Perdita di memoria e malattie respiratorie: lo pneumologo e la riabilitazione neuro-cognitiva

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Deficit cognitivo, perdita della memoria, calo dell’attenzione e difficoltà di concentrazione. Specie nell’anziano, sono alcuni dei sintomi che possono comparire nel corso di alcune malattie polmonari, ed in particolar modo nel corso della loro possibile peggiore complicanza rappresenta dall’insufficienza respiratoria. A questi sintomi spesso si associano le inevitabili conseguenze degli stessi, e precisamente l’ansia e la depressione derivanti dal non riuscire più a gestire se stessi e le proprie attività quotidiane e dal trovare difficoltà al mantenimento dei contatti sociali e dei propri interessi lavorativi, hobbistici e del tempo libero.

Non solo ai pazienti affetti da sindromi da deterioramento cognitivo proprie dell’età più avanzata, tra le quali le patologiche involuzioni cerebrali secondarie alla patologia ischemica multinfartuale dell’anziano e alle patologie neuro-degenerative croniche tra le quali la malattia di Alzheimer, ma anche ai pazienti affetti dalle numerose patologie respiratorie croniche aventi come principale conseguenza negativa una ridotta ossigenazione del sangue e, di conseguenza, del cervello e del tessuto nervoso, tra le quali la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e l’ enfisema polmonare, è dedicato un sofisticato ed innovativo programma di neuro-riabilitazione cognitiva gestito per via telematica anche dal domicilio del paziente, richiedente un semplice personal computer o un qualsiasi dispositivo connesso a internet (smartphone, tablet, ecc.). Tale proposta si prefigge di consentire il recupero di quel funzionamento “minimo efficace” delle attività cognitive quotidiane, tra le quali la capacità di una più efficiente rievocazione mnesica (memoria) e di una miglior capacità di concentrazione sui compiti che richiedono attenzione nel corso delle comuni attività della quotidianità, in grado di recuperare al meglio la percezione del paziente dei vantaggi derivanti dal mantenimento o dal recupero della propria indispensabile autonomia.

E’ chiaro che, nel caso in cui il difettoso funzionamento cognitivo del paziente sia da correlare al deficit di ossigenazione generale provocato dalla malattia respiratoria cronica e alle relative conseguenze negative trofiche e funzionali sull’encefalo, il primo passo per cercare di risolvere il problema, o per lo meno per limitarne un progressivo deterioramento, consiste nel recuperare la miglior funzionalità respiratoria possibile, sia attraverso l’intervento farmacologico sulla patologia bronco-polmonare responsabile, sia correggendo il deficit di ossigenazione con l’ossigenoterapia domiciliare a lungo termine (vedi “ L’ossigenoterapia domiciliare spiegata dallo pneumologo ” – “Emogasanalisi arteriosa”), sia mettendo in atto tutta una serie di misure indirette volte al contenimento del danno da malattia respiratoria cronica, tra le quali una buona riabilitazione funzionale respiratoria ed il mantenimento di una serie di attività motorie e sociali in grado di limitare nel paziente respiratorio i danni derivanti da una sua ridotta capacità di socializzazione e di resistenza fisica (vedi “ Esercizi respiratori per pazienti con BPCO: la ginnastica respiratoria consigliata dallo pneumologo ” – “ BPCO e vita attiva: i consigli dello pneumologo” –  “ Ginnastica respiratoria, BPCO e Yoga: il parere dello pneumologo ”).

E’ chiaro che, nei pazienti anziani nei quali i deficit cognitivi secondari a malattia respiratoria cronica si sommino a quelli già presenti per un’eventuale concomitante patologia neuro-degenerativa senile, le manifestazioni cognitive negative date dalla somma delle due diverse patologie rende spesso più importanti le limitazioni funzionali e sociali derivanti dai deficit mnemonici e attentivi del paziente. Spesso tali deficit mentali funzionali si esprimono sul piano clinico con un decadimento cognitivo inizialmente lieve, fino alle più importanti incapacità a riconoscere persone o cose e al disorientamento temporo-spaziale. Se a ciò si aggiunge il fatto che non esistano attualmente farmaci in grado di agire in modo così significativo, ne tantomeno risolutivo, sui molteplici difetti funzionali mnesico-cognitivi, spesso comunque conseguiti al prezzo di importanti effetti collaterali legati all’impiego degli stessi che talvolta ne rendono difficoltoso o impossibile l’impiego, si comprende bene come la possibilità di utilizzare una tecnica basata sulla sola capacità di un recupero delle funzioni neuro-cognitive ottenuto attraverso la semplice messa in atto di un “riallenamento ” della mente e delle sue funzioni con un programma di training cognitivo che prevede una verifica continua “in itinere ” dei risultati conseguiti e dei miglioramenti raggiunti, rappresenti una realtà tutt’altro che trascurabile.

A questo programma “tecnologico ”, facile da usare dopo un breve addestramento all’uso, possono naturalmente essere associate sia le terapie farmacologiche per i difetti di memoria orientate al contenimento della progressività dei deficit mentali, sia gli interventi psico-geriatrici già previsti dai programmi di riabilitazione per pazienti con difficoltoso controllo dell’autonomia e della socializzazione secondari al processo di invecchiamento. La neuro-riabilitazione cognitiva con il programma di cui sopra, basata su di una vera e propria “ ginnastica mentale ” assistita a distanza, si prefigge in modo particolare il mantenimento delle residue abilità cognitive in grado di agire favorevolmente anche sull’autostima del paziente, riducendo in tal modo la patologia depressiva che peggiora la qualità di vita del paziente e il suo disagio respiratorio (dispnea) specie in quelle forme nelle quali disabilità cognitiva e respiratoria coesistano (vedi “ Disturbi respiratori a base ansiosa e depressiva” – “ Asma, stress, ansia e depressione: il parere dello pneumologo”).

 Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos\fabioberti.it

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