Dott. Enrico Ballor – Pneumologo Torino
Asma Sintomi e Diagnostica

Asma e Allergie Respiratorie in Gravidanza: i Consigli dello Pneumologo

Escludere, in modo assoluto, eventuali danni al bimbo conseguenti all’assunzione dei medicinali per il controllo dell’asma è l’obiettivo principale di una futura mamma.

Un vero dilemma, che le mette in agitazione.

Questo articolo cerca di fare un po’ di chiarezza attorno all’argomento.

Introduzione

L’asma bronchiale, specie l’asma allergico, e le malattie allergiche respiratorie (vedi “Malattie allergiche della vie aeree” – “Pollinosi” – “Rinite allergica”) sono malattie dell’apparato respiratorio estremamente comuni nella popolazione, tanto da rappresentare un rilevante problema per la salute pubblica.

C’è un momento, tuttavia, nel quale la loro presenza rischia di preoccupare in modo particolare le pazienti che ne sono affette.

Mi riferisco al momento in cui la donna, scoprendo di essere in gravidanza, inizia a porsi con urgenza tutta una serie di domande relative alla sua condizione di asmatica o di allergica con problemi respiratori e all’opportunità di proseguire l’assunzione dei farmaci prescritti per controllare le diverse forme.

Il problema più sentito dalle future mamme riguarda la necessità di escludere, in modo assoluto, eventuali danni al bimbo conseguenti all’assunzione dei medicinali indispensabili per il controllo dell’asma e dei problemi respiratori allergici.

Un bel dilemma, quindi, che le mette in agitazione, non sapendo se preferire il mantenimento della cura per evitare crisi asmatiche, con il rischio di procurare danni al piccolo, o dare priorità assoluta alla futura salute del pargolo rischiando la propria.

Per fortuna la scelta da fare non corrisponde esattamente a quella anzidetta ed i fattori di cui tener conto sono un po’ diversi.

Vediamo allora di orientarci meglio con una serie di considerazioni e di consigli.

  • La prima cosa da sapere è che, nel corso della gravidanza, l’asma non necessariamente deve comportare un sicuro problema, in quanto ci sono donne che vedono ridursi spontaneamente i loro disturbi respiratori o che si mantengono stabili con la loro malattia.
    In altri casi, invece, i sintomi asmatici possono accentuarsi e le pazienti necessitano semplicemente di una rivalutazione della terapia da parte dello pneumologo, che saprà adeguare i farmaci alle mutate esigenze.
  • In considerazione del fatto che è oggi possibile programmare una maternità, consiglierei di attendere il momento in cui l’asma sia sotto controllo prima d’iniziare una gravidanza, lasciando allo pneumologo lo stabilire il momento in cui, fatti gli opportuni accertamenti (visita pneumologicaspirometriaossimetria, ecc.), la patologia possa definirsi clinicamente compensata e stabile.
  • Di tutti i farmaci assunti per l’asma, quello che più di tutti potrebbe presentare qualche problema per il feto riguarda il cortisone, specie se somministrato nel corso del primo trimestre di gravidanza, prescritto solitamente per controllare gli scompensi clinici persistenti della malattia e per le crisi respiratorie acute.
    Nonostante ci siano sostenitori dell’innocuità di questo farmaco sul feto se assunto a basso dosaggio, esistono segnalazioni di possibile rischio di eclampsia (gravissima complicazione della gravidanza), di prematurità (nascita del bimbo pre-termine), di labio-palatoschisi (labbro leporino), di malformazioni cardiache da incompleta suddivisione interna delle camere del cuore (completa entro circa il primo mese di gestazione), senza tener conto della riduzione della competenza immunitaria della madre, con aumentato rischio di infezioni, e dell’aumentato rischio di diabete nel corso della gravidanza.
    Tenuto conto dell’indispensabilità della sua somministrazione anche in gravidanza (meglio il prednisone che raggiunge più difficilmente il feto), in caso di crisi asmatiche importanti, e del fatto che fa più danni al prodotto del concepimento una sua scarsa ossigenazione conseguente all’asma più che il cortisone in sé, ecco perché ritengo consigliabile iniziare una gravidanza con un’asma stabile che non richieda terapia cortisonica fin dal suo inizio.
  • Come ho appena detto, consiglierei di evitare di demonizzare il cortisone per demonizzare invece, in questo caso, l’asma.
    Un asma mal controllato, infatti, può procurare, attraverso il deficit dell’ossigenazione del sangue in corso di crisi asmatica, molti più danni al feto rispetto a quelli potenzialmente provocati dai medicinali!
    Quando parlo di “cortisone”, mi riferisco alla sua somministrazione per via generale, orale o iniettiva, e non alla sua abituale assunzione per via aerosolica (aerosolizzatori o bombolette pressurizzate contenenti beclometasone, budesonide e fluticasone), ritenuta invece da più parti assolutamente sicura e quindi indispensabile per mantenere la malattia in fase di stabilità.
  • Per quanto riguarda il salbutamolo (è il ben noto Ventolin, usato come broncodilatatore nelle crisi acute), ci sono segnalazioni (malformazioni cardiache e dello stomaco) che rendono preferibile l’impiego di questo farmaco senza abusarne e solo se strettamente necessario a trattare un’importante crisi d’asma.
  • I broncodilatatori a lunga durata d’azione (LABA), che vengono somministrati ogni 12 ore circa per inalazione come il salmeterolo, sono considerati relativamente sicuri, a patto che li usi in associazione ai cortisonici inalatori a lunga durata d’azione quali il fluticasone o analoghi (i due prodotti sono già presenti insieme in molte preparazioni offerte dall’industria farmaceutica).
  • I cromoni (disodiocromoglicato e nedocromil sodico), farmaci che riducono la liberazione dei prodotti cellulari che sostengono l’infiammazione allergica nei pazienti con asma allergico e con asma da sforzo, non presentano problemi se usati nel corso della gravidanza.
  • L’omalizumab, farmaco avente attività diretta contro gli anticorpi responsabili dell’allergia (IgE), è presente da troppo poco tempo e pertanto non sono ancora disponibili dati in grado di escludere con certezza problemi sul feto.
    La sua indicazione, pertanto, rimane assolutamente limitata ai soli casi di asma gravissima che non risponda al trattamento con alte dosi di cortisonici, situazione questa in grado di rappresentare un rischio clinico per la gravida, e conseguentemente per il feto, verosimilmente superiore ai potenziali e non escludibili danni sul nascituro provocati dal farmaco.
  • Per quanto riguarda l’uso degli antiistaminici in gravidanza, farmaci utili non tanto sui sintomi asmatici (in questo caso servono a poco) quanto sui sintomi respiratori della rinite allergica e della laringite allergica, sarebbe meglio astenersi dal loro impiego durante il primo trimestre.
    Dopo tale periodo è possibile impiegarli con moderazione e solo nelle situazioni caratterizzate da rilevanti disturbi allergici della gravida, dando la preferenza alle molecole cetirizina e loratadina, per le quali non sono stati dimostrati rischi di malformazione per il feto anche se assunti nei primi tre mesi di gestazione.
  • Diventa fondamentale, nel corso della gravidanza, evitare l’esposizione agli allergeni ai quali la paziente è sensibile, in modo da ridurre la necessità di dover usare farmaci antistaminici e cortisonici per curare gli effetti negativi conseguenti ad un loro contatto con le mucose respiratorie delle pazienti allergiche (asma e rinite).
    A fine preventivo, invito a leggere i miei articoli pubblicati: “Asma allergico e allergie respiratorie: i 20 consigli utili per l’igiene della casa” – “Asma allergico e luogo di vacanze: i consigli dello pneumologo” – “ Bimbo, animali domestici, asma e allergie respiratorie: i consigli dello pneumologo”).
  • Evitare in modo assoluto l’esposizione al fumo di sigaretta.
    Esso, infatti, specie per le pazienti asmatiche, rappresenta un pericoloso irritante delle vie aeree in grado di favorire l’infiammazione dei bronchi e la loro conseguente ostruzione (crisi di broncospasmo).
  • Nel corso della gravidanza qualunque variazione dello stato di stabilità dell’asma o la comparsa di momenti di minor controllo dei sintomi vanno immediatamente portati all’attenzione dello pneumologo per evitare peggioramenti che obblighino in seguito ad aumentare troppo i farmaci.
    Un indicatore importante di sopraggiunta criticità dell’asma è rappresentato dalla necessità di aumentare la frequenza di somministrazione dei broncodilatatori inalatori a breve durata d’azione quali il salbutamolo (Ventolin), a causa dell’accentuarsi della dispnea(difficoltà respiratoria).
  • Al fine di ridurre la possibilità di sensibilizzare anche il bimbo, prevenendo l’asma allergico e le malattie allergiche respiratorie del bambino (vedi anche “Rinite allergica”), è opportuno che le donne limitino il consumo di certi alimenti potenzialmente sensibilizzanti il nascituro (gravidanza) e il neonato (allattamento).
    E’ scaricabile la tabella in PDF contenente gli alimenti di cui una mamma allergica, tanto più se asmatica, dovrebbe ridurre il consumo nel corso della gravidanza e dell’allattamento per ridurre il rischio di sensibilizzare il figlio.
  • Al momento del parto, nel caso in cui si dovesse rendere necessario procedere al taglio cesareo, sarebbe sicuramente preferibile sottoporre l’asmatica ad anestesia peridurale, evitando procedure anestesiologiche generali (naturalmente la decisione ultima spetta all’anestesista!).
  • I farmaci antiasmatici visti prima non sono controindicati nel corso dell’allattamento.
    L’allattamento al seno, anzi, risulta caldamente consigliato specie nelle allergiche, proprio per ridurre il rischio di una patologia allergica anche nel neonato (azione protettiva svolta dagli anticorpi presenti nel latte materno).

Conclusione

In conclusione, la terapia dell’asma in corso di gravidanza non solo è consentita, ma è vivamente consigliata, in quanto la prima cosa che richiede il nascituro è una mamma che respiri bene e che garantisca quell’ossigeno indispensabile ad una sua corretta crescita e ad un suo armonico sviluppo.

 

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