Asma da sforzo o asma da esercizio fisico (E.I.A.): il parere dello pneumologo

asma sforzo o esercizio

L’asma da sforzo, noto anche come E.I.A. (exercise induced asthma) o asma da esercizio fisico, corrisponde ad una particolare forma di asma bronchiale (vedi anche “Asma bronchiale: malattia da conoscere”) che si presenta con crisi asmatiche caratterizzate dalla presenza di tosse, sibilo prevalentemente espiratorio, difficoltà respiratoria e senso di costrizione al torace, generalmente al termine (5-10 minuti) di sforzi ed esercizi fisici che comportino un aumento della ventilazione polmonare (aumento della frequenza e dell’ampiezza del respiro) di una certa importanza, che perduri per almeno qualche minuto (almeno 7-8 minuti) - (vedi anche “ Bambino asmatico e sport: i 10 consigli dello specialista” e “Asma allergico e luogo di vacanze: i consigli dello pneumologo ”).

Responsabile dei sintomi asmatici è il broncospasmo, cioè una condizione caratterizzata dalla contrazione dei muscoli della parete dei bronchi che, riducendo il calibro degli stessi, genera tutti i sintomi suddetti attraverso una vera e propria ostruzione al flusso dell’aria (vedi “ Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”). Tale condizione, tendente alla spontanea risoluzione nel volgere di un periodo variabile dalla mezz’ora alle circa due ore, avviene in soggetti che presentino generalmente un’ iperreattività bronchiale aspecifica, non solamente in quei pazienti già noti come asmatici (40-90% dei pazienti a seconda delle casistiche), ma altresì in soggetti non affetti da asma bronchiale che tuttavia presentino una condizione di predisposizione genetica (famigliare) alle allergie, nota con il termine di atopia, o che siano figli di atopici. In questi pazienti le crisi d’asma tendono a presentarsi esclusivamente nel corso dell’attività fisica.

L’ipotesi attualmente più condivisa dal mondo scientifico è che alla base delle crisi asmatiche dell’E.I.A. ci sia il rapido raffreddamento delle vie aeree secondario all’aumento della ventilazione dei bronchi, nel corso dell’esercizio fisico, ed all’evaporazione accentuata dalla stessa. Tutto ciò, infatti, risulta ancora maggiore con l’inalazione di aria fredda e secca che, negli studi sperimentali, si conferma in grado di accentuare l’insorgenza del fenomeno asmatico durante lo sforzo. Tale raffreddamento bronchiale diviene causa del rilascio di sostanze, quali istamina e leucotrieni (degranulazione), contenute all’interno di particolari cellule presenti nei bronchi (mastociti), rendendosi esse stesse responsabili del broncospamo asmatico.

Proprio per quanto affermato, la corsa si dimostra essere l’attività fisica più frequentemente responsabile di asma da sforzo, in quanto rappresenta il prototipo ottimale di una situazione in grado di determinare quell’intenso e rapido raffreddamento dei bronchi che attiva la sequela di eventi di cui si è detto. Altri sport, invece, si presentano progressivamente meno “asmogeni” rispetto alla corsa, andando dal ciclismo all’atletica, proprio in virtù di una minore rapidità con la quale questi sport sono mediamente in grado di raffreddare i bronchi. A conferma di ciò, il nuoto risulta essere meno responsabile di E.I.A. proprio in virtù della temperatura dell’aria inalata, mediamente più elevata, e della maggior saturazione in umidità dell’aria degli ambienti chiusi delle piscine. L’inalazione di aria caldo-umida si dimostra, infatti, estremamente preventiva e curativa delle crisi d’asma indotte da esercizio fisico.

La spirometria è l’esame funzionale respiratorio che consente la dimostrazione del broncospasmo da sforzo. Attraverso protocolli ormai standardizzati è possibile confermare la presenza di E.I.A. con la misurazione, in diversi momenti, della capacità funzionale delle vie aeree prima, durante e dopo attività fisica.

A conferma del meccanismo invocato a spiegazione delle crisi d’asma da esercizio fisico si è dimostrato particolarmente utile, nei pazienti affetti da tale problema respiratorio, l’impiego preventivo di farmaci inalanti che agiscano sulla degranulazione dei mastociti, quali in disodio-cromoglicato (DSCG) ed il nedocromile sodico, e di farmaci in grado di antagonizzare l’effetto dei leucotrieni liberati nel corso della degranulazione dei mastociti (antileucotrienici), quali montelukast e zafirlukast. Oltre a questi, di particolare efficacia si dimostrano i classici farmaci anti-asmatici attivi sui recettori β2 bronchiali, sia a breve (salbutamolo) che a lunga durata d’azione (salmeterolo, formoterolo e LABA in genere). Essendo, tuttavia, tali farmaci ricompresi tra quelli considerati dalle Federazioni Sportive come “doping” (ben inteso, solo per i pazienti che potrebbero farne esclusivo uso per aumentare le performances sportive, senza averne necessità da un punto di vista clinico), è consigliabile, nel caso di attività agonistica, presentare alle autorità sportive preposte al controllo della regolarità delle gare una certificazione sanitaria, redatta dallo specialista, che ne preveda l’uso per motivi clinici, pena il dover fare i conti con poco divertenti esclusioni dalle competizioni!

Consiglio, inoltre, in pazienti affetti da E.I.A., di iniziare l’attività fisica in modo tranquillo, facendo precedere lo sforzo massimale da un adeguato periodo di riscaldamento ed eventualmente dalla premedicazione farmacologica. Sarebbe utile somministrare tali medicamenti per via inalatoria almeno 30-45 minuti prima dell’inizio dell’attività sportiva, evitando, anche in questo caso, il “fai da te”, ma consultandosi invece con lo specialista pneumologo o con lo specialista di medicina dello sport, per concordare la corretta somministrazione dei medicinali e, in senso più estensivo, un più accurato programma preventivo in grado di garantire un’attività fisica priva di problemi.

 Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos Wavebreakmedia

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