Dott. Enrico Ballor – Pneumologo Torino
Asma

Asma e Sport Estremi: il Parere dello Pneumologo su Immersioni Subacquee, Paracadutismo e altro

Quando parlo di sport estremi mi riferisco, in questo articolo, ad attività sportive aventi in comune alcune caratteristiche che, per l’asmatico, le rende tutte simili, prime fra tutte i rischi in più che il paziente affetto da asma bronchiale corre nel momento in cui sceglie di dedicarsi ad esse proprio in relazione alla patologia da cui è affetto.

Tali sport vengono, per necessità, praticati in luoghi del tutto innaturali per l’uomo e ancor più per l’asmatico, richiedendo spesso attrezzature e dispositivi particolari.

Si tenga conto che l’asma (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”), patologia respiratoria in gran parte di natura allergica, per quanto possa essere trattato in modo efficace e possa presentarsi in condizioni di stabilità clinica (assenza dei classici 4 sintomi consistenti in tosse, dispnea (difficoltà respiratoria), sibilo espiratorio e senso di peso al petto), comporta sempre un rischio, per quanto minimo, di scompensarsi in modo improvviso con una crisi respiratoria (crisi asmatica) secondaria a cause non sempre così facilmente identificabili, spesso facilitata da una condizione di particolare sensibilità dei bronchi a rispondere con un broncospasmo quando esposti a vari stimoli irritativi fisici o chimici, più nota come iperreattività bronchiale aspecifica.

Tenuto conto di questa potenziale instabilità clinica dell’asma, ciò che consiglierei all’asmatico è di mantenersi in luoghi e in situazioni che consentano, in caso di necessità, un accesso il più rapido possibile alle cure, qualche volta consistenti in un intervento specialistico urgente che permetta di risolvere rapidamente l’eventuale criticità inattesa.

Si tenga conto che la presenza di un’iperreattività bronchiale aspecifica può considerarsi uno dei fattori più importanti in grado di favorire una crisi d’asma in pazienti che soffrano di asma da sforzo (vedi “ Asma da sforzo o asma da esercizio fisico (E.I.A.): il parere dello pneumologo”), realtà clinica particolare avente specifiche caratteristiche tali da determinare la necessità di trattare il paziente non solamente con farmaci ad azione broncodilatatrice, ma altresì con principi farmacologici particolari in grado di agire sia sulle cellule dell’allergia, stabilizzandole ed impedendole di attivarsi, sia su particolari molecole dotate di attività infiammatoria note come leucotrieni.

In tutti i casi di asma, pertanto, nei quali la componente da sforzo potrebbe giocare un ruolo determinante nello scompenso acuto del paziente, il rischio di praticare uno sport estremo come quelli che verranno elencati di seguito, è maggiore proprio per lo sforzo fisico spesso intenso e prolungato che tali discipline sportive richiedono.

Se è vero che, non solamente nel caso di sport estremi, uno sforzo intenso potrebbe rendersi responsabile di una crisi asmatica facilitata con un meccanismo da sforzo, quali

  • la corsa
  • il ciclismo
  • il canottaggio e
  • tanti altri sport ad elevato impegno energetico

è vero anche che, in questi casi, l’interruzione dell’attività sportiva può avvenire in tempi rapidi, rendendo disponibile l’accesso alle cure senza pericolosi ritardi come si verificherebbe, invece, nel caso in cui il paziente fosse impegnato in attività sportive in luoghi pericolosi e inaccessibili che inevitabilmente ritarderebbero un intervento urgente e non differibile.

Voglio chiarire, tuttavia, che a insindacabile giudizio dello specialista pneumologo o dello specialista in medicina dello sport, tali attività sportive potrebbero anche essere autorizzate in pazienti stabili e asintomatici, nel caso in cui si confermasse una normale pervietà bronchiale documentata con la spirometria, limitando l’esclusione assoluta dall’attività ai soli casi di asma grave persistente o alle crisi asmatiche in atto.

Ogni caso, tuttavia, è diverso da un altro, e solo lo specialista è in grado di autorizzare il paziente alla pratica sportiva, tenendo conto nelle premesse di una sua stabilità clinica, dell’adeguatezza e del rispetto della terapia in corso (vedi “ Pneumologia e aderenza alle cure nelle malattie respiratorie: i consigli dello pneumologo”), della corretta modalità di assunzione dei farmaci (vedi “Asma e malattie respiratorie ostruttive: corretto uso delle bombolette e dei “device” a polvere secca nella cura ”) e dell’adeguata premedicazione farmacologica da praticare prima dell’inizio dell’attività sportiva, quando autorizzata.

Vediamo, allora, quali sono queste attività “estreme” alle quali mi riferisco.

  • Immersioni subacquee.
    Gli sport subacquei rappresentano una condizione di aumentato rischio per i pazienti affetti da asma bronchiale.
    Tuttavia è meglio distinguere tra immersioni in apnea e immersioni muniti di autorespiratore e bombole.
    Nel primo caso, a patto che comunque non si esageri con la profondità, i rischi sono molto relativi e, tranne nei casi di asma scompensata in atto (presenza di sintomi all’atto dell’immersione), mi sembra di poter dire che non ci siano restrizioni particolari che impediscano al paziente asmatico di poter godere del piacere della visione di un variopinto paesaggio sottomarino.
    La possibilità di una rapida risalita da acque poco profonde, in questo caso, consente al paziente di riguadagnare la superficie del mare e di essere adeguatamente assistito in tempi brevi anche nel caso in cui una piccola crisi d’asma fuori programma rovinasse la festa.
    Diverse, invece, sono le immersioni richiedenti un autorespiratore.
    In questo secondo caso la possibilità di raggiungere ben altre profondità, oltre alla necessità di rallentare l’emersione rispettando tempi di risalita necessari a evitare il rischio embolico gassoso (vedi “Embolia polmonare”), rende tutto più complesso e potenzialmente più pericoloso per l’asmatico e impone un controllo della valutazione clinica e dell’opportunità ad immergersi molto più rigorosa, talora limitativa in senso restrittivo.
    Sono da escludere in modo assoluto tutti coloro con asma in atto (ovvio!), tutti i pazienti nei quali si sia dimostrata negli ultimi anni la comparsa di crisi asmatiche improvvise e non previste in corso di terapia e, in ogni caso, tutti i pazienti che presentino un test alla metacolina positivo.
    Tali soggetti, infatti, molto più di altri, presentano il rischio di una crisi d’asma fuori programma in virtù della particolare facilità al broncospasmo indotta da stimolazioni chimiche o fisiche, che nel caso dell’immersione subacquea potrebbero ricondursi al particolare stress bronchiale da iperventilazione o all’aumentata tensione meccanica dei bronchi.
    E direi che a poco valgono le obiezioni, che talvolta giungono dagli stessi ambienti degli appassionati agli sport subacquei, che in certi casi tendono a minimizzare i rischi sostenendo che è pieno il mondo di asmatici che s’immergono e fuoriescono dall’acqua senza problemi.
    Il fatto che attraversando un’autostrada bendati non necessariamente si debba morire, non autorizza in ogni caso un comportamento che, per quanto non letale con certezza, prevede il rischio che non tutto si concluda per il meglio!
    Ci si attenga, quindi, all’esperienza clinica dello pneumologo e del medico specialista in medicina dello sport, meglio se esperti in sport subacquei, che soli saranno in grado di valutare davvero con competenza l’asmatico che si voglia immergere.
  • Paracadutismo.
    Anche nel caso del paracadutismo valgono le stesse restrizioni fatte per gli sport subacquei.
    Il fattore maggiormente critico è anche qui rappresentato dall’impossibilità di un rapido intervento in caso di crisi d’asma fuori programma.
    Valgono, anche in questo caso, le obiezioni fatte prima, con la necessità di distinguere, sulla base della gravità o della saltuarietà e occasionalità delle crisi, l’opportunità a lanciarsi.
    Giù, infatti, si viene tutti.
    Ciò che fa la differenza, tuttavia, e come si arriva!
  • Deltaplano e parapendio.
    Sono altri due esempi di attività sportive dove la valutazione specialistica dell’asmatico deve fare la differenza, per selezionare i pazienti che possano essere autorizzati a praticare tali sport e quelli, invece, per i quali è più prudente l’astensione dagli stessi.
  • Sci estremo, sci alpinismo e alpinismo d’alta quota.
    In questo caso il fattore in più che potrebbe fare la differenza, oltre allo sforzo fisico determinato dall’attività sportiva, potrebbe essere rappresentato dall’inalazione di aria fredda (in alcuni casi la temperatura dell’aria inalata è davvero molto bassa), in grado di comportarsi da induttore di broncospasmo in pazienti asmatici che presentino un’iperreattività bronchiale aspecifica.
    A differenza, tuttavia, dagli sport subacquei e dalle attività sportive “del cielo”, lo sci estremo e lo sci alpinismo, oltre all’alpinismo d’alta quota, non impediscono, in caso di crisi asmatica improvvisa, il rapido accesso ad un broncodilatatore in grado di risolvere la criticità respiratoria.

Conclusione

Consiglio, quindi, come generale criterio al quale ispirarsi, di affidare allo specialista pneumologo e al medico sportivo l’ultima parola quando si tratta di definire l’opportunità alla partecipazione del paziente asmatico ad attività sportive estreme che comportino dei rischi in più.

Lo specialista, infatti, saprà opportunamente soppesare, sulla base della propria personale esperienza professionale, i vari fattori che entrano in gioco nella decisone finale, tra i quali la condizione clinica presente e passata del paziente, il rischio di instabilità della malattia asmatica ed i test di funzionalità respiratoria, guidando il paziente a praticare con serenità lo sport prescelto senza metterne a rischio la salute.

 

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