Asma allergico da pelo del cane: il parere dello pneumologo

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Penso non ci sia cosa più piacevole ed entusiasmante per un bimbo, di quella di ricevere in regalo un cucciolo di cane. Ogni genitore, tuttavia, deve valutare molto bene l’opportunità di donare un cagnolino ai propri figli, nel caso in cui gli stessi siano affetti da asma bronchiale (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere”) o da malattie allergiche delle vie aeree (vedi “ Bimbo, animali domestici, asma e allergie respiratorie: i consigli dello pneumologo”). Una volta, infatti, che l’animale entra in casa, risulterà poi estremamente difficile ritornare sui propri passi, allontanando l’animale dalla casa nel momento in cui ci si dovesse render conto del fatto che il nostro simpatico amico peloso divenga responsabile di problemi allergici respiratori.

Premesso che non esiste attualmente un modo unico di considerar le cose, e che pneumologi e allergologi dissentano su più di un punto relativo a tale tema, specie per quanto si riferisce all’età pediatrica, cercherò di descrivere ciò su cui più o meno tutti attualmente concordano o su cui, perlomeno, non vi sono dissonanze di vedute rilevanti.

  • I pazienti portatori di atopia, intesa come la tendenza geneticamente determinata a presentare malattie allergiche (non è poi detto che ciò si avveri), devono sapere che tutti i cani, proprio in quanto animali dotati di pelo, possono essere responsabili di allergie respiratorie, sia di forme rinitiche (rinite allergica), sia di forme asmatiche. In questo secondo caso la spirometria consente di documentare l’ostruzione bronchiale responsabile dei sintomi respiratori del paziente (vedi “ Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”).
  • Per quanto nelle pubblicazioni scientifiche non esistano conclusioni univoche e da tutti ammesse relative all’effettiva possibilità che i bambini che crescono in una casa in cui è presente un cane siano meno esposti a sviluppare un’allergia, è però una certezza, nel momento in cui questa si dovesse realizzare, sia essa in senso rinitico che in senso asmatico, che la permanenza in casa dell’animale possa complicare la terapia di entrambe le forme cliniche, allontanando sempre più da un controllo agevole dei sintomi di malattia (vedi “ Asma del bambino: i 10 consigli dello pneumologo per l’asma in età pediatrica”).
  • Gli allergeni del cane sono presenti indifferentemente nella saliva, sui peli dell’animale e sulla sua forfora, che corrisponde a quel “ polverino” rappresentato dalle cellule morte della sua cute, che il cane elimina continuamente. Tenuto conto, quindi, di questa realtà scientifica, parlare di semplice allergia al “pelo” del cane appare sicuramente un po’ limitativo. Caratteristica del prodotto della desquamazione cutanea dell’animale (forfora) è di avere dimensioni particolarmente contenute e di aver notevole leggerezza, cosa questa che consente al “polverino” allergenico di mantenersi sospeso nell’aria per un periodo di tempo ben più lungo rispetto a quello, ad esempio, dei prodotti allergenici dell’acaro (vedi “Asma allergico da acari della polvere: i consigli dello pneumologo ”) che, in quanto più pesanti, tendono a depositarsi più rapidamente sul pavimento e a rendersi inalabili dall’aria per un periodo minore.
  • Se un paziente asmatico non presenta una specifica sensibilizzazione al cane nel momento in cui si sottopone alle prove allergometriche, ciò non significa che lo stesso non si possa successivamente sensibilizzare ad esso. Esiste, infatti, la necessità di mantenersi in continuità di vicinanza all’allergene per un periodo di tempo qualche volta anche lungo, affinché si possano realizzare quei fenomeni di sensibilizzazione allergica in grado di trasformare il paziente “atopico” (potenzialmente allergico) in un paziente “ clinicamente allergico”.
  • Si tenga presente che gli allergeni del cane non necessariamente devono essere considerati presenti solamente nel luogo ove l’animale vive, ma essi possono interessare anche luoghi in cui il cane non viva abitualmente, potendo essi aderire a oggetti vari e ai vestiti, che fungono in questo caso da veri e propri veicoli di trasmissione dell’allergene canino anche in luoghi dove l’animale non abbia mai fatto la sua comparsa. Ciò presenta, in realtà, un rischio di andare incontro a crisi asmatiche anche per quei pazienti che evitino accuratamente di soggiornare in luoghi dove sia presente un cane. Anche per questo, per allontanando l’animale dall’abitazione nel momento in cui si dovesse documentare una sensibilizzazione allergica allo stesso, tale misura potrebbe non essere da sola sufficiente a scongiurare future crisi respiratorie, rimanendo validi tutti i consigli che già ho dato a proposito dell’igiene degli ambienti interni per i pazienti allergici (vedi “ Asma allergico e allergie respiratorie: i 20 consigli utili per l’igiene della casa”).
  • Si tenga presente che non necessariamente in presenza di una sensibilizzazione allergica al cane, il paziente debba presentare clinicamente solo una forma rinitica o una manifestazione asmatica, ma che qualche volta una tosse insistente, secca e molto fastidiosa che persista magari da un po’ di tempo, potrebbe rappresentare l’unico sintomo dell’allergia all’animale (vedi “ Tosse e allergia: il parere dello pneumologo”). Ricordo, inoltre, come non sia infrequente nei pazienti con asma allergico, la contemporanea sensibilizzazione sia al cane che al gatto, complicandosi in tal modo la gestione generale della malattia respiratoria (vedi “ Asma allergico da pelo del gatto: il parere dello pneumologo”).
  • Chi non accetti di privarsi del suo cane nel momento in cui apprenda di essere allergico ai suoi “peli”, può mettere in atto tutta una serie di misure che consentano, per lo meno, di limitare i danni. Tra queste, lavare bene l’animale almeno una volta la settimana (meglio ancora due), limitare il suo accesso ad una sola stanza della casa, per limitare la diffusione domestica dell’allergene, usare filtri depuratori per il filtraggio dell’aria, avendo cura di valutare bene i volumi degli ambienti da filtrare ed i consumi degli apparecchi proposti dal mercato. Meglio ancora sarebbe impedire completamente al cane la frequentazione degli ambienti interni, mantenendo l’animale negli spazi esterni di un giardino. Si tenga in ogni caso conto del fatto che, permanendo in casa l’animale, esso potrebbe rappresentare la principale causa del mantenimento di quell’infiammazione allergica dei bronchi (vedi anche “Iperreattività bronchiale aspecifica”), che diviene poi la principale responsabile di risultati terapeutici non ottimali.
  • Il paziente con asma allergico al cane può efficacemente essere sottoposto a terapia desensibilizzante specifica (vaccini) con estratto allergenico dell’animale da praticarsi per via sub-linguale. Tali vaccini sono oggi decisamente più sicuri rispetto a quelli iniettabili praticati un tempo, per quanto sarebbe buona norma non fidarsi mai troppo dell’essere vaccinati, in quanto qualche volta questi vaccini da soli, senza un minimo di profilassi ambientale (riduzione del contatto con l’allergene e pulizia dell’ambiente), potrebbero non essere così efficaci per garantire un risultato reso invece certo dal completo evitamento dell’animale.
  • Proprio in considerazione delle inevitabili implicazioni sentimentali che possono conseguire ad un eventuale allontanamento del cane dal bambino o dall’adulto che per anni lo hanno amato, ma che nel tempo sono divenuti allergici, prima di procedere ad una drastica separazione dall’animale consiglio sempre di affrontare il problema con uno specialista esperto, in grado soprattutto di gestire al meglio i molti aspetti, anche non semplicemente farmacologici, dell’asma allergico agli animali e delle sue negative conseguenze respiratorie e umane.

 Dott. Enrico Ballor

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Immagine copyright depositphotos andresr

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