Sport nelle città e aria inquinata: il parere dello pneumologo

sport inquinamento e problemi polmonari

Penso che a nessuno sia sfuggita, nel corso della settimana, la possibilità di scorgere a qualsiasi ora del giorno qualche atleta improvvisato che, vuoi di corsa, vuoi a cavallo della bicicletta, percorra la città in lungo e in largo per “fare sport”. Se in assoluto mi pare assolutamente encomiabile e degno di rispetto, tanto più con la scarsità di tempo che ci resta a disposizione nella frenetica vita quotidiana, chi trova ancora il tempo per dedicarsi un momento di benessere, scientificamente mi chiedo quanto tali attività sportive, praticate in pieno giorno in città inquinate, siano davvero salutari o rappresentino, invece, un attentato alla salute, specie a quella respiratoria ma non solo, di cui non ci si rende conto.

Compaiono in rete articoli a favore e altri assolutamente contrari a tali pratiche, ognuno dei quali supportato da “affidabili” centri di ricerca che testimonierebbero la validità “scientifica” e la “veridicità” dei dati pubblicati. Purtroppo, senza essere dei geni, le stesse conclusioni diametralmente opposte nelle conclusioni testimoniano da sé la scarsa scientificità in campo, in quanto non è possibile che tutti abbiano ragione presentando affermazioni opposte. Fornendo al grande pubblico dati discordanti, non si fa altro se non aumentare la confusione e confondere le persone. Non è possibile, infatti, che il grande pubblico possa leggere su Internet che “… lo sport in città inquinate fa male ….” e allo stesso tempo che “ …. non è vero che lo sport in città inquinate faccia male ….”!

Senza volermi considerare un “autorevole centro di ricerca” (me ne guardo bene!), mi limito a presentare una serie di dati che consentano a chi legge di trarre conclusioni personali, anche solo fondando le stesse su quella banale capacità logica di cui talvolta si tende a non tener debitamente conto. Si rischia, infatti, qualche volta di essere abbagliati da perle di saggezza calate dall’alto da parte di “ autorità” scientifiche della rete, spesso auto-proclamate tali, soprattutto favorite, nel loro diffondere proclami indimostrabili, dalla difficoltà dei frequentatori del Web a comprendere bene chi c’è realmente dietro a chi scrive informazioni caratterizzate, talora, da dubbia affidabilità dei contenuti.

Se è vero il fatto che lo smog urbano, dopo il più colpevole fumo di sigaretta, sembra rappresentare un rischio sia per lo sviluppo del tumore maligno del polmone (vedi “Inquinamento urbano e cancro polmonare”), sia per la bronchite cronica (vedi “Fumo di sigaretta e inquinamento urbano: individuazione precoce dei danni funzionali”), mi chiedo come si faccia a esporre una persona a tali inquinanti pensando che ciò non comporti conseguenze sfavorevoli.

Vediamo, prima di tutto, in che cosa consistono questi veleni.

  • Anidride solforosa. E’ responsabile delle cosiddette “piogge acide” che tanti danni arrecano alla natura. Quasi il 50% di essa è prodotta dalle centrali elettriche, un 20% circa è prodotto dal riscaldamento domestico, mentre parte della quota eccedente è rilasciata nell’ambiente dai gas di scarico delle automobili. Essa svolge un’intensa attività irritante sulle mucose delle vie aeree, essendo responsabile di riacutizzazione di malattie respiratorie croniche, quali la bronchite cronica e la BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva) e di crisi respiratorie nei pazienti affetti da asma bronchiale.
  • Particolato (polveri sottili – PM10 e polveri ultrafini – PM2,5). Corrisponde a residui e prodotti vari della combustione, in grado di penetrare nelle vie aeree più profonde fino a raggiungere i polmoni. Le polveri sottili e ultrafini svolgono un’azione irritante sulle vie aeree, comportandosi, da un punto di vista patologico, non tanto diversamente dall’anidride solforosa e veicolando cancerogeni nell’apparato respiratorio.
  • Biossido d’azoto o ipoazotide. E’ prodotto in modo particolare dai motori diesel. E’ un potente irritante delle vie aeree e può anche essere responsabile di gravi danni ai polmoni, oltre ad essere dotato di intensa attività cancerogena.
  • Idrocarburi aromatici policiclici e benzene. Sono sostanze intensamente cancerogene prodotte dalla combustione dei motori a scoppio. La loro presenza nell’aria delle città è prodotta, per quasi il 90%, dai veicoli a motore che in esse circolano.
  • Ozono. Provoca intensa irritazione delle vie aeree ed è responsabile di riacutizzazioni bronchitiche e di crisi d’asma.
  • Monossido di carbonio. Sostanza prodotta in grande quantità dai veicoli a motore, come conseguenza di incompleti processi di combustione in ambienti con scarsa presenza di ossigeno (motori a scoppio). Tale sostanza blocca il normale legame dell’ossigeno con l’emoglobina del sangue, rendendo difficoltoso il trasporto dell’ossigeno alle cellule dell’organismo. In elevate concentrazioni (mai raggiungibili nell’aria urbana) può essere letale.

Trovo incredibile come non si riesca a comprendere che correre o pedalare felici in una città inquinata, proprio dove gli inquinanti dello smog urbano descritti sopra sono presenti in maggior concentrazione, aumenti enormemente l’inalazione degli stessi, e come tali attività sportive sempre più frequenti, siano esse praticate singolarmente o in gruppo con il valore aggiunto della “socializzazione”, possano, per tale motivo, rappresentare un’abitudine diffusa tutt’altro che raccomandabile. L’aumento della frequenza respiratoria nel corso di una prestazione fisica sportiva, infatti, fa si che si passi dai circa 6 litri d’aria al minuto introdotti nei polmoni a riposo, fino ai circa 150 litri durante la corsa! Non serve Einstein per capire che, correndo in un ambiente inquinato, si aumenta fino a 25 volte l’introduzione nell’organismo di inquinanti velenosi di ogni tipo dai quali bisognerebbe invece difendersi. Come si dice: “ Uomo avvisato, mezzo salvato”.

Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos coolfonk

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