Dott. Enrico Ballor – Pneumologo Torino
AsmaTerapie e Consigli

La paura del bambino per la crisi asmatica

La paura del bambino per la crisi asmatica

Poche situazioni sono tanto fastidiose e in grado di generare paura in chi ha la sfortuna di provarle come è il sentirsi soffocare. Per sentirsi soffocare (vedi “Sensazione di soffocamento: lo pneumologo aiuta a orientarsi” – “Risvegli di notte con respiro che manca: le possibili cause spiegate dallo pneumologo” – “Laringospasmo (laringite spastica)”), intendendo quel disagio a respirare detto “dispnea” che percepisce chi, abituato ad un respiro tranquillo che fluisce normalmente, deve purtroppo suo malgrado provare il fastidio di non riuscire più a tirare il fiato, come accade purtroppo nel corso di una crisi asmatica acuta (vedi “Asma bronchiale” – “Asma bronchiale: malattia da conoscere”) che possa insorgere in modo improvviso in un soggetto (adulto o bambino) esposto ad allergeni respiratori (vedi “Pollinosi” – “Malattie allergiche delle vie aeree”).

Ma se tale esperienza, in un adulto, è ancora qualcosa che, per quanto vissuta con estremo disagio, può in fondo essere gestita e trattata fino a soluzione, in un bambino la crisi respiratoria presente nel corso di un evento asmatico acuto, intenso e improvviso, viene talora vissuta con un’emozione di grande paura che può procedere fino al terrore e al pianto.

Quel sentirsi soffocare senza riuscire a respirare, dopo aver provato la prima crisi asmatica che conduce il bimbo in Pronto Soccorso, fa si che spesso il piccolo tenda a vivere il ripetersi di episodi analoghi successivi al primo con una paura ancora maggiore, specie se il primo evento è stato “condito” dalle ansie di genitori impreparati e preoccupati per le possibili conseguenze (vedi “Crisi d’asma e rischio morte: i consigli dello pneumologo”).

Vediamo, allora, come cercare di minimizzare gli effetti emotivi negativi di una accesso asmatico acuto, cercando di comprendere i meccanismi della paura che in un bimbo rischiano di peggiorare nettamente la personale percezione di ciò che sta accadendo e di amplificare in modo improprio il disagio respiratorio generato dalla sola “oggettività” del broncospasmo in atto.

  • Premetto che i classici quattro sintomi della crisi asmatica completa consistono in tosse, dispnea prevalentemente espiratoria, sibilo espiratorio (vedi “Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”) e senso di costrizione al torace.
    Questi sintomi sono generati dalla riduzione di calibro (diametro) dei bronchi che, in preda a “broncospasmo”, cioè ad anomala contrattura della muscolatura liscia presente nelle pareti bronchiali, riducono il loro spazio interno impedendo all’aria di passare liberamente.
    Ciò genera una notevole riduzione del flusso dell’aria attraverso i bronchi “chiusi”, aumentando lo sforzo muscolare necessario per respirare (respirazione faticosa per aumento della resistenza incontrata dall’aria lungo il passaggio nei bronchi) e provocando la “dispnea” (vedi “Asma del bambino: i 10 consigli dello pneumologo per l’asma in età pediatrica”).
  • Se una prima crisi asmatica che giunga improvvisa e senza previsione è difficilmente controllabile nelle conseguenze psicologiche che genera, in quanto, impreparati ad affrontarla, la si deve spesso purtroppo “subire” come fatto nuovo, diverso dev’essere, invece, l’atteggiamento che si deve tenere di fronte ad un nuovo episodio asmatico.
  • Spesso, bisognosi come sono i bimbi di orientarsi e di procedere usando “fari” che gli indichino la via, specie quando posti di fronte a fatti nuovi che non sanno affrontare, essi “usano” ciò che hanno di fronte e, precisamente, tendono ad ispirarsi ai comportamenti e agli atteggiamenti dei genitori e degli adulti presenti.
    Nulla è più disorientante e spaventante di un genitore spaventato e disorientato che diviene, esso stesso, fonte prima della ansie del bimbo.
    La prima cosa da spiegare molto bene ai genitori e che il loro piccolo sarà tanto più tranquillo, di fronte ad una nuova crisi asmatica, tanto più avrà di fronte un genitore in grado di padroneggiare la situazione senza farsi travolgere dagli eventi.
    Il bambino tenderà, per sua natura, ad assumere la stessa carica ansiosa che gli sarà mostrata dal genitore impreparato e ansioso e, insieme ad esso, questa patologica diade “genitore-figlio”, tenderà ad accentuare il problema anziché risolverlo (vedi “Asma psicosomatico: il parere dello pneumologo e dello psicoterapeuta”).
  • Le crisi asmatiche nei bimbi passano, di solito, così come sono venute!
    L’importante è che tutti gli attori presenti sulla scena facciano la loro parte!
    Generalmente i bambini fanno i bambini e i bambini asmatici che respirano male sono per definizione sofferenti e preoccupati.
    Spetta al genitore, “addestrato” dallo pneumologo o dal pediatra, dare l’esempio, presentandosi al figlio in modo sicuro ma, soprattutto, rassicurante!
    Un genitore che proceda spedito e sicuro in ciò che rapidamente “si deve fare” di fronte ad una crisi asmatica, è un genitore che trasmette sicurezza al bimbo.
    E la prima cosa che un bimbo cerca quando è spaventato dal suo respiro difficoltoso, è proprio un genitore tranquillo e preparato che gli trasmetta sicurezza e non un adulto confuso più del bambino!
  • I bambini con le crisi asmatiche sono molto rassicurati da un genitore che sa perfettamente dove ha messo la bomboletta “magica” che fa passare la crisi e che la usa in modo appropriato senza urlare e senza sbracare (vedi “Asma e malattie respiratorie ostruttive: corretto uso delle bombolette e dei “device” a polvere secca nella cura”).
    Imparerà che il farmaco inalato (salbutamolo o formoterolo spray) in pochi minuti incomincerà a farlo respirare meglio e questo lo aiuterà a ridurre quello stato d’ansia che peggiora i sintomi.
    Nulla di peggio, nel caso di una crisi asmatica del bambino, di genitori disordinati che non ricordano in quale tasca o in quale borsa abbiano riposto, l’ultima volta che l’hanno usata, la bomboletta del broncodilatatore (vedi “I nuovi farmaci per asma e BPCO presentati dallo pneumologo”).
    Ritengo personalmente che lo pneumologo esperto debba rappresentare, per i genitori dei bimbi asmatici, quell’indispensabile punto di riferimento con il quale costruire il comportamento più opportuno da tenere di fronte alla crisi asmatica del figlio.
  • Un bambino “rassicurato” da un genitore “rassicurante”, adeguatamente “istruito” sul comportamento da tenere in caso di nuova crisi, sarà un bambino sicuro in grado di risolvere in breve tempo e senza paura un nuovo episodio asmatico anche in quelle situazioni in cui, pur in assenza del genitore, esso diverrà artefice in prima persona della soluzione del problema.
    Il bimbo imparerà ad assumere un comportamento più sicuro di fronte alla malattia asmatica, senza temere viaggi scolastici o pratiche sportive (vedi “Bambino asmatico e sport: i 10 consigli dello specialista”).
    Come ho già più volte sottolineato nei miei articoli, non c’è cosa che generi più paura di ciò che non conosciamo o che non controlliamo.
    Imparare a gestire correttamente e in modo tranquillo la crisi asmatica aiuta il bimbo a prendere fiducia in sé, fidandosi di quella successione ordinata di atti, noti e stabiliti a priori, che risolvono la crisi

Al di fuori degli accessi asmatici acuti, nei cosiddetti periodi “intercritici” tra una crisi d’asma e la possibile crisi successiva, è possibile allenare il bimbo con un vero e proprio training cognitivo di visuo-immaginazione (S.I.T. o stress inoculation training).

Parlo di tecniche che, come pneumologo e psicoterapeuta, trovo molto vantaggiose da un punto di vista clinico.

Esse, proiettando il bambino in un stato di vera e propria simulazione della crisi asmatica, gli insegnano a gestirsi al meglio e ad affrontare senza paura il momento in cui si troverà a dover gestire la sua dispnea.

Possono essere impiegate, a questo scopo, una maschera subacquea e un boccaglio, con i quali si potrà insegnare al bimbo, nella tranquilla situazione di simulazione e di gioco (fare il subacqueo in mezzo ai pesciolini), a gestire la difficoltà respiratoria che insorge modificando il flusso dell’aria attraverso il tubo.

Questo consentirà, in condizioni di sicurezza emotiva, di generare senza pericoli quel maggior sforzo respiratorio tanto temuto dal piccolo paziente durante la crisi asmatica, fino al punto in cui egli stesso imparerà a gestire il momento di disagio legato alla dispnea asmatica senza più spaventarsi.

Come diceva Albert Einstein “Solo l’esperienza è conoscenza, tutto il resto è solo informazione”.

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