Dott. Enrico Ballor – Pneumologo Torino
Asma

Asma e Sci

Lo sci alpino e lo sci di fondo sono discipline sportive tanto diffuse quanto amate da giovani e meno giovani.

Ma ai pazienti affetti da asma bronchiale tale pratica sportiva è consentita?

Questo articolo cerca di rispondere a questa domanda.

Introduzione

Scegliendo di sciare, in pratica, lo sciatore asmatico corre rischi inaccettabili o può pensare di divertirsi senza tener conto della sua malattia respiratoria?

Come pneumologo tranquillizzerei assolutamente chi soffre d’asma e abbia voglia di sciare, anche in considerazione del fatto che un paziente asmatico, a patto che sia ben trattato farmacologicamente e rispetti le opportune norme di prudenza (vedi “Asma allergico e luogo di vacanze: i consigli dello pneumologo”), deve poter praticare quasi tutte le attività sportive, salvo qualche rara eccezione (vedi “Bambino asmatico e sport: i 10 consigli dello specialista”).

Ciò non toglie che, pur essendo autorizzato a praticare lo sci con le opportune accortezze, chi è asmatico non può far finta di non essere un asmatico, in quanto, pur senza voler drammatizzare la malattia, abbassare troppo la guardia di fronte ad essa rischia, in ogni caso, di essere un atteggiamento poco intelligente.

Vediamo, allora, a che cosa prestare attenzione nel caso in cui l’asmatico decida di dedicarsi allo sci.

  • La prima cosa che deve essere garantita allo sciatore asmatico è la regolare assunzione della terapia prescritta dallo specialista pneumologo.
    Accertare che l’asma sia sotto controllo prima di apprestarsi a scendere per le piste innevate o a percorrere i tracciati dello sci di fondo è il primo passo per garantire che uno sport considerato ad elevato dispendio di energie possa complicarsi con una crisi respiratoria.
    Oltre ad accertarsi che il paziente sia senza sintomi prima di iniziare a sciare (tosse, dispnea, sibilo espiratorio e senso di peso al petto), meglio sarebbe confermare l’efficacia della terapia in corso con una spirometria, al fine di escludere un’ostruzione bronchiale anche minima, testimone, se presente, di un imperfetto controllo dell’asma.
  • Nel caso in cui, prima di iniziare l’attività sportiva, si dovesse riscontrare un inadeguato controllo dell’asma con la terapia in corso, prima di cambiare i farmaci o di modificarne i dosaggi consiglio sempre di valutare l’adeguatezza dell’assunzione degli stessi attraverso un controllo delle corrette modalità di assunzione dei farmaci, specie per ciò che attiene ai broncodilatatori assunti per via inalatoria (vedi “ Asma e malattie respiratorie ostruttive: corretto uso delle bombolette e dei “device” a polvere secca nella cura”).
  • Si tenga presente che lo sci è uno sport che, per necessità, si pratica in luoghi il cui clima è caratterizzato da condizioni di aria spesso molto fredda e secca.
    Tali condizioni si comportano spesso da attivatori ideali del broncospasmo in quanto in grado di agire sull’ iperreattività bronchiale aspecifica che, nei pazienti che la presentano, è in grado di indurre e favorire le crisi respiratorie.
    Il consiglio che posso dare è di usare comunque una sciarpa o una “maschera” (indumento noto agli sciatori in grado di coprire il viso e la bocca), allo scopo di attenuare l’effetto negativo che l’aria fredda, introdotta direttamente, può avere sui bronchi di un asmatico.
  • Esistono pazienti asmatici estremamente sensibili agli sforzi e all’esercizio fisico (vedi “ Asma da sforzo o asma da esercizio fisico (E.I.A.): il parere dello pneumologo”).
    Questi pazienti, se sottoposti a intensa e persistente attività fisica, rispondono con una crisi asmatica all’impegno richiesto.
    E lo sforzo fisico richiesto dallo sci rientra certamente tra quelli in grado di provocare una crisi d’asma in un paziente affetto da asma da sforzo.
    Ecco perché, nel caso in cui il paziente asmatico sia portatore di questa particolare forma di asma bronchiale, il trattamento con i farmaci previsti per essa, tra i quali salbutamolo, formoterolo, disodio-cromoglicato (DSCG), nedocromile sodico e antileucotrienici, risulta indispensabile per controllare adeguatamente il problema.
  • Ricordo, ancora, che esiste un allergene respiratorio presente in quota nel periodo di gennaio – febbraio, epoca in cui gli sciatori frequentano l’ambiente montano.
    Mi riferisco ai pollini della betulla, specie arborea che rilascia nell’aria il suo polline provvisto di intensa attività allergenica (vedi “Pollinosi” – “Malattie allergiche delle vie aeree”), responsabile non solo di manifestazioni asmatiche, ma anche di rinite allergica.

Conclusione

A patto che si tenga conto delle considerazioni fatte sopra, sciare non dev’essere un problema per un paziente asmatico.

L’eventuale insorgenza di problemi respiratori nel corso di una discesa con gli sci, potrebbe essere il risultato di un non completo rispetto delle norme prudenziali presentate prima o della necessità di rivalutare, con lo pneumologo, e di adeguare alle mutate condizioni fisiche imposte dallo sci, una terapia farmacologica che potrebbe dimostrarsi non completamente adeguata allo sforzo fisico estemporaneo imposto da tale pratica sportiva.

 

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