Asma, cortisone, bambini e rischio crescita: i consigli dello pneumologo

cortisone asma bambino e crescita

Troppo spesso ho notato, nel corso della mia attività professionale di specialista pneumologo, la tendenza dei genitori di un bambino asmatico a spostare il problema dalla malattia (l’asma bronchiale), ai pericoli che comportano alcuni farmaci impiegati per la cura della stessa, come se questi avessero la priorità rispetto alla serietà dell’asma spesso non sufficientemente percepita. E tra questi, il primato della demonizzazione spetta sicuramente al cortisone. Dato per scontato che il cortisone bene non fa, è vero anche il fatto che questo farmaco si prescrive non certamente ai sani! Il cortisone, nei casi in cui se ne consigli l’uso, è un farmaco dotato di una potentissima azione antinfiammatoria, molto più attiva rispetto a qualsiasi altro antinfiammatorio noto al grande pubblico. Se si tiene conto che non vi è possibilità alcuna di gestire adeguatamente l’asma senza controllare lo stato infiammatorio dei bronchi, in quanto i bronchi infiammati impediscono il controllo della patologia asmatica fin tanto che rimangono tali, ecco spiegate le ragioni di una terapia, quella cortisonica, che specialmente in occasione di crisi intense o di scompensi della malattia diviene indispensabile.

Da più parti, tuttavia, si sottolineano i molti rischi della terapia cortisonica, e tra questi, proprio nel bambino, il rischio d’interferenza sulla crescita e sul suo sviluppo. La domanda che in realtà mi pongo, in quanto lì mi sembra che stia veramente il problema, non è tanto “Ma il cortisone fa male?” oppure “Il cortisone determinerà una bassa statura nel mio bambino?”, quanto invece “ Si è fatto veramente di tutto per evitare di dover arrivare a somministrare il cortisone al bambino asmatico che respira male, perché si è pensato solamente a curarlo con i farmaci? ”. Che equivale a dire: “ Stabilito che il cortisone, quando proprio il bambino ha gravi difficoltà respiratorie, diventa una terapia indispensabile, che cosa ho fatto, oltre alla semplice terapia con farmaci, per garantire la messa in atto di quegli accorgimenti e di quelle regole di vita che, se rispettati, avrebbero magari consentito di gestire l’asma del bambino senza dover arrivare a somministrargli il cortisone? ”. Perché buttare un bimbo allergico alle graminacee in un prato in primavera, per farlo giocare al calcio con gli amici (vedi “ Malattie allergiche delle vie aeree” – “Pollinosi” – “Rinite allergica”), scatenando quella grave crisi asmatica allergica che rende poi urgente e indispensabile l’uso del cortisone, vuol dire non aver capito dell’asma quasi nulla e soprattutto ignorare l’importanza che si deve dare alla prevenzione degli episodi asmatici, prima di tutto conoscendo bene la malattia. Non è quindi l’uso o meno del cortisone ed i suoi effetti collaterali a dovermi preoccupare, ma è l’attenzione rigorosa a mettere in pratica un comportamento che non faccia rischiare al bimbo quell’infiammazione acuta o cronica che sia, dei suoi bronchi, che poi mi obbliga ad usare il cortisone nel corso della crisi acuta o che mi porta a mantenere un dosaggio costante nel tempo di un cortisonico per via inalatoria nettamente più elevato, in quanto nulla ho fatto per garantire la bonifica dagli acari della casa dove vive un bimbo con un asma allergico alla polvere di casa.

Numerosi studi si sono occupati di definire quanto la terapia cortisonica incida sulla crescita (statura) del bambino a fine sviluppo. Per quanto esistano conclusioni dei vari studi scientifici che non sempre vanno nella stessa direzione, è possibile affermare che l’opinione media di tali conclusioni sia orientata a definire che, per quantità di farmaco elevate, certamente esiste un’interferenza sull’effettiva possibilità del bimbo di raggiungere a fine crescita l’altezza che, si presume, avrebbe potuto raggiungere senza l’impiego del cortisone. Per quantità limitate di tale farmaco, invece, sembrano intravvedersi non tanto significative differenze nell’altezza finale tra il gruppo trattato con il cortisone e quello non trattato, quanto invece delle differenze sul tempo necessario a raggiungere una statura che, a fine crescita, se non a 16 anni forse a18, sarà all’incirca la stessa nei due gruppi di pazienti. Mi sembra, quindi, nuovamente che il problema debba essere ricondotto a limitare al massimo la necessità di dover usare il cortisone, rendendolo consigliabile quando serve a garantire un buon risultato sull’asma, ma a patto di evitarlo o di somministrarlo per via inalatoria ad un dosaggio quotidiano minimo agendo, prima di tutto, sui fattori che tendono a scompensare l’asma, senza tralasciarne nessuno. Proprio per questo insisto sulla necessità che i genitori dei bambini asmatici, anche con l’aiuto e l’assistenza diretta dello pneumologo, conoscano a fondo la malattia dei loro figli e si rendano per questo disponibili, per primi, a mettere in atto quei comportamenti che ritengo indispensabili per un’efficace prevenzione delle crisi asmatiche e per una terapia farmacologica anche cortisonica dell’asma che divenga, finalmente, una terapia da “dosaggio minimo indispensabile”. A questo proposito invito a leggere i miei consigli nei testi pubblicati “Asma allergico e allergie respiratorie: i 20 consigli utili per l’igiene della casa” – “Asma allergico e luogo di vacanze: i consigli dello pneumologo” – “Bimbo, animali domestici, asma e allergie respiratorie: i consigli dello pneumologo” – “ Bambino asmatico e sport: i 10 consigli dello specialista”.

Solo mettendo in atto tutto ciò che possa limitare l’insorgenza di una crisi asmatica e che al contempo riduca la necessità di assunzione dei farmaci a quella dose minima indispensabile a controllare adeguatamente la malattia, si garantirà una terapia della malattia asmatica che non sia più soltanto “farmaci”, tra i quali il cortisone, ma sia invece, prima di tutto, difesa del bambino dalle cause e dai meccanismi che la attivano, la sostengono e la mantengono nel tempo.

 Dott. Enrico Ballor

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immagine copyright depositphotos\Wavebreakmedia

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