Dott. Enrico Ballor – Pneumologo Torino
AsmaTerapie e Consigli

Broncodilatatori e Difficoltà di Concepimento: il Parere dello Pneumologo

Broncodilatatori e difficoltà di concepimento

Del rapporto che intercorre tra fertilità e asma bronchiale (vedi “Asma bronchiale” e “Asma bronchiale: malattia da conoscere”) ho già detto in un mio precedente articolo pubblicato su questo sito (vedi “Asma bronchiale e fertilità: il parere dello pneumologo”), riferendomi ai risultati di uno studio scientifico presentati da un’autorevole gruppo di ricerca internazionale. In quel caso si sosteneva come, indipendentemente dalla natura allergica o meno dell’ asma (vedi “Malattie allergiche delle vie aeree” e “Pollinosi”), il tempo necessario ad una donna asmatica per concepire un figlio fosse all’incirca doppio rispetto ad una “non asmatica”.

Si sottolineava, inoltre, nelle conclusioni, come tale maggior difficoltà di concepimento fosse correlabile più all’età delle pazienti (tanto maggiore era l’età della paziente asmatica, tanto minore risultava essere la sua fertilità) che non ad altri fattori, ma soprattutto come tale fenomeno non fosse influenzato dai farmaci assunti nel periodo pre-gestazionale, fossero essi cortisonici inalatori (ICS – Inhaled Corticosteroid o cortisonici inalatori a lunga durata d’azione) o broncodilatatori (LABA – Long Acting Beta-adrenoceptor agonists o β2-agonisti a lunga durata d’azione) – (vedi “I nuovi farmaci per asma e BPCO presentati dallo pneumologo”).

Nelle conclusioni di tale studio, inoltre, si coglieva come restasse indefinita la vera causa in grado di legare l’asma alla minor capacità riproduttiva documentata nelle pazienti asmatiche, consentendo di dare, come unico consiglio, quello di anticipare il più possibile i tentativi di concepimento ad un’età che lo rendesse più probabile.

Considerata poi la delicatezza e l’importanza del tema, alle reciproche correlazioni e interferenze tra asma e gravidanza ho già dedicato in passato alcuni miei scritti, tra i quali “Asma e allergie respiratorie in gravidanza: i consigli dello pneumologo”, “Asma bronchiale, allergie e olio di pesce in gravidanza: lo pneumologo e la prevenzione”, presenti in questo sito, oltre all’articolo “Farmaci per asma, tosse e catarro, consentiti e vietati in gravidanza” presente sul mio portale di informazione medica dedicato alla medicina respiratoria ed ai relativi aspetti fisici e psicologici della stessa (“Medicina del Respiro”).

In questo nuovo interessante studio condotto da un gruppo clinico di ricerca australiano (Università di Adelaide), si prendono nuovamente in considerazione alcune dinamiche relative al rapporto tra asma bronchiale e fertilità e più precisamente il rapporto intercorrente tra fertilità e farmaci impiegati nella cura dell’asma, gli stessi che, nello studio precedentemente citato, sembravano non rilevare ai fini della minor capacità di concepire.

Gli autori dello studio, in questo caso, giungerebbero invece a concludere che i maggiori tempi richiesti alle donne affette da asma bronchiale per concepire, sarebbero da porre in relazione all’uso esclusivo dei broncodilatatori a breve durata d’azione (SABA – Short Acting Beta-adrenoceptor Agonists), tra i quali il salbutamolo, con astensione dall’uso dei cortisonici inalatori (ICS) favorita dai timori per i possibili effetti collaterali degli stessi sul prodotto del concepimento, spesso più temuti rispetto alle conseguenze negative derivanti dall’inadeguato controllo della malattia asmatica secondario al loro mancato uso (vedi “Asma, cortisone e altre malattie respiratorie: il parere dello pneumologo” – “Asma, cortisone, bambini e rischio crescita: i consigli dello pneumologo” – “Farmaci ed effetti collaterali nelle malattie respiratorie: il parere dello pneumologo”).

Se si considera che l’asma è una patologia bronchiale prima di tutto infiammatoria e che la stessa infiammazione dei bronchi rappresenta la principale causa dell’inadeguato controllo clinico della malattia, si comprende quale sia l’importanza della terapia antinfiammatoria, praticata anche con i farmaci cortisonici somministrati per via inalatoria (ICS), nel garantire il risultato terapeutico.

L’uso dei soli broncodilatatori ad azione pronta e a breve durata d’azione (SABA – durata 3-4 ore al massimo), praticati magari impropriamente solo “al bisogno”, in assenza di ICS evitati per paura, non consente di controllare l’infiammazione bronchiale e, pertanto, spesso non consente di controllare adeguatamente l’asma.

La maggior difficoltà di concepimento documentato nelle asmatiche trattate con i soli broncodilatatori, potrebbe quindi rappresentare la conseguenza di uno stato infiammatorio mantenuto incontrollato a livello bronchiale dal mancato uso dei cortisonici inalatori, in grado di esercitare, attraverso i prodotti stessi dell’infiammazione messi in circolo, anche una negativa azione sull’apparato riproduttivo della donna (utero e ovaie).

Questa nuova ipotesi si aggiunge a quelle che cercano di spiegare la ben nota maggiore infertilità di quel 7-10% circa di donne affette da asma bronchiale in età fertile.

Se davvero questo dato fosse confermato in studi successivi, ma anche solo nella verosimile ipotesi che ciò potesse corrispondere a realtà, tenuto inoltre conto dei minori rischi che corre il feto per l’esposizione agli ICS nelle gravide trattate, rispetto ai rischi che corre per le conseguenze di un inadeguato trattamento dell’asma della futura mamma, tale studio potrebbe definire in modo conclusivo l’indispensabilità della terapia cortisonica inalatoria anche nelle fasi precedenti la gravidanza proprio nelle donne alla ricerca di una maternità.

Ciò ancor più alla luce del fatto che, in questo studio, nelle asmatiche che impiegavano i soli ICS per controllare l’asma, non si sono registrate differenze significative, in termini di fertilità (periodo necessario a concepire), rispetto alle donne non asmatiche.

In questo senso si dimostrerebbe un ruolo degli ICS non certamente in contrasto con la possibilità di concepire ipotizzata nel passato, ma addirittura a favore della stessa.

Per concludere, quindi, l’uso dei broncodilatatori (SABA) usati da soli, agirebbe nelle asmatiche solo sui sintomi dell’asma, ma non consentirebbe di trattare adeguatamente quell’infiammazione dei bronchi che, esprimendosi probabilmente anche a livello extra-bronchiale, potrebbe rendere meno probabile il concepimento.

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