiore ai due anni, con tasso di ospedalizzazione, in questa fascia d’età, addirittura superiore a quello dell’anziano per la stessa patologia.

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BPCO, insufficienza respiratoria e alimentazione: i consigli dello pneumologo

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Se una buona capacità di nutrirsi in modo adeguato corrisponde a un vantaggio che garantisce a tutti un migliore stato di salute, questo vale ancor più per coloro che, affetti da una qualunque tra le molte malattie respiratorie croniche, vedono nel fattore “adeguata nutrizione “ quella marcia in più sulla quale poter far conto per minimizzare gli effetti negativi della loro malattia.

Tutti i pazienti affetti da bronchite cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) ed enfisema polmonare, specie se è presente un’insufficienza respiratoria che le aggrava, sono più soggetti a patire di un inadeguato regime nutrizionale, accentuando la loro vulnerabilità ad alcuni di quei fattori esterni che si presentano come destabilizzanti del già precario equilibrio respiratorio.

Inizierei a chiarire alcuni termini, riferiti a specifici indici di calcolo, che verranno citati nel testo ogni volta che ci si riferirà a parametri fisiologici direttamente implicati nella valutazione della situazione nutrizionale dei pazienti pneumologici. Tra questi:

  • Indice di massa corporea o BMI (Body Mass Index): è un indice che pone in relazione il peso del soggetto (massa corporea) e la sua statura. Si calcola con la seguente formula matematica:

bmi 

  • Massa magra o LBM (Lean Body Mass): corrisponde al peso del soggetto deprivato di tutto il solo grasso di deposito (tessuto lipidico o adiposo), ma non del grasso primario che consiste in quella quota di grasso che non viene eliminata nemmeno nel corso di un digiuno protratto, se non in quote poco significative. La massa magra, pertanto, coincide con il peso dato dalla somma dei pesi delle seguenti singole parti dell’organismo: muscoli, ossa, denti, grasso primario di deposito (non eliminabile), tessuti connettivi e organi interni. Può essere calcolata con vari metodi diretti strumentali, quali la misurazione delle circonferenze corporee e la plicometria, o attraverso due semplici formule matematiche diverse per l’uomo e per la donna:

lbm uomo

lbm donna

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) il BMI è da ricondurre a quattro diversi gruppi, che coincidono a situazioni cliniche che vanno dal sottopeso alla condizione opposta:

gruppi peso oms

Esistono diverse situazioni di BMI ideale riferito all’età:

bmi preferibile

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