Asma del bambino: i 10 consigli dello pneumologo per l’asma in età pediatrica

 asma nel bambino

L’asma bronchiale, specie quello allergico (vedi “Malattie allergiche delle vie aeree” e “Pollinosi ”), appresenta la più frequente malattia cronica dell’infanzia, impegnando gli pneumologi ed i pediatri non solamente sul fronte del controllo dei sintomi dei piccoli pazienti, quanto anche su quello della corretta gestione degli aspetti sociali della malattia, specie per ciò che si riferisce a:

Per ridurre al minimo i disagi legati alla malattia asmatica nei bambini, consiglio di ricordare i seguenti punti:

  • Divenire prima di tutto consapevoli di tutto ciò che la malattia rappresenta e dei modi in cui tende a manifestarsi. Documentarsi, con lo pneumologo che segue il bambino, sulla malattia asmatica, rappresenta la base dalla quale partire per affrontare efficacemente il problema. Conoscere i sintomi (tosse, respiro sibilante, dispnea (difficoltà respiratoria) e senso di costrizione al torace), imparando ad anticiparli quando iniziano a dare i primi segni di sé, aiuta a capire quando ricorrere per tempo alla terapia “al bisogno”, in modo da minimizzare il disagio respiratorio del bambino in occasione delle crisi respiratorie asmatiche.
  • Nel caso in cui i sintomi asmatici dovessero persistere e non essere ben controllati nonostante la corretta assunzione della terapia prescritta dallo specialista pneumologo (vedi “Pneumologia e aderenza alla cure nelle malattie respiratorie: i consigli dello pneumologo”), accompagnare il bambino dallo pneumologo per rivalutare la correttezza della terapia, specialmente in relazione al periodo dell’anno in cui la stessa viene prescritta (allergia ai pollini e terapia sintomatica dell’asma che può variare in funzione del periodo d’impollinazione).
  • Non scordare mai di ricorrere immediatamente alle cure del Pronto Soccorso senza perdere del tempo a cercare il pediatra o lo pneumologo, nel caso in cui l’asma si manifesti per l’intera giornata (giorno e notte), informando solo successivamente lo specialista dell’accaduto.
  • Accertarsi che il bambino impari ad usare rapidamente e correttamente, in caso di bisogno, i farmaci broncodilatatori ad azione pronta, assicurandosi di verificare che li abbia sempre con sé non scaduti (“ Asma e malattie respiratorie ostruttive: corretto uso delle bombolette e dei device a polvere secca nella cura”).
  • Non rifiutare per partito preso o per sovrastima dei rischi, la terapia antinfiammatoria con farmaci cortisonici ad azione locale o generale, in quanto bisogna insegnare ai genitori del bambino ad avere paura prima di tutto dell’asma e del suo inadeguato controllo e solo dopo dei possibili effetti collaterali dei farmaci impiegati per curarla. Tali effetti indesiderati, infatti, risultano evitabili o comunque fortemente limitabili a patto che nel tempo si controlli con lo pneumologo e con il pediatra l’appropriatezza della terapia.
  • Concordare con lo pneumologo una periodica rivalutazione della terapia del bambino, anche sulla base di un regolare controllo nel tempo delle sue prove di funzionalità respiratoria (spirometria).
  • Insegnare ai genitori il tipo di azione svolta dai diversi farmaci antiasmatici impiegati in terapia, in modo tale da familiarizzare con essi e comprenderne nel tempo il razionale d’uso e la reale necessità del loro impiego nelle varie situazioni.
  • Imparare a evitare situazioni e abitudini di vita scorrette e controproducenti per l’asma del bambino, prima tra tutte la sedentarietà (l’obesità è la peggior nemica dell’asma anche in età pediatrica).
  • Evitare che il bambino permanga in presenza di fumatori.
  • Imparare a riconoscere le situazioni che possono scatenare una crisi asmatica, soprattutto per imparare a evitarle. Tra queste: fumo di sigaretta, allergeni inalanti (pollini, acari della polvere, allergeni animali, ecc.) e alimentari ai quali il bambino sia sensibilizzato, ambienti a elevato inquinamento dell’aria (smog), ambienti con aria troppo fredda, vernici e sostanze volatili ad azione irritante sulle vie aeree, luoghi con aria climatizzata troppo fredda o troppo deumidificata e fonti d’infezione respiratoria (soggetti con tosse e infezioni virali delle vie aeree).
  • Consentire, e anzi stimolare, la possibilità che il bambino pratichi una buona e adeguata attività sportiva (vedi “ Bambino asmatico e sport: i 10 consigli dello specialista”).

Dott. Enrico Ballor

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